Ecco una breve lista che potrebbe risultare utile ai fini delle ricerche:

  1. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  2. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen;
  3. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  4. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  5. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  6. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  7. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  8. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  9. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  10. Svezia con Modern Times Group.

DOVE VEDERE ROMA SASSUOLO IN TV

Per vedere Roma Sassuolo in TV hai bisogno di un abbonamento Sky con il pacchetto Sky Calcio. Se soddisfi questo requisito, la gara sarà visibile con ampio pre partita e post partita su Sky Sport HD e Sky Sport Champions League Serie A, canale 202.

Nel caso in cui non fossi un abbonato Sky purtroppo non potrai vedere la partita in TV ma puoi sempre usufruire di alcuni servizi alternativi per vedere Roma Sassuolo in streaming. Altrimenti puoi approfittare dell’occasione per sottoscrivere un abbonamento Sky.

DOVE VEDERE ROMA SASSUOLO IN STREAMING

Il match Roma Sassuolo sarà trasmesso anche in streaming su diverse piattaforme, tutte rigorosamente di Sky. Anche qui se avete un abbonamento Sky potete utilizzare l’applicazione SkyGo (gratuita) che permette la visione del match anche in streaming. SkyGo infatti permette di vedere su PC, Smartphone, Tablet e non solo tutti i programmi Sky sfruttando il proprio abbonamento di casa.

Le probabili formazioni di Roma-Sassuolo,match della diciottesima giornata di Serie A 2018-19. Fischio d’inizio in programma alle 18:00 del 26 dicembre nella cornice dello Stadio Olimpico pronto ad ospitare questa sfida di Santo Stefano. Sarà Sky Sport a trasmettere questo match con una diretta tv esclusiva o in streaming su Sky Go. Sportface.it vi offrirà una diretta testuale con le pagelle e gli highlights del match.

ROMA – Spazio al 4-2-3-1 con Under, Zaniolo e Perotti alle spalle del recuperato Edin Dzeko. Cristante e Nzonzi agiranno a centrocampo mentre El Shaarawy, Pellegrini e De Rossi sperano nella convocazione.

SASSUOLO – Dovrebbe essere confermato per il 4-3-3 a scapito del 3-4-3 con Matri favorito dopo l’ottima ultima prestazione al centro dell’attacco con Berardi e Di Francesco ai suoi lati.

Le probabili formazioni

Roma (4-2-3-1): Olsen; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Cristante, Nzonzi; Under, Zaniolo, Perotti; Dzeko
Ballottaggi: Dzeko 60% – Schick 40%; Perotti 60% – Kluivert 40%
Indisponibili: De Rossi, El Shaarawy, Pellegrini
Squalificati: –

Sassuolo (4-3-3): Consigli; Lirola, Marlon, Ferrari, Peluso; Bourabia, Sensi, Magnanelli; Di Francesco, Matri, Berardi
Ballottaggi: Magnanelli 60% – Locatelli 40%
Indisponibili: Duncan, Boateng, Sernicola, Adjapong
Squalificati: Rogerio

Roma Sassuolo streaming e diretta tv: ecco dove vederla | Serie A

ROMA SASSUOLO STREAMING – Mercoledì 26 dicembre 2018 alle ore 18 Roma e Sassuolo si sfidano per la 18esima giornata del campionato di Serie A 2018 2019.

Qui di seguito tutte le informazioni su come e dove vedere in tv e in diretta streaming Roma Sassuolo Roma Sassuolo dove vederla

Roma Sassuolo streaming | Dove vederla in tv

La gara Roma Sassuolo sarà visibile in esclusiva su Sky Sport

Ampio pre e post partita.

Calcio d’inizio alle ore 18

Roma Sassuolo streaming | Dove vederla live

In streaming la partita sarà visibile per gli abbonati Sky su Sky Go, che consente di vedere i programmi Sky su pc e dispositivi mobili.

Ci sono poi tanti altri siti che trasmetteranno la gara in streaming: ecco tutti i siti (legali) dove vedere le partite di calcio in streaming.

Esistono vari modi per vedere le partite di calcio di ogni competizione in diretta streaming sul proprio dispositivo elettronico, sia esso un PC, uno smartphone o un tablet.

Molti siti, che propongono questi eventi dal vivo, sono illegali e offrono il più delle volte una qualità video e audio scarsa, oltre a venire periodicamente oscurati dalle autorità di polizia informatica per violazione del diritto di riproduzione.

Ci sono però numerosi portali che offrono la possibilità di vedere le partite di calcio in streaming live e in qualità HD. Molti, come Sky Go e Premium Play, sono a pagamento, altri del tutto gratuiti.

