L’Empoli sfiderà il Milan in questa sesta giornata del campione di serie A. I rossoneri di Rino Gattuso devono risollevare la china e cercare di portare i tre punti a casa gli unici toscani attualmente hanno segnato quattro gol subendo le sei, i ragazzi dell’Empoli riescono ad avere un grande possesso palla di qualità elevata con oltre 28 minuti e mezzo di possesso, producendo azioni di attacco con 59 ritiri e 30 che c’entrano dalla porta. Viceversa il Milan ha molti problemi in fase di attacco e anche in difesa, con sette reti all’attivo da altrettante incassate. Lo stesso vale di 32 minuti all’incontro.

Sarà un Empoli senza i due elementi più positivi di questo avvio: Acquah è infortunato, Zajc squalificato. Per sostituire il primo è pronto Bennacer; per il trequartista Traorè è in vantaggio su Ucan. Andreazzoli ha pensato anche a cambiare modulo provando il centrocampo sia con due mediani e tre mezzali dietro al solo Caputo, sia con due trequartisti dietro al centravanti. In difesa ancora assenti l’ex Antonelli e Pasqual, quindi sarà chiamato in causa Veseli. Il tecnico, che alla Roma ha visto crescere Romagnoli e Borini, si è stufato dei tanti complimenti e dei pochi punti guadagnati. Della serie: le proporzioni non tornano. «Il Dna di questa società e del nostro presidente è chiaro. Cerchiamo il gioco, ma sappiamo che è importante il risultato. Noi crediamo che questo arrivi attraverso il bel calcio, ma sono pronto a barattarlo coi punti. In ogni caso la nostra filosofia è quella del bello e utile»

E l’intoccabile più discusso della Serie A, per quanto possa sembrare un ossimoro. Jesus Suso è un pilastro del Milan, probabilmente l’unico giocatore imprescindibile insieme a Higuain. Eppure a Empoli, nella serata in cui arriverà a 100 presenze in rossonero, è ancora chiamato a convincere i dubbiosi. La critica più ricorrente su di lui, chiacchierando con gli addetti ai lavori e dando un’occhiata ai forum dei tifosi, è questa: gran giocatore, ma rischia di diventare «monodimensionale». Ovvero di giocare un po’ troppo la «sua» partita, fatta di tiri in porta rientrando sul prediletto sinistro, e poco la partita dei compagni.

RINO IN DIFESA Niente di più falso, secondo Rino Gattuso. L’aveva già detto in occasione del match con l’Atalanta: «Suso è migliorato, si muove in campo in un modo impensabile fino a pochi mesi fa». E ieri il tecnico milanista ha ribadito il concetto, difendendo in maniera ancora più netta lo spagnolo: «Dite che gli manca il gol? Questo lo mette a disagio, è vero, ma deve solo continuare così. La sua interpretazione dei match mi soddisfa, metterei la firma se compensasse sempre l’assenza di reti con due assist, come ha fatto con l’Atalanta». Tra l’altro, domenica il 24enne di Cadice ha dimostrato di seguire con attenzione i dettami del suo allenatore.

«Negli ultimi 20 metri bisogna alzare la testa e cercare Higuain», aveva predicato Rino: detto, fatto. Splendido suggerimento di Jesus per Gonzalo e rete del momentaneo 1-0. L’assenza dell’argentino al Castellani è una disdetta, in questo senso: proprio quando l’intesa con Suso stava crescendo, il Pipita si blocca. Il cammino per formare una delle coppie offensive più letali del campionato, dunque, dovrà allungarsi un po’.

