In una frazione di Colognola ai Colli, comune della pedemontana veronese, Maria Frizzero ha tirato giù la saracinesca per sempre. Il suo negozio di generi alimentari che sfamava il paese ha cessato l’attività dopo 50 anni. «Ho assistito all’arrivo del registratore di cassa e al passaggio dalla lira all’euro adeguandomi subito »,ha raccontato Maria al quotidiano L’Arena, «ma di fronte alla fattura elettronica sono stata costretta ad arrendermi. Troppo tecnologica e complicata per me». Se non fosse stato per la nuova invenzione rovina-imprese imposta dal governo – unico caso in Europa – la signora avrebbe tenuto aperto «per un altro bel po’ di anni…». Niente. Tutto finito. La piccola frazione ora rimarrà senza bottega e Maria spesso «piange ». Una storia simile è quella che coinvolge Rosanna Adani.

A 89 anni gestiva ancora con energia l’albergo Posta, che fungeva pure da ristorante, drogheria, tabaccheria ed edicola nel borgo di Barigazzo, comune di Lama Mocogno, Modena. «Mi è dispiaciuto tanto davvero – ha ammesso Rosanna a La Gazzetta di Modena -ma le nuove regole mi hanno messo in ginocchio, era troppo difficile adattarsi al sistema della fatturazione elettronica, un baraccone dove non si capisce niente. E oltre al problema tecnico ce n’era uno economico, perché per il piccolissimo giro d’affari che avevo non conveniva attivare il sistema. È stata una sofferenza: non ci ho voluto pensare fino agli ultimissimi giorni ». Anche a Barigazzo, come nella frazione di Colognola ai Colli, gli abitanti del luogo non potranno più contare su un punto di riferimento utile per le famiglie. E Rosanna, come la signora Maria, ancora non riesce a crederci: «Mi alzo sempre e faccio per andare ad aprire come se fosse tutto come prima, poi mi rendo conto che no, non è più così. È una tristezza pensare che una storia del genere sia finita non per mia volontà, ma perché in qualche modo costretta». Quattro negozi chiusi a Borgo Valsugana, provincia di Trento.

Due attività in meno a Pessinetto, Valli di Lanzo, Torino. Una in meno, l’ultima rimasta, a Sovazza, frazione di Armeno (Novara). Due chiusure a Vallarsa, Trentino. Sono verso la fine del 2018. E gran parte dei meriti di queste chiusure è legato all’introduzione della fattura elettronica. Il nostro Paesenonè formato soltanto da città. Anzi, la maggioranza della popolazione vive in centri medio-piccoli. Capite quello che sta succedendo nei borghi italiani? Davide Urban, direttore generale di Confcommercio Ferrara, al Resto del Carlino ha confidato una triste verità: «Purtroppo molte piccole imprese che magari si erano fissate un termine non troppo lontano per cessare l’attività, dopo l’introduzione del nuovo metodo di fatturazione, hanno deciso di anticipare la chiusura. Gli imprenditori in questo modo si trovano a gestire delle incombenze burocratiche che li distolgono dal loro impegno principale».

Mario Pozza, presidente di Union camere Veneto, aveva lanciato da tempo il rischio chiusura dei negozi di vicinato: «Viviamo una situazione paradossale… i centri commerciali spopolano, i piccoli combattono contro queste mega strutture e i giganti del commercio elettronico. Già faticano a stare aperti, se poi sono costretti a emettere fattura elettronica, è la fine…un sistema selvaggio ». È incredibile che in tv si parli più dei problemi – seppur legittimi – dei ciclo fattorini del cibo, mentre passa in sordina il dramma che stanno vivendo oltre due milioni di piccolissimi imprenditori. Costretti a pagare di più il commercialista per farsi spedire le fatture elettroniche o a comprarsi nuovi dispositivi in grado di dialogare direttamente con l’Agenzia delle Entrate, senza ricevere un euro di rimborso da parte dello Stato. Due milioni di individui, che devono spendere il proprio tempo nel capire come inviare una fattura, invece che a lavorare… Sicuramente in cabina elettorale si ricorderanno di chi ha introdotto questo inferno fiscale. Ah, dimenticavamo: anche ieri mattina il sito delle Entrate è andato in tilt. Ogni giorno 75mila fatture vengono respinte. Ma va bene così, dice Tria.