Cosa vogliamo vedere?” “Non lo so. Facciamo un po’ di zapping e decidiamo…”. Un dialogo simile al divano era normale nei salotti italiani fino a pochi anni fa. Ma dal momento che i vari servizi di streaming video su Internet come Netflix, Chili o Amazon Prime Video col semplice tocco di un pulsante portano la magia del grande schermo a casa e senza pubblicità, non c’è più la necessità di saltare i canali in modo casuale alla ricerca di qualcosa d’interessante. Tuttavia, il nuovo e bellissimo mondo dello streaming ha anche i suoi lati negativi: Le offerte hanno costi differenti e ricliie- dono una connessione a Internet veloce, inoltre la scelta è diversa per tutti i servizi, e invece di essere semplicemente inondato di film, lo spettatore deve organizzarsi il programma da solo. Computer Bild quindi ha verificato sia le tariffe fiat per lo streaming sia le opzioni individuali di noleggio e acquisto (“on demand”) dei maggiori fornitori. Il test finale ci permetterà di scoprire la migliore offerta e quella più conveniente.

Abbastanza veloce?

Prima di cercare il fornitore migliore per le proprie esigenze, è necessario determinare se‘il nostro accesso a Internet è abbastanza veloce. Se il materiale video è ad alta risoluzione, durante lo streaming via Internet si trasmettono enormi quantità di dati. Sono necessarie connessioni veloci per garantire che questi fluiscano in modo costante verso il dispositivo che sarà utilizzato per là visione. Una linea ADSL a 7 Mega stabile è di solito sufficiente per la vecchia risoluzione standard (SD). I film in ultra risoluzione 4K, invece, richiedono almeno una linea ADSL a 20 Mega stabile. Se la connessione non è in grado di supportare le velocità di trasmissione necessarie, tutti i servizi cercano innanzitutto di adattare la risoluzione, e quindi il volume di dati, alla larghezza di banda disponibile. Se anche questo non bastasse, ci sarà una degradazione dell’immagine come la formazione di blocchi, scatti o anche interruzioni. Sigle come “Full HD” o “4K” indicano la qualità delle immagini che un televisore è in grado di visualizzare: nella colonna info a sinistra puoi scoprire cosa si nasconde dietro di esse. A pagina 57 potrete scoprire se i dispositivi in soggiorno sono già adatti per lo streaming e di che cosa si potrebbe aver bisogno.

Prezzi, tariffe e selezione

I servizi differiscono a seconda del tipo di prezzo, delle condizioni di utilizzo e della varietà di offerte. In generale, i clienti hanno due varianti tariffarie per i fornitori testati: Acquisto singolo o noleggio: iTunes, Google Play, Chili e RakutenTV consentono di acquistare i film singolarmente o di affittarli per un periodo di tempo limitato. I periodi di prestito sono in genere di 30 giorni. Dopo il primo avvio del film, la scadenza è ridotta a 48 ore. Dopo di ciò, il film scompare dalla mediateca personale. Gli episodi della serie TV solitamente possono essere acquistati, non presi in prestito. Il costo dei film HDdal carrello di prova di Computer Bild è stato in media tra 4,1 e i 4,6 euro per singolo film a noleggio e tra 8,3 e 10,3 euro per il singolo film acquistato.

Tariffe flat per lo streaming: Netflix, NowTV, Infìnity e Amazon offrono una tariffa fìssa. Per un importo forfettario mensile compreso tra 7,99 euro (Prime Video è incluso nell’abbonamento Amazon Prime annuale) e 9,99 euro (costo di 1 Ticket per NowTV) gli utenti hanno accesso illimitato all’intera gamma di film (Netflix, NowTV, Amazon) o una selezione del catalogo completo (Infì- nity). Per tutti i fornitori presi in considerazione: l’offerta di film e serie con tariffa forfettaria è molto più piccola rispetto all’acquisto o al noleggio.

Produzione propria o Blockbuster?

Il carrello di prova di Computer Bild è stato riempito con un totale di 120 successi cinematografici dal 2017, oltre a successi al botteghino degli anni precedenti, nuove uscite in DVD, classici del cinema, serie popolari, documentari e film per bambini. Il tasso di successo è stato piacevolmente alto per tutti i servizi con noleggio e acquisti individuali: qui potete trovare un’ampia selezione di film attuali. Quindi, se volete vedere i blockbuster di Hollywood che sono stati rilasciati solo di recente nei cinema, sarete ben serviti con la distribuzione al dettaglio o le vendite su Chili, RakutenTV, iTunes o Google. Le offerte fiat di Netflix, Amazon & Co. devono adattarsi, ma anche seguire un concetto completamente diverso e hanno quindi altri punti di forza. Offrono, ad esempio produzioni proprie di serie TV di alta qualità ed emozionanti (Amazon, Netflix), hanno licenze esclusive per serie popolari come “The Walking Dead” (NowTV) o offrire produzioni televisive speciali come “The Young Sheldon”, completamente gratuita a vostra disposizione (Infìnity).