ANCORA INSIEME E magari trovare il suo coronamento dopo la sosta, nella sfida con fin- ter, una delle vittime preferite di entrambi. Suso è un uomo da derby: fece doppietta alla Samp quando vestiva la maglia del Genoa, per poi concedersi il bis nel novembre 2016 a San Siro, in un 2-2 coi nerazzurri. Era un autunno particolarmente «on fire», per un ragazzo che s’era presentato in rossonero con un favoloso gol al Napoli: 4 centri in 3 partite a cavallo di quel derby. Ora, invece, è in astinenza in gare ufficiali dal 4 febbraio scorso, giorno in cui esultò a Udine. Ma non fa mancare i passaggi vincenti, specialità della casa, come ricorderà Bonaventura che ne beneficiò nella Supercoppa italiana vinta a Doha contro la Juve. Ecco perché Leonardo, appena nominato d.t. del Milan, chiarì di non volersi privare di Suso, dopo un’estate in cui il sacrificio dello spagnolo sull’altare del bilancio era parso a lungo inevitabile. «Festeggerò le 100 partite nel Milan con 3 punti a Empoli», ha twittato ieri Jesus. E magari con un rinnovo contrattuale a breve, se la società raccoglierà gli assist che il ragazzo sta confezionato anche fuori dal campo.

Un’alternativa molto diffusa per vedere con lo streaming live gratis legale e sicuro la sfida in programma il 26 settembre alle 21.00, primo turno infrasettimanale della stagione, tra Empoli – Milan, è quella offerta dai siti delle emittenti che operano fuori dall’Italia. Ecco qualche esempio:

  1. Cipro Cyprus Broadcasting Corporation;
  2. Kosovo Radio Television of Kosovo.
  3. Birmania Myanmar National TV;
  4. Indonesia Rajawali Citra Televisi Indonesia;
  5. Australia Special Broadcasting Service;
  6. Lussemburgo Radio Television Luxembourg;
  7. Finlandia Yleisradio Oy;
  8. Georgia Georgia Public Broadcasting;
  9. Grecia Ellinikí Radiofonía Tileórasi;
  10. Cina China Central Television;
  11. Austria Österreichischer Rundfunk;
  12. Ecuador RedTeleSistema;
  13. Bosnia ed Erzegovina Radiotelevizija Bosne i Hercegovine;
  14. Germania Zweites Deutsches Fernsehen;
  15. Honduras Televicentro;
  16. Irlanda Raidió Teilifís Éireann;
  17. Croazia Hrvatska radiotelevizija;
  18. Colombia Radio Cadena Nacional;

E’un Milan che si deve scrollare di dosso paure e timori. Il tutto per poter intraprendere il cammino verso la crescita che dovrà portare la squadra a elevare la sua mentalità. Rino Gattuso ne è ben consapevole e lo dice senza giri di parole, come da suo costume, in conferenza stampa: «Quello che manca ora è la convinzione, la sensazione che oggi tante volte ci viene il braccino e subentra una paura pazzesca di non portare il risultato a casa. L’anno scorso quando andavamo in vantaggio vincevamo, quest’anno subiamo gol, le mie squadre hanno subito sempre pochissimi gol, dobbiamo migliorare su questo aspetto». Rino poi va nello specifico, spiegando bene la fattispecie: «Quando passiamo in vantaggio sembra che non vogliamo più la palla, c’è grande preoccupazione, se aggiungiamo tutte queste problematiche poi vengono fuori le rimonte subite».

Le problematiche vanno risolte, anche perché i punti lasciati per strada dal Milan contro Cagliari e Atalanta non sono situazioni che appartengono alle grandi squadre con Gattuso che, candidamente, dichiara: «Oggi non siamo una grande squadra, siamo una squadra che gioca bene ma ha ancora tanti difetti da correggere, abbiamo poco tempo. Quando Leonardo dice che bisogna cambiare la mentalità non ha tutti i torti. Forse la mentalità è di giocare meno bene ma di andare a cercare la vittoria anche con ciò che non ci appartiene. Per diventare grande squadra abbiamo bisogno di tutto questo, possiamo diventare una squadra che può dar fastidio a tanti». Il processo di maturazione, però, richiede tempi brevi come sottolinea Rino: «Abbiamo poco tempo, fare necessità/virtù e dare una lettura veloce, dobbiamo metterci qualcosa in più a livello personale».

