Milan, occhio al trappolone. Due settimane fa, dopo la vittoria per 1-0 sul campo dei lussemburghesi del Dudelange, il Milan fu fermato sul 2-2 in casa da un’Atalanta in crisi, reduce da tre sconfitte consecutive. Un pari arrivato in rimonta, nel finale, col gol di Rigoni che gelò San Siro. Un pareggio che giunse dopo quello già ottenuto sul campo del Cagliari. Due partite che il Milan voleva vincere e che invece lo videro rallentare nella corsa Champions, così come accaduto poi nella giornata successiva con l’Empoli con un altro 1-1. Adesso i rossoneri sembrano essersi lasciati alle spalle il periodo più difficile, hanno battuto in modo rotondo il Sassuolo e superato con una bella reazione l’Olympiacos recuperando Higuain. Gattuso però ieri non si è detto tranquillo e chissà che nella sua testa non ci sia anche il volto di Mariusz Stepinski, il centravanti 23enne del Chievo che da quando è in Italia si è ritagliato un ruolo da castiga-big.

Ma il Milan il suo big castiga tutti ce l’ha e si chiama Higuain. Il Pipita ha smaltito il fastidio muscolare al flessore che l’ha tenuto fermo una settimana, costringendolo a saltare le partite con Empoli e Sassuolo. L’argentino è tornato in campo giovedì con i greci in Europa League e ha ripreso da dove si era interrotto, ovvero segnando. Adesso le partite consecutive in cui è andato in gol sono quattro, un filotto iniziato col Cagliari e proseguito con Dudelange e Atalanta, prima dello stop per infortunio e il ritorno con l’Olympiacos. Ovviamente Higuain non si vuole fermare e proverà a ripetere la striscia di cinque partite con gol già realizzata un anno fa quando fra il 25 ottobre e il 19 novembre con la Juve mise a segno 6 reti in 5 gare fra campionato e Champions. Fra il 7 dicembre 2016 e il 29 gennaio 2017 il Pipita andò in gol per sette partite di fila con la Juve sempre fra Serie A e Champions, striscia però sporcata e spezzata dalla Supercoppa italiana giocata contro il Milan il 23 dicembre, match nel quale non segnò nei 120 minuti regolamentari, ma solo nei rigori finali che videro poi vincere i rossoneri.

Lo spauracchio odierno per il Milan e Higuain sarà invece un polacco meno in voga di Piatek, ovvero Stepinski. La punta ha assaggiato la Serie A già la scorsa annata, quando però era di fatto una riserva. La partenza di Inglese l’ha lanciato e lui, seppur nelle difficoltà della squadra veronese, ha finora risposto presente segnando 2 dei 5 gol stagionali della squadra di D’Anna. Due reti pesanti perché gli avversari a cui Stepinski ha fatto gol sono la Juventus e la Roma. Ai bianconeri il polacco ha realizzato il momentaneo 1-1 alla prima giornata il 18 agosto, partita poi terminata 3-2 per i campioni d’Italia; mentre alla Roma il centravanti ha segnato il definitivo 2-2 nei minuti finali, sfruttando una frittata delle retroguardia giallorossa. Ma l’indole da castiga-big Stepinski se la porta già dall’anno scorso, perché dei 5 gol segnati nel suo primo campionato italiano, il polacco tre ne ha messi a segno contro Napoli, Inter e proprio Milan, il 18 marzo a San Siro quando servì anche l’assist per Inglese. I rossoneri poi si imposero 3-2, ma Romagnoli e compagni sanno già bene quale sia il potenziale e la pericolosità del numero 9 gialloblù. Le altre due reti, con Cagliari all’esordio in A e Crotone nel finale di stagione, valsero 6 punti fondamentali ai fini della salvezza. Finora Stepinski ha giocato tutte le gare della stagione del Chievo, sei su sette dall’inizio in Serie A (solo contro il Torino la scorsa domenica è subentrato a Djordjevic dopo 45 minuti), titolare pure in Coppa Italia nel successo agostano contro il Pescara.

