Poteva essere l’Inter sconfitta in casa dal Parma, invece è stata quella vittoriosa ad Eindhoven. La Yamaha, che Valentino Rossi ha paragonato alla “pazza” squadra del cuore, ha esaltato le doti dell’Intramontabile nelle prove di Buriram, dove il nove volte iridato ha chiuso a undici millesimi da Marc Marquez. E dove lo stesso Maverick Viñales ha sfiorato la prima fila. Merito di una pista favorevole o dei miglioramenti sulle M1 ufficiali? La risposta è attesa nella mattinata italiana (il via alle ore 9) ma la certezza è che da tempo non si vedevano tanti sorrisi sui volti degli uomini in blu.

Valentino ha cercato di mantenere i piedi per terra, persino smorzando gli entusiasmi: «Perdere la pole per così poco è un peccato, ma se ripenso a dove eravamo ad Aragon… Credo sia merito di questa pista, qui la nostra moto riesce a far lavorare bene le gomme: riusciamo persino ad utilizzare la dura all’anteriore» ha detto Rossi, prima di spiegare che sulla carta Buriram non rappresentava un tracciato favorevole. «Nei test di febbraio eravamo nei guai e mi aspettavo un weekend difficile, più o meno come in Austria, invece mi sono trovato subito bene. Poi abbiamo compiuto le scelte giuste».

A favorire il rapporto tra la M1 e la pista sono stati anche alcuni aggiornamenti provenienti da Iwata: «Siamo arrivati con qualche piccola modifica per migliorare l’accelerazione, ma non ci aspettavamo un effetto così grande, le novità sono frutto anche di un nuovo gruppo di lavoro, con ingegneri come Michele Gadda e altri in Giappone. Però serve aspettare per tirare conclusioni: a Misano eravamo andati forte sabato, poi domenica era cambiato tutto. Quindi, aspetto la conferma in gara perché, lo ricordo, la Yamaha è come l’Inter».
Secondo Rossi, sono Marc Marquez e Andrea Dovizioso a partire avvantaggiati in gara, anche perché la vigilia di Valentino è stata condizionata dal recente attacco influenzale: «Qui, per fortuna, il caldo non ti toglie il respiro come in Malesia, però non mi sono potuto allenare al massimo, quindi dovrò contare sull’adrenalina».

Adrenalina che non manca a Viñales, che nel proprio saliscendi tecnico ed emotivo è tornato a vivere le sensazioni di Silverstone, dove sull’asciutto era stato il più veloce, predominio reso poi inutile dalla pioggia e dall’incerto asfalto inglese. «Questo è il weekend in cui siamo più vicini ai big, ho sfiorato la prima fila pur commettendo diversi errori nella Q2» ha detto Maverick, che non vince da quasi un anno e mezzo. «Abbiamo maggiore aderenza in fase di piega, e questo fa la differenza: l’idea è quella di attaccare per andare subito davanti e poi gestire le gomme». Fino ad una considerazione da uomo-squadra: «Vorrei che vincesse una Yamaha, ci restituirebbe fiducia». Mai come oggi, in questo 2018, il desiderio di Maverick sembra alla portata.

Marc Marquez l’ha indicato come il favorito per il successo in gara, ma dopo le qualifiche Andrea Dovizioso non era troppo in vena di ricevere i complimenti. Semmai, era più concentrato sullo scambio di “cortesie” con Andrea Iannone, a conferma che gli ex compagni di squadra in Ducati continuano a non amarsi. In Q2, Dovi si è accorto di avere Iannone alle calcagna, e per evitare di trainarlo, ha desistito durante il giro veloce. «Iannone ha bisogno di una bussola per girare in pista – ha punzecchiato Dovizioso – è molto veloce, certo, ma i tempi li ottiene sempre inseguendo gli altri. In questi casi, allora, devi cercare non soltanto il tempo ma anche di seminare chi hai alle spalle. Non è una cosa insolita, ma Iannone lo fa a priori. Non è una polemica, ma una constatazione».

 Una constatazione a cui Iannone ha risposto piccato: «Dovizioso non deve perdere tempo a seminarmi, perché gli basta accelerare per andare più forte, quindi mi va via facilmente…».
Polemica con Iannone a parte, Dovizioso ha vissuto l’avvicinamento alla gara auspicato. «A livello di velocità, forse, abbiamo qualche decimo di margine su tutti, ma a decidere sarà l’usura delle gomme: è l’incognita di una pista dove si corre per la prima volta» ha detto il vice campione del Mondo, prevedendo un inizio di gara in gruppo. «Tanti piloti cercheranno di preservare gli pneumatici, quindi mi aspetto un pacchetto di piloti assieme nei primi giri, poi vedremo alla lunga».

