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Questa a Massimiliano Allegri probabilmente mancava. Douglas Costa giustamente espulso in campionato per un inspiegabile raptus? Altroché, qui si va oltre. Cartellino rosso in faccia a Cristiano Ronaldo per la prima volta in Champions, al debutto con la maglia juventina. Tutta colpa di un tocco del portoghese sul capo di Murillo (crollato nell’occasione), con avviso di CR7 al rivale sull’opportunità di non fare sceneggiate.

Non è il caso, l’Europa ci guarda. Un particolare, però, non consentito dal severo regolamento del pignolo Brych convinto dalla spiegazione fornitagli da Marco Fritz, estroso addizionale di porta. La Juventus aveva già avuto il piacere di incrociare il 43enne avvocato bavarese a Cardiff, dove Cuadrado fu espulso per somma di ammonizioni. Chiusa la parentesi, la partita racconterà di una Juventus tosta, compatta, affamata, in gamba, cazzuta, nonostante l’uscita della sua stella. Capace, pur ridotta in dieci per un’ora, di zittire il Mestalla e avviare la rincorsa alla Champions con un 2-0 da godere per intero.

I bianconeri – è noto – non muoiono mai: lo racconta la storia del club. Così succede che nel momento più tormentato stringano i denti e Cancelo becchi prima una traversa, poi una scarpata sul collo da Parejo, capitano idolatrato da queste parti ma che nell’occasione commette una stupidaggine sesquipedale (la seconda sul rigore parato da Szczesny nel finale). Pjanic ne approfitta, beffa l’ex Neto dal dischetto e poi si dirige provocatoriamente verso la curva del Valencia, la stessa che fin lì aveva utilizzato l’intero campionario di complimenti e gesti irripetibili per accogliere Ronaldo al meglio. Uno a zero e tanti saluti al calore dei locali. Prima dello storico rosso a CR7, Allegri aveva deciso di affrontare gli spagnoli secondo un 4-3-3 spurio. Matuidi, nella fase difensiva, tendeva ad allargarsi a sinistra per tamponare Soler, il ragazzo della cantera valenciana, mentre Bernardeschi arretrava a centrocampo, così da disegnare una linea a quattro in mezzo.

All’attacco, invece, l’ex viola dava il cambio a Mandzukic: largo a sinistra, con Ronaldo all’ombra del croato. Da una combinazione sul fianco mancino nasceva il primo squillo dei bianconeri con assist involontario di CR7 per Mandzukic e girata a lato. Non era una Juve sadica in avvio: anche Khedira, Bernardeschi e Matuidi avevano pietà di un Valencia mai così scollegato al centro della difesa. Volenterosi gli spagnoli, combattivi, ma tecnicamente inferiori.

Il rosso a CR7 implicava l’uscita di Khedira con innesto sostanzioso di muscoli. Quelli di Emre Can con conseguente 4-4-1 allestito per l’occasione. Quindi l’episodio del primo rigore, con bis di Pjanic a raccordare la fine di un tempo e l’avvio del secondo, quando Murillo cinturava Bonucci e Brych fischiava il secondo rigore per la Juve. Sono quei contrasti che in Italia spesso perdonano, in Europa quasi mai. La partita scivolava via, c’era spazio anche per Douglas Costa (subito uscito dopo un duro contrasto) e Rugani, mentre le forze fresche del debuttante Marcelino incidevano poco e Parejo sprecava un rigore. Appuntamento con il Valencia al 27 novembre allo Stadium: con Ronaldo presente, di sicuro.

