Allegri va di corsa. I segnali arrivano anche da una semplice conferenza di vigilia. Max si presenta in sala stampa quattro minuti prima rispetto all’appuntamento fissato per le tre del pomeriggio. «Siamo in anticipo?» sorride, mentre la platea si completa.

Allegri va di corsa e vuole che la Juve mantenga il medesimo ritmo tenuto finora anche all’alba del girone di ritorno. Dopo aver conquistato il primo trofeo stagionale, il tecnico non vuole brutte sorprese: «Bisogna riprendere seriamente il cammino in campionato». La fase del raccolto è solo all’inizio dopo la semina dei primi mesi, così il tecnico bianconero intende non fermarsi alla Supercoppa alzata a Gedda. E lancia un monito ben chiaro: «Il rischio è di adagiarsi e non deve succedere perché altrimenti rischiamo di compromettere tutto in poco tempo – avverte il tecnico della Juve -. Tra poco avremo un’altra partita da dentro o fuori, in coppa Italia contro l’Atalanta: significa che ogni giorno bisogna lavorare per migliorare la condizione fisica e la qualità del gioco. Per questo bisogna avere la testa giusta, venire al campo per fare fatica e raggiungere gli obiettivi per cui lavoriamo. In caso contrario, avremo sempre alti e bassi e questo non deve assolutamente accadere, soprattuto nella seconda parte di stagione».

Juventus–Chievo Verona sarà visibile su Sky Sport e Sky Sport Serie A, canale che ha in esclusiva i diritti di sette partite della Serie A. La partita sarà disponibile anche su Sky Go per gli abbonati e potranno vederla da tablet, pc o smartphone. Fischio d’inizio alle ore 20:30 di lunedì 21 gennaio 2019. Non consigliamo tutti i siti come Rojadirecta perché si rischia di incorrere ad una multa oltre che ad una qualità non eccezionale.

 IMPATTO. Avanti veloce, dunque, per ricominciare nel modo migliore la rincorsa all’ottavo tricolore consecutivo. «Il Chievo – riflette Allegri – è una squadra molto viva, con Di Carlo ha ritrovato entusiasmo per credere a una salvezza sicuramente difficile e dobbiamo essere pronti a fare una partita con grande rispetto perché quello che conta è andare in campo, correre e vincere. Il resto sono solo chiacchiere». E Max è tipo molto concreto che non bada tanto alle parole ma ai fatti. «Voglio subito un impatto sulla gara, con aggressività». Anche perché pure contro il Milan, l’allenatore bianconero ha rivisto un difetto, ricorrente negli ultimi tempi, da correggere. «Dobbiamo migliorare nel chiudere le partite, soprattutto quelle secche, da dentro o fuori. Dobbiamo capire che, quando avversario sta per morire, va ucciso; non bisogna dargli la possibilità di sopravvivere. Ma è essenzialmente una questione di testa, non tecnica». Insiste molto sull’aspetto psicologico, Allegri. «Questa società ha un Dna che fa la differenza: tutti i giorni tiene il piede sull’acceleratore, ogni giorno lavori per migliorare, altrimenti non riesci a combattere per tutti gli obiettivi. La cosa più difficile è lottare per il campionato, perché non ti puoi permettere momenti di pausa. E questa è la forza della Juve, una forza di testa, mentale». 

VAI PAULO. Una forza che ha certamente pure Ronaldo, «uno che continuamente si dà degli stimoli, degli obiettivi, come tutti noi, come tutta la squadra» e che sta acquisendo, man mano, anche Dybala. Il 10 ha cambiato modo di giocare, è diventato un «tuttocampista» e, al momento ha segnato solo 2 gol in campionato mentre è stato protagonista in Champions con 5 centri. «Paulo per noi è un giocatore importante. Non è questione di gol o non gol, anche se le occasioni durante le partite ce le ha sempre. E’ normale che per caratteristiche dei giocatori che abbiamo davanti, soprattutto con Ronaldo, spesso l’azione si conclude in modo più veloce rispetto agli anni precedenti in cui c’erano Mandzukic o Higuain. Però, ribadisco, Dybala è molto importante per noi, ha giocato molto bene nella prima fase di stagione e deve fare altrettanto nella seconda. Anzi, deve ancora migliorare: bisogna tutti fare un saltino in avanti». 