Il bel gioco può attendere, l’imperativo di Rino Gattuso adesso è non perdere altri punti per strada. «In questo momento dobbiamo andare alla ricerca della vittoria, perché quando abbiamo giocato bene abbiamo fatto fatica a ottenere il successo. Quindi oggi preferisco che siamo meno belli ma riusciamo a vincere 4-5 partite di fila», ha spiegato l’allenatore, convinto che la sua squadra si sia «un po’ sbloccata a livello mentale» dopo la disinvolta vittoria con il Sassuolo e quella decisamente più sofferta con l’Olympiacos. È fondamentale dare continuità contro il Chievo, per vivere serenamente la sosta che porta al derby contro l’Inter, sempre a San Siro come la sfida di Europa League con il Betis, quella con la Sampdoria e il recupero con il Genoa. «In questi due mesi abbiamo mostrato di avere un po’ di difetti e dobbiamo correggerli, ma ci sono tante cose buone», ha notato Gattuso, «e non siamo lontani» da Roma, Inter, Lazio e Fiorentina, le principali rivali nella corsa alla Champions. «L’obiettivo – ha chiarito – ora è solo fare più punti possibili per arrivare terzi o quarti». D’altronde già 6 punti sono già stati sperperati contro Cagliari, Atalanta ed Empoli, che lottano nella parte bassa della classifica seppure non nelle condizioni drammatiche del Chievo, fermo a 2 pareggi e 5 sconfitte. «Sulla carta sembra una partita facile ma non lo sarà: è una squadra ben messa in campo, pericolosa sui calci piazzati», è l’avvertimento dell’ex mediano, che ovviamente punta a un successo contro il fanalino di coda, magari evitando di subire gol, impresa che ai rossoneri è riuscita solo in una delle prime 8 partite stagionali. Per sua fortuna stanno segnando con regolarità le punte.

Gonzalo Higuain trascorrerà a Milano la sosta, visto che ancora una volta è rimasto fuori dalle convocazioni dell’Argentina. Patrick Cutrone invece, dopo la doppietta con cui giovedì ha ribaltato l’Olympiacos entrando nella ripresa, ha ricevuto la prima chiamata da Roberto Mancini. «La caviglia gli fa ancora male, ma lo valuteranno a Coverciano», ha spiegato Gattuso, inevitabilmente preoccupato di perdere ancora il ventenne attaccante ma soprattutto «orgoglioso» del fatto che sia già tornato nel giro della Nazionale maggiore dopo poche presenze in Under 21. «Dall’anno scorso mi mette in difficoltà. Non mi diverto a lasciarlo in panchina, ed ero disperato quando era infortunato, non solo perché la butta dentro ma perché cambia le partite con entusiasmo e dinamismo. Non so dire se sia meglio farlo giocare a partita in corso oppure titolare, ma so che, quando entra, è sempre determinante», ha detto ancora l’allenatore, confermando che il ragazzo di Como e il veterano argentino potrebbero ancora trovarsi a giocare uno accanto all’altro.

«Sembra che io sia fissato sul 4-3-3, ma so fare anche altro. Quando servono due attaccanti li metto», ha messo in chiaro il calabrese. È però chiaro che alle spalle delle punte non tutti si trovano a proprio agio quando cambia il modulo. Dipende dalla scarsa aggressività della squadra, e infatti Gattuso evidenzia che i falli commessi sono «solo una sessantina» (57, nessuno così pochi in Serie A). Ma anche dalle difficoltà di alcuni singoli. Fra i più deludenti fin qui c’è Timoue Bakayoko. «Bisogna aiutarlo perché sta facendo fatica. Non è un problema di lingua, la responsabilità è mia, si vede che non sono entrato nella sua testa a livello tattico. Ha buone qualità, ci può dare una grandissima mano», ha fatto scudo Gattuso, esaltando ancora una volta Hakan Calhanoglu: «Ha 10 gol nei piedi. Ha un grande talento ma non deve pensare troppo». Anche il turco, come tutto il Milan, adesso deve badare al sodo.

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