Ecco una breve lista che potrebbe risultare utile ai fini delle ricerche:

  1. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  2. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen;
  3. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  4. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  5. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  6. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  7. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  8. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  9. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  10. Svezia con Modern Times Group.

DOVE VEDERE FROSINONE MILAN IN TV

Per vedere Frosinone Milan in TV hai bisogno di un abbonamento Sky con il pacchetto Sky Calcio. Se soddisfi questo requisito, la gara sarà visibile con ampio pre partita e post partita su Sky Sport HD e Sky Sport Champions League Serie A, canale 202.

Nel caso in cui non fossi un abbonato Sky purtroppo non potrai vedere la partita in TV ma puoi sempre usufruire di alcuni servizi alternativi per vedere Frosinone Milan in streaming. Altrimenti puoi approfittare dell’occasione per sottoscrivere un abbonamento Sky.

DOVE VEDERE FROSINONE MILAN IN STREAMING

Il match Frosinone Milan sarà trasmesso anche in streaming su diverse piattaforme, tutte rigorosamente di Sky. Anche qui se avete un abbonamento Sky potete utilizzare l’applicazione SkyGo (gratuita) che permette la visione del match anche in streaming. SkyGo infatti permette di vedere su PC, Smartphone, Tablet e non solo tutti i programmi Sky sfruttando il proprio abbonamento di casa.

Dopo il pareggio contro l’Udinese, il Frosinone attende per il boxing day il Milan. La squadra di Gattuso è in difficoltà, ma non per questo da sminuire, visto la forza dei calciatori di cui dispone. I giallazzurri non possono e devono pensare di affrontare una compagine con dei problemi, ma una big del nostro calcio. Lo spirito, per fare una battuta, non deve centrare molto con il Natale, ma deve essere battagliero dal 1′ al 97′, solo così si potrebbe compiere un’impresa. La partita sarà trasmessa in diretta streaming ed in esclusiva da DAZN su smart tv, pc, tablet e smartphone.

La probabile formazione giallazzurra

Per provare l’impresa, mister Baroni dovrebbe scegliere di nuovo il 3-5-2. In porta Sportiello. La difesa a tre sarà formata da Goldaniga, Ariaudo e Krajnc, con Capuano ancora non convocato. Attenzione però a Salamon che potrebbe concedere un turno di riposo ad Ariaudo. Il centrocampo a cinque vedrà Zampano e Beghetto sugli esterni e nel mezzo il trio Chibsah, Maiello e Cassata. Occhio a Crisetig che potrebbe rilevare dall’inizio uno dei tre (Cassata e Chibsah sono sotto diffida e Maiello potrebbe riposare). In avanti confermato Ciano, ma al suo fianco dovrebbe esserci Pinamonti e non Ciofani. Ancora panchina per Campbell.

Probabile formazione Frosinone (3-5-2): Sportiello; Goldaniga, Ariaudo, Krajnc; Zampano, Chibsah, Maiello, Cassata, Beghetto; Pinamonti, Ciano.

Ballottaggi: Ariaudo-Salamon 70-30%; Maiello-Crisetig 60-40%;  Pinamonti-Ciofani 70-30%.

Cosa vogliamo vedere?” “Non lo so. Facciamo un po’ di zapping e decidiamo…”. Un dialogo simile al divano era normale nei salotti italiani fino a pochi anni fa. Ma dal momento che i vari servizi di streaming video su Internet come Netflix, Chili o Amazon Prime Video col semplice tocco di un pulsante portano la magia del grande schermo a casa e senza pubblicità, non c’è più la necessità di saltare i canali in modo casuale alla ricerca di qualcosa d’interessante. Tuttavia, il nuovo e bellissimo mondo dello streaming ha anche i suoi lati negativi: Le offerte hanno costi differenti e ricliie- dono una connessione a Internet veloce, inoltre la scelta è diversa per tutti i servizi, e invece di essere semplicemente inondato di film, lo spettatore deve organizzarsi il programma da solo. Computer Bild quindi ha verificato sia le tariffe fiat per lo streaming sia le opzioni individuali di noleggio e acquisto (“on demand”) dei maggiori fornitori. Il test finale ci permetterà di scoprire la migliore offerta e quella più conveniente.

