Si vive una volta sola il film: quattro amici e molte risate

Un gruppo di quattro medici, interpretati da Carlo Verdone, Max Tortora, Rocco Papaleo e Anna Foglietta, brillanti e infallibili in sala operatoria (a loro si rivolge anche il Papa) quanto pasticcioni e squinternati nella vita reale, affronta un viaggio in Puglia, in apparenza per rinsaldare la propria amicizia. In realtà il motivo è più amaro: uno di loro, l’anestesista Amedeo (Papaleo), il più buono e ingenuo del gruppo, vittima predestinata degli scherzi degli altri tre, è gravemente malato, e i colleghi devono trovare il coraggio di dirglielo.

Diventerà per tutti e quattro un viaggio esistenziale, che li porterà a riflettere sulle occasioni perdute, sulle proprie inadeguatezze e sul senso della loro amicizia. Non prima di aver regalato al pubblico risate in quantità, ironiche ma anche “pecorecce” quando capita.

Questa in pillole la trama di Si vive una volta sola, la nuova e molto attesa pellicola di Verdone, nelle sale dal 26 febbraio. I film di Verdone sono a colpo sicuro: possono piacere un po’ di più o un po’ di meno, ma non tradiscono mai lo spettatore, che vi ritrova sempre quello che cerca: una risata di cuore, intelligente, ma anche con un sottofondo malinconico. E il gusto di recuperare, tra una situazione farsesca e l’altra, un pezzettino di verità sulla condizione umana, un qualcosa che alla fine del film ti costringe a pensare, a meditare, a riflettere.

Si tratta, dopo Benedetta follia, che era incentrato sul rapporto a due tra Verdone e una “coatta” interpretata da Ilenia Pastorelli, di un film “corale”, che a qualcuno ha ricordato un altro capolavoro del regista romano, Compagni di scuola. Altri hanno citato Amici miei di Monicelli, forse per il retrogusto amaro delle “zingarate” di Tognazzi e compagnia. Qualcuno invece ha trovato analogie, specie nel finale, con un classico del cinema americano, Il grande freddo.

Verdone e i suoi tre partner danno vita a un gruppo di personaggi singolare: molto bravi nella loro professione, allegri e anche cinici, come si conviene a medici che vedono la morte tutti i giorni, ma anche incredibilmente inetti nei loro rapporti personali. «Ho voluto riflettere sulle fragilità dei nostri tempi», ha detto Verdone, «pieni di gente sbalestrata che ha perso Torizzonte».

Un film corale, si diceva. Un aggettivo che Verdone rivendica con orgoglio: «L’alchimia con i compagni di set è stata fondamentale», ha detto a Ciak. «Ogni mattina arrivavo con la memoria delle scene che si dovevano girare, ma poi abbiamo potuto dare libero sfogo all’estro del momento, perché i nostri personaggi sono realistici e non si è mai cercata la battuta per la battuta. Gli scambi sono venuti naturali e divertenti proprio perché eravamo sintonizzati sullo stesso registro».

I comprimari, in effetti, sono dei fuoriclasse: Max Tortora ha dimostrato più volte le sue doti comiche come attore e imitatore, ma ha saputo anche calarsi alla perfezione in un ruolo drammatico, come quello del padre di Stefano Cucchi nel film Sulla mia pelle. «È stato un regalo», ha detto Tortora. «Erano anni che desideravo lavorare con Verdone, e non glielo ho mai detto». Rocco Papaleo non ha bisogno di presentazioni, faceva parte, tra 1 ’ altro, del cast dell ’ ultimo Pinocchio di Matteo Garrone.

II principale ruolo femminile è stato riservato a un’attrice che ormai è una colonna della nostra commedia, Anna Foglietta, bravissima, tra le altre cose, in Perfetti sconosciuti, e reduce dall’aver interpretato il film Tv Nilde, sulla storia di Nilde lotti. Interpreta una donna «più alfa di un maschio alfa», dice lei «non è sdolcinata, risponde agli scherzi, sta al gioco, senza rinunciare alla propria femminilità». Nel cast anche Sergio Muniz, vincitore della seconda Isola dei famosi, ora attore teatrale affermato.

Una curiosità: Verdone, notoriamente ipocondriaco, cioè terribilmente ansioso per quanto riguarda le malattie, e grande esperto di farmaci, per la prima volta in un film intero passa “dall’altra parte” e interpreta un medico. E per motivi di copione ha dovuto anche imparare a usare gli strumenti chirurgici. In realtà, medico lo era già stato in tre episodi di altrettanti film: in Viaggi di nozze era il borioso professor Raniero Cotti Borroni, che faceva impazzire una succube Veronica Pivetti, rispondendo alle richieste dei pazienti anche durante la cerimonia nuziale. In Manuale d’amore 2 faceva il pediatra e in Italians il dentista. Insomma, ha dovuto affrontare un lungo tirocinio prima di entrare in sala operatoria…

Un film intelligente e divertente, quindi, in tempi sempre meno divertenti. Verdone non nasconde che il suo mestiere, negli ultimi anni è diventato sempre più difficile: «Nella realtà di oggi c’è veramente poco da ridere e molto da disperarsi», ha detto a Ciak. «Sono tempi da pistola alla tempia: i giovani sono senza lavoro, i governi instabili, le tasse salgono, ma le città non funzionano. Nel dopoguerra l’Italia era devastata, ma almeno c’era il boom economico, ora c’è solo il boom. Per far ridere, bisogna essere dei prestigiatori».E chi sa se il gioco di prestigio, a Verdone, è riuscito di nuovo.

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