Arkadiusz Milik tiene in vita il campionato, così il Napoli evita di sventolare bandiera bianca e di scivolare troppo distante dalla Juventus capolista. Certo, gli 8 punti di distacco rimangono uno strappo difficile da ricucire, ma non impossibile. E la determinazione di Carlo Ancelotti si rispecchia nell’atteggiamento di una squadra che sembra squagliarsi nel gelo di Bergamo di fronte a uno scialbo secondo tempo e che invece sfodera la forza di strappare 3 punti pesanti.

 In un turno di campionato che vede l’Inter zoppicare e la Juventus solcare il mare della Serie A con le vele spiegate, la rete di Milik, la quinta in campionato, ha un peso specifico non indifferente. Il polacco è re per una notte: «E’ un gol importantissimo per me, era da un po’ che non segnavo. Sono felice per questa vittoria, ci abbiamo lavorato tanto, ora guardiamo al Frosinone. E’ normale voler giocare un po’ di più: sono un attaccante e vorrei segnare sempre, nel calcio non sempre va come uno vuole, ma andiamo avanti così, dobbiamo concentrarci sul lavoro da fare». Il Liverpool in Champions è ancora lontano: «Prima pensiamo al Frosinone, poi ci concentreremo sull’Europa. Vogliamo vincere contro il Liverpool però sappiamo che sarà durissima, anche se tutto è possibile». Ancelotti sottolinea «la prova di maturità della squadra. Chiaro, a chiunque piace giocare calcio champagne, ma non è sempre possibile, ci sono anche gli avversari. Sono punti importanti, sapevamo che l’Atalanta gioca molto bene: ha un calcio dinamico e aggressivo, eravamo consapevoli delle difficoltà e ci siamo adattati». E un applauso al pubblico: «Molto bello, molto corretto, anche i tifosi hanno dato segno di maturità».

La Dea nerazzurra non meritava la capitolazione, in verità: punita da una giocata, sì, ma sono proprio le risorse insperate, come quelle dalla panchina, a segnare la linea di separazione tra i piani alti e la metà classifica. Ne è pienamente consapevole Gasperini: «Abbiamo fatto la nostra parte bene, abbiamo pareggiato. Nel momento decisivo ci è mancata un po’ di energia. Ilicic e Toloi non c’erano, certamente sono giocatori importanti, peccato perché qualcosa in più avremmo potuto ottenere. Abbiamo dimostrato di non essere inferiori al Napoli, i ragazzi hanno disputato comunque una buona gara».

Da pugile abituato a incassare per poi contrattaccare, colpendo più forte, l’Atalanta risponde subito al colpo improvviso, d’orgoglio, con carattere: Maksimovic va sotto pressione e con lui tutto il pur solido reparto difensivo partenopeo. Il centrocampo azzurro cerca di allentare la morsa con rapide accelerazioni per sfruttare il contropiede e quasi ci rimette lo zampino Fabian Ruiz, sempre su assit di Insigne: stavolta lo spagnolo non è chirurgico e spietato. L’Atalanta predica pazienza, anche se è il Napoli a far più paura nel primo tempo con poco possesso, ma ripartenze fulminee. La Dea prova a concretizzare la manovra insistita con una zampata di Zapata che trova l’attenta opposizione di Ospina, il problema è che il Napoli è devastante quando trova spazi per correre: alla mezz’ora Insigne si divora un’altra opportunità pazzesca quando infilza di corsa gli incerti Mancini e Palomino ma spedisce la palombella fuori, a Berisha congelato e battuto. Il canovaccio è sempre lo stesso: l’Atalanta si accontenta, per così dire, di ricamare la manovra e di sfruttare la rapidità degli esterni, il Napoli è un manuale di calcio all’italiana moderno, ma anche fedele alla tradizione del contropiede.

Il ritorno dagli spogliatoi riconsegna al pubblico bergamasco un’Atalanta quantomeno rabbiosa, come quando Zapata sbuffa come un toro e taglia per la botta di Freuler, il cui urlo di gioia resta in gola solo per il disperato intervento stile baseball di Albiol. Il colpo del pari è logica (e meritata) conseguenza di una caparbietà espressa in ogni forma sul campo: Gosens sventaglia dalla sinistra, Rigoni tocca male ma alla fine pesca di testa Hateboer che innesca la potenza di Zapata. E il colombiano non aspettava altro che sfondare la porta sotto la curva. Il problema, per l’Atalanta, è che il veleno di Ancelotti è nella coda della panchina: fuori uno spento Mertens, dentro uno scalpitante Milik che impiega meno di 180 secondi per ridare corpo e ossigeno alle speranze partenopee di non lasciare scappare la Juventus. Per Anfield e per la notte del destino in Champions c’è ancora tempo.