VALENCIA

NETO 6 Manca la presa su un cross basso di al 20′, ma con l’aiuto di Murillo riesce a rimediare su Bernardeschi e Matuidi. Intuisce i rigori di Pjanic, ma sono imprendibili.
RUBEN VEZO 5 Tra Ronaldo, finché c’è, e Alex Sandro, passa una brutta serata. Cheryshev (12′ st) 5.5 Prova a portare un po’ di verve, ma non incide.
GABRIEL 5.5 Soffre sui cross bianconeri nella prima mezzora.
MURILLO 5 Provvidenziale su Bernardeschi e Matuidi dopo la presa mancata di Neto, come Gabriel però aveva patito anche lui nella prima mezzora. Ingenuo l’abbraccio a Bonucci sul secondo rigore.
GAYÀ 5 Piace alla Juve e ha un assaggio del livello che dovrà raggiungere. Non è ancora a quello del Bernardeschi e del Cancelo di ieri sera.
SOLER 6 Altro osservato speciale, mostra buone idee, anche se soffre anche lui.
PAREJO 5 Assolutamente inutile l’entrata del rigore su Cancelo, che di testa stava indirizzando il pallone verso la linea laterale. La buona regia non basta a compensare la sciocchezza, anche perché poi sbaglia il suo, di rigori.
WASS 5.5 Tiene la posizione, ordinato, ma non fa molto di più.
GUEDES 5 Si sapeva che non era in grandi condizioni. Lo ha confermato. Santi Mina (25′ st) 6 Lotta. Senza grandi risultati, ma ci prova.
RODRIGO 5.5 Cresce un po’ nella ripresa, ma anche lui perde il duello con Bonucci e Chiellini.
BATSHUAY 5 Si vede poco, dominato da Chiellini. Gameiro (25′ st) 5.5 Si vede più di Batshuay perché il Valencia preme, ma l’esito non cambia.
ALL. MARCELINO 5 La Juventus domina in undici contro undici e segna due gol quando si ritrova in dieci, senza che il Valencia riesca mai a impensierirla.

JUVENTUS

SZCZESNY 7.5 Il rigore parato a Parejo arriva quando la partita sta finendo, ma evita brividi e corona una prova attenta.
CANCELO 8 Si fa rimpiangere, eccome: il portoghese è impeccabile in difesa e devastante in attacco.
BONUCCI 8 Prima prestazione da Bonucci dei vecchi tempi, nella sera finora più importante. Questo fanno i grandi giocatori.
CHIELLINI 8 Sovrasta Batshuay e respinge ogni assalto con concentrazione assoluta e strapotere fisico.
ALEX SANDRO 7 Sempre puntuale nell’appoggiare le azioni offensive e attento dietro.
KHEDIRA 5.5 Il pallone spedito sopra la traversa da 5 metri al 17′ è un errore troppo grave per poterlo riscattare nei 23 minuti che gioca, prima di infortunarsi. Emre Can (23′ pt) 8 Entra subito in partita sbrogliando una situazione pericolosa, poi alza un muro in mezzo al campo.
PJANIC 8 Intelligente e preciso come sempre, calcia alla perfezione dal dischetto due palloni pesantissimi, con una freddezza che non lascia scampo. Douglas Costa (21′ st) 7 Copre la fascia e punge in contropiede. Rugani (44′ st) ng.
MATUIDI 8 Instancabile: se la Juventus non soffre l’inferiorità numerica è merito di tutti, ma suo un po’ di più.
BERNARDESCHI 8 Partita strepitosa: dispensa assist e passaggi pericolosi mentre corre a tutta velocità e con assoluta lucidità.
MANDZUKIC 6.5 Si mangia un gol anche lui in avvio, ma a differenza di Khedira ha tutto il tempo di farsi perdonare, lottando da solo in avanti dopo l’espulsione di Ronaldo. Un vero guerriero.
RONALDO 7 Una spina nel fianco sinistro del Valencia, finché resta in campo.
ALL. ALLEGRI 8 Disegna una Juventus perfetta, che approfitta dello spazio lasciato dal Valencia sulle fasce e solo per errori di mira clamorosi non va sul 3-0 in 25 minuti. La ridisegna dopo l’espulsione di Ronaldo e il risultato non cambia, se non per il fatto che Pjanic segna.