L’allenatore del Milan respinge al mittente le considerazioni relative alla mancanza di leader dentro la sua squadra: «Romagnoli per l’età che ha è un bel pezzo avanti. La fascia lo ha responsabilizzato tanto, è forte. Biglia è uno taciturno ma – prosegue – quando deve parlare parla. Higuain ha la leadership, Reina sembra che sia qui da tanti anni. Biglia viene ascoltato come Romagnoli. Nei momenti di difficoltà dobbiamo parlare un po’ di più e metterci la pezza». Uno dei leader tecnici del gruppo è certamente Suso, che a Empoli due anni fa fece una grande partita e che, contro l’Atalanta, ha fatto due assist vincenti. Lo spagnolo, che in trasferta segna più che in casa, è da sempre un intoccabile di Gattuso: «Mi è sempre piaciuto come interpretazione delle partite, mi soddisfa, Suso non fa gol ma metterei la firma se facesse due assist a partita».

Non poteva esserci tegola peggiore per questo Milan. Proprio adesso che Higuain aveva preso la squadra per mano, segnando sempre nelle ultime tre partite, tra campionato ed Europa League, ecco che un fastidio al flessore lo mette fuori causa. Non convocato per Empoli, se ne è rimasto mestamente a Milano, mentre tutta la squadra è partita per Empoli. Non dovrebbe essere nulla di grave, almeno da quel che trapela da Milanello. Si tratterebbe, infatti, di una vecchia cicatrice sul muscolo, che si è in parte riaperta. E la mancata convocazione viene definita “a titolo precauzionale”. Ma è chiaro che quando si tratta di un problema di tipo muscoalre, certezze assolute non ce ne sono mai. Ecco dunque che al momento non si può che registrare l’assenza oggi contro l’Empoli. Ma considerato che la sfida con il Sassuolo è già fra tre giorni, non è detto che lo stop non diventi poi doppio.

Sul fatto che Patrick Cutrone sia il sostituto naturale del Pipita, non c’è dubbio alcuno. Ma sul fatto che oggi a Empoli giochi Cutrone, invece, c’è più di un dubbio. Legato, chiaramente, al fatto che nemmeno il giovane del vivaio stia troppo bene. E legato al fatto che ieri in allenamento ha provato praticamente solo Borini come pseudo centravanti. «E’ il primo giorno che Cutrone si allena con la squadra, ha provato a fare dei cambi di direzione, sono andati bene. Si è allenato con noi e siamo molto contenti,». Sono parole che lasciano intendere il suo ritorno tra i convocati, come poi regolarmente accaduto, e una disponibilità a farlo entrare a partita in corso, non dall’inizio. E così, salvo sorpresissime dell’ultima ora, sarà Borini a sostituire Higuain, con Cutrone pronto a subentrare.

Che in questi giorni a Mila- nello ci fosse di mezzo il lettino, c’erano pochi dubbi: Rino Gattuso, anche se assicura di «non aver studiato per fare lo psicologo», ha dovuto per forza cercare di entrare nelle teste dei suoi giocatori. Ciò che però l’allenatore non aveva messo nel conto, è che di lettino ne occorresse anche un altro: quello dell’infermeria. La pessima notizia riguarda il nome che nessuno nel mondo rossonero avrebbe mai voluto leggere sulla lista degli infortunati. Higuain alza bandiera bianca per un guaio ai flessori ed è un problema che si aggiunge a problema, là davanti, dal momento che Cutrone – reduce dalla distorsione alla caviglia sinistra in Under 21 – ha un solo allenamento completo nelle gambe assieme ai compagni. Questo significa che dal primo minuto molto probabilmente giocherà Borini, in quella che è la terza (e ultima) opzione di Gattuso – il falso nove – in base a come è stata disegnata la rosa.

CAUTELA Dire che non ci voleva è il trionfo della banalità, ma anche della verità. Il Milan deve rinunciare al suo trascinatore – con Gattuso stizzito alla ricerca della «spia» che ha fatto uscire la notizia prima… del dovuto: «Prima o poi lo becco» – proprio nel momento in cui il Pipa stava riuscendo a prendere per mano la squadra e ad affinare l’intesa con i compagni. E’ stato Rino a chiarire nello specifico il guaio: «Un piccolo problema al flessore della gamba, una vecchia cicatrice che dà fastidio». Gonzalo era stato inserito nella lista dei convocati, ma poi è stato depennato perché ovviamente non si può correre alcun rischio. Anzi, il fatto che si tratti di una vecchia cicatrice induce una cautela maggiore e fa supporre che lo stop potrebbe non limitarsi a Empoli. I tifosi comprensibilmente se la stanno prendendo con la cattiva sorte, se è vero che nei due anni in bianconero il Pipa aveva saltato per infortunio solo una partita di campionato.

