Convivere a San Siro o avere due «case» diverse? Il dibattito sullo stadio per Milan e Inter è aperto da tempo, e si è arricchito ieri di una nuova puntata. Anzi, due. Da un lato, l’auspicio del sindaco Giuseppe Sala, che in occasione di «Milano Calcio City», in Triennale, ha ribadito la posizione del Comune: «Faccio il tifo perché San Siro venga rifatto e torni “La Scala del Calcio”, con manager italiani dei due club che possano interloquire in tal senso». Di parere opposto, invece, Fabio Capello, ospite allo stesso evento: «Meglio due impianti più piccoli. San Siro è come un condominio, si è in due. Vai a Milanello e ti senti a casa, vai ad Appiano Gentile e ti senti a casa, quando entri a San Siro invece non davvero è la tua casa».

Possibile alternative per seguire Sassuolo – Milan, basta trovare il sito giusto. Su questa vicenda i tribunali europei non si sono ancora espressi in maniera univoca. Si può iniziare da:

Turchia con l’emittente Turkish Radio and Television Corporation, Paraguay con l’emittente Sistema Nacional De Television, Slovacchia con l’emittente Slovenská Televízia Svezia con l’emittente Modern Times Group, Paesi Bassi con l’emittente Sanoma Media Netherlands, Suriname con l’emittente Surinaamse Televisie Stichting, Repubblica Ceca con l’emittente Ceca Ceská Televize, Serbia con l’emittente Radio-televizija Srbije, Portogallo con l’emittente Rádio e Televisão de Portugal, Svizzera con l’emittente Schweizer Radio und Fernsehen.

L’avversario evoca ricordi nefasti e l’emergenza in attacco non aiuta, ma Rino Gattuso non è uno che si piange addosso e invita tutto il Milan a non cercare alibi. La trasferta con il Sassuolo apre oggi una serie di tre partite in otto giorni, decisive per rimettere la squadra in sesto ed evitare di rendere ancor più traballante la panchina.

L’orizzonte al momento arriva fino alla sosta, che precede il derby e spesso viene sfruttata dalle società per una sterzata. Così sono inevitabili le ombre sul futuro dell’allenatore rossonero, e hanno in particolare il volto di Antonio Conte (soluzione più complessa) e Roberto Donadoni (molto più semplice). «Non posso pensare al fantasma di Conte o a chi arriverà – ha tagliato corto il tecnico, che dopo l’incontro di venerdì a Milanello con i vertici societari anche ieri vigilia ha avuto al fianco Leonardo e Paolo Maldini – Provo a fare il mio lavoro con grande professionalità. Non regalo niente a nessuno. Quando non arrivano risultati è giusto che la società prenda provvedimenti. In questo momento sento la fiducia della società, dei giocatori e penso solo a vincere e a lavorare con grande impegno. Poi vediamo».

Intanto Gattuso deve risolvere il rebus in attacco: Gonzalo Higuain è ancora ai box per un problema muscolare, mentre Fabio Borini e Patrick Cutrone sono entrambi alle prese con fastidi a una caviglia. «Qualcosa ci inventeremo», ha sorriso, senza stressare la mancanza di un altro centravanti. «André Silva e Bacca? Abbiamo fatto di tutto per trattenerli ma volevano andare via», ha ricordato Gattuso, che spera di arrivare a gennaio per rimediare sul mercato. Intanto «non bisogna piangersi addosso né cercare alibi – ha esortato – Con una vittoria questa squadra si può sbloccare.

Spero arrivi subito». In queste settimane l’amarezza dell’allenatore è montata soprattutto di fronte all’incapacità dei suoi di chiudere le partite. «Meritavamo molti più punti di quelli che abbiamo», ha osservato, senza negare che galleggiare a metà classifica (seppur con una partita da recuperare) «dà un po’ di tristezza e di angoscia». Il Sassuolo ha rappresentato il capolinea milanista per Allegri, Seedorf e Inzaghi. Inoltre oggi è allenato da RobertoDe Zerbi, con cui Gattuso ha avuto un confronto a muso duro nel playoff di Lega Pro nel 2016 e ha rimediato «due mazzate tremende» l’anno scorso negli incroci con il Benevento, come ha ricordato il rossonero: «Non c’è rivalità. È un grande allenatore, e la sua squadra è in stato di grazia». Il contrario del Milan e del suo attacco.

