Facendo affidamento alle ultime dichiarazioni da voti della Lega, mentre era in atto una riunione sulla legge di bilancio, l’esecutivo raggiunto un accordo per l’abolizione della legge Fornero e per il pensionamento a 62 anni con quota 100.

Oggi pomeriggio Infatti, un’ultima ipotesi di riforma sarà messa al vaglio dal governo il quale prevede il pensionamento con quota 100 ma con una contribuzione minima pari ad almeno 36 o 37 anni.

In poche parole, con un minimo di 36 anni di versamenti contributivi, nel 2019 andranno in pensione almeno 450 mila lavoratori più rispetto alla legge attuale mentre con l’asticella della contribuzione spostata a 37 anni i lavoratori uscenti ammonterebbero a 410mila in più rispetto a oggi.

Come ha dichiarato Enrico Marro sul Corriere della sera, la pensione con quota 100 permetterà sì ai contribuenti di accedere agli assegni con qualche anno di anticipo rispetto a oggi (la riforma Fornero per il 2019 prevede la pensione a 67 anni con 20 anni di contributi oppure a qualsiasi età ma con 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, ndr) ma meno “pesanti” rispetto a quelli che si percepirebbero andando in pensione con la legge Fornero:

”Sono allo studio tre ipotesi per ridurre il costo della riforma a «quota 100». Riduzione necessaria sia perché nel programma di governo si prevede una spesa di 5 miliardi l’anno e sia perché più si aumenta lo stanziamento per le pensioni, accontentando la Lega, più si dovrà incrementare la spesa per il reddito di cittadinanza, caro ai 5 Stelle. La prima ipotesi per tagliare il costo di «quota cento» prevede che la pensione anticipata venga calcolata col meno vantaggioso metodo contributivo per tutti i versamenti successivi al 1995, quando fu appunto introdotto il nuovo sistema. In questo modo l’importo della pensione si ridurrebbe, secondo i casi, anche del 10-15%. Si prevede inoltre di poter conteggiare non più di due anni di contributi figurativi”.

”Oltre al calcolo contributivo dal 1996, ci sono due nuove ipotesi dei tecnici per ridurre il costo di «quota cento». La prima prevede una penalizzazione temporanea, cioè un taglio di 1-1,5 punti percentuali della pensione per ogni anno di anticipo rispetto a 67 anni. Per esempio, uscendo dal lavoro a 62 anni, l’assegno sarebbe tagliato fra il 5 e il 7,5%. Ma questa penalizzazione verrebbe tolta al raggiungimento dei 67 anni, quando scatterebbe la pensione piena. La seconda ipotesi prevede invece un taglio permanente, ma in questo caso la penalizzazione sarebbe più bassa: i tecnici della Lega parlano di mezzo punto per ogni anno di anticipo, ma potrebbe essere anche un punto. In ogni caso, le penalizzazioni alleggerirebbero la pensione meno del calcolo contributivo”.