Il Governo del M5S e della Lega di Matteo Salvini sta preparando la riforma sulle Pensioni, con le uscite anticipate rispetto alla pensione di vecchiaia assicurate dalla quota 100 e dalla possibile proroga nel 2019 dell’opzione donna. Tuttavia, secondo quanto scrive il quotidiano specializzato Italia Oggi, i vantaggi delle misure che l’Esecutivo ha messo al centro della discussione per il superamento della riforma delle pensioni di Elsa Fornero, potrebbero non essere reali. Il nodo principale, infatti, riguarda il valore degli assegni di pensione di chi potrebbe scegliere di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro: le misure potrebbero produrre, infatti, importi penalizzati.

Sulla proroga dell’Opzione donna ci sono molte perplessità, di certo cambieranno alcuni  requisiti, bisogna solo cercare di capire quali. Dalle ultime indiscrezioni si presentano due ipotesi.

La prima è rappresentata dall’emendamento del deputato Rizzetto che amplia la platea dei beneficiari, includendo anche le nate dal 1961/1962. L’altra ipotesi prevede la proroga con un requisito dell’età pensionabile di 63 anni, un aumento di circa 6 anni.

Una possibile novità sul ritorno di Opzione Donna potrebbe riguardare uno dei requisiti: i 35 anni di contributi potrebbero non essere abbastanza per accedere all’anticipo pensionistico, tale parametro potrebbe essere alzato a 36-37 anni.

Opzione donna 2018

L’opzione contributiva donne, nota anche come regime sperimentale, dà alle lavoratrici la possibilità di pensionarsi a 57 anni e 7 mesi di età (se dipendenti) o 58 anni e 7 mesi (se autonome), con 35 anni di contributi; le dipendenti devono attendere un periodo di 12 mesi dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione (la cosiddetta finestra), mentre le autonome devono attendere 18 mesi. Il calcolo della pensione, in cambio dell’anticipo, è però effettuato col sistema contributivo, che risulta generalmente penalizzante perché si basa sui contributi accreditati e non sulla media degli ultimi stipendi. Il requisito di 35 anni di contributi per l’opzione donna deve essere stato raggiunto entro il 31 dicembre 2015, mentre i requisiti di età devono essere stati perfezionati entro il 31 luglio 2016: chi risulta aver maturato entrambi i requisiti entro queste date può pensionarsi quando vuole, anche una volta trascorso il periodo di finestra. Diversi comitati hanno chiesto la proroga della misura, ma ad oggi non ci sono stati risultati concreti.

Si torna a parlare della pensione anticipata, ovvero una prestazione dell’Inps riconosciuta a tutti i lavoratori autonomi e dipendenti sulla base del numero di contributi che sono stati maturati durante vita.Proprio quest’anno pare siano stati riconfermati tutti i requisiti principali per poterla richiedere, una volta raggiunti i contributi minimi e incondizionatamente dall’età del soggetto. Da chi può essere richiesta la pensione anticipata? Secondo quanto disposto, questa può essere richiesta con ancora più anticipo da tutti i lavoratori precoci, ossia chi prima dei 19 anni pare abbia versato 1 anno di contributi, secondo determinate condizionati. E’ inoltre possibile trovare altre forme di pensioni anticipate tra le quali Ape volontaria e Ape social. I requisiti sembrano essere gli stessi rispetto agli altri anni, ovvero è rivolta a tutti i lavoratori autonomi e dipendenti iscritti alla Gestione Separata Inps e all’Ago.

Inoltre, potrà essere richiesta da chi ha contributi che siano pari a 42 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Questi requisiti saranno validi fino al prossimo 31 dicembre 2018. La pensione anticipata spetterà anche a chi avrà compiuto i 63 anni con almeno 20 anni di contributi accreditati. Come richiedere la pensione anticipata? Innanzitutto va detto che questa potrà essere richiesta recandosi presso un ente di patronato o servizio telematico Inps, contattando il contact center Inps.Per quanto riguarda l’Ape sociale, i requisiti sembrano essere praticamente gli stessi per i lavoratori precoci, tra cui aver compiuto 63 anni.

Sono richiesti anche altre elementi, ovvero non essere titolari di pensione diretta, assenza di trattamento sostegno al reddito, assenza di una attività autonoma e dipendente, avere contributi pari a 30 anni per tutti i caregiver, invalidi e disoccupati ed infine per 36 anni di contributi per categoria di lavoratori gravosi. Si parla anche di pensione anticipate ha parlato anchApe rosa, ovvero la pensione anticipata pensata per le donne che potranno accedere alla pensione anticipata soltanto se saranno in possesso di contributi pari a 41 anni e 10 mesi. E’ possibile ricorrere alla pensione anticipata Ape rosa. Va precisato che ogni figlio apporta uno scontro contributivo di 1 anno per un massimo di due anni. Sono richiesti contributi pari a 30 anni, oltre ad appartenere a categorie come invalidi civili, disoccupati o caregiver, contributi di 36 anni e appartenenza alla categoria dei lavori gravosi.

Negli ultimi giorni, e Silvio Berlusconi, il leader di Forza italia. Secondo Berlusconi, sembra che anticipare l’accesso alla pensione rispetto ai criteri stabiliti dalla normativa vigente sarebbe possibile, ma soltanto in alcuni casi che sono indicati con equità e per un periodo di tempo limitato. ”Si tratta di tutelare i lavoratori che sono stati discriminati dai criteri rozzi e frettolosi adottati dalla Legge Fornero, che hanno sconvolto improvvisamente le attese e i programmi di vita di tante persone e messo in grave difficoltà i lavoratori più anziani, che non sono più in condizioni di lavorare, e che invece sono lasciati a carico delle aziende oppure senza reddito”, ha precisato Berlusconi.