Qui Sassuolo .Non soffre di vertigini il Sassuolo. Alla sfida contro il Milan si presenta con i favori del pronostico: «Come va affrontata la partita? Come abbiamo affrontato le altre sei – ha spiegato Roberto De Zerbi – Del Milan temo la qualità e l’organizzazione di gioco, ma anche lo spirito di rivalsa. Abbiamo il doppio dei loro punti, ma a loro ne manca qualcuno che avrebbero sicuramente meritato».

Una volta faceva sognare i tifosi rossoneri festeggiando lo scudetto a passi di moonwalk, stasera Kevin-Prince Boateng potrebbe trasformarsi in un incubo. Il centrocampista sbarcò in Italia dopo il Mondiale del 2010 con esperienze in Bundesliga e in Premier. Il Genoa lo acquistò il 17 agosto per girarlo al Milan il giorno successivo. E Boateng, arrivato da quasi-anonimo, si rivela un leader. Allegri lo inventa trequartista-guastatore e lo spaccapartite diventa un perno della squadra, segnando anche gol spettacolari. Boateng alla Scala del calcio trova la sua dimensione, finché la squadra si ridimensiona e il ghanese non inizia con gli anni ad accusare problemi fisici. Lascerà i rossoneri per lo Schalke 04 nell’agosto 2013 dopo aver segnato una doppietta nei preliminari Champions contro il Psv. Rimarrà in Germania fino a gennaio 2016, quando, chiuso allo Schalke, tornerà per sei mesi al Milan sperando in un rilancio. Sei mesi dopo passerà al Las Palmas, dove nonostante una buona stagione, ha rescisso il contratto a fine anno per motivi personali. Nel 2017 è stato all’Eintracht Francoforte, quest’estate è tornato al Sassuolo per fare la chioccia di un gruppo giovane. Il ritorno in Italia deve avergli fatto bene: 5 presenze in A e 3 gol, lo rendono un pericolo in attacco per un Milan che a Reggio Emilia arriva senza troppa fiducia per non temere qualche scherzo da vecchi fantasmi.

Se fosse un film, sarebbe «Lo Scacciafantasmi». E allora Rino Gattuso dovrebbe augurarsi lo stesso successo al botteghino di «Ghost- busters» (dove i fantasmi li acchiappavano) magari senza un sequel, però. Perché se ci sono spettri e spettri, quello di Antonio Conte è piuttosto ingombrante e sarebbe meglio sbarazzarsene in una notte senza incubi. In queste ore il tecnico del Milan ha avuto oggettivamente altro a cui pensare, con Higuain rimasto a Milano per la seconda volta di fila e un attacco da inventare causa acciacchi di veri e falsi 9, ma da uomo di campo navigato qual è Rino sa perfettamente che saranno i risultati a fare la differenza, con o senza centravanti. «Quando non arrivano la società prende provvedimenti, ma io non posso pensare al fantasma di Conte o di altri, devo continuare a fare il mio lavoro con grande impegno – osserva Gattuso -. Le scelte le faccio io e sono il primo responsabile di quello che succede in campo, ma sento la fiducia di tutto l’ambiente, dai giocatori ai dirigenti».

CONFRONTO Anche ieri, dopo la visita al completo di giovedì con il presidente Scaroni e Gordon Singer a Milanello, i vertici del club hanno fatto sentire la loro vicinanza ad allenatore e squadra: al centro sportivo rossonero c’erano il d.t. Leonardo e il direttore strategico Paolo Maldini, con i quali, racconta Rino, il confronto è sempre diretto e sincero. «Mi fanno sentire a mio agio, semmai sono io ad essere deluso, perché avrei voluto dargli qualche punto in più. Le prestazioni però ci sono, c’è qualche aspetto da migliorare come ad esempio il pressing offensivo che a volte si potrebbe alzare, ma la strada è quella giusta».