Il meglio di entrambi i mondi

Per questo motivo i fan esperti dello streaming spesso combinano diversi servizi proprio per venire incontro alle proprie esigenze. Ad esempio, si iscrivono a un abbonamento mensile di Netflix per la loro serie preferita e aggiungono temporaneamente un film acquistato o noleggiato al loro archivio cinematografico su Chili, Google o iTunes.

La scelta del provider giusto, infine, dipenderà solitamente dal prezzo quotidiano e da quale servizio viene fornito più comodamente sul televisore con la tecnologia disponibile. Netflix e Amazon sono i più flessibili, mentre iTunes è saldamente collegato al mondo Apple. Dal momento che i prezzi e la selezione non differiscono troppo, spesso non importa agli appassionati da dove provenga lo streaming alla fine – la cosa principale è che il programma sia quello giusto.

CONCLUSIONI

L’offerta di RakutenTV è la migliore, soprattutto grazie al vasto catalogo di film a noleggio e in acquisto che comprende anche diversi titoli in 4K. Chili ha un’offerta più ampia, ma con una qualità di fruizione inferiore. Netflix è leader tra i fornitori ali-inclusive, con prezzi leggermente più elevati. Apple ha una vasta selezione, ma è più costoso ed è conveniente solo con i dispositivi iOS. Amazon è quello più economico, ma la sua offerta è piuttosto limitata. Nei prossimi mesi però le cose cambieranno perché la piattaforma ha stretto accordi con la Rai per portare produzioni di successo come I Medici, Rocco Schiavone e altre. Infinity è poco impegnativo, ma i contenuti di qualità vanno noleggiati pagando un extra e Now TV troppo costoso.

In definitiva, il quadro che emerge è che gli spettatori vogliono sempre più contenuti video di intrattenimento, gli aggregatori di contenuti vogliono distribuirli sul maggior numero di piattaforme e di schermi possibili e i titolari dei diritti sui contenuti vogliono essere sicuri di essere adeguatamente remunerati. È evidente come tutti i player stiano cercando di presidiare il settore in maniera sempre più massiccia e convinta, per acquisire vantaggi competitivi nel nuovo mercato o comunque difendere la propria posizione di primato nel settore televisivo e dei contenuti video, di fronte all’offensiva dei nuovi entranti.

La centralità del video e dei contenuti d’intrattenimento quali motori di sviluppo dell’economia digitale, sia in chiave di infrastrutture attraverso l’aumento del traffico sulla rete (domanda di banda) che di contenuti e servizi (video on demand in primis) è destinata a trasformare radicalmente l’industria audiovisiva determinando il passaggio, in una prospettiva temporale ancora non facile da collocare, dal broadcast al broadband.

Nel frattempo, a fronte di questa trasformazione guidata del segmento consumer e dal video‐ intrattenimento, nuovi attori, nuovi servizi e nuovi modelli di business si affermano, anche su scala globale, determinando una forte competizione tra industrie consolidate (tlc e media), che sviluppano i propri contenuti in ambiente Internet, e i nuovi soggetti Internet nativi. In questo senso, la tipologia dei servizi che si sta affermando è molto diversa dai tradizionali modelli televisivi. Si tratta per lo più di servizi non lineari, a richiesta, dove la pubblicità si manifesta spesso in modelli distinti (display e altro) e l’abbonamento è radicalmente diverso dal modello bundle (basic + premium) ad alto costo (dai 30 ai 50 euro al mese) dei tradizionali broadcaster pay‐TV europei.   Ciò che distingue questi servizi sono appunto i costi molto bassi (da 7 ai 10 euro al mese nel modello ad abbonamento o SVOD) e un catalogo limitato ai solo prodotti a utilità ripetuta (film, serie, documentari, animazione).

L’offerta sviluppatasi per prima è il Video on Demand in modalità pay‐per‐ view o transactional (TVOD ed Electronic Sell‐through), mentre alcuni servizi poggiano su sistemi di remunerazione misti (Fremium). In tutti i casi, vale la pena ricordarlo, si tratta di un settore ancora in una fase di sviluppo e dove strategie di posizionamento e rapporti di forza sono ancora lontani dall’essere consolidati. Nel nuovo campo di gioco, molto più ampio di quello tradizionale audiovisivo, e quindi non necessariamente legato alle stesse regole, nuovi attori fanno leva sulla massa critica di utenti raggiunta grazie all’attività originaria e beneficiano così di esternalità di rete per espandersi nel nuovo mondo connesso dei contenuti e affermarsi in una prospettiva globale.   Apple, tramite iTunes ha iniziato a rivolgersi agli amanti della musica, che la ascoltano tramite dispositivi Apple, e oggi è diventato uno dei negozi di contenuti digitali anche di film più visitato al mondo. Amazon pratica e‐commerce, vendendo inizialmente libri, ma dal 2008 ha iniziato a offrire film e video in streaming sotto il marchio Amazon Instant Video Prime; inoltre, agli utenti del programma di fidelizzazione Amazon Prime garantisce la spedizione gratuita degli articoli acquistati online dietro pagamento di un canone di abbonamento annuale di $79. La stessa Netflix distribuisce il proprio servizio Watch Instantly a numerosissimi dispositivi, tra cui Xbox 360, Nintendo Wii, PS3 della

