Una donna è stata costretta ad amputare tutte le dita del piede destro dopo aver fatto la Fish pedicure, ovvero la pedicure con i pesci, mentre era in vacanza in Thailandia. Victoria Curthoys, 29 anni, di Perth, in Australia, ha contratto nel 2006 un’infezione alle ossa delle dita dei piedi poiché aveva camminato sui vetri rotti.

La ragazza però, un anno prima della sua partenza aveva già subìto l’amputazione di un dito a causa di un’infezione alle ossa che, con questo specifico trattamento, si è ripresentata diffondendosi ancor più violentemente. Il batterio shewanella, contratto nella vasca di pesci che si nutrono di pelle morta, le ha nuovamente attaccato le ossa ed i sintomi del suo malessere si sono presentati già al suo rientro in patria. I medici, però, nono conoscendo i motivi di infezione sono riusciti a dalle una diagnosi e l’adeguata cura solamente dopo due anni. Nel frattempo Victoria ha visto la sua vita trasformarsi in un susseguirsi di febbre, dolori, vari malesseri ma, soprattutto, alla perdita delle altre 4 dita del piede: “Credevo che la spa fosse pulita ma evidentemente mi sbagliavo. Ora sto bene, ma non è stato facile dovermi abituare a camminare senza una parte del piede”. La condizione recidiva di questo tipo di infezione, però, la costringerà ad un costante monitoraggio delle sue condizioni e, in generale, a prestare più attenzione.

pesci: i gran lavoratori nella fish pedicure

La tecnica nasce in Medio Oriente (Turchia, Siria e Giordania) centinaia di anni fa ma viene esportata presto nel resto del mondo: in Italia è arrivata da poco e si sta diffondendo molto velocemente. Centri specializzati sono nati in molte delle città più importanti e si offrono dei pacchetti benessere per mani, piedi e corpo, basati su tale metodo.

C’è una specie di pesci chiamata Garra Rufa che si nutre di pelle morta e che non ha denti: è sufficiente immergere i piedi in una vasca d’acqua piena di questi pesciolini per ottenere un trattamento completo della pelle. Vengono chiamati anche “pesci dottore” proprio per la loro capacità di curare la pelle dagli inestetismi.

Attenzione! fornirsi solo in centri specializzati e fidati: può capitare che, per risparmiare, alcuni acquistino dei pesci frutto di incroci, quali il Chin-Chin, che con i suoi denti provoca invece ferite molto dolorose lacerando la pelle.

I benefici della fish pedicure

I Garra Rufa, nutrendosi della pelle morta in eccesso, rilasciano un enzima chiamato ditranolo, che dona alla pelle un aspetto giovane e compatto: il trattamento può essere effettuato su piedi, mani, gomiti e in tutte le zone in cui si vuole migliorare l’aspetto della cute e la microcircolazione. Il trattamento dura dai 30 ai 60 minuti e dona sollievo in caso di psoriasi, eczemi e dermatiti, anche se agisce solo sull’aspetto dell’epidermide e non sulla causa psicosomatica che ne genera la comparsa.

Tuttavia si è riscontrata una diminuzione dello stress e un miglioramento dell’umore: questi
pesciolini sono molto piccoli e le loro bocche altrettanto delicate. Non sono dotati di denti e si nutrono normalmente di alghe. La sensazione provata durante il trattamento è quella di un leggero solletico, molto piacevole una volta superato il pensiero di avere centinaia di pesci tutti intorno al proprio corpo.

Garra rufa è un piccolo ciprinide, diffuso in Medio Oriente, nelle acque dolci dell’Anatolia,
Siria, Giordania e nei bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate, dove vive in acque con
temperature comprese tra i 15°C e i 28°C. E’ una specie bentopelagica, che vive in branco.
Presenta un corpo relativamente tozzo, allungato, con pinne robuste; la bocca è in posizione ventrale, con la presenza di caratteristici barbigli. Si nutre prevalentemente di fitoplancton e detriti animali. Da centinaia di anni questa specie viene utilizzata nei Paesi asiatici ed in particolare in Turchia, nella zona di Kangal, nell’ittioterapia per cure podologiche e per il trattamento di alcuni disturbi dermatologici. Alcuni studi scientifici sono stati condotti per valutare l’effettiva efficacia dell’ittioterapia nel trattamento controllato della psoriasi, con benefici temporanei che si possono prolungare anche per alcuni mesi.