GRINTA Questa potrebbe allora essere un’occasione buona per capire se il Milan ha personalità e forza di reazione di fronte all’assenza del suo leader. Perché in questi giorni a Milanello si è giocato tutto, o quasi, sull’aspetto mentale. «Quello che manca oggi è la convinzione, ci viene il braccìno e subentra una paura pazzesca di portare a casa il risultato – spiega Gattuso La cosa fondamentale è cambiare la mentalità quando non abbiamo la palla, perché quando è fra i nostri piedi invece sappiamo molto bene cosa fare. In questo momento siamo capaci di farci del male alla prima occasione. Siamo giovani ma non voglio sentire alibi perché non si può aspettare, non c’è tempo. Oggi non siamo una grande squadra e comunque non è soltanto una questione di grinta: il Gattuso calciatore forse con me oggi farebbe fatica a trovare spazio come caratteristiche». Rino dunque non si schiererebbe, ma ora che siede su una panchina le prospettive sono molto diverse. E infatti a chi se lo attendeva rabbioso con la squadra risponde: «La rabbia bisogna metterla da parte e trovare tranquillità. Gridare e sbattere i pugni sul tavolo non serve, anche perché a questa squadra come impegno non posso * rimproverare nulla. Solo, non vorrei che ora ci piacciamo troppo… L’anno scorso certe partite le portavamo a casa. Dobbiamo credere nella nostra forza. Se a Empoli occorre la gara perfetta? Non voglio una partita perfetta ma una vittoria, che ci serve come il pane».

Gli effetti benefici del passaggio societario da Li Yonghong a Elliott continuano a essere evidenti. Adesso anche in ambito bancario. Secondo indiscrezioni riportate dal Sole 24 Ore, e ulteriormente confermate, il club sta trattando con UniCredit e altri istituti di primo piano linee di credito e factoring (un tipo di contratto che consente alle aziende di cedere a terzi i propri crediti), magari con la garanzia dei futuri incassi dai diritti tv. Con UniCredit, in particolare, si parla di trattative che potrebbero portare a linee di credito comprese fra i 70 e i 100 milioni. Si tratta di un nuovo, ulteriore segnale di percorso virtuoso verso la stabilità finanziaria del club, cosa ovviamente digitale importanza agli occhi della Uefa in ottica Fair play finanziario, ma non solo: il fatto che il Milan stia risistemando e migliorando l’aspetto finanziario rispetto alla gestione di Mr. Li sta evidentemente aiutando via Aldo Rossi a riaprire canali chiusi da tempo.

DEBITI Un’indiscrezione che segue una notizia ufficiale : l’altro giorno infatti il club ha comunicato il rimborso anticipato dei due bond, emessi sulla Borsa di Vienna – per un totale di circa 123 milioni -, che erano stati sottoscritti proprio con Elliott lo scorso anno al momento della compravendita ed erano serviti alla società per ripianare vecchi debiti bancari e sostenere parte della campagna acquisti. In altre parole, grazie a questo rimborso, il Milan ha azzerato il proprio debito finanziario.

Il bello (Bonaventura), il brutto (Calhanoglu) e il cattivo (Gattuso). La corsia sinistra è un po’ fotografia di questo Milan che sogna la Champions ma – Leonardo dixit – ragiona ancora come una squadra da sesto posto. Dietro alla lavagna dei cattivi c’è il turco che fu un pallino di Massimiliano Mirabelli, mentre Jack – tra le ultime intuizioni di Galliani – è in odor di beatificazione. Il dislivello di rendimento tra i due è uno dei problemi più urgenti che Gattuso deve risolvere perché in squadra – alle spalle di Higuain – non è che la qualità abbondi (nel mazzo può essere incluso Suso, in attesa di tastare il vero valore di Castillejo), e il Milan non può permettersi che anche uno solo dei suoi tenori non sia al top. In tal senso fanno da paradigma gli ultimi 180’ di campionato.