Sony, lettori Blu‐ray e televisori Sony, LG, Panasonic, Insigna, Philips, Pioneer, Samsung, Toshiba, Yamaha, Vizio, l’iPhone, l’iPad, etc. Google sfrutta i vantaggi di un’utenza planetaria di accesso ai motori di ricerca per rendere You Tube attraente a grandi masse di utenti. Lo stesso dicasi per Facebook che cerca di monetizzare una dominanza sui social e nel mondo del mobile per affermarsi anche nel video content. Gli elementi distruttivi che hanno caratterizzato il rapporto di Internet con la tradizionale industria dei media (libri, giornali, musica, radio, ecc..) approfonditi al cap.1,  negli Usa sono ormai una realtà relativamente alla televisione e ai servizi audiovisivi.   Basti considerare solo questi indicatori: i maggiori canali YouTube (Maker, Fullscreen and Machinima) stanno diffondendo contenuti che competono con alcuni dei maggiori canali broadcasting nazionali come CNBC, FXX and Fox Sports 1.

E mentre gli ascolti delle tv traditionali si erodono, quella dei tre canali YouTube (e molti altri) raddoppiano anno su anno; i 41 milioni di abbonati Usa di Netflix vedono circa due ore di video al giorno facendo del  “network” Netflix più grande di due dei quattro maggiori network nazionali e il doppio del più grande cable network. A questo ritmo Netflix diventerà il più popolare video provider in Usa già nel corso del 2016.   Una ricerca condotta da Deloitte afferma che il 53% degli intervistati vede in streaming i programmi televisivi. Relativamente ai millenials, popolazione tra i 14 e i 25 anni, lo studio sostiene che costoro guardano video online più di quanto non facciano in altre modalità: circa il 72% preferisce il VOD e il 58% Live TV. Inoltre il 25% non ha mai guardato la pay TV negli ultimi mesi o ha cancellato l’abbonamento.

La maggior parte di essi (57%) guarda streaming video su smartphone, tablet o Pc invece che su TV set. Più vecchia invece è la generazione, maggiormente preferisce il televisore: circa il 57% nella fascia 26–31), 70% tra 32–48), 81% tra 49–67), 90% dai 68 anni in su. Infine il binge watching, cioè la visione di 3 o più episodi per volta, sta diventando prevalente tra gli americani. Più del 68% dei rispondenti adottano ormai questa modalità e di questi il 31% lo fa almeno una volta a settimana. Alla luce di questi elementi, sia i grandi network, che la stessa industria americana della tv via cavo sono stati completamenti rimessi in discussione, ponendo le basi per una riconversione del settore impensabile appena pochi  anni orsono. A questo proposito ha contribuito alla trasformazione anche l’evoluzione del VOD verso modalità più sostitutive e meno complementari rispetto all’industria televisiva tradizionale. Da tutto ciò discende che le modalità di accesso ai contenuti televisivi in Usa siano profondamente cambiate e non si possa ormai più tornare indietro. Alla luce dei fenomeni sopra descritti, è prevedibile che si assisterà nei prossimi anni a una crescita consistente e per molti versi superiore alle attese dei servizi on demand.   In tal senso la diffusione anche in Europa delle offerte di VOD dipenderà dai seguenti fattori: sviluppo delle reti a ultra broadband in fibra ottica sia via reti telco nelle sue varie modalità (FTTH, FTTC, ecc), sia via cavo (Docsis 3.1);    lo sforzo e gli incentivi a livello europeo e dei singoli paesi in ambito nazionale di raggiungere gli obiettivi previsti dall’Agenda Digitale (penetrazione della banda larga e ultra larga); il mutato atteggiamento dei fornitori dei contenuti tradizionali (produttori e broadcaster) sottoposti alla crescente competizione dei grandi operatori globali; l’esplosione dei servizi video in

