Immaginateli cosi: come l’hobbit Frodo Baggins e l’elfo Legolas. Entrambi campioni delle loro stirpi nel «Signore degli Anelli» di Tolkien, entrambi a caccia di quel piccolo cerchietto di metallo che significa dominio. Lorenzo Insigne ed Edin Dzeko, in fondo, sono gli eroi dei fine settimana di Napoli e Roma, quelli a cui i tifosi si affidano per materializzare sogni e nuovi bisogni. Non sorprendetevi di vederli nelle vesti di pellegrini in viaggio verso uno scudetto in cui la Juve sembra dominare in tutti i regni conosciuti. A dividerli, naturalmente, c’è il fisico, con Insigne assimilabile a Frodo per via dell’altezza contenuta (nella «Tolkienpedia» è dato a 122 centimetri, Lorenzo invece arriva fortunatamente a 163), mentre Dzeko ricorda Legolassia nell’altezza (l’elfo era due metri, il bosniaco 1,93), sia nei colori dei capelli e dell’incarnato. In ogni caso, se l’hobbit e l’elfo nello sterminato romanzo dello scrittore nato in Sudafrica diventavano alleati ed amici, impossibile che stasera accada ai due attaccanti, chiamati a mettere le loro squadre sulle tracce dei bianconeri.

A DENTI STRETTI Pensate a Lorenzo il Magnifico. Le grandi sfide non lo lasciano indifferente, soprattutto in questo periodo. E quella di stasera, contro la Roma, rientra in questa categoria, tant’è che l’attaccante partenopeo stringerà i denti e sarà regolarmente al suo posto, nonostante la leggera contusione al costato, rimediata a Parigi, nella gara di Champions League, contro il Psg. Il momento è troppo importante, per lui e per il Napoli, impegnato com’è nel tenere testa alla Juventus. L’avvio di stagione dell’attaccante è sicuramente il migliore. Alle sei reti già sommate in campionato, vanno aggiunte le due realizzate in Champions. Prodezze pesantissime, che hanno permesso al Napoli di battere il Liverpool, al San Paolo, e di ottenere un pareggio al Parco dei Principi, dopo aver dominato la gara.

NEO LEADER Le ambizioni del Napoli sono custodite nel talento di questo ragazzo, che negli anni è migliorato sia sotto il profilo tecnico sia caratteriale. Oggi, è la maggiore espressione di questa squadra, il giocatore più rappresentativo, che ha come unico scopo quello di riportare lo scudetto da queste parti. L’avvento di Carlo Ancelotti gli ha riservato, forse, l’innovazione meno pensata, ovvero giocare in posizione centrale, più vicino alla porta avversaria. Un nuovo ruolo, che gli ha permesso di lasciare la fascia sinistra, dove con Sarri era costretto anche a difendere fino alla propria area. La trovata tattica di Ancelotti ha già dato dei risultati incredibili. Basta leggere la classifica cannonieri per farsene un’idea: 6 gol in campionato più 2 in Champions.

BELLO DI NOTTE Chi invece è nato vicino alla porta, ma che grazie alla tecnica e alla capacità di vedere il gioco sa anche allontanarsene, è Dzeko. Come sempre, è lui il principale terminale offensivo della Roma, certificato dalle 7 reti segnate: 5 in Champions e 2 in campionato. Ma non sorprendetevi della differenza, perché il bosniaco è attaccante che si esalta alla luce dei riflettori, basti pensare che ben 58 degli 80 gol realizzati dal centravanti sono arrivati in notturna. Istruzioni per l’uso: ci sono 11 partite giocate in un orario compreso tra le 18 e le 19 e abbiamo coerentemente considerate diurne se giocate in estate o tarda primavera (quindi con la luce) e «notturne» se disputate in inverno oppure ad autunno inoltrato.

IN VENA II bosniaco, tra l’altro, mostra una condizione invidiabile. Per informazioni, chiedere al Cska Mosca, piegato martedì da due reti belle ed importanti in chiave qualificazione. Logico che sulla carta la difesa del Napoli è di tutt’altra pasta rispetto a quella dei moscoviti, però Ancelotti stesso due giorni fa lo ha santificato dicendo: «È il più pericoloso tra i calciatori della Roma». Morale: quanto basta perché il Napoli entri in apprensione, anche perché stasera al San Paolo si giocherà alle ore 20.30 proprio come a marzo scorso, quando l’elfo Dzeko siglò una doppietta nel 2-4 finale. Ma occhio ai piccoli come Insegne. In fondo il vero eroe del «Signore degli Anelli» è proprio Frodo, il piccolo hob- bit apparentemente perdente nella terra calpestata dai giganti.

