Streaming Gratis Milan – Sampdoria Rojadirecta

E’ Gattuso, stavolta, a w chiedere un Milan da cani. Come se lo spettacolo offerto nella serata d’Europa, e in parte già nel derby, non fosse già stato abbastanza indecoroso: per stessa ammissione di Rino, alla squadra era mancata completamente la cattiveria per mordere. Quello che l’allenatore intende a poche ore dalla partita contro la Samp è un concetto differente, che fa appello alla rabbia. Gattuso lo aveva già spiegato subito dopo essere stato sbranato dal Betis: più che gambe da gazzella, la ripresa passava dalla necessità di recuperare la voglia di azzannare gli avversari. E’ un’idea evidentemente cara a Ringhio, che su questo presupposto ha costruito la carriera da mediano di successo. Da tecnico Gattuso ha invece smentito di essere solo cuore e grinta, rivendicando anche visione e principi di gioco: solo per una sera, stasera, possono essere accantonati in favore di impeto e passione. «Voglio vedere 23 leoni, pieni di senso d’appartenenza, di voglia di vincere. La tattica la metto da parte. Voglio solo dei cani arrabbiati, basta essere piatti».

SI DECIDE Può sembrare una giornata come le altre. In campo Rino è lo stesso di sempre: senza strigliate, ma con la medesima richiesta d’intensità nel lavoro. Fuori, nell’incontro coi giornalisti che precede la rifinitura, compie gli stessi riti: saluta, stringe le mano a tutti i presenti, si siede e replica con la solita schiettezza. Il tono e la gestualità sono quelli consueti: di diverso c’è solo che questa partita può decidere il suo destino rossonero. Ancora a San Siro, dove la sua squadra era rimasta al buio e smarrito la bussola in Europa, deve ora riaccendere la luce e ritrovare le sue coordinate: Gattuso si definisce «un uomo di mare» capace di condurre «la barca in porto».

Oggi dovrà farlo navigando in acque tempestose, le più agitate da quando è al timone del gruppo. Nella partita con il Sassuolo, che seguiva due pareggi e non due sconfitte come in questo caso, era ugualmente chiamato a dare risposte: il poker in trasferta fu un’ottima replica alle voci di crisi e alla pressione dell’ambiente, non ancora stressato come in questa vigilia. Anche a Creta e a Pisa, altri esempi di scarsa serenità sul lavoro, Rino aveva saputo trascinarsi fuori dalla corrente. Questa volta però il vento soffia ancora più forte. E gli sguardi che dalla tribuna si poseranno sull’allenatore ancora più attenti. Il vento che soffia in ogni caso non spegnerà l’incendio sul quale Gattuso si poserebbe come testimonianza di fiducia nei suoi: «Facciamo una fatica pazzesca in questo periodo ma il gruppo crede in quello che proponiamo, sui miei ci metto la mano sul fuoco e anche tutto il corpo se serve, magari rischiando di ustionarmi e perdere metà delle mia pelle. Veniamo da due legnate ma non siamo morti. E io non sono spento: solo che le sconfitte mi bruciano e mi rammarico. Ma so quello che ancora posso dare a squadra e società. Possiamo fare molto di più di quello che stiamo facendo: ora giochiamo con il freno a mano tirato, preoccupati. Invece serve più spensieratezza, dobbiamo tornare a divertirci».

ALIBI A proposito della barca da condurre in porto Rino ricorda invece che «tutti remiamo nella stessa direzione, la fiducia della società ci è sempre stata trasmessa. Quello che stiamo facendo non basta, ma non possiamo arrenderci a fine ottobre. Mettiamo da parte gli alibi e assumiamoci le nostre responsabilità. Dobbiamo continuare a credere in quello che stiamo facendo, ma con più veemenza». Si torna sempre lì: allo spirito. Che è non ha che vedere con i fantasmi di Dona- doni o Conte che aleggiano sulla panchina: qui si parla di spirito di squadra. E’ così che Gattuso si aspetta di risollevare sé e la squadra, ringhiando.

L’impeto che Gattuso invoca nella partita contro la Samp ha i tratti dello slancio di Cutrone, non degli scatti di nervi di Higuain. E’ anche con il furore che non gli ha mai fatto difetto che Patrick si è conquistato la prima maglia da titolare della stagione. Un debutto non banale: è nella partita di stasera che il Milan ha bisogno di ritrovare certezze, con cui rendere più solida la classifica e soprattutto la panchina dell’allenatore. A proposito di Rino: nella partita che potrà indirizzare il suo cammino, l’allenatore sceglie di cambiare strada, lasciandone una nota (il 4-3-3) per una oggi un po’ meno battuta, il 4- 4-2. I due attaccanti giocheranno dunque in coppia, un tandem che renderà merito all’impegno di Cutrone e che dovrà aumentare la quantità di rifornimenti per il Pipita. «Di Patrick ho in mente la pressione solitaria sui difensori e sul portiere del Betis. Lo spirito giusto è il suo, tutti dovrebbero averlo. Higuain? Se la squadra non funziona non gli arrivano palloni, è una conseguenza. Ma da lui non mi aspetto nervosismo o braccia alzate ma un applauso di incoraggiamento ai compagni, perché resta un leader». La necessità di raddoppiare il volume delle giocate offensive, che non sarà proporzionale al numero dei centravanti schierati ma che in questo caso ha dimostrato di far tornare i conti, deriva anche da un altro calcolo. La difesa della Samp è, con quattro gol subiti, quella meno battuta del campionato. Serve dunque una nuova combinazione per provare a scardinarla.