streaming e su terminali mobili; lo sviluppo delle offerte in 4k e 8k; il graduale e inarrestabile passaggio di tutta la produzione a utilità ripetuta (film e serie) sulle reti broadband. ITMedia Consulting stima che il totale dei ricavi derivanti dall’offerta di VOD in Europa Occidentale sarà di €2,14 mld già alla fine del 2015 e raggiungerà €3,85 mld nel 2018, con una crescita media annua del 22%.  Questo incremento, oltre ai driver generali sopra descritti, è frutto di ulteriori fattori, collegati maggiormente alle specificità dei mercati nazionali.   In particolare: consolidamento di alcuni modelli di business in specifiche aree (in particolare Regno Unito e Nord Europa), soprattutto attraverso servizi di SVOD e in misura minore di AVOD, che iniziano a competere direttamente con le dominanti pay‐TV e i broadcaster free‐to‐air nazionali; ingresso di nuovi attori globali, a cominciare da Neflix, in aree finora meno soggette alla competizione, in assenza di sufficiente penetrazione della banda larga    (in particolare nel Sud Europa); consolidamento, attraverso fusioni e acquisizioni, da parte dei grandi operatori di telecomunicazioni   e via cavo (es. Vodafone, BT, Orange, Telefonica e Liberty Media) attraverso l’offerta quadruple play, integrando voce, dati con accesso a Internet fisso e mobile e video (TV); più elevato grado di competizione tra broadcaster, telco, OTT (Netflix e in prospettiva anche Amazon, Apple e Google) sullo stesso o su diversi modelli di business (Francia e Germania in primis); accesso diretto attraverso acquisizione dei diritti live a contenuti premium sportivi in esclusiva, a cominciare dal calcio (campionato nazionale e Champions League) in grado di accrescere la domanda di dati e il traffico sulle reti (Regno Unito e Spagna). Tutto ciò pone sfide sempre più complesse ai regolatori e alle autorità di concorrenza.

“Distruzione creativa” rappresenta indubbiamente la miglior definizione dell’impatto di Internet sull’industria tradizionale. Il termine si riferisce all’incessante meccanismo di innovazione di prodotti e processi, attraverso cui nuove unità produttive rimpiazzano quelle precedenti. Internet, con l’aumento esponenziale di applicazioni, streaming video e altri contenuti e applicazioni, sta trasformando molti mercati.   Come per ogni settore delle comunicazioni, l’Internet industry è caratterizzata da forti effetti di rete. La domanda e l’offerta nelle economie di scala sono la principale origine dell’effetto di rete. Ciò dimostra infatti che la probabilità di crescita dell’utenza di un servizio è maggiore quante più sono le persone ad averlo già adottato. Ci possono essere effetti di rete diretti o indiretti, riferiti a utenti dello stesso gruppo di agenti o meno.

La competizione giova al consumatore e anche se l’esistenza di esternalità di rete viene spesso associata a una struttura di mercato concentrata, non necessariamente ciò implica una riduzione o eliminazione della concorrenza. In ogni modo l’opinione diffusa che l’effetto di rete possa rinforzare il potere di mercato di un operatore dominante può essere fuorviante, in particolare in economie caratterizzate dell’innovazione, come quelle  basate sul web, estremamente dinamiche. Un altro fattore per il quale i grandi attori della rete sono solitamente sotto attento controllo dell’antitrust è che spesso offrono una vasta gamma di servizi. A causa delle economie di scopo, una piattaforma che propone un pacchetto di servizi può essere senza dubbio più efficiente. Tale pratica risulterebbe socialmente vantaggiosa, per quanto è probabile che, creando un effetto network sul mercato, induca l’antitrust a un esame minuzioso: in primo luogo perché in grado di generare una posizione dominante ed inoltre perché l’effetto network amplifica il rischio di ‘lock‐in’ dei consumatori nella piattaforma di un grande operatore. La differenziazione del prodotto può rappresentare sia un driver della concorrenza, sia dar luogo a potere di mercato. Gli operatori pay TV e i provider VOD ad esempio offrono contenuti premium per differenziarsi e per soddisfare diversi  gusti. La differenziazione verticale è ampiamente osservabile nei servizi di pay‐tv.

Anche per i servizi VOD, seppure a prezzi molto più ridotti, le tariffe coprono una varietà di opzioni. Sebbene la differenziazione attenui la concorrenza sui prezzi, le aziende non necessariamente effettuano previsioni riguardo a scelte di prezzo e caratteristiche del prodotto. Il crescente numero di servizi OTT SVOD crea una forte pressione concorrenziale per gli operatori pay tv. Negli anni recenti l’aumento nella fruizione di contenuti digitali video e di contenuti televisivi, come anche l’arrivo del VOD su tutte le piattaforme, stanno cambiando i modelli di consumo dei media tradizionali.   L’OTT funziona come complemento ai servizio di televisione tradizionale e fornisce ai consumatori migliori opportunità per il multi‐homing. Nel settore della pay‐tv, esistono switching cost che possono impedire o rendere difficile all’utente di cambiare il proprio service provider. Di contro, con la tecnologia OTT, possono bastare un browser Internet o una app mobile, come ricevitori. In generale, il multi‐homing insieme a bassi costi di switching, permette di ridurre il problema del “locked‐in”, o blocco del consumatore in un singolo prodotto. Essi influenzano le strategie di prezzi adottate dalle aziende e dunque la struttura del mercato.