Abbastanza veloce?

Prima di cercare il fornitore migliore per le proprie esigenze, è necessario determinare se‘il nostro accesso a Internet è abbastanza veloce. Se il materiale video è ad alta risoluzione, durante lo streaming via Internet si trasmettono enormi quantità di dati. Sono necessarie connessioni veloci per garantire che questi fluiscano in modo costante verso il dispositivo che sarà utilizzato per là visione. Una linea ADSL a 7 Mega stabile è di solito sufficiente per la vecchia risoluzione standard (SD). I film in ultra risoluzione 4K, invece, richiedono almeno una linea ADSL a 20 Mega stabile. Se la connessione non è in grado di supportare le velocità di trasmissione necessarie, tutti i servizi cercano innanzitutto di adattare la risoluzione, e quindi il volume di dati, alla larghezza di banda disponibile. Se anche questo non bastasse, ci sarà una degradazione dell’immagine come la formazione di blocchi, scatti o anche interruzioni. Sigle come “Full HD” o “4K” indicano la qualità delle immagini che un televisore è in grado di visualizzare: nella colonna info a sinistra puoi scoprire cosa si nasconde dietro di esse. A pagina 57 potrete scoprire se i dispositivi in soggiorno sono già adatti per lo streaming e di che cosa si potrebbe aver bisogno.

Prezzi, tariffe e selezione

I servizi differiscono a seconda del tipo di prezzo, delle condizioni di utilizzo e della varietà di offerte. In generale, i clienti hanno due varianti tariffarie per i fornitori testati: Acquisto singolo o noleggio: iTunes, Google Play, Chili e RakutenTV consentono di acquistare i film singolarmente o di affittarli per un periodo di tempo limitato. I periodi di prestito sono in genere di 30 giorni. Dopo il primo avvio del film, la scadenza è ridotta a 48 ore. Dopo di ciò, il film scompare dalla mediateca personale. Gli episodi della serie TV solitamente possono essere acquistati, non presi in prestito. Il costo dei film HDdal carrello di prova di Computer Bild è stato in media tra 4,1 e i 4,6 euro per singolo film a noleggio e tra 8,3 e 10,3 euro per il singolo film acquistato.

Tariffe flat per lo streaming: Netflix, NowTV, Infìnity e Amazon offrono una tariffa fìssa. Per un importo forfettario mensile compreso tra 7,99 euro (Prime Video è incluso nell’abbonamento Amazon Prime annuale) e 9,99 euro (costo di 1 Ticket per NowTV) gli utenti hanno accesso illimitato all’intera gamma di film (Netflix, NowTV, Amazon) o una selezione del catalogo completo (Infì- nity). Per tutti i fornitori presi in considerazione: l’offerta di film e serie con tariffa forfettaria è molto più piccola rispetto all’acquisto o al noleggio.

Produzione propria o Blockbuster?

Il carrello di prova di Computer Bild è stato riempito con un totale di 120 successi cinematografici dal 2017, oltre a successi al botteghino degli anni precedenti, nuove uscite in DVD, classici del cinema, serie popolari, documentari e film per bambini. Il tasso di successo è stato piacevolmente alto per tutti i servizi con noleggio e acquisti individuali: qui potete trovare un’ampia selezione di film attuali. Quindi, se volete vedere i blockbuster di Hollywood che sono stati rilasciati solo di recente nei cinema, sarete ben serviti con la distribuzione al dettaglio o le vendite su Chili, RakutenTV, iTunes o Google. Le offerte fiat di Netflix, Amazon & Co. devono adattarsi, ma anche seguire un concetto completamente diverso e hanno quindi altri punti di forza. Offrono, ad esempio produzioni proprie di serie TV di alta qualità ed emozionanti (Amazon, Netflix), hanno licenze esclusive per serie popolari come “The Walking Dead” (NowTV) o offrire produzioni televisive speciali come “The Young Sheldon”, completamente gratuita a vostra disposizione (Infìnity).

