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Il Capodanno cinese inizierà alle 13.30, quando a Nanchino scenderà la sera. Il calendario direbbe altro, ma per la A non ci sono dubbi: questo mercoledì d’estate è un primo gennaio. Finora abbiamo scherzato, gli allenatori hanno elaborato timide ipotesi di formazione, qualche tifoso in vacanza ha fatto finta che il pallone non esistesse. Da stasera no, da stasera non si può. Il nuovo anno del calcio inizia qui e, come da tradizione, in piazza faranno i fuochi d’artificio: Juve contro Inter, i campioni d’Italia contro chi progetta la restaurazione.

Il massimo della rivalità non tanto sul campo – la Juve ha un giro di vantaggio e continua ad accelerare… – ma fuori. Dice un proverbio cinese: «Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita». Ecco, l’Inter con Marotta e Conte ha portato a Milano due uomini chiave della rivoluzione juventina del 2011: non due giocatori ma due insegnanti. Secondo Suning, meglio di loro, per prendere all’amo il pescecane che domina il mare della A, nessuno. Duello alla scrivania Lo stadio Olimpico di Nanchino sembra uno scenario perfetto: ha due archi rossi che sembrano due passerelle e lì sotto le squadre sfileranno davanti ai tifosi orientali. Negli ultimi due giorni sono arrivati a gruppi, invadendo le hall degli alberghi e le tribune. Raccontano di aver preso treni super veloci da Shanghai e aerei da Vietnam, Hong Kong, Tibet, di sicuro hanno passione.

Visti interisti intonare “Co-come mai”, ritornello anti-Juve, e juventini urlare insulti in rima contro l’Inter. La rivalità vera orientale però non è questa. Il derby d’Italia è anche derby commerciale, giocato in casa dell’Inter perché Nanchino è la città di Suning. «Red Card 2019», la ricerca di Ma il man sul successo delle squadre europee in Cina, dice che la Juve è la quarta squadra per popolarità, otto posizioni davanti all’Inter che però comanda per follower suWeibo, il social più famoso. La ragione principale è l’uomo con il 7 sulla schiena. Cristiano qui è il calciatore più popolare e con lui la Juve, secondo Nielsen, ha aumentato i follower nel Paese del 13% in un anno. Duello in panchina Juve e Inter però stasera proveranno a seguire altri due uomini, Maurizio Sarri e Antonio Conte. Le novità sono loro, le due guide della rivoluzione. Sarri è stato scelto dalla Juventus per provare a inseguire la Champions con la stella polare del gioco, a costo di mettere in discussione gli equilibri di società e spogliatoio.

Conte è vestito di nerazzurro perché l’Inter pensa sia l’uomo migliore per fare tanto in poco tempo. Ieri, alla inevitabile domanda sulla Juve, ha risposto di non essere mai stato vicino al ritorno: «Non ho mai ricevuto alcuna telefonata. Se la Juve ha preso Sarri, avrà avuto i suoi buoni motivi». Ci sono stati giorni in cui sperava che quella chiamata diAndrea Agnelli arrivasse, ora è concentrato sull’Inter e, di sicuro, nelle ultime 48 ore ha studiato l’avversario. Sarri, anche. Ilduello saràbelloperché quei due sono diversi – in alcuni aspetti, molto – ma appartengono a una stessa famiglia. Sono due uomini che vivono di lavoro e orientano il loro mondo intorno al calcio. Non per caso hanno un legame forte con Sacchi, il genio ossessivo degli anni Novanta. Duello in campo In campo, invece, il confronto più bello sarà originale: per una volta non centravanti ma difensori. In una partita strana, con un attacco spuntato – la vita, senza Dybala e Douglas Costa, è meno divertente, anche se c’è sempre CR7 – e un altro inmano a Perisic, Esposito e Longo, lo scontro tra centrali è l’unico equilibrato. La Juve non ha Chiellini e l’Inter potrebbe lasciar fuori Godin ma i presenti compensano. Sarri alternerà Bonucci, Rugani, De Ligt e Demiral davanti a Szczesny e Buffon, Conte, contro Cristiano, partirà con D’Ambrosio, De Vrij e Skriniar. ANanchino, la città incui le guide consigliano di visitare le mura di epoca Ming, sarà muro contro muro. In quei gruppi del resto c’è tutto: forza, personalità, leadership. Resta solo da trovare la chimica giusta, che per motivi diversi – l’inserimento di De Ligt in Italia, la compatibilità tra tre centrali a Milano – non è automatica. La base, però, pare solida. Juve e Inter hanno chiuso l’ultimo campionato con le migliori difese e anche questo è curioso: non erano prima e seconda dal 1997-98, l’anno del grande scontro tra Ronaldo e Iuliano in area, il punto più alto della moderna rivalità. Il 2019-20 minaccia di essere all’altezza.

