È sicuro di sé, Mark Van Bommel, allenatore del Psv che ieri in conferenza stampa ha avvisato gli avversari. «Abbiamo studiato l’Inter, l’importante è scendere in campo senza paura. Le squadre italiane non fanno più catenaccio, l’Inter come tutte le grandi italiane ti convince che stai facendo bene e poi è in grado di ribaltare improvvisamente la partita». In campionato la squadra è a punteggio pieno, in Champions con il Barcellona è stata punita oltre i demeriti, secondo il tecnico, e con l’Inter si trova di fronte quasi già a un appello che non si può sbagliare. «Sapevamo sarebbe stato difficile, ma devi essere convinto di fare risultato, sennò stai a casa. Noi stiamo facendo bene e non cambieremo, c’è voluto del tempo per far capire ai miei come volevo giocassero». Spazio allora al collaudato 4-2-3-1 con Zoet in porta, Dumfries, Schwaab, Vergever e Angelino in difesa, Rosario ed Hendrix ad agire in mediana, Bergwijn, Pereiro e il ‘Chucky’ Lozano (osservato speciale in ottica mercato) dietro l’unica punta De Jong. «Sarà una partita decisiva», si sbilancia il tecnico, che come sempre potrà anche contare sull’appoggio di un Philips Stadion tutto esaurito (35 mila presenti).

Come vedere Psv Eindhoven Inter con lo streaming legale e sicuro si possono consultare i siti delle emittenti che operano fuori dall’Italia.

Se non ci sono blocchi geografici anche gli utenti italiani, facendo ricerche accurate, possono usufruire dello streaming legale perché le emittenti hanno acquistato i diritti tv nei rispettivi paesi. E i tribunali europei, almeno fino a questo momento, non si sono pronunciati in maniera chiara e univoca su questa vicenda. Ecco una breve panoramica delle alternative che potrebbero essere utili:

  1. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  2. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  3. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  4. Svezia con Modern Times Group;
  5. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  6. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen;
  7. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  8. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  9. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  10. Repubblica Ceca con Ceská Televize.

E’ll’assalto del Psv con i propri alfieri, coloro che costituiscono la spina dorsale di una squadra che l’Inter ha costruito con l’intento di essere competitiva anche in Champions. Questa sera al Philips Stadion di Eindhoven i nerazzurri si affideranno alle parate di Handanovic, ai colpi di testa di De Vrij e ai gol di Icardi. Senza dimenticare, ovviamente, le gemme di Vecino, l’uomo Champions, e gli strappi di Nainggolan. L’Inter questa sera in Olanda si gioca una buona fetta di qualificazione, perché con due vittorie in altrettante partite il girone diventerebbe in discesa, come dimostrano le statistiche delle ultime cinque edizioni della Champions, con 28 squadre su 28 qualificate dopo aver vinto le prime due partite dei raggruppamenti. Se non bastasse, a giocare in favore dell’Inter c’è pure la buona tradizione contro le formazioni olandesi: l’Inter, infatti, dopo aver perso 1-0 a San Siro il 4 aprile 2002 contro il Feyenoord nella semifinale di ritorno di Coppa Uefa, ha disputato nove partite contro squadre “orange” vincendone sei e pareggiandone tre. Fra i successi, l’1-0 proprio ad Eindhoven del 12 dicembre 2007 firmato da Cruz.

Cruz, argentino come Icardi, protagonista della vittoria sul Tottenham con quel destro al volo da fuori area valso l’1-1 che ha sempre più le sembianze di gol svolta stagione per l’Inter. Il capitano dopo quella rete si è sbloccato anche in campionato con la Fiorentina e poi ha riposato 90 minuti contro il Cagliari. E’ fresco, questa sera si riprenderà il posto che sabato ha lasciato all’amico e connazionale Lautaro Martinez. Una coppia che per ora Spalletti non vede pronta a essere supportata dalla squadra, ma i diretti interessati sperano di avere presto l’opportunità di lasciarsi alle spalle l’ora incolore col Sassuolo. Della bontà della coppia è convinta anche la moglie-manager di Icardi, Wanda Nara: «Penso che Mauro e Lautaro possano giocare assieme, credo sia l’idea del club e anche dello stesso Martinez nel momento in cui ha scelto di venire all’Inter. In Argentina – ha spiegato Wanda a “Tiki-Taka” lunedì notte – Lautaro ha avuto un grande successo e ha fatto tanti gol sempre con un numero 9 accanto. Devono trovarsi, è un’alternativa che Spalletti può sfruttare, visto che le partite sono tante». Wanda che ha pure aggiunto un concetto che probabilmente in pochi potevano pensare: «Mauro è il primo a essere contento dell’esistenza di queste alternative perché finalmente non si parlerà più di Icardi-dipendenza».