La polemica Dovizioso-Iannone ha riportato alla famigerata carambola tra i due del 2016 in Argentina. Chi spera di rivivere un’Argentina è invece Marco Bezzecchi, che quest’anno a Termas de Rio Hondo ha ottenuto il primo successo in Moto3. Bez può ripetersi in Thailandia, dove ieri ha fatto il vuoto: quattro decimi rifilati a Masia, che invece ha guidato un gruppone di 19 piloti in appena mezzo secondo. Tra questi, l’acciaccato Jorge Martin è in difficoltà, e Bezzecchi può avvantaggiarsi nella corsa al titolo.
Battaglia serrata in Moto2, con Lorenzo Baldassarri in pole e Luca Marini in prima fila, mentre i duellanti per il Mondiale, Miguel Oliveira e Pecco Bagnaia, sono stati separati da due millesimi e oggi partono in seconda fila.

Moto2: 1. Baldassarri (Kalex) 1’36″374, 2. A. Marquez (Spa, Kalex) a 0″026, 3. Marini (Kalex) a 0″034, 4. Pasini (Kalex) a 0″153, 5. Oliveira (Por, KTM) a 0″155, 6. Bagnaia (Kalex) a 0″157.
Moto3: 1. Bezzecchi (KTM) 1’42″235, 2. Masia (Spa, KTM) a 0″462, 4. Arbolino (Honda) a 0″485, 5. Antonelli (Honda) a 0″541, 13. Martin (Spa, Honda) a 0″807.
Classifiche. Moto2: 1. Martin 191, 2. Bezzecchi 178. Moto3: 1. Bagnaia 234, 2. Oliveira 215.

Per ottenere la cinquantesima pole nella classe regina, in cui corre da meno di sei anni, Marc Marquez ha utilizzato gli effetti speciali: per la prima volta, infatti, l’autore di una pole position in MotoGP è passato indenne dalla tagliola della Q1. La canonica scivolata del sabato mattina ha infatti costretto Marc a fronteggiare il rischio di restare fuori dalle prime quattro file, ma poi il campione del mondo è riemerso alla grande. Complice la fiducia in ottica gara, che si evince dalle sue parole: «Con le gomme usate ho avuto un bel passo nelle quarte libere, in cui si simula la corsa. In gara tutti useranno la posteriore dura, Dovizioso ha un grande ritmo, ma ce l’ho anch’io. Gli ultimi dieci giri saranno cruciali».

Pur con il ritorno in auge delle Yamaha, Marquez sa di avere un rivale in meno nella corsa al successo, visto che Jorge Lorenzo ha dato forfeit a causa del volo nelle seconde libere di venerdì. Una piccola frattura al radio del braccio sinistro, evidenziata soltanto nella seconda tornata di controlli, ha consigliato lo stop.
«Dopo la caduta sembrava essere andato tutto troppo bene, i dottori sostenevano che non ci fossero fratture, ma io sentivo qualcosa di strano nel polso sinistro. Perciò ho chiesto di sostenere ulteriori esami» ha ammesso il ducatista. «In questo GP non sarei andato a punti, e cercando di correre avrei soltanto peggiorato le cose, probabilmente avrei saltato questa gara anche se fossi stato in lotta per il Mondiale. Devo indossare un tutore per provare a correre in Giappone fra due settimane, quando poi inizierà il trittico di tre GP consecutivi».

Sarà così rimandato il nuovo incrocio in pista tra i due componenti del futuro Dream Team Honda, dopo che l’incidente di Lorenzo ad Aragon aveva acceso la polemica con largo anticipo. Jorge aveva sbagliato, volando via dopo aver accelerato sullo sporco, ma era finito fuori traiettoria per una manovra aggressiva di Marquez.
A gettare benzina sul fuoco è stato Chicho Lorenzo, padre di Jorge, che già in passato prese le difese del figlio (e dallo stesso figlio fu zittito, quando con parole decisamente fuori luogo criticò lo stile di guida di Marco Simoncelli dopo la scomparsa). «La manovra di Marquez ad Aragon non mi ha sorpreso: l’ha fatta di proposito. Un pilota come lui sa essere preciso, invece in quel caso ha allungato la traiettoria di metri. Quanti piloti ha buttato fuori pista, per poi andare a porgere loro le scuse ai box? Quello di Marc è un modo di intendere lo sport che non prevede il rispetto per i rivali» ha detto Lorenzo senior, prima di un virtuale autogol. «Marquez è lo stesso che in Malesia nel 2015 scese in pista soltanto per dare fastidio a Rossi, finché Valentino non lo fece cadere».
Già, ma quel giorno Rossi era in lotta per il titolo con Lorenzo. E agli occhi di Chicho, forse, Marquez non appariva come il demonio…