Caratteristica di questa specie è quella di cibarsi anche della pelle malata o morta, senza intaccare le restanti parti del derma, asportando piccole porzioni di cute. Controversi appaiono ancora gli studi sulla presenza o meno di un enzima presente nella saliva di questi pesci, il ditranolo, efficace nel trattamento della psoriasi, ma che può avere degli effetti collaterali, quali irritazioni cutanee, dovute a sensibilità individuale. Grazie a queste sue capacità, questa specie ittica nei paesi d’origine ha fatto fiorire un florido mercato relativo al trattamento di patologie dermatologiche. Negli ultimi anni questa tendenza si sta diffondendo su scala mondiale all’interno di centri termali e, in molti
Paesi, la pratica denominata fish pedicure, che consiste nell’immergere i piedi in una piccola
vasca condizionata con questi pesci, si sta sviluppando anche in alcuni centri estetici.
Attualmente in Italia questa pratica è poco diffusa, anche per la difficoltà oggettiva di
intraprendere tale attività e la totale mancanza di controlli atti a verificarne l’idoneità. Da
ricordare come in molti Stati americani e in Svizzera, l’utilizzo di questi pesci nei centri estetici è vietato per questioni igieniche. Lo scopo del presente lavoro è stato quello di valutare lo stato sanitario di alcune partire di Garra rufa acquistate da alcuni centri estetici di Torino direttamente da rifornitori europei. Da giugno 2010 sono state analizzate con cadenza mensile, 11 partite diverse di Garra rufa provenienti da 3 diversi rifornitori. I pesci sono giunti al laboratorio vivi, in sacchetti da trasporto e sono stati sottoposti alle analisi routinarie, previa anestesia profonda e spinalizzazione di tutti i soggetti. Sono stati condotti su tutti i soggetti gli esami parassitologico e anatomopatologico, seguiti da un esame colturale su terreni di primo isolamento.

Inoltre, da tutti i soggetti si è condotto un esame colturale su terreni specifici per la
ricerca di eventuali micobatteri atipici. In alcuni casi i soggetti sono apparsi estremamente magrie le lesioni maggiormente frequenti sono da ricondursi ad una sofferenza branchiale aspecifica.

L’esame parassitologico è risultato sempre negativo, mentre all’esame colturale è stato possibile isolare, in alcuni soggetti, Aeromonas hydrophila, senza però riscontrare dei segni caratteristici all’esame autoptico. La ricerca di micobatteri atipici ha sempre dato esito negativo. Nel mese di febbraio 2011 inoltre, è stata inviata al laboratorio una partita, già testata in arrivo ed utilizzata a scopo estetico per circa un mese, in cui si è segnalata una lieve mortalità in vasca. Dalle analisi condotte si è potuto osservare un eccessivo dimagramento dei soggetti, con intestino totalmente privo di alimento ed un quadro di anemia epatica; è stato inoltre possibile isolare Aeromonas sobria da un esemplare. Tale quadro è senz’altro da ricondurre ad una eccessiva densità, ad una scarsa alimentazione dei soggetti e a fenomeni di stress ambientale. I risultati ottenuti da questo studio preliminare permettono, seppur con una certa riserva, di affermare che le partite in arrivo godono di un buono stato di salute; non è stato possibile però stabilire l’effettivo mantenimento di tale stato di salute nel tempo. Regolamentare quindi tale attività, effettuando anche maggiori controlli sanitari e igienici delle partite utilizzate, renderebbe certamente tale pratica più sicura.