Icardi con i suoi primi gol ha scacciato via quello “spiffero” di crisi che gli soffiava intorno. Chi deve probabilmente superare ancora un momento non del tutto positivo è Handanovic. Il portiere ha balbettato in alcune gare di questo avvio di campionato, ma l’Inter se vorrà provare a superare il girone di Champions avrà bisogno dei suoi miracoli. Ieri Handanovic ha respinto con un sorriso un po’ polemico la domanda sulla valutazione del suo avvio di stagione («abbiamo giocato solo 8 gare, i giudizi li stileremo a metà annata») e rispondendo a una domanda sulla maggiore solidità difensiva della squadra, ha dato indirettamente una risposta sul suo rendimento: «In qualche gara non dico che i miei compagni mi hanno fatto riposare, ma ho ricevuto pochi tiri in porta, ma quelle sono le partite peggiori per un portiere perché hai una sola parata da fare e non devi sbagliare». Handanovic, così come Icardi e altri compagni, è al debutto in Champions, una competizione che ha inseguito per anni: «La gara col Tottenham l’ho affrontata come altre, però mi ha colpito la reazione dello stadio al nostro secondo gol: ho vissuto emozioni forti».

Il portiere nerazzurro ha elogiato la prova di chi ha giocato e vinto col Cagliari («quest’anno c’è bisogno di tutti, il gruppo si vede in questi momenti») e sottolineato come per lui la gara col Psv non sia ancora decisiva. Concetto ribadito anche da chi dovrà aiutarlo a non subire gol, De Vrij (autore comunque dell’assist per il 2-1 di Vecino al Tottenham): «Dopo questa partita ne avremo altre quattro: è importante vincere, ma la qualificazione non sarà ancora ipotecata». Per De Vrij, olandese, questa sarà una serata particolare. Ha chiesto 27 biglietti per parenti e amici e vuole dimenticare il 10-0 che il suo Feyenoord subì in casa del Psv il 24 ottobre del 2010, quando lui aveva appena 18 anni: «E’ stata una delle esperienze più brutte della mia carriera, non è una cosa che vado a raccontare in giro. Però ho anche vinto qualche gara a Eindhoven (due, ndr)».

Sarà un Tottenham incerottato quello che stasera affronterà il Barcellona nella seconda sfida del Gruppo B di Champions League. Pochettino infatti dovrà fare a meno di ben cinque tra i suoi giocatori più importanti: Delle Alli, Ian Vertonghen, Moussa Dembelé, Michel Aurier e Christian Eriksen. Una vera e propria ecatombe per il club londinese, che dovrà quindi affrontare i Blaugrana in piena emergenza e in gran bisogno di conquistare punti importanti. La sconfitta contro l’Inter, infatti, non ha aiutato la causa del Tottenham, e in un girone complicato come quello in cui si trova, Pochettino non vuole lasciare nulla al caso. «È un periodo in cui non siamo fortunati con gli infortuni», spiega il tecnico degli Spurs nella conferenza stampa della vigilia. «Ma non siamo delle vittime. Dobbiamo essere forti ed ogni giocatore deve sentire di poter vincere e raggiungere ogni obiettivo prefissato». A guidare l’attacco del Tottenham, però, ci sarà sicuramente Harry Kane. E in una sfida come quella con il Barcellona, l’attaccante inglese non può che parlare di Lionel Messi: «È un esempio per tutti noi, ci motiva a diventare più forti. Spero, un giorno, di poter segnare tanto quanto lui. Noi vogliamo sempre giocare contro i più forti, e Messi lo è sicuramente. Faremo del nostro meglio per fermarlo».

Il Tottenham, però, non sarà l’unica squadra con qualche problema di formazione. Anche Valverde infatti dovrà correre ai ripari in difesa, vista l’assenza di Samuel Umititi (squalificato) e Sergi Roberto (infortunato). Un problema non da poco per i Blaugrana, alla ricerca di una vittoria che manca da tre partite. «Abbiamo avuto qualche problema con i risultati – spiega il tecnico blaugrana in conferenza stampa -, e quando non si ottengono si cerca sempre una ragione. Può essere per causa di un errore, o perché l’avversario ha fatto meglio di te. Ora vogliamo tornare a vincere in quella che è una gara molto importante». E se contro il Tottenham il Barcellona ha giocato soltanto due volte, l’ultima nell’aprile del 1982 in finale di Coppa delle Coppe, i Blaugrana, negli 11 precedenti in Champions contro una squadra inglese, hanno perso soltanto in una occasione (contro il City nellla stagione 2016-’17).

L’impressione è che il pericolo principale per l’Inter questa sera sia più… l’Inter che il Psv di Van Bommel. Lo si è intuito dalle parole di ieri di Luciano Spalletti. Il tecnico ha elogiato in lungo e in largo la formazione olandese, dove giocano diversi giovani talenti, alcuni sul taccuino anche del ds Ausilio (Lozano e Bergwijn), ma in un passaggio della sua conferenza stampa di vigilia ha fatto capire dove si celi il pericolo maggiore della trasferta olandese: «Avendo a che fare con professionisti seri e intelligenti, mi aspetto che si facciano trovare pronti da un punto di vista mentale, di lettura dell’impatto della partita. E’ questa la prima insidia a cui noi dobbiamo metterci mano anche dal punto di vista fisico e di disponibilità dei giocatori». Spalletti sa che davanti ai propri 33mila sostenitori (1.700 i tifosi nerazzurri), il Psv partirà forte, cercando di sorprendere l’Inter con il suo pressing asfissiante e le accelerazioni dei propri attaccanti. Il Psv in campionato ne ha vinte sette su sette segnando 26 gol, ad Eindhoven il bilancio è di tre su tre con 13 reti fatte e una sola subita. Fra le pieghe di quel ragionamento sull’impatto mentale, c’è ovviamente in Spalletti la paura che il 4-0 subito dal Psv al Camp Nou con il Barcellona possa far pensare ai suoi che la gara di questa sera sia una passeggiata rispetto alla battaglia col Tottenham. Nulla di tutto ciò, l’allenatore toscano vuole che i suoi «si facciano trovare all’altezza del momento che viviamo, un momento che abbiamo inseguito e sognato per tutto il campionato scorso».