Prospettiva Darmian. La Juve si muove per definire il pacchetto terzini e ragiona sul ritorno in Italia l’azzurro del Manchester United. I dialoghi con i Red Devils sono in fase avanzata e con il giocatore stringere un accordo non è un problema. Tutto fatto? Non ancora, perché alcune tessere del puzzle devono ancora andare a posto. Resta da trovare infatti l’intesa con il club inglese che appare disponibile alla formula del prestito ma vuole monetizzarlo e per questo chiede almeno 3 milioni di euro. Per dirla tutta: ne vorrebbe altri 8 per un riscatto. Ma questo è un altro discorso. Per trovare la quadra, in ogni caso, bisognerà ancora discutere. Potrebbe essere la volta buona, quindi, per arrivare al traguardo di un corteggiamento che la Juve sta portando avanti da diverse stagioni. Pure la scorsa estate tutto sembrava pronto per concretizzarsi ma, dopo aver messo a segno il grande colpo con Cancelo, la società bianconera non fece l’ultimo passo. Ora sembra essere arrivato davvero il momento, con Darmian che avrebbe quindi superato la concorrenza di Emerson Palmieri, l’altro terzino nei radar juventini. L’italo-brasiliano del Chelsea, poco utilizzato da Maurizio Sarri, è la seconda opzione, però più costosa, visto che i Blues lo valutano 20 milioni.  

 CIAO SPINA. L’accelerata su Darmian, alle condizioni giuste, consentirebbe a Spinazzola di tornare ad avere un minutaggio più corposo e più frequente. Massimiliano Allegri l’ha ribadito anche ieri: «Leonardo è un giocatore da Juve ma merita di giocare di più e con maggiore continuità: andrà via però soltanto se troveremo un sostituto». Il terzino, appena tornato in campo ad otto mesi dall’intervento al ginocchio e subito in maniera positiva in coppa Italia, è nel mirino del Bologna. Altri incastri, però, dovranno però andare prima a posto. Il Manchester United dovrà esercitare, come sembra intenzionato a fare, l’opzione di prolungare il contratto dell’ex Torino, in scadenza a giugno. E’ il passo necessario per dare il via libera a Matteo in prestito. Sul fronte dei rapporti con il Bologna, invece, deve concretizzarsi l’impegno espresso dal club emiliano di riscattare il giovane Riccardo Orsolini per 14 milioni. Impegno che potrebbe andare in porto a fine stagione, in caso di salvezza della squadra di Inzaghi, mentre la Juve auspicherebbe anticipare i tempi. Riassunto: c’è ancora da lavorare. 

In settimana, intanto, proseguiranno i dialoghi con il Genoa su tre fronti. Sturaro è pronto a tornare in rossoblu, la Juve parlerà ancora del giovane centrale argentino Romero e, nel discorso, rientrerà anche Pjaca, di proprietà bianconera e in prestito alla Fiorentina, che i liguri vorrebbero per rimpiazzare Piatek. Anche in questo caso, c’è tanta carne al fuoco. 

Il 29 dicembre pubblicammo la notizia dell’incontro in un hotel di Roma tra il Napoli e l’agente di Allan, Juan Gemelli – con loro c’erano altri due operatori stranieri. Aggiungemmo che il ds Giuntoli aveva individuato in Barella la copertura ideale del vuoto lasciato dal brasiliano. Le cifre, più che il periodo (la sessione di riparazione), l’aspetto stupefacente dell’operazione: tra gli 80 e i 100 milioni. Una somma non corrispondente al reale valore di mercato di Allan, ma il mercato risponde a logiche tutte sue: ad alzare progressivamente l’asticella sono sempre le risorse e le urgenze tecnico-tattiche del compratore, e in parte l’emotività.  

 Nei giorni seguenti registrammo accelerazioni e pause di riflessione, ripetute richieste pubbliche di un mediano da parte di Tuchel, dubbi del giovane tuttocampista del Cagliari e della Nazionale, oggetto anche delle attenzioni del Chelsea, la volontà di Giulini di trattenerlo fino a giugno e le parole apparentemente definitive di Ancelotti: «Non temo di perdere Allan». 

