Dove vedere CSKA Mosca-Roma in streaming e in diretta tv.

CSKA Mosca-Roma non sarà trasmessa in chiaro su Rai 1 e quindi nemmeno in streaming gratis su Rai Play. Per vederla in diretta tv potete utilizzare i canali digitali di Sky Sport Uno e Sky Sport (Canale 252) anche in alta definizione HD. Si gioca prima della partita Juventus-Manchester United del Gruppo H.

La partita della Roma in Champions sarà disponibile in live streaming su SkyGo. App gratis per gli abbonati con cui vedere online su laptop, pc, smartphone e tablet. Nei rispettivi account ufficiali delle due squadre su Twitter ci sarà la diretta live scritta con gli aggiornamenti in tempo reale. Disponibile anche la radiocronaca live con la Rai.

FANTASMI. Ecco, a Olsen non si può proprio addebitare il limite che Di Francesco spesso rimprovera alla sua Roma: l’incostanza. Deve ancora migliorare nelle chiamate, nelle uscite, nella presenza scenica con i difensori, ma non sarà mai l’automobile che ti lascia in panne in mezzo a una campagna. E non è poco, quando non nasci Alisson ma devi evitare che il Migliore venga rimpianto: «All’inizio sentivo un po’ la pressione dell’eredità, ma poi è passato. Per chiunque sarebbe stato difficile prendere il posto di un grande portiere ma adesso mi sento perfettamente integrato nella squadra e sono pronto a dare il meglio di me».

ESORDIO. Curiosamente sarà la sua prima volta al Luzhniki Stadion: con la Svezia, al Mondiale, ha giocato cinque partite in Russia ma non è mai passato per Mosca. La bella storia della sua nazionale si è interrotta prima di raggiungere il centro del globo, emozione invece vissuta dal nuovo compagno Nzonzi. Ma è stata sufficiente a riservargli un volo in prima classe per Roma.

Roberto Mancini segue la sua crescita, perchéil prossimo step nell’evoluzione di Lorenzo Pellegrini sarà in maglia azzurra. Stasera Di Francesco gli affida le chiavi della Roma, nel prestigioso stadio Luzhniki, dove quasi quattro mesi fa Nzonzi alzò la coppa del Mondo.

A Mosca la squadra giallorossa si isola dalle scorie di un campionato cominciato male, difficile da aggiustare nelle ventisette partite che restano. Allora queste parentesi europee fanno bene al morale, aiutano a mantenere l’autostima smarrita nei confini nazionali con otto squadre che finora hanno fatto meglio della Roma.
In questo momento serve qualcuno che ci metta qualcosa in più. Ci vogliono giocatori con tecnica e personalità per ricordare che questa squadra, nonostante le correzioni imperfette fatte sul mercato, è sempre la semifinalista dell’ultima Champions League.
Questa sera Di Francesco riporta Lorenzo Pellegrini nel ruolo di trequartista, con libera licenza di inventare, in una squadra che fatica sempre tanto a trovare la via della rete. La crescita del giovane cresciuto nel vivaio e formatosi al Sassuolo alla scuola di Di Francesco lo porta a ricoprire più ruoli. Sabato contro la Fiorentina l’allenatore lo aveva riportato in una zona più arretrata del centrocampo, al fianco di Nzonzi. E Pellegrini ha fatto bene anche in quel ruolo. Nella ripresa, con l’ingresso di Cristante, Lorenzo è tornato più avanti, dalla trequarti in su è stato pericoloso, ha aiutato la squadra a reagire.

PROTAGONISTA. Le giocate che fa non sono mai banali e dimostrano come il ragazzo non si tiri indietro quando è il momento di prendersi le responsabilità in campo. Da questo punto di vista è cresciuto molto rispetto alla passata stagione, quando, al primo anno di Roma, come titolare ha avuto bisogno di sottoporsi a un po’ di apprendistato. Adesso anche i compagni lo cercano con maggiore frequenza e questa è la testimonianza ancora più concreta di come sia diventato uno dei leader in campo di questa squadra, che, smontata ogni anno, fatica a trovare punti di riferimento. Lorenzo oggi è un dieci, ricopre in campo la posizione che era stata di Totti quando il Capitano era giovane. Inventa, salta l’uomo, ruba palla, riparte, prova la conclusione.
Anche all’andata contro i russi aveva giocato da trequartista, mettendo sottosopra la difesa russa, inventando il primo gol di Dzeko con una giocata da campione. In quel caso era stato lui a lasciare il posto nel finale a Cristante, ormai scavalcato pure nelle gerarchie azzurre.
Di Francesco anche stasera a Mosca affida a Pellegrini un posto sul ponte di comando. Lorenzo studia da capitano e le responsabilità non lo spaventano.

«Per piacere, non fate pettegolezzi». Così aveva scritto prima di morire, in un biglietto, il poeta russo Vladimir Majakovskij. Se fu suicidio (come racconta la storiografia ufficiale) oppure no ancora si dibatte, ma da quel 30 aprile 1930 il gusto del pettegolezzo non è mai mancato a tutti coloro che si sono occupati di questa vicenda. E allora come sorprendersi se il calcio ama chiacchierare?