ARBITRO

BRYCH 0 Voto da dividere con l’assistente Marco Fritz. E anche con la Uefa che si ostina a rimandare l’introduzione del Var, che avrebbe evitato l’assurda espulsione di Ronaldo con cui l’arbitro ha rischiato di condizionare la partita. Evidente il rigore su Cancelo, fiscale ma giusto quello su Bonucci, dubbio quello di Rugani.

Gli juventini sono ripartiti questa mattina dalla Spagna e da oggi prenderà il via l’operazione Frosinone, da affrontare con un Sami Khedira in meno. Il tedesco ieri si è arreso a Valencia dopo una ventina di minuti, tradito da un problema muscolare. L’entità del danno sarà valutata al rientro a Torino, ma sicuramente il centrocampista sarà fuori causa nel posticipo di domenica sera. quando è in programma la terza di un mini-giro di sette tappe che inevitabilmente indirizzeranno la stagione dei campioni. Al solito, come da disposizione ripetuta da Massimiliano Allegri fino allo sfinimento, servirà pazienza. Anche per i precedenti del recente passato: l’ultima (e unica volta) in Serie A nel vecchio impianto dei laziali neopromossi finì 2-0 per i bianconeri, ma con equilibrio sbloccato solo nell’ultimo quarto di gara grazie a due squilli di Juan Cuadrado e Paulo Dybala. Sono quelle partite toste, sporche, probabilmente tutt’altro che destinate a lasciare un segno nella storia dei match spettacolari. Ma sono quegli appuntamenti che per tradizione si rivelano decisivi, in un senso o nell’altro. E le scelte di Allegri saranno consequenziali all’importanza della posta nonché alla necessità di cambiare lì dove serve.
Ciò non significa che domenica a Frosinone giocherà una Juve ribaltata da Max. Il mercoledì successivo c’è il Bologna allo Stadium e sabato il Napoli: ecco, è contro gli ancelottiani che i veri duri non dovranno mancare. Così in terra laziale, magari, sarà possibile vedere sulla scena Mattia Perin in porta e Daniele Rugani in difesa: sarebbe la prima esibizione per entrambi. Una prospettiva importante soprattutto per il lucchese che in estate ha detto no alla succosa proposta del Chelsea, è rimasto e sta pure pensando a un rinnovo di contratto (l’attuale scade nel 2021 e l’ingaggio da due milioni più bonus può subire un discreto aumento). Detto che Alex Sandro ha già due cartellini gialli sul groppone e finora le ha giocate tutte, Max fa i conti pure con l’infermeria in cui è appena entrato Khedira: Mattia De Sciglio si rivedrà dopo la sosta a meno di ricadute, Andrea Barzagli s’è fatto male al polpaccio, muscolo infido per natura. Cuadrado, ieri escluso dai titolari anti Valencia, può tornare buono come terzino, mentre Medhi Benatia è prontissimo al warm up. A centrocampo, invece, Emre Can è il sostituto naturale di Khedira – come ieri sera al Mestalla – mentre lo stesso Bentancur potrebbe avere una possibilità allo Stirpe.
L’attacco, poi, è un capitolo a parte. Una certezza, intanto. Douglas Costa inizierà il periodo di penitenza riservata al campionato: inclusa la sosta, quasi un mese da vivere in purgatorio tra le anime se non in pena, di sicuro in fase di raccoglimento e preghiera. Perché ciò che è accaduto contro il Sassuolo resti una macchia unica nella sua carriera fin lì immacolata e quando sarà il turno di incrociare un Di Francesco, papà e/o figlio, beh, una stretta di mano potrà essere la soluzione. Difficile che Allegri non torni ad affidarsi a Dybala titolare, altrettanto complicato pensare che tra Frosinone e Bologna l’allenatore non ritenga giusto dare un turno di riposo a Cristiano Ronaldo. Il portoghese vorrebbe giocarle tutte. Il suo destino, nel caso, non dovrebbe far rima con un posto in tribuna, com’era abituato a fare ai tempi del Real Madrid. Anche se un CR7 preservato è propedeutico a un CR7 vincente, a fine stagione.