Tra meno di due mesi, a giugno, Alena Seredova diventerà mamma per la terza volta. Ma questa per tanti versi sarà un po’ come fosse la prima. Dopo David Lee e Louis Thomas, i due figli nati dal matrimonio con Gigi Buffon, avrà una bambina; il papà è il compagno Alessandro Nasi, il manager torinese cugino di John e Lapo Elkann e vicepresidente di Exor (la holding della famiglia Agnelli) a cui è legata da cinque anni; e il parto avverrà mentre nel mondo si starà consumando non si sa ancora quale capitolo (ma di certo non quello finale) di una delle peggiori epidemie di tutti i tempi.

Banale domanda di rito: il nome della bambina? «Ah quello non lo so, non l’abbiamo ancora scelto», dice dall’altra parte della cornetta, mentre è impegnata a preparare il pranzo per i suoi tre uomini nella clausura dorata nella casa di campagna vicino a Torino dove si è trasferita dopo la separazione e che ora è diventata il nido d’amore della sua nuova famiglia.

Domanda. Come sta andando la vostra quarantena? Risposta. «Mi viene difficile pensare che qualcuno possa dare versioni diverse da quelle degli altri. Siamo tutti sulla stessa barca e la viviamo un po’ nello stesso modo. Ora che la scuola si è organizzata, le lezioni online dei bambini hanno mantenuto gli orari di prima, compresa l’educazione fisica: non ci stanno risparmiando proprio niente. Non dovendoli portare fisicamente, uno penserebbe che la gestione sia più facile, invece stranamente è un po’ più difficile, anche per tutte le problematiche legate al wi-fi che credo siano un problema comune a tutte le famiglie essendo sempre tutti in casa e tutti connessi».

D. La difficoltà maggiore? R. «Metterci a tavola nello stesso momento: tra il mio compagno che ha sempre le riunioni online e i bambini che spesso hanno lezioni nell’orario di pranzo, mi capita di dover preparare il risotto tre volte nello stesso pasto… Ma non bisogna lamentarsi delle banalità, c’è chi ha problemi ben più seri».

D. Ai ragazzi che cosa manca di più della normalità? R. «Sono ragazzi abituati a fare tanto sport: nei giorni normali appena tornano da scuola iniziamo a correre per portarli a calcio e non rientrano prima di cena. Mancando quello ogni tanto li devi aiutare a trovare qualcosa da fare, non sono proprio abituati a questi tempi lunghi, ai ritmi rallentati. Ora ci siamo attrezzati e abbiamo comprato online tappetini e manubri e il pomeriggio ci alleniamo tutti, anche perché sennò per loro, allenandosi da professionisti, diventa difficile riprendere. Oppure giochiamo a ping pong o racchettoni nel giardino, che non è grandissimo e di solito è riservato al cane (quindi è facile trovare qualcosa di suo…), ma abbiamo cambiato la postazione delle macchine e riusciamo a far tutto».

D. Con loro parla di quello che sta succedendo nel mondo? R. «Non sono così piccoli: guardano il telegiornale e conoscono la situazione. Più che altro abbiamo parlato dei sacrifici che dobbiamo fare oggi, della necessità di non anticipare cose che tutti abbiamo voglia di fare, di resistere perché altrimenti il sacrificio fatto finora potrebbe diventare inutile e si potrebbe dover ricominciare. E poi si parla di dove ci piacerebbe andare quando si potrà uscire dalla gabbia, insomma si viaggia con la mente, anche se io non sono molto ottimista e ho spiegato ai ragazzi che il mondo potrebbe riaprire anche tra un anno. Fanno fatica ad accettarlo, ma allo stesso tempo mi sembrano sereni».

D. E lei? R. «Non sono una di quelle mamme che non si gode i figli o che appena può non li considera. Diciamo che non avevo bisogno del coronavirus per stare di più con loro e mi dispiace vederli sempre in casa, vorrei che potessero correre fuori liberamente». D. Problemi con la dipendenza dai dispositivi elettronici? R. «Per fortuna no: dopo che ci stanno attaccati sei ore al giorno per la scuola gli passa la voglia. Ma le garantisco che non devo litigare su questo argomento: sono una mamma che se dà delle regole le fa rispettare».

D. Tensioni dovute alla continua convivenza ce ne sono? R. «Tra di loro i bambini litigano un po’ di più. Quella cosa che si sente e si dice, e cioè che alla fine della quarantena chi avrà più da fare saranno gli avvocati divorzisti, credo che valga anche per i fratelli. Loro non sono abituati a stare tutto questo tempo insieme… Ma parliamo di qualche screzio, niente di grave». D. Come hanno preso la notizia dell’arrivo di una sorellina? R. «Come tutti gli adolescenti: non si rendono molto conto di quel che accadrà. A loro sembra solo che la mamma abbia ingoiato qualcosa di enorme, la sorella non è ancora una presenza, e credo che lo sarà solo quando la vedranno. Allora saprò dire come l’hanno presa…». D.

E per quanto riguarda lei e il suo compagno, questa reclusione vi sta mettendo alla prova? R. «No. Ci sono tante coppie che vivono nella stessa casa e tutte le mattine scappano al lavoro per non affrontarsi, ma non è il nostro caso. Noi siamo abituati a condividere tantissimo, praticamente tutto. Se lui non ha sentito la necessità di scappare finora, non vedo perché dovrebbe sentirla adesso». D. Ora che state vivendo un momento bellissimo: annunciando la vostra prima dolce attesa con una foto del suo pancione nelle mani di lui, lei su Instagram ha scritto: «Noi. Tu. Quando l’amore regala la vita. Per sempre». Com’è vivere una gravidanza nel pieno di una pandemia? R. «Diciamo che non è il momento migliore, ma non è che l’abbiamo scelto… Se è vero che questa è l’occasione per apprezzare e godersi le cose belle della vita, noi ne abbiamo una bellissima.

Mancano meno di due mesi alla scadenza, dovrebbe nascere a giugno. I controlli li faccio, ma il minimo indispensabile. Eppure mi sento assolutamente serena. Forse perché vivere una cosa così bella rende il mondo meno brutto e questo momento meno triste. Ovvio che forse il parto non sarà quello dei sogni, probabilmente sarò da sola e circondata da ostetriche e infermieri talmente imbacuccati dalle protezioni da non vedere neanche chi c’è dietro, ma con le cose terribili che vediamo in questi giorni non mi sembra il caso di fissarsi con desideri di perfezione irrealistici». D. Sembra che ultimamente siano nati più bambini, come fossero messaggi di speranza. Da mamma le fa queste riflessioni? R. «Non lo so, penso che chi partorisce oggi non aveva idea di quello che sarebbe successo quando ha deciso di fare una famiglia, nessuno poteva sapere. Ma forse sì, è destino che nascano più bambini del solito, magari sono davvero un simbolo della nuova vita, del futuro che verrà… Io, però, sono un pochino più realista e penso che sia la natura che continua nonostante tutto».

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