L’ultimo atto della ormai ventennale guerra tra Juan Carlos, l’ex sovrano di Spagna che da Padre della Nazione si è trasformato in avido faccendiere, e Letizia, la reina plebeya, è andato in scena in una Zarzuela avvolta da un silenzio assordante. Conseguenza dell’isolamento con cui si sta faticosamente combattento l’emergenza da coronavirus che ha fatto del regno iberica il capolista, con l’Italia, nella classifica dei paesi europei più colpiti dalla crisi pandemica.

Il 15 marzo, 24 ore dopo l’inizio del lockdown, Felipe VI ha annunciato di voler rinunciare a qualunque eredità paterna e di cancellare l’appannaggio di oltre 190 mila euro l’anno che l’ex re Juan Carlos aveva fino a quel momento percepito. Decisione sì presa dal sovrano, ma solo formalmente. Perché dietro la definitiva estromissione del padre dalla scena pubblica ci sarebbe lei, la nuora regina che da sei anni – tanti ne sono passati da quando è diventata sovrana consorte – sta spendendo le sue forze per ripulire l’immagine della casa regnante fiaccata da un’infilata di scandali che neanche a Beautiful.

L’ultimo ha avuto uno scoppio ritardatissimo: i fatti risalgono al 2008 e hanno a che fare con cento milioni di euro che dall’oggi al domani sono stati versati sui conti svizzeri di due fondazioni, entrambe riconducibili a Juan Carlos, e provenienti dalle casse saudite. Un regalo da parte del defunto re Abdullah, grato al collega spagnolo per averlo aiutato a ripulirsi la fama in ambito europeo? No, trattasi di tangenti, amara ipotesi emersa da una recenta inchiesta, per la realizzazione di autostrade tra Medina e La Mecca, appalto da 6 miliardi aggiudicato a un gruppo di imprese spagnole. Diverse magistrature indagano, ma i tempi rischiano di essere troppo lunghi, dunque occorre recidere il ramo infettato.

E bisogna farlo subito. Questa la ratio dell’atto del 15 marzo. E non è un caso che ne sia stata Letizia l’artefice, visto che è sempre stata lei la regista, sin da quando era principessa delle Asturie, delle mosse di Felipe contro il parentado, reo di atti deprecabili: si va dai safari africani – sempre di Juan Carlos in compagnia dell’amante Corinna zu Sayn-Wittgenstein – a botte di 30 mila euro a battuta di caccia fino alle malversazioni del cognato dei sovrani Iñaki Urdangarin, oggi in carcere, che hanno portato all’esilio pubblico la sorella del re in carica, l’infanta Cristina, pure privata del titolo di duchessa di Palma. Stavolta, però, Felipe si sarebbe ribellato ai diktat di Letizia: perché mai infierire su un padre anziano, malato e detronizzato? E su questa resistenza si sarebbe scatenato l’inferno.

Ne ha dato notizia per prima la cronista Pilar Eyre, spina nel fianco di casa Borbone, che ha riportato una violenta discussione tra i sovrani a ridosso del comunicato vergato da Felipe. Letizia avrebbe usato toni gravissimi: «Se non ti dissoci da tuo padre ne saremo tutti travolti. Tu perderai il trono e tua figlia non diventerà mai regina. Non te lo perdonerei mai». Felipe, di fronte al bivio, sarebbe addirittura scoppiato in un pianto di rabbia misto a frustrazione: «È mio padre! Questo lo uccidera! ». Ma non c’è stato verso: la consorte è stata implacabile. E sembra che a render le cose più facili sia stato lo stesso Juan Carlos che, con spirito militare, ha riconosciuto la portata di un attacco ferale. «Fallo», avrebbe detto al figlio. «Dirama una nota, incolpami di tutto. Lo faccio per te, per la principessa delle Asturie [l’erede al trono Leonor, 14 anni], per la corona, per la Spagna».

E Felipe ha firmato. Gli eventi sono stati confermati da un altro cronista, il discusso Jaime Peñafiel, 87 anni, juancarlista della prima ora. Che ha anche ravvisato nello scacco matto di Letizia all’ex re il tassello di un piano ancora più ambizioso: la corrosione dei nervi del marito, mai stato particolarmente carismatico, affinché decida per l’abdicazione anzitempo a favore, appunto, della primogenita, forgiata dalla madre e da abitudini più borghesi che regali. Va letto in questo quadro anche il progressivo allontanamento messo in atto in questi anni delle figlie dalla nonna, la mite Sofia, che tempo fa, con i parenti greci, lamentava di non avere più accesso alle stanze delle nipoti, Leonor e Sofia, la minore, sua omonima. Plausibile o meno che sia questo progetto dinastico, Morticia (era il soprannome con cui veniva additatata l’allora signorina Ortiz dai colleghi della Tve che la definivano arrogante e presuntuosa) un colpo letale l’ha sì inferto a Juan Carlos, ma uno non meno duro l’ha sferrato al proprio rapporto di coppia.

A osservare le foto che Palazzo dirama per raccontare l’impegno profuso dai sovrani durante l’emergenza sanitaria, la verità è già lì, tutta da vedere. Felipe e Letizia sembrano orami incardinati su due rette destinate a non incontrarsi mai: ognuno ha lo sguardo fisso sul proprio orizzonte, mai un gesto di distensione, di intimità, di calore, e Dio solo sa se gli spagnoli, come qualunque altro popolo, in questo momento di incertezza abbiano bisogno di percepire amore e serenità da parte di chi li governa. Poi, una volta che le luci si spengono – raccontano i loquaci frequentatori dei corridoi della Zarzuela – i due sovrani, senza proferire verbo, rientrano in appartamenti diversi, fino al successivo impegno di rappresentanza. La separazione, dunque, non sembra un’ipotesi remota, ma una realtà di fatto. E pensare che per lei Felipe stava pure per giocarsi la successione. Lo fece capire chiaramente al padre: o Letizia o me ne vado. Juan Carlos, che desiderava per il suo erede non una donna di polso, ma una qualunque principessa europea, con funzione di manichino, alla fine diede l’assenso. E il 22 maggio 2004, giorno delle nozze, si trovò come nuora quella cronista televisiva che mai ha sopportato. L’ha combattuta, ma ha perso. Il re emerito un pregio deve averlo riscontrato: se è in gioco il futuro delle figlie, la plebeya non fa prigionieri. Senza eccezioni.