Pensate alla Roma — alloggiata in un hotel sulla Moscova non troppo lontana dal luogo dell’addio di Majakovskij  e a quanto possano aver fatto parlare le parole di due giorni fa firmate Paulo Sousa. «Mi piacerebbe allenare i giallorossi, non l’ho mai nascosto». Problemi? Sì, almeno un paio. Il primo è che proprio il nome dell’allenatore portoghese è stato il più accostato alla panchina romanista nei giorni in cui la squadra di Eusebio Di Francesco annaspava. Il secondo è che sì le cose sono migliorate, ma la Roma al momento è solo convalescente e quindi una eventuale sconfitta a Mosca e una successiva «non vittoria» domenica contro la Sampdoria — complice la sosta — potrebbe rimettere tutto in discussione. Morale: la partita di stasera contro il Cska conta parecchio, e non solo come «passepartout» per il passaggio del turno.

BOTTA E RISPOSTA «Sincera mente non mi interessano le dichiarazioni di Paulo Sousa— replica secco Di Francesco —. Ho altre cose a cui pensare molto più importanti. Sta a voi dire se è stato indelicato o meno, visto che siete bravi a leggere nel pensiero di tanti, e magari anche nei miei». E allora ci sbilanciamo: il tecnico abruzzese non ha gradito affatto, anche se dall’entourage del portoghese ricordano un precedente. Alla fine del marzo 2017, proprio mentre Sousa era in scadenza con la Fiorentina, il d.g. Corvino incontrò segretamente a casa sua Di Francesco, allora allenatore del Sassuolo, prima che la Roma lo strappasse alla concorrenza. E anche in quel caso l’episodio fece rumore. Ma non basta, ieri a «Rete Sport» ha parlato Moioli, agente del portoghese (esonerato dal Tianjin i primi di ottobre): «Non c’era nessuna intenzione di mancare di rispetto a Di Francesco, ma allenare la Roma è il sogno di tutti».

CARICA CHAMPIONS Istruzio ni serali: anche un pareggio aiuterebbe a spalancare le porte degli ottavi. «Dobbiamo dimostrare che davvero in Champions stiamo facendo un altro percorso rispetto al campionato. Comunque anche lì non penso che sia finita. Abbiamo ancora 27 partite da giocare. Credo che la Roma da un punto di vista fisico, dell’atteggiamento e del sistema di gioco sia in crescita. Come idea non dobbiamo perdere il desiderio di poter far male agli avversari. Siamo arrivati qui prima proprio per adattarci al freddo, ma dovremo interpretare la gara meglio che all’Olimpico». Non manca un accenno alle polemiche di Firenze («Abbiamo preso un rigore che non c’era e questo ci ha un po’ condizionato»), il tecnico benedice la scelta di Florenzi esterno alto e il rilancio dall’inizio di Kluivert: «Non ho mai avuto paura a buttare dentro i giovani, non meravigliatevi se l’olandese partirà dall’inizio. La Roma ha voglia di rifarsi e poi andarsi a riprendere quello che sta lasciando per strada in campionato. Quella di Mosca può essere una partita decisiva». Proprio vero. Perciò avviso a tutti i giallorossi: astenersi da atteggiamenti suicidi.

Lo stadio del Cska, con la torre che ricorda la Coppa Uefa vinta nel 2005, è una miniatura colorata, vista dal 52° piano del Triumph Palace. L’edificio, fino al 2003 il grattacielo più alto d’Europa, è una dimora per magnati, ma nella punta dentro il cielo ospita anche appartamenti per turisti. Il prezzo a notte è di nuovo accessibile, sui cento euro, mentre l’estate scorsa si partiva da cinque volte di più. Passato il Mondiale, Mosca è tornata onesta e malinconica, frenetica secondo abitudine ma non per sovraeccitazione da evento. Però l’onda della Coppa del Mondo non si è ritirata del tutto; la nazionale, spesso criticata e ignorata, adesso è un prodotto della Russia che funziona e ha creato nuovi idoli, fra questi il capitano di quell’avventura e del Cska: Igor Akinfeev.

EROE IN PORTA II sentimento festoso e affaristico post Mondiale ha spinto il Cska ad abbandonare la propria Arena sotto il Triumph Palace per ospitare la Champions al Luzhniki, dove si assegnò la coppa il 15 luglio. Akinfeev uscì in trionfo da questo impianto, rimodernato per 450 milioni ma in cui nessun club moscovita risiede, quando parò due rigori alla Spagna, ottavi di finale. Lui sempre criticato, colpevole e sciagurato nell’era Capello (clamorosa la papera contro la Corea del Sud a Brasile 2014), è diventato un mito rincorso adesso dai bambini e dai grandi, anche se ha lasciato la nazionale dopo il torneo. All’andata era squalificato, stasera rientra per far pesare il ruolo da leader. Una personalità forte, la sua, tanto che Ilya Pomazun, il suo sostituto e debuttante all’Olimpico, aveva quasi paura a parlargli dopo quel 3-0: «Invece gli ho detto che aveva giocato un’ottima partita e gli ho fatto i complimenti».