La storia sono loro: Beppe Bruscolotti e Marek Hamsik che, stasera, affiancherà il capitano per antonomasia in testa alla classifica dei calciatori con più presenze in assoluto nel Napoli. Ben 511 apparizioni in azzurro, un traguardo figlio di 12 stagioni all’ombra del Vesuvio. «Con 38 gare l’anno è stato più facile agganciarmi, ma gli faccio i complimenti per l’attaccamento alla maglia», le parole di Bruscolotti. Il percorso di crescita di Hamsik è in pratica quello del Napoli di De Laurentiis, che lo strappò al Brescia di Corioni. Un’operazione prospettica, condotta e conclusa da Marino per appena 5,5 milioni. Il valore di Hamsik è cresciuto nel tempo, così come il suo talento che lo ha portato a ricevere tante offerte, come quella del Milan, puntualmente rispedite al mittente

PRIMI TRIONFI Così Hamsik è diventato capitano e bandiera. Con la fascia sul braccio, indossata per la prima volta a marzo 2010 all’età di 22 anni, ha alzato la Coppa Italia con la Fiorentina (dopo quella vinta con la Juve) e una Supercoppa italiana conquistata a Doha, prevalendo nella finale contro i bianconeri. Momenti indelebili che ne hanno rafforzato il legame con l’ambiente partenopeo. Lo scudetto, invece, resta un obiettivo nel quale continuare a credere. L’anno scorso l’ha sfiorato, ora ci riprova con l’avvento in panchina di Carlo Ancelotti. L’esperienza e il carisma del nuovo allenatore hanno stimolato Marek, che in estate è statovicino a trasferirsi in Cina rinunciando a serate come quella di oggi.

NUOVI ORIZZONTI Cadetto lo ha provato nella posizione di metodista con risultati modesti, tanto che poi ha risolto il problema modificando il modulo dal 4-3-3 al 4-4-2. Lo slovacco non ha battuto ciglio, anzi da mediano a Parigi mercoledì Marek è stato tra i migliori in campo e stasera dovrebbe capitanare il Napoli contro la Roma. Poi, venerdì, ci sarà la grande festa, che celebrerà il suo primato: nell’anticipo contro l’Empoli, infatti, toccherà quota 512 presenze.

Si, viaggiare. Evitando le buche più dure. Senza per questo cadere nelle tue paure». Cantava Lucio Battisti e chissà che ieri nel breve viaggio in treno da Roma a Napoli, Di Francesco non l’abbia fatta sentire ai suoi ragazzi, visto che negli ultimi due anni al San Paolo i giallorossi hanno sempre vinto, cortesia ricambiata dagli azzurri vittoriosi nelle ultime due stagioni all’Olimpico. Però è anche vero che certe paure la squadra romana se le porta dietro come dimostrano gli stessi numeri: dall’ultimo scivolone con la Spai, alle precedenti due sconfitte in trasferta: con Milan e Bologna (oltre al Reai). E poi a far paura è anche il rendimento di questo Napoli.

SCRIGNO FUORIGROTTA Finora la squadra di Carlo Ancelotti ha giocato in stagione 5 volte al San Paolo e sono stati altrettanti successi. E dopo il faticoso inizio col Milan – rimonta dallo 0-2 al 3-2 – è stata blindata anche la porta, perché nell’ordine sono cadute: Fiorentina (1-0),

Parma (3-0) e Sassuolo (2-0) senza mai segnare. Cosa capitata anche a quelli del Liverpool, fra le favorite alla vittoria della Champions, con il tedesco Klopp che ancora si chiede come sia stato possibile non riuscire a tirare manco una volta in porta con quel tridente a disposizione.

PROFONDITÀ? NO GRAZIE Ecco, proprio quella super prestazione con il Liverpool (bissata anche mercoledì a Parigi col Psg), hanno mostrato un Napoli dal baricentro basso che difficilmente lascia profondità agli avversari. Insomma Di Francesco dovrà studiare una diversa strategia per aggirare la linea difensiva del gigante Koulibaly. E al tempo stesso la Roma dovrà guardarsi dagli inserimenti dalla mediana azzurra, cominciando da quel Callejon che ha già segnato due volte ai giallorossi ed è ancora a secco in questa stagione. Ma soprattutto Marek Hamsik che ha colpito già in ben 5 occasioni la Roma e domani raggiunge il record assoluto di presenze nel Napoli, le 511 di Bruscolotti, dopo esser diventato il miglior marcatore azzurro di sempre. Il capitano dovrebbe guidare ancora le operazioni. Attenzione però ai romanisti che fischiettano: «Dolcemente viaggiare. Rallentando per poi accelerare».