LE ALTRE MOSSE La nuova forma dell’attacco avrà ovviamente ripercussioni anche sul centrocampo, con Suso e Bonaventura esterni di fascia della linea a quattro. In mezzo sembra recuperato Kessie, di cui Gattuso non ha nascosto gli acciacchi a caviglia e collaterale. Va invece in panchina Calhanoglu: «Ha preso un pestone al derby e non riesce a mettere la scarpa». Destino inverso per gli altri due ex atalantini del gruppo: dopo 225 giorni Conti torna tra i convocati. Caldara invece resta out: a bloccarlo è stavolta un guaio muscolare al polpaccio poi, a una certa ora della notte appena passata, Gattuso si è affacciato alla finestra e ha proiettato sul cielo di Milano i numeri 5, 8, 9, 13 e 21, un po’ come farebbe il commissario Gordon con il Bat-segnale: i suoi supereroi sono avvisati, è arrivato il momento di entrare in azione, assumersi le proprie responsabilità, per dirla con Leo e Maldini, e salvare il mondo. Quello di Rino, che contro la Samp ha disperata- mente bisogno di un successo per una boccata d’aria vitale dopo tre giorni di apnea, e di tutto il Milan, che dovrà scrollarsi di dosso le scorie di una settimana da dimenticare e rimettersi in cammino. Le coordinate a cui affidarsi sono sempre racchiuse in quei cinque numeri di maglia di cui sopra: Bonaventura, Suso, Higuain, Romagnoli e Biglia, i fedelissimi sui quali il tecnico rossonero si appoggerà per riavviare il sistema.

ASSE CENTRALE Non che gli altri protagonisti, da Donnarumma a Rodriguez, da Kessie (che stringerà i denti per esserci) allo stesso Calhanoglu, abbiano meno peso negli equilibri gattusiani: turnover obbligato o di coppa a parte, l’allenatore ha sempre puntato su un impianto definito già nella scorsa stagione e impreziosito dal Pipita, ma la magnifica cinquina è quella che da agosto a oggi ha giocato di più. E qui Romagnoli comanda con 900 minuti tra campionato ed Europa. Alessio è un punto di riferimento, ben oltre la fascia di capitano che indossa: davanti a Gigio dirige i lavori con sicurezza, anche a costo di esporsi all’errore, come capitato a Empoli, ed è sempre in prima linea quando c’è da metterci la faccia, in difesa di Gattuso con quel «moriremmo per lui» o per fare autocritica, come dopo il Betis. Qualche metro più avanti le consegne passano a Lucas Biglia, pedina a cui questo Milan non può rinunciare: l’argentino è legatissimo all’allenatore e gli deve la sua rinascita dopo i primi mesi di affanno. Tra derby e coppa ha faticato, anche perché l’usura da campo si fa sentire (858 minuti, secondo più utilizzato) ma rimane un equilibratore fondamentale in entrambe le fasi e, soprattutto, un uomo di esperienza, aspetto forse più importante di tutto il resto nel Milan di oggi. Di esperienza ne ha da vendere Higuain, che «dovrà protestare meno e applaudire di più» dice Gattuso, e ritrovare il feeling col gol: alla Samp ne ha fatti 6 in 8 incroci.

SULLE FASCE Jack e Suso, per Rino, ci sono sempre stati: c’erano nell’esordio surreale di Benevento, dove furono impiegati da mezzepunte alle spalle di Kalinic nel 3-4-2-1. Bonaventura si presentò con gol e assist e gettò le basi per un percorso da gattusiano doc (da mezzala ha firmato ben 11 reti); Jesus faticò ma da laterale nel tridente, in seguito, ha fatto le fortune dei compagni d’attacco, specialmente in questa stagione: 5 assist in 8 presenze di Serie A. Anche stasera, come in quel pomeriggio di dicembre, ai due toccherà sacrificare le buone abitudini per la causa: li aspettano 90 minuti da esterni nel 4-4-2, con più sostanza e sacrificio del solito. Un po’ come il senso della missione di oggi a San Siro, vincere anche a costo di rinunciare agli effetti speciali da film-fumetto: si può essere supereroi senza sfoderare i superpoteri, Batman insegna.

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