Una maggiore propensione dei consumatori a provare diversi servizi Internet permette di controbilanciare le barriere all’entrata delle esternalità di rete, facilitando l’accesso a nuovi entranti. In un approccio innovativo ed efficace alla questione dell’interoperabilità e standardizzazione delle Apps, potrebbe essere interessante analizzare questo aspetto considerando il risultato combinato di effetti di rete, multi‐homing e differenziazione del prodotto. L’integrazione verticale è una caratteristica del mercato dei media. A causa dell’accelerazione della domanda di servizi di TV e video, negli anni recenti più e più concorrenti sono entrati nel mercato audiovisivo. Le aziende di telecom hanno integrato la pay‐tv nei loro core‐business di telefonia e banda larga: in questa maniera competono con gli operatori pay‐TV e con le telcos concorrenti nell’offerta di pacchetti triple e quadruple play. Al fine di attrarre più abbonati, in Europa c’è una tendenza delle telecom ad acquisire contenuto premium sia direttamente, che attraverso fusioni ed acquisizioni con le aziende che forniscono i contenuti della pay‐TV. In generale, l’integrazione verticale non è di per se anti‐competitiva, fatta eccezione per gli effetti di preclusione verticale. Anche se molti grandi players del settore Internet forniscono un’ampia gamma di servizi, i consumatori non devono essere sempre fedeli a una specifica piattaforma. In sintesi, sebbene il settore Internet mostri spiccati effetti di rete che suggeriscono una propensione alla concentrazione, la struttura di mercato sembra diversa dai tradizionali mercati monopolistici o oligopolistici. Ciò non implica per sé un’assenza di concorrenza, ma rende in tutti i casi necessaria una valutazione antitrust.

Sia studiosi che commentatori hanno sottolineato gli effetti “long tail” e “superstar”. Mentre I fenomeni long tail e superstar sono stati spesso descritti come opposti tra di loro, nella realtà potrebbero essere raggiunti come conseguenza di un più facile accesso alle informazioni grazie a Internet: prodotti specifici per venire incontro/soddisfare bisogni specifici dei consumatori; mercati più competitivi con una bassa dispersione dei prezzi e pochi prodotti superstar di alta qualità.

La teoria economica evidenzia gli aspetti più salienti in termine di ambiente normativo e competitivo, focalizzando in particolare il trade‐off tra rischi di restrizioni della competizione statica e benefici della concorrenza dinamica in investimento e innovazione. Il dibattito sulla concorrenza dinamica è stato anche affrontato dalle Autorità di Concorrenza e Regolazione, in particolare con la prospettiva degli obiettivi istituzionali di efficienza, efficacia ed equità, oltre la motivazione dell’investimento (vedi Indagine Conoscitiva sulla Concorrenza Statica e Dinamica nel Mercato dei Servizi di Accesso e sulle Prospettive di Investimento nelle Reti di Telecomunicazioni a Banda Larga e Ultra‐larga di AGCM e AGCOM). Tuttavia, quando i criteri della concorrenza statica vengono applicati in settori altamente innovativi, a rapido sviluppo, l’analisi statica risulta eccessivamente rigida.

Nelle industrie spinte dall’innovazione, l’intervento e la regolamentazioni eccessivi, e l’incertezza normativa ostacolano l’innovazione e spesso conducono a livelli di investimenti R&D subottimali. In conseguenza di ciò, la crescita nel lungo periodo viene ostacolata. In questa chiave, legislatori di settore e autorità di concorrenza spesso affrontano il trade‐off tra competizione statica sui prezzi e sviluppo a lungo termine. Considerando le industrie a sviluppo rapido, un ruolo fondamentale per l’intervento normativo dell’antitrust è che la tutela della concorrenza per il mercato sia possibile. Ciò implica che una posizione di monopolio possa essere consentita temporaneamente, nel caso in cui la pressione concorrenziale da reali o potenziali competitor non trovi ostacoli da barriere all’entrata. Ricapitolando, nei mercati caratterizzati da un rapido cambiamento tecnologico l’utilizzo di analisi equilibrium‐based e della struttura di mercato quali indicatori concorrenziali possono generare conclusioni fuorvianti.

È fondamentale considerare l’attuabilità di concorrenza potenziale piuttosto che reale. Nell’analisi economica appare opportuno includere considerazioni in termini di barriere all’ ingresso, switching cost dei fornitori e buyer power. Lo scopo di queste considerazioni è di proteggere i potenziali entranti che in tal modo, se efficienti, non sarebbero ostacolati da comportamenti strategici dell’azienda dominante. La forte esternalità di rete associata alle barriere d’ingresso ha alte probabilità di attrarre l’esame delle autorità antitrust, perché tali caratteristiche suggeriscono un risultato winner‐take‐all. Comunque anche l’effetto di rete indiretto motiva le piattaforme multi‐sided a competere per il mercato. D’altro canto, se l’intervento è troppo vigoroso, può portare alla situazione “winner curse”, la cosiddetta maledizione del vincitore, in cui il premio del vincitore sarebbe espropriato, essendo maggiore di quanto speso o investito per ottenerlo. Un compito cruciale per la regolamentazione e le autorità antitrust è dunque di adattare le normative e le policy sulla concorrenza ai nuovi mercati del web 3.0, e come attuare questi adattamenti con efficacia e tempestività. Di seguito sono discusse una serie di questioni sollevate dalla