Contro il Cagliari sabato scorso Spalletti ha fatto riposare sei titolari – Skriniar, Asamoah, Brozovic, Vecino, Perisic e Icardi -, la squadra non ha giocato la sua miglior partita, ma ha vinto senza troppi patemi. Una prestazione che ha portato vantaggi perché «da un punto di vista fisico sappiamo quante energie portano via queste partite – ha aggiunto Spalletti -. Noi abbiamo tratto vantaggi facendo riposare alcuni giocatori, ma al tempo stesso chi ha giocato ha fatto vedere buone cose». Le risposte date da Borja Valero e Dalbert (non inserito in lista Champions come Gagliardini e Joao Mario), hanno rassicurato il tecnico, perché Brozovic e Asamoah sono due giocatori fondamentali per la sua Inter e sapere di avere due alternative in grado di rimpiazzarli, non può che rassicurarlo in vista delle prossime settimane, quando alle gare di Champions, si mixerà un calendario in campionato più tosto di quello avuto finora. «Siamo in crescita, di questo ne sono contento – ha sottolineato ancora Spalletti -. Se andrebbe bene anche un pareggio? Non ho mai fatto calcoli e farli può trasmettere ai giocatori un segnale di poca fiducia in loro. Il modo giusto di preparare queste gare è quello di provare ad andare a vincerle. Parlando della gara lunedì e vedendo poi lo stadio, si sente che l’aria è diventata più massiccia e noi bisogna abituarci a respirare più forte: sarà una partita difficilissima. Dalle ultime vittorie abbiamo ricevuto una spinta importante per la personalità che ci vuole per indossare questa maglia, ora la squadra deve tirare fuori tutto: le altre rivali del girone erano davanti a noi nel sorteggio, vuol dire che dobbiamo colmare quelle qualità che hanno migliori di noi: abbiamo la possibilità per farlo».

Come detto, Spalletti ha messo in guardia sulla pericolosità del Psv: E’ una squadra che rispecchia le qualità che il suo allenatore, Van Bommel, aveva da giocatore: lotta forte, è caparbia, la mette sull’intensità togliendo i tempi per ragionare: dovremo essere bravi a sfruttare i piccoli spazi che ci saranno, trovando soluzioni quasi sfiorando la palla». Un Psv che tornerà ad essere se stesso dopo esserci snaturato col Barcellona: «Si sono pentiti di avergli concesso campo – ha concluso Spalletti -, loro sono abituati ad affrontarti a viso aperto, aggredendo l’avversario: dobbiamo aspettarci questo».

Poi passeggi lungo i corridoi del Philips Stadion e, se anche la memoria non era stata d’aiuto, ci metti poco a capire. Non si deve poi scavare così troppo nella storia del calcio per ricordare che questo è stato e sempre sarà teatro di grandi giocatori, di gol e centravanti, di acrobazie e di gente nata in area di rigore, mica in clinica. Pare un passaggio obbligato, chiedere per info a Ruud van Nistelrooy che dentro lo stadio ha un salone delle feste grande così che porta il suo nome. Oppure a Romario, che anche tra le nuvole di un cielo perenne- mente grigio riusciva a non sentire troppo la saudade del Brasile. E quando proprio non ne poteva più, ecco un passaggio al ristorante italiano che – raccontano qui – era di gran lunga il suo preferito. Al punto di consigliarlo – il ristorante, oltre a Eindhoven tutta – a quel

Fenomeno di Ronaldo, che pure già dai tempi del Cruzeiro aveva avuto la possibilità di volare subito in un campionato di livello maggiore. E invece no, invece mi fido di Romario e passo dal Psv, tanto poi al Barcellona e all’Inter arrivo lo stesso.

SORRISI Ecco, un po’ di quest’aria qui, «aria massiccia», per dirla alla Spalletti, l’ha respirata ieri pure Mauro leardi, centravanti nella terra dei centravanti. Stia tranquillo

Mauro. Da queste parti contano i gol. Non stanno lì a incartarsi sui passaggi ai compagni, le sponde, i rientri, il «sottopalla». Gol, basta, solo gol: Romario 98, Van Nistelrooy 75, Ronaldo 51. Si fa fatica a sommarli, fa un gran bene invece ricordarli. E lo sa pure Van Bommel, tecnico del Psv attuale, che centravanti non era ma una cosa ce l’ha ben chiara lo stesso: «leardi è un campione». Di più: è uno che il girone dell’Inter l’ha messo in discesa inventando dal nulla un gol contro il Tottenham, quando il cielo sopra Milano era nero, altro che grigio. Siamo in media, l’Europa porta buonumore. L’Icardi che è sceso dal pullman davanti al Philips Stadion aveva un sorriso grande così, mentre firmava maghe e autografi sparsi. E ancor di più durante la passeggiata conoscitiva del prato verde, mentre smanettava con il telefonino in compagnia di Nainggolan e Lautaro. Sì, Lautaro, il centravanti che proprio Mauro sta aiutando a crescere: un giorno di questa stagione, poi non così lontano, i due saranno una coppia, perché l’approdo naturale delle cose dice questo. Oggi però si giocano un posto e anche per leardi – persino per leardi – nulla è più scontato.

