È stato un Milan-Roma pazzesco, con gol, emozioni, gesti tecnici bellissimi dei calciatori e strafalcioni orribili dell’arbitro Giacomelli, di gran lunga il peggiore in campo. Alla fine la gara è terminata sul 3-3, forse il risultato più giusto perché né Pioli né Fonseca meritavano di perdere un incontro divertente e giocato a viso aperto. Il Diavolo, che rimane primo in classifica da solo, ha perso l’occasione di allungare ulteriormente sulla Juventus e, dopo 8 affermazioni consecutive in questo 2020-21, ha ottenuto il primo pareggio. La Roma dopo tre successi (compresa l’Europa League) ha frenato, ma ha dimostrato di essere in crescita e di poter far male anche a quella che prima di ieri era la miglior difesa del torneo.

Le premesse della vigilia insomma sono state rispettate, a iniziare dal duello tra due centravanti fenomenali: lo ha vinto Ibrahimovic, che con una doppietta ha messo il suo timbro sul confronto e a 39 anni è il capocannoniere del campionato con 6 reti (firmate in 3 sole partite), ma anche Dzeko ha lottato bene e ha sfruttato un erroraccio di Tatarusanu per mettere in porta l’1-1. Peccato per l’assenza di Donnarumma, bloccato (come Hauge) in mattinata dal Covid: con Gigio tra i pali probabilmente il risultato finale sarebbe stato diverso. Forse anche con un altro arbitro, ma questo è un altro discorso.

EMOZIONI E RIMONTE. In una serata di pioggia fitta e con San Siro deserto perché il dpcm ha cancellato anche i 1.000 spettatori che c’erano stati finora, la Roma non ha avuto il giusto approccio sia nel primo sia nel secondo tempo. Non a caso ha subito l’1-0 dopo 108 secondi dell’inizio della sfida e dopo 101 dal via della ripresa. È come se la testa di Dzeko e compagni fosse rimasta troppo a lungo negli spogliatoi, un errore che non puoi commettere contro un Milan che per l’undicesima volta di fila ha firmato almeno 2 reti. Fonseca aveva impostato la gara come al solito: attaccava con il 3-4-2-1, ma quando doveva difendere si sistemava con il 4-4-2 per cercare di evitare le scorribande rossonere sulle fasce. Missione riuscita solo in parte perché, se Calabria e Hernandez sono stati meno ficcanti del solito, gli esterni offensivi Saelemaekers e Leao hanno inciso profondamente. Il portoghese ha servito due assist, mentre il belga dopo una prima frazione così così ha avuto l’acuto che ha permesso al Diavolo di portarsi sul 2-1. Pioli se l’è giocata con il solito 4-2-3-1 grazie anche al recupero di Calhanoglu e la sua squadra ha dato l’impressione di essere messa meglio in campo. Non a caso è andata avanti tre volte nel punteggio, ma a differenza di quanto successo nelle prime 4 giornate, quando aveva incassato solo un gol, stavolta non è stata capace di difendersi bene. Un aspetto sul quale il Diavolo dovrà riflettere. Anche la Roma, però, deve sistemare qualcosa dietro perché 7 reti incassate in 4 incontri per puntare alla Champions sono troppe. Un pressing più coraggioso forse aiuterebbe. Fonseca può consolarsi con il carattere di ferro della sua formazione e con la zampata di Kumbulla che era stato già decisivo giovedì in Svizzera.

ORRORI ARBITRALI. L’analisi di questo Milan-Roma, al di là delle parate di Mirante, del palo timbrato da Kjaer, dalle incursioni di Pellegrini e dalle giocate di Mkhitaryan e Calhanoglu, però, non può prescindere dai macroscopici errori di Giacomelli, che ha inventato letteralmente due rigori. «Ma che calcio è questo? Ma che rigore è questo?» ha gridato Fonseca quando è stato fischiato il penalty ai rossoneri. Pochi minuti prima era stato tutto un «Vai al Var» urlato dalla panchina milanista per cercare di “cancellare” il rigore del 2-2 realizzato da Veretout. Errori dei quali in un match così avremmo fatto volentieri a meno.

Il circo degli errori svela un risultato abbastanza equo, che conforta il primato del Milan e la stabilizzazione della Roma. Tante cose hanno funzionato, tante altre meno, con il contributo di un arbitraggio pessimo che ha reso il Monday Night scoppiettante come un thriller americano, tanto per assecondare le abitudini dei due proprietari. Sicuramente non ci si è annoiati anche se il 3-3 finale è determinato da una sequela di episodi sghembi, in un contesto insolito per due grandi squadre: ogni ripartenza, specialmente nel secondo tempo, si trasformava in una potenziale occasione da gol perché i due schieramenti erano spesso spezzati in tronconi, senza mezzi termini, scavalcando il centrocampo di qua e di là.

SORRISO. Sotto al suo cappellino comunque Paulo Fonseca, alla tredicesima giornata di fila senza sconfitte sul campo in Serie A, può prendere il buono della serata piovosa di San Siro. Giocava in trasferta contro un avversario che era stato capace di conquistare 42 punti su 48 dopo il lockdown e ha avuto la forza di rimontare tre volte uno svantaggio. Nel processo di crescita di un gruppo che mira «a diventare grande», come l’allenatore aveva detto alla vigilia, la personalità della Roma ha impressionato positivamente. «E’ stata una partita molto equilibrata – osserva – siamo stati bravi a reagire sempre, con coraggio, uscendo con carattere dalla nostra area di rigore, nonostante la partenza a handicap. Purtroppo abbiamo commesso molti errori, specialmente nelle scelte offensive. Avrei voluto vincere questa partita ma siccome eravamo sempre di rincorsa, il pareggio va letto come un buon risultato».

PERCORSO. Sugli obiettivi della squadra, dopo l’esame contro il Milan, Fonseca ripete: «Vogliamo migliorare rispetto all’anno scorso». Cioè afferrare il quarto posto e quindi la Champions: «Beh penso che due squadre siano superiori, Juventus e Inter, per gli investimenti effettuati. Ma adesso dobbiamo pensare partita dopo partita. Già giovedì torniamo in campo contro il Cska. Per me è importante notare che la squadra gioca con fiducia e ambizione».

LA STRATEGIA. Aveva preparato con cura la linea difensiva, piazzando Mancini nel mezzo e Ibañez a destra per provare a contenere Leao. La mossa non ha dato i frutti sperati, anche perché Karsdorp non è stato sufficientemente solido sulla fascia di competenza: «Ibrahimovic è un attaccante centrale, per cui aveva bisogno di un marcatore puro, mentre Leao è molto veloce nell’uno contro uno. Perciò ho pensato che potesse essere Ibañez, che è rapidissimo, a contrastarlo meglio».

L’ARBITRO. Non infierisce con Giacomelli, che ha regalato un rigore per parte: «Sbagliamo tutti. E in questo caso l’arbitro ha penalizzato tutt’e due le squadre, quindi niente di grave». Da segnalare la protesta decisa di Edin Dzeko nel momento dell’assegnazione del rigore per il Milan, poi trasformato da Ibrahimovic. «Ma che rigore è, che siamo venuti a fare?» ha detto all’arbitro il capitano della Roma, indignato soprattutto dalla scelta di Giacomelli di non consultare il Var. Aveva fatto, anzi non fatto, la stessa cosa nell’altra area per l’altro rigore. Mah.