Se l’Italia avesse un volto, sarebbe quello di Fiorello. Un volto buono, quello di un artista che vive i nostri contrasti: pieno d’iniziativa, ma anche pigro, spontaneo e generoso, ma anche permaloso, a suo agio in mezzo agli altri, ma anche ansioso, vincente, ma a volte sconfitto, con un cuore immenso.

Il più grande showman italiano che mette insieme Walter Chiari, Gigi Proietti e Vittorio Gassman, i tre “mattatori”, compie 60 anni e sembra ieri che imitava Rambo o che, vestito da Papa, benediceva i cornetti al mattino nei villaggi Valtur, con abbronzatura selvaggia e chioma leonina, prima che il fratello di Jovanotti lo portasse da Claudio Cecchetto a Radio Deejay. Da lì è iniziato un film che ha accompagnato la nostra storia negli ultimi 30 anni perché nessuno può dire di non conoscere Fiorello, di non aver visto un suo spettacolo, una sua imitazione o il Karaoke, programma che lo ha consacrato al grande pubblico all’inizio degli Anni 90.

Un successo tale che lo showman siciliano non poteva uscire di casa senza essere travolto da un bagno di folla. Cosa che accade tuttora, anche per via della sua indole: se incontrate Fiorello per strada state sicuri che si fermerà con voi a parlare, scattare una foto, telefonare a un vostro parente. Non c’è nello showbusiness artista più generoso di lui. Perché a Fiorello, o Rosario come lo chiamano gli amici, non interessano i soldi o la fama, lui vuole essere amato. Lo ha capito ancora di più dopo che il successo del Karaoke lo aveva trasformato e portato a una caduta che lui stesso ammetterà. «Ho cominciato a drogarmi per noia, perché non avevo interessi.

Ho smesso per disperazione, per la necessità di sentirmi più uomo». Due persone lo hanno aiutato a ritrovarsi: Susanna Biondo, sua moglie, che lo ha rimesso al mondo come solo le donne sanno fare, e Maurizio Costanzo, un secondo papà per lui. Il suo, Fiorello lo ha perso nel febbraio del 1990. Si chiamava Nicola, era appuntato radiotelegrafista nella Guardia di Finanza, “nato a Letojanni, assomigliava a Clark Gable”, morì all’improvviso a una festa. Fiorello, non ancora famosissimo, era a Sanremo per Radio Deejay e si dovette precipitare a casa dopo essere andato a prelevare suo fratello Giuseppe. «È per questo che Sanremo ancora oggi mi prende la gola».

La prima volta sul palco dell’Ariston Fiorello ci va nel 1995, con Finalmente tu scritta dall’amico Max Pezzali. È il vincitore annunciato, gira per Sanremo circondato da bodyguard vestite come lui, arriverà quinto. «Non sapevo più chi ero, mi voltavo e vedevo tutti i miei cloni, gente con la coda e la giacca gialla. Chi ero? Così è facile perdere il contatto con la realtà, non sai più chi sei. Un cretino che girava l’Italia». Da allora Fiorello ha ritrovato la propria identità con programmi come Stasera pago io, one man show hollywoodiano del grande Bibi Ballandi. Ma Sanremo è rimasto il suo tabù finché, due anni fa, Claudio Baglioni non lo ha convinto ad aprire il Festival. «Mia moglie», ci raccontò, «mi ha spronato, mi ha convinto ad alzarmi dal divano dicendomi che era arrivato il momento di andare a sfidare i miei fantasmi». Due anni dopo, lo scorso febbraio, Fiorello è tornato all’Ariston e lo ha fatto per un amico, Amadeus. Nessuna competizione, anzi, ha aperto la strada al suo sodale e poi ha diviso con lui il successo. Perché Fiorello c’è sempre, lo sanno i colleghi: non manca mai un suo messaggio, una telefonata nei momenti difficili. È uno noi, forse meglio di noi. E, quando il governo voleva chiudere in casa i sessantenni per il rischio coronavirus, Fiorello ha girato un video che valeva più di mille dirette di Conte, perché ha riportato il sorriso e le cose nella giusta dimensione. E, infatti, lo vediamo su una bicicletta elettrica per Roma, a riprendersi la vita, come tutti. Mica male per quel ragazzo che da bambino non voleva studiare e si imbucava nei villaggi turistici sognando che un giorno l’Italia sarebbe diventata il suo grande palco. Ci è riuscito, e i suoi sessant’anni sono la prova che il tempo è galantuomo con chi lo è nell’animo, come lui.