Il meglio di entrambi i mondi

Per questo motivo i fan esperti dello streaming spesso combinano diversi servizi proprio per venire incontro alle proprie esigenze. Ad esempio, si iscrivono a un abbonamento mensile di Netflix per la loro serie preferita e aggiungono temporaneamente un film acquistato o noleggiato al loro archivio cinematografico su Chili, Google o iTunes.

La scelta del provider giusto, infine, dipenderà solitamente dal prezzo quotidiano e da quale servizio viene fornito più comodamente sul televisore con la tecnologia disponibile. Netflix e Amazon sono i più flessibili, mentre iTunes è saldamente collegato al mondo Apple. Dal momento che i prezzi e la selezione non differiscono troppo, spesso non importa agli appassionati da dove provenga lo streaming alla fine – la cosa principale è che il programma sia quello giusto.

CONCLUSIONI

L’offerta di RakutenTV è la migliore, soprattutto grazie al vasto catalogo di film a noleggio e in acquisto che comprende anche diversi titoli in 4K. Chili ha un’offerta più ampia, ma con una qualità di fruizione inferiore. Netflix è leader tra i fornitori ali-inclusive, con prezzi leggermente più elevati. Apple ha una vasta selezione, ma è più costoso ed è conveniente solo con i dispositivi iOS. Amazon è quello più economico, ma la sua offerta è piuttosto limitata. Nei prossimi mesi però le cose cambieranno perché la piattaforma ha stretto accordi con la Rai per portare produzioni di successo come I Medici, Rocco Schiavone e altre. Infinity è poco impegnativo, ma i contenuti di qualità vanno noleggiati pagando un extra e Now TV troppo costoso.

n definitiva, il quadro che emerge è che gli spettatori vogliono sempre più contenuti video di intrattenimento, gli aggregatori di contenuti vogliono distribuirli sul maggior numero di piattaforme e di schermi possibili e i titolari dei diritti sui contenuti vogliono essere sicuri di essere adeguatamente remunerati. È evidente come tutti i player stiano cercando di presidiare il settore in maniera sempre più massiccia e convinta, per acquisire vantaggi competitivi nel nuovo mercato o comunque difendere la propria posizione di primato nel settore televisivo e dei contenuti video, di fronte all’offensiva dei nuovi entranti.

La centralità del video e dei contenuti d’intrattenimento quali motori di sviluppo dell’economia digitale, sia in chiave di infrastrutture attraverso l’aumento del traffico sulla rete (domanda di banda) che di contenuti e servizi (video on demand in primis) è destinata a trasformare radicalmente l’industria audiovisiva determinando il passaggio, in una prospettiva temporale ancora non facile da collocare, dal broadcast al broadband.   Nel frattempo, a fronte di questa trasformazione guidata del segmento consumer e dal video‐ intrattenimento, nuovi attori, nuovi servizi e nuovi modelli di business si affermano, anche su scala globale, determinando una forte competizione tra industrie consolidate (tlc e media), che sviluppano i propri contenuti in ambiente Internet, e i nuovi soggetti Internet nativi.

In questo senso, la tipologia dei servizi che si sta affermando è molto diversa dai tradizionali modelli televisivi. Si tratta per lo più di servizi non lineari, a richiesta, dove la pubblicità si manifesta spesso in modelli distinti (display e altro) e l’abbonamento è radicalmente diverso dal modello bundle (basic + premium) ad alto costo (dai 30 ai 50 euro al mese) dei tradizionali broadcaster pay‐TV europei.   Ciò che distingue questi servizi sono appunto i costi molto bassi (da 7 ai 10 euro al mese nel modello ad abbonamento o SVOD) e un catalogo limitato ai solo prodotti a utilità ripetuta (film, serie, documentari, animazione).