Giovedì, quando l’ho incontrato a Napoli per l’intervista, lo stesso Ancelotti ha riacceso la lampadina ponendo una domanda che non mi era sembrata una battuta («Allan se ne va?»); ora sappiamo che la trattativa è viva, vivissima, e che nelle prossime ore potrebbe essere conclusa a Parigi da De Laurentiis. 

Ottanta, cento milioni per Allan, che nell’estate del 2015 – la prima e unica col bilancio del Napoli in rosso – fu un’intuizione di Giuntoli, sono, lo ripeto, una follia da Premier (i 78,8 milioni del Liverpool per Van Dijk, per intenderci); follia che giustifica la cessione ma non consola la tifoseria napoletana che aveva eletto il brasiliano a leader guerriero. 

Proprio per questo ieri Ancelotti ha compiuto un capolavoro societario oltre che tecnico: battendo una Lazio sempre in partita, soprattutto dopo l’ingresso di Correa, con una squadra priva di Koulibaly, Hamsik, Insigne e appunto Allan ha servito a De Laurentiis un assist alla Modric: un risultato negativo, perfino un pareggio avrebbe complicato e non poco il viaggio d’andata e in particolare il ritorno del presidente che sacrifica spesso le emozioni in nome di un qualche imperativo superiore. 

La domanda sorge ora spontanea: nel campionato di Ronaldo può la sola alternativa allo strapotere Juve cedere a gennaio uno dei suoi giocatori di punta senza sostituirlo degnamente?  

Il solo fatto di nutrire dubbi sulla risposta mi fa pensare che anche per i prossimi anni non ci sarà trippa for the cats. 

Confermata la scorsa settimana la penalizzazione – il -3 dovuto alla vicenda estiva delle plusvalenze – il Chievo vuole andare oltre l’ostacolo. Sarà un’impresa mandare il giusto segnale al girone di ritorno già stasera, al cospetto della Juve. L’amarcord serve a poco, ma Pellissier a Torino contro i campioni d’Italia segnava la sua unica tripletta in serie A – giusto dieci anni fa – e oggi dovrebbe dare continuità alla propria maglia da titolare. Non è poco, alla soglia dei 40 anni. Nelle ultime sette giornate, l’unica assenza del capitano – a Genova con la Sampdoria – in mezzo a sei partite dal primo minuto, è coincisa con l’unica sconfitta del Chievo dopo il secondo cambio di panchina. Così come Mimmo Di Carlo, tornato al capezzale del Chievo a metà novembre, è stato l’allenatore dell’unico successo nella storia dei veronesi sulla Juve: era proprio il mese di gennaio, ma del 2010. «Ho lavorato molto sulla testa dei ragazzi», spiega l’allenatore che finora sul mercato ha visto andare via Birsa senza alcun rinforzo in entrata. «Tocca solo a noi trovare il coraggio per battagliare ovunque». Stasera il Chievo, privo di Barba, potrebbe mettersi a cinque in difesa.  

Un nuovo esordio, a quasi quattro anni dal suo atterraggio sulla pista di Caselle. Un esordio metaforico, s’intende. Perché nel frattempo Sami Khedira, imprescindibile di Massimiliano Allegri se ce n’è uno – vabbè, due con Mario Mandzukic –, ha collezionato la bellezza di 121 presenze con la casacca della Juventus. Ma adesso, in qualche modo, è chiamato ad inaugurare la sua stagione. O almeno la parte più “seria”, per usare un termine caro al tecnico bianconero, quella in cui si scende in campo per sfide senza ritorno e si sollevano al cielo i trofei.  

I primi mesi sono stati infatti tormentati per il centrocampista tedesco, alle prese con ripetute noie fisiche dopo aver disputato senza problemi le prime quattro giornate di campionato appena. Anche e soprattutto per questo, nella conferenza stampa pre-Chievo, lo stesso Allegri l’ha incoronato come «il nostro acquisto di gennaio più importante». Perché in autunno la sua assenza – in più d’una circostanza – si è fatta sentire, perché in primavera la sua presenza – in più d’una circostanza – sarà fondamentale. 