SI TRATTA Dice Wanda che «Mauro e Lautaro hanno voglia di giocare insieme». La stessa Wanda che intanto prende tempo, perché leardi l’aria massiccia non vuole vederla intorno al rinnovo del contratto. Sembrava tutto in discesa, come un pallone di quelli che Mauro mette dentro a occhi chiusi. E invece la prima proposta dell’Inter è andata a vuoto. La società ha offerto al centravanti una cifra complessiva di 6 milioni di euro, tra parte fissa e bonus. Oltre il club non vuole andare, anche per restare nel recinto dei limiti imposti dal fair play Uefa. La proposta al momento è caduta nel vuoto. L’incontro non ha sortito l’effetto sperato, la cifra che vorrebbe Mauro è un paio di gradini più su, 8 milioni o poco meno. C’è spazio sufficiente, oltre che una  scadenza lunga (2021) per ragionarci. Anche perché la scorsa estate offerte vere e proprie, o comunque manovre di avvicinamento alla clausola di 110 milioni non ci sono state. Certo, tutto può cambiare, l’accordo resta lo scenario più probabile ma i discorsi sono in evoluzione. Vale per l’Inter, vale pure per leardi. Che magari, stimolato dallo stadio dei centravanti, stasera tira fuori un altro gioiello dei suoi. E poi hai voglia a dire che l’Europa ancora non lo conosce.

Sessantadue panchine di Champions a tre. Se bastasse solo il curriculum da allenatore, non ci sarebbe storia nel confronto tra Luciano Spalletti e Mark Van Bommel. Eppure il tecnico nerazzurro sa bene che il match contro il Psv nasconde tantissime insidie: «Dobbiamo preparare mentalmente bene la partita – spiega Luciano dopo la passeggiata sul prato perfetto del Philips Stadion -. L’aria è diventata subito più massiccia appena abbiamo iniziato a parlare del Psv: dobbiamo abituarci a respirare più forte, sarà una sfida difficilissima. Dalle ultime vittorie abbiamo ricevuto una grande spinta sul piano della personalità. Adesso la squadra deve tirare fuori tutto, ci vorrà il massimo. Le altre squadre del girone erano davanti a noi nel sorteggio, vuol dire che dobbiamo colmare quelle qualità che hanno migliori di noi».

CARATTERE Spalletti, alla prima di Champions in Olanda, non si fida: «Loro sono forti fisicamente, hanno individualità importanti, hanno la capacità di impattare bene ogni momento della gara, si vede che la squadra è allenata da uno come Van Bommel, perché riflette il suo carattere da giocatore. Gli olandesi forse si sono pentiti di aver lasciato campo al Barcellona al debutto, perché il Psv di solito ti affronta a viso aperto, si appoggia sulla forza e sulla velocità degli attaccanti. Ecco perché i nostri giocatori devono essere veloci di pensiero: nel minor tempo possibile dovranno mettere in pratica le cose da fare».

NIENTE CALCOLI Un pari a casa Philips può servire, ma giocare per la «x» potrebbe essere con troproducente. Spalletti non ha dubbi: «Io i calcoli non li ho mai fatti, perché poi ti mettono in imbarazzo quando devi trasferire qualcosa ai calciatori e finisce che non si fidano delle proprie qualità. Credo che il modo giusto sia sempre quello di provare a vincere. Magari ricordandosi le insidie che ci sono per affrontare gli avversari. Noi andiamo in campo per vincere». E in campo oggi Spalletti non farà esperimenti tattici. L’Inter a Eindhoven conferma il 4-2-3-1 e ritrova anche Vrsaljko: il recupero è stato più breve del previsto, il croato andrà in panchina. «Stiamo facendo dei miglioramenti, rimarremo così, prima c’era bisogno di fare passi avanti nella conoscenza», dice Luciano. Skriniar, di certo, non andrà a destra come col Tottenham (confermato quindi D’Ambrosio: «È in perfette condizioni», ribadisce Spalletti) e tornerà al centro della difesa accanto a De Vrij. L’olandese al Philips Stadion avrà 27 tra familiari e amici a fargli il tifo: «Qui ho perso una volta 10-0 col Feyenoord: è una delle cose più brutte della mia carriera. Però, tranquilli: a Eindhoven ho anche vinto». Per l’Inter è meglio così.