L’offerta sviluppatasi per prima è il Video on Demand in modalità pay‐per‐ view o transactional (TVOD ed Electronic Sell‐through), mentre alcuni servizi poggiano su sistemi di remunerazione misti (Fremium). In tutti i casi, vale la pena ricordarlo, si tratta di un settore ancora in una fase di sviluppo e dove strategie di posizionamento e rapporti di forza sono ancora lontani dall’essere consolidati. Nel nuovo campo di gioco, molto più ampio di quello tradizionale audiovisivo, e quindi non necessariamente legato alle stesse regole, nuovi attori fanno leva sulla massa critica di utenti raggiunta grazie all’attività originaria e beneficiano così di esternalità di rete per espandersi nel nuovo mondo connesso dei contenuti e affermarsi in una prospettiva globale.   Apple, tramite iTunes ha iniziato a rivolgersi agli amanti della musica, che la ascoltano tramite dispositivi Apple, e oggi è diventato uno dei negozi di contenuti digitali anche di film più visitato al mondo. Amazon pratica e‐commerce, vendendo inizialmente libri, ma dal 2008 ha iniziato a offrire film e video in streaming sotto il marchio Amazon Instant Video Prime; inoltre, agli utenti del programma di fidelizzazione Amazon Prime garantisce la spedizione gratuita degli articoli acquistati online dietro pagamento di un canone di abbonamento annuale di $79. La stessa Netflix distribuisce il proprio servizio Watch Instantly a numerosissimi dispositivi, tra cui Xbox 360, Nintendo Wii, PS3 della

Sony, lettori Blu‐ray e televisori Sony, LG, Panasonic, Insigna, Philips, Pioneer, Samsung, Toshiba, Yamaha, Vizio, l’iPhone, l’iPad, etc. Google sfrutta i vantaggi di un’utenza planetaria di accesso ai motori di ricerca per rendere You Tube attraente a grandi masse di utenti. Lo stesso dicasi per Facebook che cerca di monetizzare una dominanza sui social e nel mondo del mobile per affermarsi anche nel video content.

Gli elementi distruttivi che hanno caratterizzato il rapporto di Internet con la tradizionale industria dei media (libri, giornali, musica, radio, ecc..) approfonditi al cap.1,  negli Usa sono ormai una realtà relativamente alla televisione e ai servizi audiovisivi.   Basti considerare solo questi indicatori: i maggiori canali YouTube (Maker, Fullscreen and Machinima) stanno diffondendo contenuti che competono con alcuni dei maggiori canali broadcasting nazionali come CNBC, FXX and Fox Sports 1. E mentre gli ascolti delle tv traditionali si erodono, quella dei tre canali YouTube (e molti altri) raddoppiano anno su anno; i 41 milioni di abbonati Usa di Netflix vedono circa due ore di video al giorno facendo del  “network” Netflix più grande di due dei quattro maggiori network nazionali e il doppio del più grande cable network. A questo ritmo Netflix diventerà il più popolare video provider in Usa già nel corso del 2016.   Una ricerca condotta da Deloitte afferma che il 53% degli intervistati vede in streaming i programmi televisivi. Relativamente ai millenials, popolazione tra i 14 e i 25 anni, lo studio sostiene che costoro guardano video online più di quanto non facciano in altre modalità: circa il 72% preferisce il VOD e il 58% Live TV.

Inoltre il 25% non ha mai guardato la pay TV negli ultimi mesi o ha cancellato l’abbonamento. La maggior parte di essi (57%) guarda streaming video su smartphone, tablet o Pc invece che su TV set. Più vecchia invece è la generazione, maggiormente preferisce il televisore: circa il 57% nella fascia 26–31), 70% tra 32–48), 81% tra 49–67), 90% dai 68 anni in su. Infine il binge watching, cioè la visione di 3 o più episodi per volta, sta diventando prevalente tra gli americani. Più del 68% dei rispondenti adottano ormai questa modalità e di questi il 31% lo fa almeno una volta a settimana. Alla luce di questi elementi, sia i grandi network, che la stessa industria americana della tv via cavo sono stati completamenti rimessi in discussione, ponendo le basi per una riconversione del settore impensabile appena pochi  anni orsono.