regolamentazione dei problemi strutturali e dall’esecuzione dei principi antitrust qualora vengano applicati alle economie di rete: definizione del mercato sempre più complessa. Ciò risulta dalla competizione tra piattaforme multi‐versante, effetti di rete e sbilanciamenti  ‐ tipping  ‐ di mercato, convergenza tecnologica, etc ; potere di mercato dipendente non solo dalla concorrenza a livello orizzontale, ma anche dagli attori provenienti da mercati adiacenti e lungo la vertical value chain. Il che implica che la pressione concorrenziale aumenti se i potenziali concorrenti non vengono presi in considerazione; alcuni indicatori usati nella misurazione del potere di mercato possono perdere di significato, come per esempio l’indice di Lerner. Visto che i costi marginali dei prodotti ad alto contenuto di innovazione, comunemente noti come innovation intensive  ‐    di cui fanno parte soprattutto i prodotti digitali  ‐ possono essere insignificanti, il margine di profitto è necessario per poter sostenere l’investimento. Un altro fattore è costituito dalle prevalenti strategie di sussidio incrociato nelle piattaforme multi‐versante: determinare che certi prezzi siano sotto‐costo o l’esistenza di un elevato margine di ricavo può essere irrilevante per comprendere la dimensione del potere di mercato.

Negli Usa la Federal Trade Commission (FTC) si è posta a difesa del sharing economy – “innovation without permission”, schierandosi a favore di un focus sul consumatore. L’Europa dovrebbe anch’essa difendere questa fase di sviluppo, per favorire l’innovazione e promuovere l’interesse dei consumatori. Dalla prospettiva dei nuovi attori, Internet genera grandi sfide e nuove opportunità, una concorrenza più aggressiva, rendendo la competizione ancora più impegnativa e sfidante che in passato. In particolare nel mondo dei contenuti l’impatto di Internet è enorme: nuovi modelli di mercato e di sviluppo, nuovi agenti, nuove sfide per le autorità antitrust e per i regolatori. L’ambiente competitivo nei mercati dell’audiovisivo è cambiato profondamente grazie alle innovazioni tecnologiche, allo sviluppo digitale e alla convergenza con Internet.

La crescente complessità della produzione dei media e di questi consumi è il risultato di una tendenza allo spostamento di tutte le attività verso Internet.   In questa chiave, i mercati dell’audiovisivo presentano le caratteristiche di un mercato multi‐ versante, poiché la piattaforma di distribuzione del contenuto, il pubblico, e gli inserzionisti, anche se basati su diversi modelli di business, convivono: la televisione gratuita aumenta i ricavi pubblicitari, distribuendo contenuti gratuitamente, la pay‐tv basata sugli abbonamenti fornisce contenuti premium con maggiore qualità e varietà. Secondo questo modello il circolo virtuoso funziona: maggiore varietà o qualità dei contenuti, maggiore audience, maggiori ricavi (possibilmente da inserzionisti ed abbonati), e, a sua volta più risorse per investire in migliori contenuti. La caratteristica fondamentale dei mercati dei media a più versanti è quindi quella della struttura di prezzi “sbilanciati”. I consumatori scelgono pay‐tv o tv gratuita, bilanciando tra la migliore qualità e prezzi più alti che le sono associati; in altre parole, il pagamento è fatto per evitare utilità negativa derivante da spot pubblicitari, o per vendere l’attenzione agli inserzionisti, facendo loro pagare per il contenuto gratuito.

Con l’impatto di Internet, la domanda di servizi audiovisivi diventa più “consumer driven”. I servizi televisivi tradizionali sono lineari., mentre il consumatore nell’era di Internet decide in modo più proattivo cosa guardare, con servizi non lineari, quali catch‐up e VOD. I servizi audiovisivi che coinvolgono contenuti premium anche via Internet sono sempre associati a un prezzo positivo. Questo non nega la multi‐lateralità della piattaforma, ma i consumatori non sono completamente sovvenzionati dagli inserzionisti pubblicitari. Se riflette una differenziazione di prodotto, un prezzo più alto viene ricaricato per una più elevata qualità e per un contenuto considerato di maggior valore. Il problema più grande in cui possono incappare le autorità garanti della concorrenza è di applicare una logica convenzionale, di mercati a singolo versante, in ambiti in cui è necessario comprendere ed utilizzare una logica multi‐versante. Ciò potrebbe causare risultati e stime inesatti, soprattutto nella definizione dei mercati rilevanti, e negli effetti di condotte unilaterali e coordinate, nonchè nella definizione di politiche di regolamentazione. Di conseguenza, il contributo dell’analisi economica nel campo dei mercati a due versanti è diventato di fondamentale importanza. Questi nuovi approcci nella teoria economica permettono di meglio comprendere le dinamiche di interazione simultanea tra piattaforme, tra diversi gruppi di agenti, traendo vantaggio dalle esternalità tra questi gruppi.

