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Sospiro di sollievo in casa Inter. Dopo l’annuncio delle positività dei due amministratori delegati Marotta e Antonello, del direttore sportivo Ausilio, dell’avvocato Capellini e di un membro dello staff tecnico, i tamponi effettuati giovedì su tutto il gruppo squadra, e resi noti prima dell’allenamento di ieri, hanno dato esito negativo. Ovviamente anche quest’oggi verrà eseguito un nuovo giro di test. Con i risultati dei tamponi che arriveranno domani, a poche ore dalla sfida di campionato contro il Genoa di Ballardini.

A tal proposito Conte, che quest’oggi non interverrà in conferenza stampa proprio limitare al massimo le interazioni con chi lavora ad Appiano, è intenzionato a schierare la stessa squadra che ha avuto la meglio di Lazio e Milan. Con Darmian favorito su Young per prendere il posto dello squalificato Hakimi. Difficilmente Stefano Sensi verrà inserito nella lista dei convocati. Anche ieri il centrocampista nerazzurro, che risulta comunque recuperato, ha effettuato un lavoro personalizzato. Quest’oggi il mister deciderà se farlo allenare o meno in gruppo. Ma visti i precedenti, sembra plausibile che l’ex Sassuolo torni a Parma.

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Antonio Conte, il nastro l’aveva già attaccato domenica, a derby vinto ancora fumante: «Mancano ancora 15 partite che dovremo vivere come 15 finali. Le gare contro Genoa e Parma ci faranno capire se questa squadra ha fatto un vero step come crescita e arroganza, in senso positivo. Dall’arrivo di Ballardini il Genoa sta facendo risultati importanti, mentre il Parma non merita certo l’attuale classifica. Ne riparleremo dopo questi due incontri». L’allenatore – forte dell’esperienza data dai quattro campionati vinti tra Torino e Londra – sa bene che la gara di oggi può rappresentare uno spartiacque: avere le antenne ben dritte nell’affrontare la trasferta a Firenze, lo scontro diretto con la Lazio e il derby risulta naturale, riuscire a mantenere lo stesso approccio contro una squadra di medio-bassa classifica, che pur sta facendo benissimo, rappresenta la differenza che c’è tra una squadra “cannibale” con una che a quella maturità deve ancora arrivare.

In tal senso, Conte – oltre ad alzare il pressing sulla squadra – ha deciso di confermare in blocco la formazione vista negli ultimi 180’ di campionato, con l’unica aurea eccezione rappresentata dalla presenza di Matteo Darmian al posto di Achraf Hakimi, out per squalifica, il tutto sempre che stamani non ci siano brutte sorprese dall’ultimo giro di tamponi a cui il gruppo squadra si è sottoposto ieri ad Appiano, dove poi è rimasto in ritiro. «Mi aspetto una partita difficile, dovremo essere molto bravi ad affrontarla nella giusta maniera rispettando i loro punti forti e cercando di sfruttare le nostre qualità», ha sottolineato l’allenatore che non ha lesinato i complimenti per il Genoa la cui ultima sconfitta in campionato, tra l’altro, coincide con l’ultima dei nerazzurri (il 6 gennaio la futura capolista cadde a Marassi contro la Samp, mentre il Genoa è stato sconfitto 2-1 dal Sassuolo a Reggio Emilia): «Il Genoa è una squadra molto ben organizzata con un’identità ben definita. Hanno trovato una quadratura migliore rispetto al passato e con l’arrivo di Strootman unito all’arretramento di Radovanovic hanno più equilibrio. Davanti, poi, hanno giocatori bravi sia in campo aperto sia in manovra. Questa gara per noi è un esame di maturità: in questo momento tutte le partite diventano decisive, ogni gara è importante da vincere per far crescere le nostre ambizioni. Sarà una prova fondamentale, dobbiamo essere bravi a trovare equilibrio nei momenti negativi e positivi. Nei momenti negativi abbiamo dimostrato di saper reagire, ora dobbiamo essere bravi a non farci ammaliare dalle sirene e dobbiamo confermare questo momento positivo».

