Francesco Arca è tornato a vestire i panni del gangster nella seconda stagione della serie La vita promessa, in onda su Rai Uno a partire dal 23 febbraio. «Vincenzo Spanò è l’unica anima nera della serie, è il cattivo puro. Un personaggio di rottura autentico, che non punta alla redenzione, anzi. Lui non si pente di quello che fa, ma è ben convinto delle sue azioni». Ovviamente l’attore di Siena si sente lontanissimo da lui: «Fin dalla prima stagione non ho voluto giudicare il personaggio, l’ho solo vissuto.

E stata la chiave che mi ha permesso di farlo al meglio». Protagonista assoluto della serie è l’amore di una madre, interpretata da Luisa Ranieri, disposta a tutto per difendere i suoi figli. «Io sono cresciuto in una famiglia matriarcale: mio padre è venuto a mancare presto, quindi sono cresciuto con mia mamma, mia nonna e mia sorella. In casa ero l’unico uomo quindi in alcune sfumature di Luisa, sullo schermo, ho rivisto gli stessi atteggiamenti che avevano mia madre e soprattutto mia nonna».

Francesco, lei è un giovane genitore: che rapporto ha con i suoi bambini? «Un padre è come un attore: non deve mai giudicare se stesso, deve lasciare che siano gli altri a farlo. Spero solo di essere un genitore molto presente a livello emotivo, perché alla fine l’unico ricordo che lascerò ai miei figli è quello di quanto li ho amati. Come ogni genitore sono molto attaccato ai miei bambini, sono protettivo, ma non apprensivo, perché difenderli in modo eccessivo può rovinare il loro percorso. Io insegno loro sempre ad accettare ogni diversità, e li vedo crescere bene».

Suo figlio Brando Maria ha 20 mesi e forse ancora non si rende conto del suo lavoro. Ma la più grande, Maria Sole, 4 anni e mezzo, cosa dice quando la vede in televisione? «Non capisce bene, è spaesata. Insieme alla mia compagna abbiamo provato a spiegarle qualcosa, ma è giusto che lo capisca da sola con il tempo.

Ovviamente non le abbiamo fatto vedere La vita promessa, perché il mio ruolo è troppo forte e ha delle scene abbastanza complicate da spiegare ad una bambina. Con altri prodotti più facili abbiamo provato un approccio, ma è andato male: mia figlia mi preferisce in carne ed ossa».

Prima di diventare attore quale immaginava potesse essere la sua “vita promessa”? Pensa di essere riuscito a realizzare le sue ambizioni? «Da un punto di vista strettamente umano la mia vita è quella che volevo: a quarantanni ho due figli, come desideravo, e sono contento di quello che ho realizzato. Da un punto di vista lavorativo cerco sempre di sminuire tutto quello che faccio e allo stesso tempo di non pormi mai dei limiti.

Per me ogni rifiuto è una nuova porta che si apre. L’ho sempre detto: non sono nato con il fuoco sacro della recitazione. Non volevo fare l’attore. Sono sempre stato un cinefilo, ma più che altro curioso del prodotto finito. Mi sono avvicinato tardi a questa professione, che in realtà è una filosofìa di vita. Ma non mi fermo alla recitazione. Nella vita sono tante altre le cose che mi piace fare».