Saranno gli smartphone, sarà una società che spinge ad essere sempre più al top, sempre più aggiornato, più forte, più bello e più simile agli altri, tant’è che il tasso dei suicidi fra i giovanissimi è in aumento negli ultimi anni.

Già, perché se sulle bacheche si leggono messaggi tipo “tu sei unico”, “ognuno ha il suo talento”, “il fallimento aiuta a crescere” oppure “io non mi faccio piegare dalla società”, nella realtà tutti vogliono essere accettati e per farlo devono vestirsi allo stesso modo, devono dire e fare le stesse cose, devono avere successo e il fallimento non è ammissibile. Tutta questa pressione è difficile da gestire e chi non ha la forza di reagire a questo meccanismo può arrivare a gesti estremi: secondo i dati del Centers for Disease Control and prevention, infatti, tra il 2007 e il 2017 il tasso di suicidi fra i bambini dai 10 ai 14 anni è triplicato e per quelli fra i 15 e i 19 anni è aumentato del 76%.

Per il Pew Research center, nel 2017 il 13% degli adolescenti ha dichiarato di aver avuto almeno un episodio di depressione e, in generale, tra le persone fra i 10 e i 24 anni i suicidi sono aumentati del 56% in soli dieci anni. Le cause possono essere le più disparate, ovviamente, può essere il bullismo, condizioni sociali difficili, ma anche una società che si fonda sull’abuso degli smartphone, e quindi tutto ciò che ne segue, può essere una causa.

E’ bello raccontare i propri pensieri e magari condividere le esperienze sui social, ma è un problema se si comincia a vivere in funzione di questi, se si preferisce il mondo digitale a quello reale e se non si è in grado di gestire gli hater o il bullismo digitale, dal dark web al revenge porn. Ormai i social fanno parte della nostra vita e le nuove generazioni stanno crescendo con la mentalità per cui non è tanto bello vivere un’esperienza quanto il mostrarla agli altri, e poco ci si può fare perché vietarlo significa condannarli all’essere considerati male dai coetanei.

Servirebbe piuttosto uno sforzo comunicativo e un insegnamento di cosa possono portare i social, anche perché non li stacchi: uno studio dell’Università di Glasgow ha analizzato i dati del Millennium Cohort Study del Regno Unito e ha scoperto che più di un terzo degli adolescenti passa almeno 3 ore al giorno sui social media (il 21% arriva addirittura alle 5 ore quotidiane) con il risultato che vanno a letto più tardi e quindi dormendo di meno hanno uno scarso rendimento scolastico ed emotivo perché non riescono a recuperare le ore di sonno perso. Le ragazze sono anche più coinvolte arrivando a passare più di cinque ore al giorno nel 28% dei casi (14% per i ragazzi).

Tutte queste ore possono anche portare a crisi di astinenza, come è successo a una ragazzina che si è buttata dalla finestra dell’hotel nel cui alloggiava per una gita scolastica perché il professore le aveva ritirato il cellulare. O come il caso di una ragazza morta perché usava il cellulare attaccato alla corrente mentre faceva il bagno. Di questi casi sono piene le pagine della cronaca. O come l’influencer americana Jessy Taylor che ha avuto una crisi isterica dopo che Instagram le aveva rimosso il suo profilo: «non sono niente senza i miei followers, non sono niente senza i miei followers! », ripeteva disperata la ragazza.