Anche Eindhoven, di colpo, è diventata bellissima: basta guardarla con lenti nerazzurre. E con parecchia fame arretrata: la città della Philips, che sta faticosamente cercando di ritagliarsi una futuro da capitale olandese del design, non è mai stata così agognata come in questi giorni. Delle tre trasferte del girone, è oggettivamente la meno appetibile, per motivi calcistici e turistici. Raggiungerla è molto più complesso che arrivare a Barcellona o Londra. Però è la prima trasferta, dopo oltre sei anni: l’ultima fu a Marsiglia, a fine febbraio del 2012. Risultato: i biglietti riservati agli ospiti sono andati a ruba. I tifosi interisti saranno 1650, le richieste erano almeno il doppio.

ESAURITO I biglietti sono andati alla Curva Nord e agli Inter Club, da tutta Italia e da tutta Europa. I più coraggiosi sono partiti ieri sera, da Milano in bus, con un viaggio dalla durata prevista di 12 ore. Gli altri si muoveranno per via aerea, verso Amsterdam. Qualcuno è qui già dal weekend, assaggiando l’inizio dell’autunno olandese. Nella giornata di ieri era facile incontrare interisti a caccia di biglietti, ma lo Stadion è esaurito. Al seguito della squadra già da ieri anche un tifoso vip, Nicola Berti, e quello che sembra destinato a diventare il primo tifoso, Steven Zhang. Il candidato succedere a Thohir alla presidenza vive la sua prima trasferta di Champions. Ieri ha accompagnato la squadra nello stadio, domani sarà al pranzo fra dirigenti delle società. Del resto, le sue lacrime dopo la vittoria di Roma, contro la Lazio, dicono quanto sognasse la coppa. Magari non sognava proprio Eindhoven, ma anche a lui oggi sembra bellissima.

E lo stesso Psv eppure è * diverso. Diverso quanto può esserlo Mark van Bommel, olandese atipico, prima giocatore e ora allenatore essenziale, nemico dell’estetica o comunque non particolarmente interessato a questo aspetto. Van Bommel, primo anno sulla panchina del club che lo ha lanciato, non ha cambiato il sistema di gioco, ma ha proposto variazioni essenziali sul tema di un 4-3-3 che si presenta più come un 4-2-1-3. Il suo calcio è pressing, velocità, fisicità: sul 2-0 non ci si accontenta di gestire e ripartire in contropiede, ma si continua a premere sull’acceleratore. In Olanda funziona (non sempre: sette successi su sette in campionato, sconfitta in Supercoppa contro il Feyenoord), all’estero, davanti alle magie di Messi, il Psv si è inceppato. Ma Van Bommel non si arrende.

BERT Una carriera in simbiosi, o quasi: Van Bommel ha sposato parecchi anni fa Andra, la figlia di Bert van Marwijk, l’uomo capace fra molte polemiche di riportare l’Olanda in una finale mondiale, nel 2010. Due anni dopo, durante una fallimentare campagna europea, molto si parlò del ruolo ancora centrale riservato al genero sul viale del tramonto. Euro 2012 fu una disfatta per gli oranje vicecampioni del mondo, il gruppo si sfaldò, però il legame fra suocero e genero rimase saldo. L’estate scorsa, in Russia, Van Bommel ha fatto esperienza in un Mondiale come vice di Van Marwijk nella nazionale australiana. Adesso Mark è il capo, Bert il consulente. La filosofia di gioco pare più o meno la stessa, con i classici del calcio olandese riadattati su modalità diverse. Importante per questo Psv la consulenza di Van Marwijk, ma anche l’esperienza del Van Bommel giocatore di Barcellona, Bayern, Milan. Attento a studiare dappertutto.

LE STELLE Van Bommel è un poliglotta aperto al mondo, come il suocero che ha allenato ovunque. I suoi giocatori migliori 1W sono il messicano Lozano e l’olandese Bergwijn, ventenne cresciuto nell’Ajax. Qualcuno lo accosta a De- pay, ma lontano da Eindhoven molti storcono il naso per un paragone ritenuto inopportuno, così come sembrano esagerate le lodi di qualche opinionista che ritiene Van Bommel il miglior allenatore olandese dai tempi di Van Gaal. Certo che la Champions League è il terreno migliore per dimostrare il proprio tocco magico: Hiddink l’ha vinta a Eindhoven e ha sfiorato la finale contro il Milan nel 2005. Van Gaal aveva stoppato con l’Ajax il Milan (sempre i rossoneri) nel 1995.

Le ambizioni di Van Bommel devono per forza essere minori ma, come ha detto prima del match con il Barga, “se non pensassi di poter vincere la partita starei a casa”. E le speranze possono essere più fondate affrontando l’Inter in casa.