Q uattordici anni e poi gli stracci. Ma quelli veri, che fino a qualche tempo fa s’intravedevano appena, e che invece ora sono chiari anche a chi fa finta di niente. É luglio, tempo di mercato. Se c’è un periodo dell’anno dove Juventus- Inter può diventare un duello rusticano tra Fabio Paratici e Beppe Marotta, forse è proprio questo. É la loro partita, i due si incroceranno virtualmente e non fisicamente, se è vero che il direttore sportivo bianconero è tornato in Italia dopo la tappa di Singapore. Peccato, sarebbe stata l’occasione. Anzi no, forse è meglio così. Perché fingere non porta a nulla. E per cancellare il rancore forse non serviranno altri 14 anni, ma certo non può bastare una seratina cinese assieme, allo stadio che ha ospitato le Olimpiadi giovanili nel 2014. Le posizioni Ecco: nel 2014 erano già 10 anni che Paratici e Marotta lavoravano insieme. Si sono trovati l’uno di fianco all’altro alla Samp, nel 2004.

E da allora è stata simbiosi, coppia vincente, compiti equamente divisi, macchina quasi perfetta in pista. Poi i primi rumorini di un attrito tra i due, già nell’ultimo periodo bianconero. Il divorzio di Marotta dalla Juve ha di fatto scavato una distanza ampia, tra il dirigente che aveva formato in casa colui il quale ora si è preso la scena e la poltrona bianconera, spiccando il volo da solo. Il resto l’ha fatto la scelta di uno dei due di finire nel club rivale di sempre dell’altro, con una voglia di rivalsa grande così. Tra i due è rimasta solo antipatia (tanta) e rivalità (tantissima). Che si traduce sul mercato, il campo di battaglia comune, dove gli interessi quasi mai coincidono, per forza di cose. Il caso Icardi è uno dei territori pericolosi, tra i due. Anzi, il territorio pericoloso, a sentire Marotta, convinto d’esser stato colpito alle spalle dall’ex amico/compagno di viaggio. Convinto che Paratici parli con Wanda fin da gennaio, con tanto di tracce telematiche lasciate qua e là. Marotta s’è sentito travolto, nel momento di maggiore difficoltà, quando il caso Icardi gli è esploso tra le mani. Quadro che, visto con gli occhi di Paratici, invece assume i contorni di un depistaggio: non è stata certo la Juve, pensano a Torino, a provocare i guai nerazzurri con Maurito.

E certo che Icardi è un giocatore molto apprezzato. Ma la comparsa della Juve sulla scena, semmai, sarebbe stata una conseguenza dello strappo tra Icardi e l’Inter e non la causa dello stesso. Sembra la storia dell’uovo e della gallina. Di certo c’è che nel gioco del mercato ci si rinforza anche mantenendo immobile l’avversario, a volte è proprio un metodo di lavoro. Come pure le intromissioni sugli obiettivi, vere o presunte: vale da una parte, vale pure per l’altra, da Lukaku per finire a Leao. Icardi rigido E sempre a Icardi si torna, tanto. Due giorni faMarotta ha detto: «Qualcosa si sta muovendo ». Il riferimento era al Napoli, a una presunta apertura di Maurito alla destinazione. Ecco, i segnali che arrivano dal giocatore vanno nella direzione opposta. E solo la Juventus può cambiare lo scenario nella testa dell’argentino. La rottura è totale, in fondo che i tempi si allunghino crea problemi oggettivi solo a Marotta e al suo mercato in entrata, ma fa gioco a Paratici e tutto sommato neppure dispiace troppo a Icardi, in questa che è diventata una maligna guerra di nervi. Di certo c’è che Mauro, da due giorni tornato a lavorare ad Appiano dopo il blitz a Ibiza, si aspetta di essere reintegrato al termine della tournée della squadra in Asia. Come previsto, si andrà avanti fino ad agosto inoltrato. Marotta allora prova a smarcarsi. E dentro di sé non hamai abbandonato il sogno Dybala, che nel caso tratterebbe direttamente con Andrea Agnelli. No, con Paratici no.

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