Se agli occhi non risulta certo la più appariscente delle pedine, infatti, Khedira in realtà si conferma da anni silenzioso ago della bilancia nei delicati equilibri della squadra nelle varie fasi di gioco. Per questo Allegri non rinuncia pressoché mai a lui. Per la sua intelligenza, per la sua esperienza. E, perché no, per le sue qualità di incursore che gli hanno fruttato il grasso bottino di addirittura 20 reti da quando è approdato all’ombra della Mole. L’ultimo ed unico della stagione, proprio all’andata contro quel Chievo questa sera avversario dei bianconeri alla ripresa del campionato: una zampata rapace in area di rigore ad inaugurare il fatturato della Juventus marchiata CR7 dopo un paio di giri di lancette soltanto. Poi una distrazione ai flessori, uno strappo muscolare ed una noia alla caviglia. Filotto poco lusinghiero che ha di fatto impedito ad Allegri di poter contare sul suo talismano. 

Adesso però i guai sono alle spalle ed il 31enne di Stoccarda, con il motore tutt’altro che surriscaldato dalle sole 11 apparizioni stagionali, punta con sguardo famelico ad una primavera da grande protagonista. Dopo aver inaugurato l’anno nuovo con 90’ di sostanza contro il Bologna in Coppa Italia, dopo aver festeggiato la Supercoppa Italiana sotto il cielo d’Arabia. Dove ha garantito alla squadra il proprio apporto nell’ultimo scorcio di partita, prezioso per mettere in ghiaccio il risultato – alla faccia del clima saudita – e in bacheca il trofeo. «Entrare a quattro minuti dalla fine e mettersi a disposizione del collettivo è segno di grande professionalità – ha commentato Allegri dopo il trionfo di Gedda –. Khedira è sceso in campo con grande voglia e attenzione. E, tra l’altro, in due occasioni è anche andato vicino a fare gol. Questo mi fa ben sperare per il proseguo della stagione». Che entra ora nel vivo e che, nel vivo del gioco, c’è da scommettere che vedrà sempre più sovente l’equilibratore teutonico. Che il 2019 l’ha aperto al Dall’Ara con quella fascia di capitano al braccio che già aveva indossato a settembre in campionato con il Sassuolo. Un attestato in più, mai ce ne fosse stato bisogno, della stima che nei suoi confronti nutre l’intero mondo bianconero.

E’ arrivato per rinforzare un attacco a cui serviva il salto di qualità, nell’estate del 2015. Col tempo, Mario Mandzukic è diventato una creatura mitologica. Corpo d’acciaio e testa da fuoriclasse. Sangue purissimo, Dna da vincente. Uno che fa rima con Juventus, insomma. Ed è proprio quando la sua macchina perfetta si inceppa che cominciano i guai. Quando ad Allegri, alla vigilia della sfida di Coppa Italia contro il Bologna, è stata posta una domanda in conferenza stampa sulle condizioni del croato, il tecnico si è lasciato andare così: «No good!». Risposta che fa capire due cose: quanto lo stile Mandzukic abbia contagiato il mondo bianconero, ma soprattutto quanto il giocatore sia importante nell’economia della squadra. La faccia del mister, infatti, era tutta un programma: aveva pianificato la Supercoppa Italiana con Mario e si è ritrovato senza, per via del maledetto problema muscolare ai flessori della coscia sinistra rimediato alla Continassa. Poi, la Juventus, è riuscita ad avere la meglio sul Milan anche senza il suo fondamentale apporto in zona gol. Ma averlo è molto diverso da non averlo, soprattutto quest’anno. Basta leggere i numeri, che nel caso di Mandzukic spiegano molto di più di migliaia di parole: ha impallinato Lazio, Napoli, Milan, Inter e Roma in campionato. E ha pure freddato il Valencia, proprio nella serata in cui la Juventus doveva chiudere la pratica della qualificazione agli ottavi di finale di Champions League. Insomma: quando il gioco si fa duro, Mandzukic inizia a giocare. E a vincere, perché odia la sconfitta ancor più della panchina, un posto che gli sta sempre molto stretto. A proposito di panchina, stasera non sarà affar suo: non è convocato, perché la speranza di Allegri è quello di averlo disponibile per il match contro la Lazio, come ammesso da Max in conferenza stampa. Salta il Chievo, ma Mandzukic non vuole saltarne troppe. Intende esserci in campionato già la settimana prossima. E anche la Juventus ci spera. Ma guardando la luna e non il dito, l’obiettivo a lungo termine è un altro: averlo al top per il doppio incrocio di Champions contro l’Atletico Madrid. Una squadra che, dalle parti del gigante croato, non è certo sconosciuta: ci ha giocato nella stagione 2014-2015, realizzando venti gol. Tanti, ma non tantissimi. Eppure Simeone, ai tempi, se ne rallegrò comunque: «I suoi 20 gol hanno ancora più valore dei 28 che fece l’anno scorso al Bayern Monaco». Poi, però, lo stesso Cholo se ne disfò poco prima che la Juventus fece il blitz: «Gli incedibili sono Koke, Godin e pochi altri». Tra i pochi altri, evidentemente non c’era Mario. Motivo in più, per un vincente nato come lui, per attendere al varco l’Atletico Madrid.