PASSIONE A Eindhoven l’entusiasmo è alto, anche se nessuno realisticamente spera di poter ottenere più della qualificazione all’Europa League. Obiettivi non dichiarati, per ora. Van Bommel non è amato nel resto dell’Olanda, quindi a Eindhoven è popolarissimo e va per la sua strada. Ha passione e produce passione: lo scorso anno il Psv non si è neppure qualificato all’Europa B, quindi già il terzo posto nel girone sarebbe un miglioramento. Il Psv di Van Bommel vorrebbe sapersi esprimere in molti modi, superare la prevedibilità che accompagna l’ortodossia tattica olandese nelle squadre prive dei fuoriclasse di un tempo. Ma già è difficile sostenere un sistema di gioco, quindi Van Bommel cerca di semplificare. La sua squadra gioca in 30 metri, non in 50 come le altre formazioni olandesi: zona pura a centrocampo, compattezza, attitudine alla battaglia. Le caratteristiche sono queste, al di là della posizione chiave di Luk de Jong e del talento di Lozano. Van Bommel allena a lottare, ma sa scherzare, prima dei grandi incontri è rilassato e quindi sembra proprio olandese. Un camaleonte, del quale l’Inter farà bene a diffidare.

Luciano Spalletti non vuole fermarsi. La striscia di quattro vittorie consecutive iniziata proprio alla prima gara del girone di Champions contro il Tottenham e proseguita in campionato con Sampdoria, Fiorentina e Cagliari va portata avanti. Il tecnico di Certaldo sogna di arrivare alla sosta con altre due affermazioni, stasera contro il Psv e domenica a Ferrara. Per preparare il match del Mazza, però, ci sarà tempo nei prossimi giorni. Adesso conta solo la sfida con gli olandesi che, ascoltando Lucio, non sarà affatto facile. L’allenatore ex Roma ha “picchiato” forte su questo aspetto perché, oltre all’aspetto tattico, stavolta sarà fondamentale quello psicologico: c’è il rischio che i suoi pensino a una partita “semplice” visto che la formazione di Van Bommel non ha il blasone di Barcellona e Tottenham. E Spalletti ha voluto… debellarlo: «Il Psv è una squadra tosta dal punto di vista fisico e che ha individualità notevoli. Mi aspetto un inizio infuocato e che loro abbiano un impatto importante sul confronto, lo stesso che aveva Van Bommel da giocatore. Per questo ai ragazzi chiederò un upgrade sotto il profilo del possesso palla». Contro il Cagliari nel primo tempo l’Inter è andata sotto come possesso, una cosa che non era mai capitata. Stasera controllare i ritmi sarà fondamentale, ma niente calcoli. «Abbiamo 2 risultati su 3? Va bene anche un pareggio? Questi ragionamenti non li ho mai fatti per principio perché ti mettono in imbarazzo di fronte allo spogliatoio che può recepire un messaggio sbagliato. Se fai troppi calcoli, rischi di limitare le potenzialità del gruppo. Pensiamo ad affrontare bene il Psv e a limitare i suoi punti di forza, quelli che in campionato permettono agli olandesi di mangiare gli avversari, ma andiamo in campo per conquistare i tre punti».

CRESCITA E CONFERMA. Spalletti sa che un successo a Eindhoven può dare un’ulteriore spinta a una stagione che i nerazzurri sono riusciti a rimettere sui giusti binari: «La nostra crescita passa da partite così e ci vogliono il massimo dell’attenzione e della disponibilità oltre alla capacità di tirar fuori tutto perché loro ci salteranno addosso e non ci daranno campo come invece hanno fatto all’inizio con il Barcellona. Mi aspetto dei corpo a corpo importanti, il loro tentativo di “sparare” palla sugli attaccanti per poi attaccare gli spazi. Ci metteranno a dura prova». Nonostante questo però non ci saranno variazioni dal punto di vista tattico: «Si va avanti con il 4-2-3-1 e il sistema di gioco rimane questo perché abbiamo fatto dei passi in avanti dal punto di vista della conoscenza. D’Ambrosio? Sta bene e ha recuperato. Non giocherà Skriniar a destra, ma lui». Poi il finale con uno slogan motivazionale: «Abbiamo lavorato tutto lo scorso anno per vivere questo momento e adesso dobbiamo essere pronti. Io ho fiducia perché qui c’è gente che ha giocate da campioni. Il Psv imposterà la gara sul pressing e sui continui ribaltamenti di fronte. Non ci darà la possibilità di pensare e per questo dovremo essere bravi a giocare in velocità sfruttando quei pochi spazi a noi concessi. Siamo in crescita e di questo ne sono contento, ma adesso è arrivato di confermare i miglioramenti fatti anche in Champions, senza concederci distrazioni che in Europa sono vietate. Quando indossi la maglia dell’Inter è un esame continuo».

Beppe Marotta in uno Zhang, l’Inter ha inserito la sesta. Dalle tracce del più recente week end, agli ultimi indizi che ancora non fanno una prova, ma la strada è tracciata. Storia di un amministratore delegato ormai non più tale in casa Juve. E che presto discuterà la congrua buonuscita. L’uomo dei sette scudetti e del “lavoro straordinario”, come l’ha definito Andrea Agnelli, incontrerà i vertici bianconeri per parlare del vil denaro. Passaggio obbligato quando devi chiudere una storia per riaprirne un’altra. Ecco perché oggi Beppe traccheggia, parla di periodo di pausa e riflessione. Normale. Ieri il ringraziamento di Pavel Nedved: «E’ difficile immaginare una Juve senza Marotta, siamo giovani e abbiamo imparato molto da lui. Mi ha aiutato, mi ha spiegato e rispiegato le cose quando non capivo. Ma la Juve va avanti e anche noi siamo di passaggio». E alle 19.31, nel bel mezzo della Champions, il popolo bianconero gli offre un tributo sincero: “Beppeeeee Marottaaaa”, inno alla riconoscenza.