LA SERIE Prima di trasformarsi in eroe, e le immagini dei penalty respinti a Koke e Iago Aspas sono «entrate nella storia del calcio russo», come sottolineano qui, Akinfeev aveva una serie non proprio incoraggiante in Champions, dato che in 12 anni solo una volta era uscito imbattuto e in 46 match aveva sempre preso gol. Ma poi è arrivato il Reai Madrid, lo scorso 2 ottobre, battuto 1-0 davanti a 71.811 spettatori in delirio e non tutti tifosi del Cska, che non supera i 20 mila di media in campionato: «Con il Reai abbiamo dimostrato di potercela giocare alla pari delle grandi e lo dimostreremo anche contro la Roma», dice il portiere 32enne che debuttò nel Cska a 17 anni. Contro gli spagnoli riuscì a farsi espellere per due ammonizioni in pochi secondi nel recupero. Anche questa scena è entrata nella storia del calcio russo, ma con il suo nuovo status di semidivinità adesso nessuno gliela rinfaccia.

Il punto di domanda è solo uno: a Mosca ci sarà andato Dzekill o Mr.Hyde? Lo capiamo, è difficile scherzare sulle misteriose prestazioni di Edin Dzeko, capace di deludere parecchio in campionato (solo 2 gol in 10 partite) e — contemporaneamente — di essere insieme a Messi capocannoniere in Champions League (5 gol in 3 gare). Ma basteranno le solite tenebre europee per risvegliarlo, visto che degli 80 gol in giallorosso ne ha segnati ben 58 in partite con l’illuminazione artificiale?

MEGLIO ARRABBIATO A chi gli chiede se sia diventato più cattivo, il centravanti bosniaco risponde con un sorriso. «Sono ancora buono, non vi preoccupate (ride, ndr), ma sicuramente avere più cattiveria in campo è una cosa diversa. Nessuno forse pensa al fatto che non mi faccia piacere perdere. Sono così: sono nervoso anche per questo. Ovviamente non è stato l’inizio di campionato che volevamo, e vale anche per me, ma non mi piace mai la sconfitta. Come mi dice sempre Di Francesco, quando perdo la testa, perdo 5-10 minuti, il che è la verità, però quando mi arrabbio mi fa anche bene, perché poi c’è un’altra forza che arriva dentro e mi fa bene». Soprattutto in Europa, verrebbe da dire, viste le sue difficoltà in Serie A. «Ma il campionato a volte è più difficile, perché il calcio italiano cura di più la fase difensiva ed è più tattico. Comunque io ho motivazioni e responsabilità. I gol li devo fare, sono il primo responsabile, quando non li faccio sono il primo io a non essere contento di me stesso. Ultimamente segno più in Champions e molto meno in Serie A, ovviamente devo migliorare anche io perché ho sbagliato qualche occasione di troppo. Quando sbaglio sono il primo a non essere contento, però non guardo indietro». Il presente quindi è il Cska. «È una squadra molto giovane, ma che sa vincere le grandi partite, come abbiamo visto contro il Real Madrid. Quindi sicuramente dovremo dare il nostro meglio per ottenere un risultato positivo».

LUI E SCHICK Una delle polemiche giallorosse riguarda anche lo scarso impiego di Schick: troppo schiacciato da Dzeko? «Tutti abbiamo visto — non solo in allenamento ma anche con la Sampdoria — che Patrik sa fare gol e sa fare belle partite. Ma secondo me lui prima di tutto deve iniziare da se stesso, deve dare sempre di più sia in allenamento che in partita. E ovviamente noi che siamo i giocatori più vecchi dobbiamo aiutarlo. Comunque va detto che talvolta non ha avuto nemmeno fortuna; un gol può cambiare tanto». Questo, in fondo, vale anche per l’umore del bosniaco, che sembra ritrovare il giardino di casa. «È difficile da spiegare, ma in Champions già dall’anno scorso abbiamo fatto molto bene. Anche quest’anno solo a Madrid non abbiamo fatto la nostra partita. In generale siamo sempre presenti. Forse perché in Champions ci sono poche partite e in ogni gara devi andare con tutta la forza. L’anno scorso abbiamo visto tutti quanto è bello giocare in Europa, poi arrivare in semifinale sarebbe ancora più bello. Sicuramente se dovessimo vincere a Mosca, significherebbe il passaggio del turno. Ecco, non dico che arriveremo in semifinale, ma vogliamo fare del nostro meglio».

LUI E TOTTI Postilla: Dzeko è a soli 3 gol dal miglior marcatore giallorosso di sempre in Champions, ovvero Totti. Vuoi vedere che…? «Ragazzi, davanti ho Totti, una leggenda che resterà sempre tale. Non penso ai record, ragiono partita per partita. Conta per la squadra, se vinciamo potremo passare il turno. Non penso solo a fare gol, penso a vincere e a fare risultato. È una partita molto delicata, abbiamo vinto in casa ma se non si fa risultato a Mosca non conterà nulla». Così come i suoi 5 gol, quindi. Uno spreco da scongiurare.