Ognuno di questi anni trascorsi senza Sarah è stato uguale al precedente: a mano a mano che si avvicinava la data dell’anniversario, il mio cuore si riempiva di angoscia. E adesso che siamo arrivati a dieci anni, dieci anni esatti da quel maledetto 26 agosto 2010, ho addosso una grande malinconia».

Sono parole di Claudio Scazzi, trentacinque anni, il fratello di Sarah, la quindicenne uccisa il 26 agosto 2010 ad Avetrana, in provincia di Taranto. Parole amare, pronunciate a dieci anni esatti da uno dei delitti che più turbarono l’opinione pubblica. Una sconvolgente tragedia familiare che vide condannare all’ergastolo in via definitiva per omicidio premeditato Sabrina Misseri e la madre, Cosima Serrano, rispettivamente cugina e zia di Sarah; e a otto anni per occultamento di cadavere lo zio. Michele Misseri.

Un caso, ormai universalmente  noto come “il delitto di Avetrana”, che ancora oggi, dieci anni dopo, scatena polemiche. E di questi giorni infatti la notizia che Michele Misseri, che dovrebbe restare in carcere fino al 2025, entro questo mese avrà diritto a chiedere pene alternative; il che ha indignato l’opinione pubblica e ha fatto infuriare sua figlia Valentina, sorella di SabrinaMisseri, da sempre convinta che a uccidere Sarah sia stato proprio lui.

Ma vediamo di ripercorrere le varie tappe di un omicidio che resterà negli annali della cronaca nera. Aveva appena quindici anni Sarah Scazzi quando scomparve nel nulla, il pomeriggio del 26 agosto 2010, dopo essere uscita dicendo che sarebbe andata a casa della cugina, Sabrina Misseri. Per oltre un mese tutta Italia restò col fiato sospeso per la sorte di quella ragazzina magra magra, dai lunghi capelli biondi. La madre.

Concetta Serrano, lanciò disperati appelli in TV. E fu proprio durante una diretta televisiva al programma Chi l’ha visto che la signora Concetta ebbe l’atroce notizia: Michele Misseri, lo zio di Sarah, aveva confessato. «L’ho strangolata», aveva detto ai carabinieri «e l’ho buttata in un pozzo». Era la tenibile verità. O meglio, una parte della verità. Perché i poveri resti di Sarah nel pozzo c’erano, solo che a ucciderla, secondo gli inquirenti, non era stato zio Michele.

Come in seguito avrebbero appurato le indagini, infatti, l’uomo aveva cercato di addossarsi ogni responsabilità nel tentativo di scagionare la figlia Sabrina e la moglie Cosima: erano state loro e non lui, infatti, a massacrare Sarah al culmine di una violenta lite a casa loro. Lei era scappata, loro l’avevano inseguita, fatta salire in auto, riportata a casa e strangolata. Motivo del rancore: Sabrina era pazza di gelosia perché la cuginetta, a suo dire, insidiava Ivano Russo, un giovane del posto con cui aveva avuto una relazione.

Alla fine, dopo i tre gradi di giudizio, Sabrina Misseri e Cosima Serrano nel 2017 furono condannate al carcere a vita, mentre “zio Michele” se la cavò con otto anni per averle aiutate a fare sparire il cadavere. «Mi sembra che gli inquirenti abbiano fatto tutto il loro dovere, senza tralasciare ! nulla», ha dichiarato Claudio Scazzi, il fratello di Sarah, nel commemorarla.

«Per me giustizia è fatta. Dalle evidenze processuali emerge la responsabilità delle persone condannate». Invece la cugina di Sarah, Valentina Misseri, sorella di Sabrina, non è mai stata d’accordo
con questa sentenza. E a dieci anni dal delitto ribadisce la sua convinzione: a uccidere Sarah è stato solo suo padre, Michele Misseri. L’avrebbe strangolata dopo che lei, la sua nipotina, aveva energicamente rifiutato un suo approccio sessuale. Secondo Valentina, insomma, avrebbe dovuto essere il padre, e non la madre e la Sorella, a scontare l’ergastolo, e adesso il fatto che forse non sconterà nemmeno gli otto anni stabiliti dalla condanna la fa infuriare. «Bella giustizia », ironizza sui social, anche se poi in una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano ha precisato che si tratta pur sempre di suo padre. «Non l’ho perdonato, ma non l’ho neppure abbandonato », ha dichiarato. «Una famiglia è una famiglia nella buona e nella cattiva sorte».

Valentina Misseri ha detto poi di avere letto e riletto in questi dieci anni le carte processuali, e di essersi sempre più convinta dell’innocenza della madre e della sorella: «Davvero non riesco a capire come possano essere state ritenute colpevoli dell’omicidio di Sarah. La verità è che stavano antipatiche a tutti. L’opinione pubblica ha pesato sulla sentenza. Hanno detto che Sabrina era brutta, cattiva e invidiosa, ma non è così. È una bella ragazza, e mia madre Cosima è una grande lavoratrice». Intanto, nel carcere di Taranto, dove madre e figlia sono recluse, il decimo anniversario della morte di Sarah è stata una normale giornata di lavoro. Valentina Misseri ha raccontato di averle sentite in videochiamata, come avviene almeno quattro volte a settimana dal 2011, quando furono arrestate.