Ape rosa 2018

Gli sconti sugli anni di contributi richiesti non si limitano alla pensione contributiva. Dal 2018, difatti, le donne che accedono all’Ape sociale, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato che si può ottenere dai 63 anni di età, hanno diritto a uno sconto contributivo secondo il numero dei figli.

Nel dettaglio, la riduzione del requisito contributivo per l’Ape sociale è pari a 1 anno per ogni figlio, sino a un massimo di due. In questo modo, le lavoratrici con figli facenti parte delle prime tre categorie beneficiarie dell’Ape social, cioè disoccupati, caregiver e invalidi dal 74%, possono ottenere l’anticipo pensionistico con un minimo di 28 anni di contributi anziché 30, mentre le appartenenti agli addetti ai lavori gravosi con un minimo di 34 anni di contributi anziché 36.

Pensione di vecchiaia anticipata 2018 Le donne in possesso di invalidità pensionabile superiore all’80% possono raggiungere la pensione di vecchiaia a 55 anni e 7 mesi, mentre gli uomini con invalidità pe oltre l’80% possono raggiungerla a 60 anni e 7 mesi (previa attesa di una finestra di 12 mesi, per entrambi). Il requisito per il trattamento si abbassa a 55 anni e 7 mesi per gli uomini e 50 anni e 7 mesi per le donne, se non vedenti. Per questa prestazione, nonostante si tratti di pensione di vecchiaia, non è prevista la parificazione dell’età pensionabile come per la pensione di vecchiaia ordinaria.

Anticipo pensione contributiva per maternità 2018

Le donne il cui assegno di pensione è calcolato interamente col sistema contributivo possono anticipare la pensione di 4 mesi per ogni figlio, fino ad un massimo di 12 mesi di anticipo (dunque l’agevolazione si limita a 3 figli, dal 4°in poi non sono previsti anticipi ulteriori). In alternativa, chi ha sino a 2 figli può aumentare il coefficiente di trasformazione della pensione di 1 anno, mentre chi ha 3 o più figli può aumentarlo di 2 anni: il coefficiente di trasformazione è la cifra, espressa in percentuale, che trasforma i contributi accantonati (montante contributivo) in assegno di pensione.

Più è alto il coefficiente, dunque, più è alta la pensione: ad esempio, a chi possiede 300mila euro di montante contributivo e ha diritto all’applicazione di un coefficiente pari al 5%, spetta una pensione annua di 15mila euro, mentre se si ha diritto all’applicazione di un coefficiente del 5,5% spetta una pensione annua di 16.500 euro. Per quanto riguarda la pensione contributiva, sono poi riconosciuti dei contributi figurativi per le assenze dal lavoro dovute a:

  • educazione e assistenza dei figli, sino al compimento di 6 anni di età: sono accreditati non più di 170 giorni per ciascun figlio; · assistenza a figli dai 6 anni di età, al coniuge e al genitore conviventi, secondo quanto previsto dalla Legge 104: possono essere accreditati al massimo 25 giorni complessivi l’anno, con una soglia limite nella vita lavorativa di 24 mesi. Questi benefici sono validi per tutte le pensioni calcolate col sistema contributivo, esclusa l’opzione donna; sono dunque utilizzabili: · dalle lavoratrici cosiddette contributive pure, cioè che non possiedono contributi versati prima del 1996 (le quali non hanno diritto al calcolo retributivo, più vantaggioso perché si basa sugli ultimi stipendi e non sui versamenti, nemmeno per una quota della pensione); · dalle lavoratrici che utilizzano il computo nella Gestione Separata (cioè versano tutti i contributi posseduti in questa gestione: quanto accreditato passa così al calcolo interamente contributivo); · dalle lavoratrici che utilizzano l’Opzione Contributiva Dini (si tratta di un’agevolazione diversa dall’Opzione Donna, con la quale si può raggiungere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi in cambio del calcolo contributivo).

Pensioni 2018, le agevolazioni per le donne

Ape rosa, pensione anticipata e opzione contributiva donne, salvacondotto, anticipo requisiti per maternità e invalidità: i benefici per le donne. Anche se l’età pensionabile (cioè l’età necessaria per ottenere la pensione di vecchiaia) dal 1° gennaio 2018 è uguale per tutti, uomini e donne, restano diverse agevolazioni per la pensione grazie alle quali le lavoratrici possono uscire prima dal lavoro, rispetto ai lavoratori. In alcuni casi si tratta di possibilità che tra poco tempo non si avrà più l’interesse di attivare, come il salvacondotto e l’opzione donna (anche se quest’ultima potrebbe essere prorogata), in altri casi di possibilità destinate a durare negli anni, come la pensione anticipata. Vediamo allora, nel dettaglio, quali agevolazioni per le donne sono previste per le pensioni 2018.

 Pensione anticipata donne 2018

La pensione anticipata, per la quale non è richiesto un requisito minimo di età, consente alle donne di uscire dal lavoro un anno prima degli uomini. Il trattamento, attualmente, è raggiungibile con 41 anni e 10 mesi di contributi, mentre per i lavoratori il requisito è pari a 42 anni e 10 mesi. I requisiti aumenteranno, in base agli incrementi legati alla speranza di vita, di 5 mesi a partire dal 2019. I requisiti, dal 1° gennaio 2019, saranno dunque pari a 42 anni e 3 mesi per le donne ed a 43 anni e 3 mesi per gli uomini. In seguito i requisiti dovrebbero aumentare, per entrambi, di 3 mesi ogni biennio.