LA STRATEGIA DELL’INTER. In casa nerazzurra sono soddisfatti di Piero Ausilio. Non potrebbe essere diversamente, alla luce delle ultime operazioni di mercato. E quando gli affiancarono Sabatini, ufficialmente come responsabile dell’area Suning, la motivazione – non una bugia – era quella che portava all’allargamento dell’area tecnica. Sabatini ha lasciato perché insoddisfatto del ruolo e perché la sua salute andava tutelata, alla larga da attriti.

Marotta delega il mercato. Lo faceva, è nato così, ma aveva lasciato – con enorme soddisfazione – la pratica in mano a Paratici. L’Inter ha bisogno di un uomo con le sue caratteristiche. Per almeno tre motivi. Questi: a) Marotta cura la fase organizzativa con la perizia del dirigente collaudato; b) il fatturato cresce, logica conseguenza degli investimenti che in casa Suning dovrebbero essere la regola e non l’eccezione; c) la sua voglia di rivalsa “in un grande club” è la sintesi perfetta, ovvero non ci potrebbe essere migliore occasione della rivale storica. Domanda: ma la Juve potrebbe chiedere un patto di non belligeranza a Marotta, una soluzione che non vada in rotta di collisione con il suo passato? E’ un’ipotesi minima, ma che tendenzialmente viene spazzata via dalla nuova filosofia generata anche dagli scambi tra calciatori. Della serie: ci siamo tanto amati, ci siamo separati, la mia forza deve essere di lasciarti andare dove ti porta l’ambizione. Al massimo la Juve potrebbe chiedere di non salire subito sull’autobus del nemico, argomenti che saranno approfonditi. Non abbiamo riscontri di un incontro tra Zhang e Marotta, ma di contatti veri sì. Ingaggio base di circa tre milioni a stagione, oggi sono tracce. In attesa di formalizzare, è l’unica cosa che conta, dopo aver sciolto il famoso nodo del tfr.
IL MILAN E L’ESTERO.L’idea rossonera era nata durante la tripla operazione Bonucci-Higuain-Caldara. A Marotta sarebbe piaciuto non poco, ma aveva le mani legate, mai avrebbe immaginato di ricevere quella comunicazione di addio anticipato. Ora c’è Gazidis e un organigramma – quello di Elliott – quasi completamente disegnato. L’estero? Ne abbiamo parlato come suggestioni (a fuoco lento e a fuoco lungo) coinvolgendo Manchester United e Real. Ci sarebbe da attendere, ma vuoi mettere una rivincita a strisce nere e azzurre? Il ruolo in Figc che gli potrebbe proporre Gravina in caso di nomina sarebbe part-time e marginale, quindi in chiara antitesi con la necessità di vivere emozioni forti. Marotta in uno Zhang: la penna non è ancora sul tavolo, ma stanno apparecchiando.

INVIATO AD EINDHOVEN – Anche stasera tra i 35.119 posti del Philips Stadion ce ne sarà uno che rimarrà vuoto. Sarà nella sezione D, il numero 43 della fila 22. Quel seggiolino dal 2005 il club lo ha riservato in eterno (mettendoci anche una targa) a Frits Philips, figlio del co-fondatore del colosso elettrico olandese che ha sede proprio a Eindhoven. Frits era un tifoso del Psv: a 5 anni, nel 1911, aveva dato il calcio d’inizio alla partita che ha inaugurato lo stadio del club (era situato proprio dove è adesso) e per tutta la vita ha continuato a vedere le partite della sua squadra. Dove? In mezzo alla gente comune nonostante non gli mancassero né le possibilità economiche per acquistare un posto nella tribuna vip né i meriti “storici” per sedere tra le persone più importanti.
EROE DI GUERRA.Mister Philips, scomparso all’età di 100 anni il 5 dicembre 2005, era parente di Karl Marx: il filosofo-economista era infatti il cugino del nonno Frederik, ma il suo posto nella storia Frederik Jacquesse (questo il suo vero nome) se lo è guadagnato con le sue azioni. Durante la seconda Guerra Mondiale e l’occupazione nazista infatti salvò 382 ebrei dalla deportazione convincendo i tedeschi che erano necessari per non fermare la produzione nella sua fabbrica, sfruttata da Hitler. Per questo gli è stato dato da Israele il “Giusto tra le Nazioni”, un riconoscimento riservato ai non ebrei che hanno salvato anche un solo ebreo dall’Olocausto (tra gli italiani è andato a Bartali). Ha conosciuto anche la crudeltà dei campi di concentramento dopo che un raid aereo degli alleati ha impedito la produzione nella sua azienda.