ATALANTA
BERISHA 5.5 Gasp lo preferisce a Gollini, lui mette il corpo per fermare Ruiz e Insigne, però su Milik poteva fare di più.
MANCINI 5.5 Sbanda vistosamente quando Insigne lo punta in dribbling. Tumminello (44′ st) ng.
PALOMINO 5.5 Torna tra i titolari in una serata complicata: l’attacco dinamico del Napoli non gli concede riferimenti. E Milik non lo perdona.
MASIELLO 5.5 Idem come sopra, deve contenere la rapidità di Mertens e Callejon e ci riesce a corrente alternata.
HATEBOER 6.5 Ogni tanto parte al galoppo sfruttando la proverbiale falcata, dalla sua testata nasce il pari della Dea.
DE ROON 6 L’impegno non viene mai meno così come la volontà di dare forma e rapidità alla manovra. Certo, la mediana sostanziosa del Napoli lo costringe a correre il doppio.
FREULER 5.5 Come diga funziona a intermittenza, poi Albiol gli nega la gioia del gol.
GOSENS 6 Dalla sua parte Maksimovic concede possibilità di affondo, sfrutta lo spazio quando ispira l’1-1.
GOMEZ 5.5 Libero di svariare e inventare, però forse troppo lontano dalla porta.
RIGONI 5.5 Non convince del tutto, ma sale di intensità (e velocità) nella ripresa. Prende il posto dello squalificato Ilicic, trova sulla strada Koulibaly, pessimo cliente, però ci mette cuore e polmoni. Valzania (26′ st) 5.5 Sparisce quando serve.
ZAPATA 7 Tra i più propositivi e convincenti in attacco: da ex, ci mette l’orgoglio, il fisico e segna il gol che fa esplodere l’Atleti Azzurri d’Italia.
ALL. GASPERINI 6 Abile nel ricaricare la squadra dopo un primo tempo difficile, tuttavia l’aggancio alle zone nobili della classifica è rimandato.
NAPOLI
OSPINA 6 Quasi combina un pasticcio su un rinvio sbilenco, ma è reattivo sulle iniziative sporadiche di Zapata.
MAKSIMOVIC 5 In ansia da terzino, tiene in gioco Zapata nell’azione dell’1-1. Hysaj (32′ st) ng.
ALBIOL 6 Ancelotti non rinuncia a lui in una sfida così delicata, si perde nel marasma generale nell’azione del momentaneo pareggio.
KOULIBALY 7 Pilastro della difesa, anche in fase di impostazione: ai punti vince il round con Rigoni.
MARIO RUI 7 Si preoccupa di evitare che Rigoni metta il turbo, poi nel finale pesca il jolly anciando Milik in profondità.
CALLEJON 5.5 Il feeling con il gol sembra averlo smarrito, non affonda mai il colpo.
ALLAN 6.5 Il cartellino giallo preso nel primo tempo un po’ lo frena, nonostante ciò è il solito moto perpetuo.
HAMSIK 6.5 Rompe il gioco e ruba il pallone che propizia l’1-0 azzurro, sfodera personalità e forza fisica, oltre alla giusta quantità di mestiere. Cala inesorabilmente.
FABIAN RUIZ 6 Ci mette un attimo a scaldarsi nel freddo di Bergamo: 3 gol, sempre in trasferta, in 7 presenze, massima resa con il minimo impiego. Fallisce però un’occasione altrettanto ghiotta al 20′ pt, sempre di fronte a Berisha. Zielinski (32′ st) ng.
MERTENS 5.5 Gira a vuoto. Milik (37′ st) 7 Altra marcia. Segna dopo tre minuti e invia un messaggio a reti unificate: il bomber polacco segna quando serve.
INSIGNE 6 Sotto gli occhi del ct Mancini si mangia il possibile 2-0 che avrebbe forse chiuso il conto, ma l’assist per Fabian Ruiz è un pezzo forte del repertorio.
ALL. ANCELOTTI 6.5 Non può permettersi di perdere punti per strada e con qualche patema resta aggrappato al treno scudetto: dalla panchina possiede risorse preziose.
ARBITRO  GIACOMELLI 6 Direzione tutto sommato semplice.