Questo nuovo ambiente convergente è caratterizzato da una molteplicità di modelli di business, dunque l’approccio tradizionale basato sui mercati differenti, a partire dal modello televisivo standard, sia a pagamento che gratuito, si mostra in questo caso inadeguato a cogliere la nuova complessa realtà.   Di fondamentale importanza, ancorché di grande difficoltà, è il mantenimento di un giusto bilanciamento tra concorrenza e concentrazione di mercato. Senza dubbio anche in questo ambito l’esistenza di esternalità di rete, economie di scala ed elevati costi fissi possono creare una barriera all’ingresso per nuovi operatori Internet nativi. D’altro canto, nella ‘digital economy’ tali punti di strozzatura sembra non siano sufficienti ad assicurare il vantaggio competitivo di una posizione dominante basata su di un monopolio od oligopolio naturale.   La domanda da porsi è se la “distruzione creativa” sia in grado di generare una maggiore pressione concorrenziale, garantendo dunque massima efficienza nel mercato, e in definitiva il benessere del consumatore, oppure se ci si trovi semplicemente di fronte al passaggio di testimone e di risorse dalla vecchia generazione di attori sedimentati nel mercato alla nuova generazione del cosiddetti ‘global players’. In altri termini, da un lato, l’innovazione è ciò che descrive meglio il grande impatto che Internet ha avuto sui diversi mercati e sulla struttura di molte industrie. Gli innovatori raggiungono il successo tramite la ristrutturazione o la creazione di nuovi mercati, piuttosto che dal mero miglioramento incrementale che potrebbe lentamente modificare lo status quo.   D’altra parte, bisogna considerare se in questa nuova nascente fase del suo sviluppo (web 3.0) il modello Internet possa invece favorire unicamente gli attori dotati di potere di mercato o continuare

a produrre come in passato i suoi positivi effetti sulla società in termini di innovazione e benessere del consumatore.   Ne discende che il ruolo delle autorità antitrust è fondamentale nel cercare di capire se il drammatico e incessante cambiamento prodotto da Internet possa continuare a produrre risultati positivi in termini di welfare o se invece le dinamiche di mercato sperimentate finora possano trasformarsi, in questo nuovo modello di sviluppo, in ostacoli e impedimenti per potenziali nuovi entranti, determinando fallimenti di mercato. In questo senso mantenere il focus sul consumatore piuttosto che sulla protezione dei concorrenti rappresenta una prospettiva più adeguata per favorire una migliore interpretazione dei fenomeni e rendere più effettivo e a prova di futuro, anche in termini di policy, il raggiungimento di tali obiettivi.

In chiave  di regolamentazione, sebbene i contenuti audiovisivi siano considerati a livello comunitario come servizi economici transfrontalieri (tanto da giustificare  un intervento di armonizzazione iniziato   alla fine degli anni ’80),    essi sollevano storicamente problemi e toccano interessi di carattere generale, che superano questioni come la competitività dei mercati,    la concorrenza dinamica,    la promozione dell’innovazione successiva ed in genere    l’efficienza economica.    Il perseguimento di questi ultimi obiettivi senz’altro assicura un esito competitivo, volto a garantire il maggiore benessere dei consumatori, ma non esaurisce il novero degli interessi ritenuti rilevanti dalla maggior parte degli ordinamenti democratici occidentali, che assumono come compito fondante quello di proteggere i propri membri come cittadini, assicurando i presupposti per una partecipazione democratica alla vita pubblica e per una crescita culturale che aumenti la qualità della vita democratica ed il consolidamento ed evoluzione del tessuto sociale.   Se il perseguimento di questi obiettivi nei media tradizionali può vantare un’elaborazione sedimentata negli anni, che si è tradotta in un’azione di policy regolamentare articolata, relativamente stabile ed uniforme fra i vari Paesi, le attuali possibilità di produzione, aggregazione, distribuzione e consumo di contenuti audiovisivi nell’ecosistema di Internet pongono una serie di nuove domande: se questi obiettivi di interesse generale necessitino ancora di regolazione e, in caso affermativo: quali fenomeni, attività, operatori debbano essere    regolati; quale metodologia di regolazione sia più idonea; quali debbano essere i contenuti delle regole. Come noto, la regolazione comunitaria tenterà a breve di fornire risposte a questi rilevanti quesiti. La “slinearizzazione” dei contenuti e la conseguente interattività, propria della circolazione dei contenuti audiovisivi digitali, sta difatti mutando profondamente il rapporto tra contenuto e consumatore.