GIOIELLO. Lo stadio, ricostruito completamente 5 anni fa, è ancora adesso modernissimo e stasera l’Inter scoprirà l’effetto che fa giocarci perché qui il tifo è caldo e gli spalti sono vicini al rettangolo di gioco. Le sale all’interno portano i nomi dei grandi che hanno scritto la storia del Psv: ci sono quelle dedicate per esempio a Romario e Ronaldo, mentre nei corridoi spiccano le foto di altri ex come Gullit, Koeman, Robben e Van Nistelrooy. Tra memoria e modernità, l’unico impianto dei nostri che regge il paragone è l’Allianz Stadium.

INVIATO A EINDHOVEN – La turbolenza che la squadra ha incontrato al momento della discesa ad Eindhoven non ha tolto il sorriso ai giocatori dell’Inter. Qualcuno magari un briciolo di paura l’ha avuta (a bordo del charter c’era anche la Primavera che oggi sarà impegnata in Youth League), ma il clima al momento del sopralluogo sul campo del Philips Stadion era disteso. I giocatori sono scesi in campo sereni e con loro c’era anche Steven Zhang che è arrivato in Olanda con un altro volo, ma domani mattina rientrerà con i calciatori in Italia. La trattativa per l’acquisto del 31% delle quote di Thohir da parte di Suning sta entrando in una fase calda e la prospettiva da parte del gruppo di Nanchino di chiudere l’operazione prima del 26 ottobre, data dell’assemblea dei soci, esiste. Ancora però l’intesa totale non c’è e comunque oggi il tema passa in secondo piano. Il figlio del patron parteciperà insieme all’ad Antonello, al cfoo Gardini e al vice presidente Zanetti al pranzo di rappresentanza e poi sarà in tribuna per il match.
VRSALJKO. Dopo la rifinitura ad Appiano, nell’elenco dei 20 convocati ieri Spalletti ha inserito il croato che si è allenato con i compagni. «Vrsaljko non è ancora al 100%, ma ha svolto il suo percorso di recupero correttamente» ha detto il tecnico. Logica vuole che, avendolo portato a Eindhoven, se stamani non avvertirà nuovi dolori, vada in panchina. Per quanto riguarda la formazione probabile l’utilizzo di tutti i “titolarissimi” con Politano avanti su Candreva e Keita per il ruolo di esterno destro offensivo. Icardi insegue il record: è a 109 gol, in questa stagione solo 2 centri. Lo stadio sarà tutto esaurito e la cornice di pubblico impressionante. Da oggi vendita libera dei biglietti per Inter-Barça.

Tiki Taka ormai è il suo… regno e anche lunedì sera Wanda Nara ha dato spettacolo nelle vesti di opinionista. «Marotta ha lasciato la Juve? L’ho incontrato per caso una volta a un premio di capocannoniere ricevuto da Mauro con Toni – ha raccontato l’argentina – ed era seduto accanto a me. L’ho salutato e ho cambiato posto con mio figlio mettendolo in mezzo (ride, ndr)». Lady Icardi è poi tornata seria e ha parlato del momento dell’Inter: «Abbiamo tanto entusiasmo in vista del match contro il Psv. L’Inter aspettava da tempo di tornare in Champions e poi quella maglia nerazzurra emoziona sempre. Icardi-Martinez insieme? Penso che possano coesistere. Credo che questa fosse anche l’intenzione di Lautaro nel momento in cui ha scelto di venire all’Inter anche perché in Argentina, con la maglia del Racing, ha avuto un grande successo e ha fatto tanti gol con accanto un numero 9 con le caratteristiche di Icardi, ovvero Lisandro Lopez. Mauro e Lautaro devono trovarsi, capirsi e stanno lavorando per questo. E’ una delle alternative sulle quali Spalletti sta riflettendo e mi immagino che la sfrutterà visto che le partite sono tante. Mauro è il primo a essere contento dell’esistenza di queste alternative in attacco anche perché finalmente non si parlerà più di Icardi-dipendenza».

Non sarà decisiva, ma Stefan De Vrij non ha dubbi: «Per puntare a passare il turno – ha detto il centrale – dobbiamo vincere qui. Sarà una gara importante, ma non decisiva. Per me giocare in Olanda sarà un’emozione speciale e mi costerà… 27 biglietti tra amici e familiari che vogliono essere presenti. In questo stadio ho giocato qui 5-6 volte e lo conosco bene: una volta ci ho perso 10-0 con il Feyenoord, ma ho anche vinto. Il Psv è forte e ci attende un match tosto perché loro sono veloci nelle ripartenze e hanno sia esterni rapidi sia attaccanti che possono farti male. Noi però dobbiamo conquistare i tre punti per continuare sulla giusta strada e per raggiungere gli ottavi in un gruppo forte. All’Inter sono felice perché ho trovato una grande società, con grandi aspettative. La pressione? Non mi disturba». In conferenza con il difensore c’era anche Handanovic: «Dopo la vittoria contro il Tottenham ci sentiamo una squadra diversa e il turn over, con tanto di successo sul Cagliari, dimostra che siamo un gruppo forte dove c’è un’atmosfera ideale. Cosa ricorderò nel mio esordio in Champions? San Siro al gol di Vecino mi ha emozionato. Un giudizio sul mio inizio di stagione? E’ troppo presto per dare giudizio: arriviamo a metà campionato e poi vediamo. Intanto però subiamo meno tiri in porta rispetto allo scorso anno e questo è positivo».