Dal sospetto alla certezza. Nel 2015 ai parlamentari tedeschi venne recapitata una mail misteriosa, che annunciava informazioni sul conflitto tra Russia e Ucraina. Ma una volta aperta si scoprì che conteneva un virus digitale, capace di rubare le password dei destinatari e di navigare tra le loro informazioni riservate. Migliaia di dati furono risucchiati dalle caselle di posta elettronica dei membri del Bundestag e dell’ufficio parlamentare di Angela Merkel.

Qualcuno accusò subito gli hacker al servizio di Vladimir Putin, ma non c’erano prove. Adesso, a distanza di cinque anni, l’inchiesta della procura generale tedesca considera assodato il coinvolgimento dei servizi segreti russi. E la reazione della cancelliera è furente. «Ormai è cosa provata che dietro all’attacco ci sia stata la Russia. Devo dire onestamente che un simile comportamento mi ha profondamente addolorato e offeso. Da anni mi sforzo, anche personalmente, per migliorare i rapporti fra i nostri Paesi. E adesso devo prendere atto che Mosca non compie certo gli stessi sforzi, ma invece li rende vani», dichiara Angela Merkel.

Gli investigatori tedeschi hanno emesso un mandato di cattura internazionale nei confronti di Dmitrij Badin, un russo di 29 anni appartenente al Gru, l’unità speciale che raccoglie le migliori menti informatiche dell’intelligence di Putin, nota anche con il soprannome di Fancy Bear. Il giovane risulta già indagato dall’Fbi nel quadro del cosiddetto Russiagate, per essersi infiltrato nelle mail di Hillary Clinton e del Partito democratico durante la campagna presidenziale americana del 2016 (secondo alcune accuse, mai provate né mai smentite del tutto, lo fece d’accordo con l’altro candidato alla Casa Bianca, Donald Trump).

Il sito britannico di giornalismo investigativo Bellingcat ha scoperto che Badin agisce in Internet con i nomignoli Nikola Tesla e Scaramouche e che ha partecipato ad assalti informatici ai ministeri italiani della Difesa e degli Esteri. Ma la polemica della Merkel ignora l’hacker Dmitrij ed è rivolta frontalmente contro i suoi mandanti. «Si tratta di attacchi scandalosi, inaccettabili e oltraggiosi», tuona Angela. «La Russia conduce da tempo una strategia di guerra ibrida, con campagne di disinformazione che non possiamo semplicemente ignorare». La cancelliera aveva già reagito malissimo nel 2013 alla notizia, trapelata grazie all’attivista informatico Edward Snowden (oggi vive proprio in Russia, protetto dall’asilo politico), che il proprio cellulare fosse sotto controllo della National Security Agency americana.

La Merkel faticò a contenere la sua rabbia e quella dei tedeschi verso il governo del presidente Barack Obama, ma alla fine prevalse la ragion di Stato che consigliava di mantenere buoni rapporti con l’importante alleato oltre l’Atlantico. Questa volta c’è di mezzo la Russia, non l’America, tuttavia molti analisti sono pronti a giurare che finirà allo stesso modo, per i tanti interessi che uniscono Berlino a Mosca. La Germania sta intensificando i rapporti commerciali con i russi e porta avanti con loro il progetto del Nord Stream 2, un grande gasdotto tra i due Paesi attraverso il mar Baltico, malgrado l’opposizione americana.

Trump minaccia sanzioni per le imprese coinvolte, ma il governo tedesco non accetta ingerenze e non cambia idea, incassando la solidarietà dell’Europa. Inoltre gli imprenditori della Germania premono perché siano alleggerite le sanzioni europee verso la Russia, emesse nel 2014 dopo l’invasione della Crimea. E la Merkel ritiene Putin fondamentale per risolvere i problemi di zone di guerra come Siria e Libia. Si comprendono bene, perché lei parla un ottimo russo e lui un ottimo tedesco. Tuttavia Mosca imbarazza ancora Berlino con comportamenti da Guerra fredda. Nel 2019 un ex miliziano ceceno è stato ucciso a colpi di pistola in un parco della capitale tedesca e, come ritorsione, due diplomatici russi sono stati espulsi dalla Germania.

E ora esplode a scoppio ritardato lo scandalo delle mail russe al Bundestag, che stando al settimanale tedesco Der Spiegel sarebbero parte di una più vasta strategia di attacchi contro imprese private, università, aziende informatiche, centri di ricerca. Altri parlano di disinformazione russa sulle misure contro il coronavirus. Gli hacker di Mosca sono ormai quasi una leggenda metropolitana. Berlino li ha colti sul fatto, ma non può permettersi reazioni politiche incontrollate. «Ci riserviamo il diritto di prendere misure», conclude la Merkel, «ma continuerò a lavorare per un buon rapporto con la Russia. Credo ci sia motivo per proseguire sempre gli sforzi diplomatici».