A questo proposito ha contribuito alla trasformazione anche l’evoluzione del VOD verso modalità più sostitutive e meno complementari rispetto all’industria televisiva tradizionale. Da tutto ciò discende che le modalità di accesso ai contenuti televisivi in Usa siano profondamente cambiate e non si possa ormai più tornare indietro. Alla luce dei fenomeni sopra descritti, è prevedibile che si assisterà nei prossimi anni a una crescita consistente e per molti versi superiore alle attese dei servizi on demand.   In tal senso la diffusione anche in Europa delle offerte di VOD dipenderà dai seguenti fattori: sviluppo delle reti a ultra broadband in fibra ottica sia via reti telco nelle sue varie modalità (FTTH, FTTC, ecc), sia via cavo (Docsis 3.1);    lo sforzo e gli incentivi a livello europeo e dei singoli paesi in ambito nazionale di raggiungere gli obiettivi previsti dall’Agenda Digitale (penetrazione della banda larga e ultra larga); il mutato atteggiamento dei fornitori dei contenuti tradizionali (produttori e broadcaster) sottoposti alla crescente competizione dei grandi operatori globali; l’esplosione dei servizi video in streaming e su terminali mobili; lo sviluppo delle offerte in 4k e 8k; il graduale e inarrestabile passaggio di tutta la produzione a utilità ripetuta (film e serie) sulle reti broadband.

ITMedia Consulting stima che il totale dei ricavi derivanti dall’offerta di VOD in Europa Occidentale sarà di €2,14 mld già alla fine del 2015 e raggiungerà €3,85 mld nel 2018, con una crescita media annua del 22%.  Questo incremento, oltre ai driver generali sopra descritti, è frutto di ulteriori fattori, collegati maggiormente alle specificità dei mercati nazionali.   In particolare: consolidamento di alcuni modelli di business in specifiche aree (in particolare Regno Unito e Nord Europa), soprattutto attraverso servizi di SVOD e in misura minore di AVOD, che iniziano a competere direttamente con le dominanti pay‐TV e i broadcaster free‐to‐air nazionali; ingresso di nuovi attori globali, a cominciare da Neflix, in aree finora meno soggette alla competizione, in assenza di sufficiente penetrazione della banda larga    (in particolare nel Sud Europa); consolidamento, attraverso fusioni e acquisizioni, da parte dei grandi operatori di telecomunicazioni   e via cavo (es. Vodafone, BT, Orange, Telefonica e Liberty Media) attraverso l’offerta quadruple play, integrando voce, dati con accesso a Internet fisso e mobile e video (TV); più elevato grado di competizione tra broadcaster, telco, OTT (Netflix e in prospettiva anche Amazon, Apple e Google) sullo stesso o su diversi modelli di business (Francia e Germania in primis); accesso diretto attraverso acquisizione dei diritti live a contenuti premium sportivi in esclusiva, a cominciare dal calcio (campionato nazionale e Champions League) in grado di accrescere la domanda di dati e il traffico sulle reti (Regno Unito e Spagna). Tutto ciò pone sfide sempre più complesse ai regolatori e alle autorità di concorrenza. “Distruzione creativa” rappresenta indubbiamente la miglior definizione dell’impatto di Internet sull’industria tradizionale.

Il termine si riferisce all’incessante meccanismo di innovazione di prodotti e processi, attraverso cui nuove unità produttive rimpiazzano quelle precedenti. Internet, con l’aumento esponenziale di applicazioni, streaming video e altri contenuti e applicazioni, sta trasformando molti mercati.   Come per ogni settore delle comunicazioni, l’Internet industry è caratterizzata da forti effetti di rete. La domanda e l’offerta nelle economie di scala sono la principale origine dell’effetto di rete. Ciò dimostra infatti che la probabilità di crescita dell’utenza di un servizio è maggiore quante più sono le persone ad averlo già adottato. Ci possono essere effetti di rete diretti o indiretti, riferiti a utenti dello stesso gruppo di agenti o meno. La competizione giova al consumatore e anche se l’esistenza di esternalità di rete viene spesso associata a una struttura di mercato concentrata, non necessariamente ciò implica una riduzione o eliminazione della concorrenza. In ogni modo l’opinione diffusa che l’effetto di rete possa rinforzare il potere di mercato di un operatore dominante può essere fuorviante, in particolare in economie caratterizzate dell’innovazione, come quelle  basate sul web, estremamente dinamiche. Un altro fattore per il quale i grandi attori della rete sono solitamente sotto attento controllo dell’antitrust è che spesso offrono una vasta gamma di servizi. A causa delle economie di scopo, una piattaforma che propone un pacchetto di servizi può essere senza dubbio più efficiente. Tale pratica risulterebbe socialmente vantaggiosa, per quanto è probabile che, creando un effetto network sul mercato, induca l’antitrust a un esame minuzioso: in primo luogo perché in grado di generare una posizione dominante ed inoltre perché l’effetto network amplifica il rischio di ‘lock‐in’ dei consumatori nella piattaforma di un grande operatore.