A Cagliari, oltre a Calhanoglu (che a Empoli potrebbe riposare: Castillejo e Borini sperano in una chance da Gattuso), non girava pure Bonaventura e quando la squadra di Maran ha iniziato a battere in testa perché il motore, dopo un avvio in fuorigiri, era ormai in panne, al Milan non è riuscito il sorpasso per gli errori di mira di Jack (che a fine primo tempo si è divorato un gol fatto) e per la latitanza del turco. Discorso simile nella gara con l’Atalanta quando Calhanoglu ha giocato come a Cagliari, mentre Bonaventura – dopo essere stato tra i migliori insieme a Suso e Higuain – è stato costretto a uscire per un dolore al ginocchio: il Milan era ancora sul 2-1 e non si fa peccato a pensare che con Bonaventura in campo e magari l’inserimento di Laxalt per dare più “gamba” alla squadra nel finale, il Milan non si sarebbe fatto schiacciare a tal punto da consegnare il pareggio all’Atalanta.

In questo inizio di stagione Jack ha confermato di essere ormai il prototipo della mezzala moderna per la qualità che riesce a infondere al gioco e il senso della verticalizzazione: su quest’ultimo aspetto, se l’ex atalantino migliorerà ancora, i suoi strappi potrebbero essere pane per le giocate di Higuain che, sin dai tempi del River Plate, amava staccarsi dalla sua abituale confort zone per smistare i palloni con l’obiettivo di favorire l’inserimento delle mezze ali e dei trequartisti ma pure della seconda punta: in tal senso basta andarsi a rivedere la giocata che ha portato al gol da tre punti di Cutrone con la Roma. A proposito di Cutrone, il dato che balza all’occhio riguardante la crescita di Bonaventura è legato ai gol segnati: il centrocampista sotto la gestione Gattuso ne ha segnati dieci, uno in meno del solo Cutrone. Un exploit che farà felice pure Roberto Mancini che molto si è lamentato sullo scarso impatto degli azzurri nel nostro campionato.

Più difficile riuscire a capire cosa stia succedendo a Calhanoglu, pubblicamente difeso da Gattuso prima della gara con l’Atalanta («Con la Roma è stato il migliore in campo, poi ha sbagliato a Cagliari come altri ma con i giallorossi ha giocato settanta minuti ad altissimi livelli: da lui comunque ci aspettiamo tanto») ma pure domenica alquanto evanescente nelle giocate. E dire che il turco – che un campionato fa aveva spinto il Milan alla conquista dell’Europa League con tre gol segnati nelle ultime quattro giornate – non ha da smaltire postumi post-Mondiali e ha fatto la preparazione sin dal primo giorno con i compagni. Possibile quindi che la sua involuzione sia effetto collaterale dell’arrivo di Higuain: nella scorsa stagione l’abulia degli attaccanti lo portava a rischiare di più la giocata e a cercare con più convinzione la porta, con il Pipita invece Calhanoglu deve risintonizzare il suo gioco per far sì che l’argentino possa essere sfruttato in toto per le sue potenzialità.

Dovrebbe quindi trattarsi di un normale periodo di assestamento, anche perché – almeno in teoria – il turco dovrebbe essere più funzionale al gioco di Higuain rispetto a Suso considerata la sua capacità di verticalizzare e buttarsi nello spazio. Lo spagnolo, che resta (Pipita a parte) il talento più cristallino del Milan, tende invece a tenere troppo palla rispetto a quanto sarebbe l’ideale per l’ex bomber bianconero. Il quale, nonostante i meccanismi in attacco siano ancora da oliare, ha segnato tre gol nelle ultime tre partite giocate (vittime Cagliari, Dudelange in Europa League e Atalanta): un ottimo biglietto da visita nell’attesa che il Milan diventi un ingranaggio perfetto. La strada che porta in Champions, d’altronde, passa dai gol di Higuain ma pure dalle giocate di Calhanoglu e Suso. Intanto Bonaventura il suo lo sta facendo con gli interessi. E questo, di per sé, è già un motivo per pensare positivo.