I numeri, in tal senso, sono tutti per l’Inter che l’ultimo passo falso in casa lo ha commesso esattamente un girone fa pareggiando 2-2 con il Parma (31 ottobre). Da allora, la squadra ha inanellato otto vittorie consecutive, con 25 gol fatti e 7 subiti matando Torino, Bologna, Napoli, Spezia, Crotone, Juventus, Benevento e Lazio. Al filotto non può essere aggiunta la vittoria nel derby perché, almeno formalmente, l’Inter giocava in trasferta, però il successo sul Milan, baciato dalla “tripletta” della LuLa, può diventare icona di un’Inter che, dopo un lungo inseguimento, ha finalmente colmato l’ormai celeberrimo “gap” con la Juve. Ora però l’Inter – essendosi trasformata da cacciatore in preda – deve imparare a “fare la Juve” e quindi a dare agli avversari, grazie a una una monolitica solidità, l’impressione di non avere armi per poter rimontare. Tra l’altro con il Genoa – per quello che conta – i precedenti sono scintillanti, come certificano le sette vittorie negli ultimi sette scontri diretti a San Siro (il 22 dicembre 2012, 1-1, l’ultimo punticino conquistato dai rossoblù) con 19 gol fatti e uno solo subìto. Tra l’altro, Romelu Lukaku (diffidato come Bastoni, Barella e Brozovic) e Lautaro Martinez sono chiamati a rispondere alla coppia Lewandowski-Müller arrivati a quota 38 gol in Bundesliga grazie alla doppietta del centravanti polacco nel 5-1 del Bayern al Colonia, otto più della SuperCoppia che fa tanto brillare gli occhi all’Antonio.

«Il tempo è stato galantuomo per Ivan. Lui è un esterno offensivo ma adesso riesce a fare bene le due fasi. Può crescere ancora tanto perché ha potenzialità che neanche conosce, ha destro, sinistro e salta l’uomo. E, una volta tornato all’Inter, si è rimesso in discussione». Così parlava Antonio Conte dopo la vittoria sulla Lazio, quando Perisic aveva reso un agnellino Manuel Lazzari. Nel derby, ha concesso il bis con Davide Calabria e questo pomeriggio col Genoa avrà pure un’incombenza in più, ovvero fare “l’Hakimi”, considerato che – per caratteristiche – è di gran lunga la freccia più offensiva a disposizione dell’Inter dato che a destra agirà Matteo Darmian.

Esame di laurea che non poteva arrivare in un periodo migliore per il croato, reduce da 4 gare consecutive giocate da titolare in campionato e determinante, con la propria fisicità, nelle vittorie su Fiorentina (a cui ha pure segnato), Lazio e Milan. A oggi il “duello” con il suo dirimpettaio è 6-3: Hakimi ha fatto gol solo in campionato, mentre Perisic, oltre ai viola, ha segnato al Parma e al Real in Champions. Al di là dei freddi numeri, fa sensazione pensare come Ashley Young, arrivato un anno fa come specialista nel ruolo con la benedizione di Conte, si trovi oggi nella posizione di inseguire il croato che, se fossero arrivate offerte dopo il mancato riscatto da parte del Bayern, sarebbe stato venduto senza troppi rimpianti.

Un prestito, quello in Germania, benedetto dai risultati (Perisic ha conquistato il Triplete) e motivato a suo tempo dall’idiosincrasia dimostrata dall’interessato nel riciclarsi come esterno nel 3-5-2. Senza scomodare paragoni con Samuel Eto’o nel 2010 (sarebbe un tantino blasfemo), Perisic è riuscito a ritrovare nuovamente centralità nel progetto grazie al fatto di essersi presentato con un’altra testa rispetto a quella mostrata a Lugano nella prima estate di Conte (che, proprio nella prima amichevole estiva, lì l’aveva piazzato). Un ruolo che, come dimostrato nelle ultime partite, era nelle corde di Perisic pure agli albori dell’avventura dell’ex ct a Milano: bastava solo “cambiare il chip” ma, per forza nelle gambe, resistenza e fisicità, il croato aveva tutto per essere un giocatore buono per la causa dell’allenatore. E oggi, non per caso, per Conte è diventato un titolarissimo nella squadra che può conquistare un trofeo a dieci anni dalla Coppa Italia vinta ai tempi di Leonardo.

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