Ci sono giocatori che hanno la Juve nel destino. Matteo Darmian è uno di questi: nel corso della carriera, il nome del terzino ex Torino è stato spesso accostato ai bianconeri, senza che si riuscisse ad arrivare alla fumata bianca. Come un lungo corteggiamento senza fine tra due persone che si piacciono, ma non abbastanza per decidersi al grande passo. Stavolta però pare davvero essere quella giusta, perché Darmian e la Signora si avviano decisi verso le pubblicazioni, avendo trovato un accordo sul passaggio dallo United alla Juventus. Ultimo step: superare le residue resistenze degli inglesi, che chiedono garanzie sulla formula del trasferimento.

OBBLIGO 0 DIRITTO? Il nodo è legato al tipo di riscatto: diritto è la soluzione gradita a Fabio Paratici, che vorrebbe regalare a Massimiliano Allegri un’alternativa solida e d’esperienza sulla fascia sinistra senza doversi svenare; obbligo è la richiesta degli inglesi, che non si stracciano le vesti all’idea di perdere Darmian (utilizzato sempre meno negli ultimi due anni), ma vogliono avere la certezza che la separazione sia definitiva. L’accordo è stato raggiunto sulla base di 4 milioni per il prestito oneroso più altri 8 per il riscatto. Un’operazione da 12 milioni complessivi che economicamente può soddisfare lo United, avendo il club pagato nell’estate 2015 18 milioni più 2 di bonus per portarlo via ai granata. Il giocatore, che da tempo vorrebbe tornare in Italia, ha già dato il suo ok alla Juve e sta spingendo con il Manchester perché lo lasci andare via. La moglie Francesca è in dolce attesa, motivo in più per avvicinarsi a casa. Al di là dell’intesa sulla formula, l’affare tra i due club è subordinato al rinnovo di contratto: Darmian è in scadenza ma il Manchester United ha un’opzione per il rinnovo di un anno, che intende esercitare nei prossimi giorni. Dopodiché il giocatore potrà trasferirsi a Torino.

SPINA IN USCITA Nel frattempo la Juve dovrà mettere a posto un altro tassello: Leonardo Spinazzola. Il futuro dell’esterno è strettamente legato a quello di Darmian. Allegri ieri nella conferenza pre-Chievo è stato chiaro: «Spinazzola partirà solo se arriverà un altro al posto suo. Leonardo è un giocatore da Juventus ma essendo appena rientrato da un lungo stop dopo l’intervento al ginocchio, ha bisogno di stare in campo con continuità». Per questo secondo il club bianconero Bologna sarebbe un’ottima soluzione: nella squadra di Filippo Inzaghi Spinazzola avrebbe quella maglia da titolare che la Juve adesso non può garantirgli. Già oggi Paratici potrebbe incontrare l’agente del ragazzo, Davide Lippi, e poi il Bologna, con cui c’è un altro discorso aperto: il riscatto di Riccardo Orsolini, che potrebbe diventare tutto rossoblu subito per 14 milioni. Cifra che la Juventus potrebbe investire parzialmente nel prestito del terzino dello United.

TUTTOFARE Darmian l’estate scorsa fu vicinissimo alla Juve, alla fine però non se ne fece nulla perché il Manchester non acconsentì al prestito. Su di lui avevano fatto un pensierino anche Inter, Napoli e Valencia, ma la Juve ha la precedenza. A Manchester l’azzurro ha perso progressivamente il sorriso: dalle 39 presenze della prima stagione inglese è passato alle 6 attuali. Matteo può giocare a destra oltre che a sinistra e sa fare anche il centrale nella difesa a tre. Un altro tuttofare di quelli tanto graditi ad Allegri, che con Darmian condivide un passato rossonero.