E’ un triangolo che Leonardo conosce bene: Milan, Brasile e Psg. Il direttore dell’area tecnica rossonera ha speso anni a convincere giocatori brasiliani a sposare i progetti di Milan prima e Psg poi e adesso rischia di trovarsi di fronte proprio la sua ex squadra francese sulla strada per arrivare a Lucas Paquetà, uno dei nuovi gioielli del calcio verdeoro. Mezzala-trequartista classe ’97 del Flamengo – da molti definito il nuovo Oscar (ex Chelsea oggi in Cina) -, Paquetà a inizio settembre ha esordito con la Seleçao dove ha evidentemente legato con Neymar, stella del Brasile e nuovo capitano eletto dal ct Tite. Secondo i media brasiliani, in particolare Globoesporte, proprio Neymar avrebbe fatto con forza il nome del suo connazionale alla dirigenza del Psg affinché lo portino a Parigi già a gennaio. Che il Psg, insieme a City e Chelsea, fosse una delle contendenti per Paquetà, Leonardo già lo sapeva ma la sponsorizzazione di Neymar rischia di complicare ulteriormente i piani, perché al di là del discorso economico, comunque da non sottovalutare – sul giocatore, che pare avere il passaporto portoghese, pende una clausola di rescissione da 50 milioni -, potrebbe pesare molto la volontà del ragazzo. Il Milan aveva pensato di corteggiarlo grazie anche alla sponda in Brasile di Kakà ma è ovvio che Neymar, da compagno di spogliatoio in Nazionale – i due si sono conosciuti già nell’avvicinamento alle Olimpiadi del 2016 a Rio, anche se Paquetà poi non fu inserito nella rosa finale – possa avere maggiore influenza sulle idee di un ragazzo che in questo 2018 ha disputato 29 partite fra campionato e Libertadores, segnando 7 gol con 4 assist. Al momento non esiste una trattativa fra Flamengo e Psg, ma in Brasile sono certi che a gennaio Paquetà possa cambiare maglia e non per forza per i 50 milioni della clausola. Potrebbero bastare 30-35 milioni più bonus, una cifra alla portata del Milan, anche se i rossoneri, così come i parigini, va detto, sono in attesa di conoscere sia la sanzione che la Uefa gli darà per il mancato rispetto del Fair Play Finanziario nel triennio 2014-17, sia che tipo di accordo verrà fatto per il prossimo triennio (voluntary o settlement agreement?) e in base al quale Leonardo saprà come potersi muovere nel mercato a venire.

Il Milan, tecnicamente, è una società senza debiti finanziari. Attraverso un comunicato emanato ieri pomeriggio la società di via Aldo Rossi ha annunciato di aver rimborsato i due bond emessi alla borsa di Vienna lo scorso anno, con scadenza ottobre, dal valore totale di 123 milioni di euro (73 più 50). Ciò è avvenuto grazie a un aumento di capitale fatto da Elliott e pari alla cifra necessaria a fare estinguere il famoso debito “facilmente rifinanziabile” come raccontava spesso e volentieri l’ex ad Marco Fassone. La parte che faceva capo alla Rossoneri Sport Lux., che ammontava a 180 milioni, è stata estinta all’atto di escussione del pegno da parte di Elliott che porta così a 174 i milioni di euro investiti nella ricapitalizzazione del club, dopo i 51 versati in estate dei quali 21 sono serviti a tappare le falle ereditate dalla gestione cinese, mentre gli altri 30 sono stati destinati all’ordinaria amministrazione. Va anche ricordato che Elliott, esercitando a metà giugno il diritto di surroga, aveva versato 32 milioni di euro nelle casse del Milan, soldi che poi si sono rivelati vitali per l’iscrizione del club al campionato di Serie A. La data del rimborso obbligazionario, si legge nella nota diffusa dalla società, è fissata per venerdì 28 settembre. Questa operazione era già nei piani di Elliott, che conferma la sua potenza economica e pone il Milan nelle condizioni di essere una società finanziariamente solida e senza debiti pendenti.
Intanto, secondo rumors, si avvicina sempre di più il ritorno di Umberto Gandini nel board milanista. Il CEO della Roma, presente a Londra per il premio “The Best” della FIFA, avrebbe incontrato Ivan Gazidis, ad in pectore del club rossonero e che entrerà in azione dal prossimo primo dicembre. I due sono in contatto da almeno due mesi e Gandini sarebbe l’uomo giusto per gestire la fase di vuoto in attesa dell’arrivo di Gazidis e anche per portare avanti il dossier Uefa.

Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, Andrea Agnelli e Beppe Marotta, Tommaso Giulini,Renzo Rosso. E nella prossima stagione Aurelio De Laurentiis. Potrebbe essere questa la composizione di un’assemblea di Lega Pro visti i nuovi ingressi nella categoria. L’acquisto del Monza da parte di Berlusconi – con Galliani ad per riformare la coppia degli anni del Milan – ha fatto accendere i riflettori sulla Serie C: l’ex premier comprerà il 100% del club brianzolo, non più il 95%, lasciando comunque la presidenza a Nicola Colombo in attesa della prima verifica societaria fissata nel 30 giugno 2019 (possibile uno slittamento della conferenza stampa per l’annuncio da venerdì a sabato).

Ma nella categoria, negli ultimi mesi, erano già entrati rappresentanti della massima divisione. Ai nastri di partenza, per la prima volta nella storia del calcio italiano, la seconda squadra di un club di Serie A: la Juventus Under 23, inserita nel girone A. Il Vicenza è stato acquistato da Renzo Rosso – fondatore della Diesel e sponsor del Milan al quale confeziona la divise ufficiali – che ha lasciato il Bassano per tentare la strada della promozione in B con la squadra del capoluogo di provincia. L’imprenditore veneto avrà come socio Paolo Scaroni, attuale presidente del Milan. E ha scelto come direttore generale un dirigente molto apprezzato come Paolo Bedin, ex dg della Lega B. L’Olbia è di proprietà del presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, che in questo modo unisce calcisticamente tutta la Sardegna. E presto potrebbe unirsi al gruppo Aurelio De Laurentiis che ha rilevato il Bari in Serie D con ovvie ambizioni di risalita. Senza dimenticare alcuni legami tra la Pro Piacenza e Claudio Lotito, nati con l’acquisto del club emiliano da parte del gruppo Seleco, sponsor dei biancocelesti. Al tavolo della Serie C è presente anche la Sampdoria che ha un rapporto di collaborazione tecnica con la Vis Pesaro (negli anni scorsi era successo all’Inter con il Prato).

Si sta così delineando una forma di sostegno economico da parte delle proprietà di Serie A nei confronti di una categoria in difficoltà dal punto di vista finanziario, come dimostrano le traversie di numerose società, soprattutto delle retrocesse dalla B che faticano a sostenere le spese precedenti senza i ricavi di un campionato più ricco. Bastano alcuni dati per rendersi conto dei terreni a disposizione dei patron di Serie A in Lega Pro. Il Monza sta per essere ceduto con una valutazione di 2.5/3 milioni di euro. Ma nella maggior parte dei casi la stima media di una società di Serie C è pari a un milione. Vuol dire che l’ingaggio lordo annuo di Cristiano Ronaldo vale come quasi tutti i club della categoria, ad eccezione dei più quotati. E il monte ingaggi di una sola grande del massimo campionato supera nettamente il valore di tutti i club di Serie C. Qualche addetto ai lavori immagina il rapporto tra Serie A e Lega Pro come quello esistente tra NBA e il campionato universitario NCAA. Le squadre di C possono diventare risorse importanti dal punto di vista tecnico perché consentono di far giocare i giovani migliori in un contesto competitivo per la crescita. Le prime uscite della Juventus Under 23 lo confermano. Ma l’effetto benefico può essere anche commerciale perché i club di Serie A possono ampliare la loro base di tifosi nella zona geografica della società gemella. Di sicuro i legami tra A e C stanno diventando sempre più stretti attraverso singoli rapporti, in attesa di un progetto più ampio. Così alle solide realtà già presenti (per fare un esempio, la FeralpiSalò, controllata da un gruppo siderurgico di livello internazionale) si uniscono presidenti e dirigenti della categoria superiore. Da Monza a Olbia, in attesa del Bari.