La differenziazione del prodotto può rappresentare sia un driver della concorrenza, sia dar luogo a potere di mercato. Gli operatori pay TV e i provider VOD ad esempio offrono contenuti premium per differenziarsi e per soddisfare diversi  gusti. La differenziazione verticale è ampiamente osservabile nei servizi di pay‐tv. Anche per i servizi VOD, seppure a prezzi molto più ridotti, le tariffe coprono una varietà di opzioni. Sebbene la differenziazione attenui la concorrenza sui prezzi, le aziende non necessariamente effettuano previsioni riguardo a scelte di prezzo e caratteristiche del prodotto. Il crescente numero di servizi OTT SVOD crea una forte pressione concorrenziale per gli operatori pay tv. Negli anni recenti l’aumento nella fruizione di contenuti digitali video e di contenuti televisivi, come anche l’arrivo del VOD su tutte le piattaforme, stanno cambiando i modelli di consumo dei media tradizionali.   L’OTT funziona come complemento ai servizio di televisione tradizionale e fornisce ai consumatori migliori opportunità per il multi‐homing. Nel settore della pay‐tv, esistono switching cost che possono impedire o rendere difficile all’utente di cambiare il proprio service provider. Di contro, con la tecnologia OTT, possono bastare un browser Internet o una app mobile, come ricevitori. In generale, il multi‐homing insieme a bassi costi di switching, permette di ridurre il problema del “locked‐in”, o blocco del consumatore in un singolo prodotto. Essi influenzano le strategie di prezzi adottate dalle aziende e dunque la struttura del mercato. Una maggiore propensione dei consumatori a provare diversi servizi Internet permette di controbilanciare le barriere all’entrata delle esternalità di rete, facilitando l’accesso a nuovi entranti. In un approccio innovativo ed efficace alla questione dell’interoperabilità e standardizzazione delle Apps, potrebbe essere interessante analizzare questo aspetto considerando il risultato combinato di effetti di rete, multi‐homing e differenziazione del prodotto. L’integrazione verticale è una caratteristica del mercato dei media. A causa dell’accelerazione della domanda di servizi di TV e video, negli anni recenti più e più concorrenti sono entrati nel mercato audiovisivo. Le aziende di telecom hanno integrato la pay‐tv nei loro core‐business di telefonia e banda larga: in questa maniera competono con gli operatori pay‐TV e con le telcos concorrenti nell’offerta di pacchetti triple e quadruple play. Al fine di attrarre più abbonati, in Europa c’è una tendenza delle telecom ad acquisire contenuto premium sia direttamente, che attraverso fusioni ed acquisizioni con le aziende che forniscono i contenuti della pay‐TV. In generale, l’integrazione verticale non è di per se anti‐competitiva, fatta eccezione per gli effetti di preclusione verticale. Anche se molti grandi players del settore Internet forniscono un’ampia gamma di servizi, i consumatori non devono essere sempre fedeli a una specifica piattaforma. In sintesi, sebbene il settore Internet mostri spiccati effetti di rete che suggeriscono una propensione alla concentrazione, la struttura di mercato sembra diversa dai tradizionali mercati monopolistici o oligopolistici. Ciò non implica per sé un’assenza di concorrenza, ma rende in tutti i casi necessaria una valutazione antitrust.