SOLITI DIFETTI Dopo cinque partite di campionato e una in Europa, i bachi del sistema sono noti a tutti: troppi gol subiti, mancanza di cattiveria per assestare il colpo del k.o. e soprattutto quella paura di non farcela che attanaglia Romagnoli e compagni nelle fasi chiave dei match. «Ci serve tranquillità e sentire la società vicina ci aiuta. Questi ragazzi sono consapevoli di giocare un buon calcio, ma la classifica incide: controllare, produrre 15 palle gol a partita e tornarsene a casa senza vittorie consuma energie fisiche e mentali». La ricetta resta quella di passare dal gioco, anche perché presumere di trasferire la grinta «rin- ghiesca» a questo Milan rischia di produrre effetti contrari. «Possiamo migliorare ma non siamo una squadra portata a giocare addosso all’uomo».

SVOLTA Gli uomini da tenere d’occhio, stasera, saranno quelli del Sassuolo. Che gioca con un finto centravanti ma ha già segnato 14 gol (2 in meno della Juve capolista); che non punta alla Champions ma occupa la zona dove vorrebbe collocarsi il

Milan; che vanta grandi capacità di metamorfosi tattica, come ha ammesso lo stesso Gattuso: l’esame di Reggio sembra studiato a tavolino da una commissione di menti diaboliche. Rino, però, non cerca scorciatoie: «Non voglio sentir parlare di alibi, con una vittoria la squadra si sbloccherà». E la sua fiducia rimbalza su un’altra panchina. Carolina Morace, tecnico del Diavolo femminile che oggi ospita la Fiorentina all’ora di pranzo, assicura: «Il Milan sta benissimo con Rino, è l’uomo giusto». Tecnici rossoneri-fantasmi 2-0. Per ora.

Robertino non era mica tanto «ino». Orgoglio bresciano, scorza dura, arrivava dall’oratorio di Mompiano e cantava di sinistro davanti al Genio Savicevic. Un genietto. «Bravino quello». Bravino sì. Era il 1995, spopolavano i Neri per Caso e lui non era a Milanello per coincidenze astrali. Lo avevano visto e preso. Ne avrebbe fatta di strada Roberto De Zerbi. Ma lì no, al Milan no. L’attuale tecnico del Sassuolo è il primo – in ordine cronologico – degli spauracchi: quando sei tifoso di una squadra, la prima cosa che dici con gli amici è «adesso ci segna l’ex». Un classico.

SQUINZI: VINCERE De Zerbi non segnerà, ma il «Sasol» è macchina da crema pasticcierà che sa anche far battaglia. E in campo o in panchina i pericoli possono essere tanti, da Boa- teng a Matri a Locatelli. Fino alla tribuna, a Giorgio Squinzi, patron che tifando Milan gode a piallare sempre l’Inter (6 volte) e che stasera vorrebbe… farsi del male. Per dire: da quando Mister Mapei ha preso il Sassuolo ben 4 sono state le vittorie (su 10) contro la squadra dell’altra parte del suo cuore. «Vogliamo continuare così – ha raccontato due giorni fa Squinzi alla Gazzetta di Modena – : con De Zerbi giochiamo un grande calcio e sì, voglio battere i rossoneri». Lui che aveva addirittura pensato a prenderselo il Milan: lo rivelò nel luglio del 2017 «avevo stimato l’affare in circa 267 milioni, ma poi le cifre schizzarono…». Stasera non vorrà fare prigionieri.

NON ESULTO E MOON WALK

Ciò che De Zerbi non divenne nel Milan. Che lo fece ballare, ma mai nella sala grande. Tassotti lo aveva nella Primavera dopo la scalata delle giovanili, allenamenti con la prima squadra, Savicevic e Boban impressionati, aspetta, aspetta, aspetta e l’esordio non arrivò mai in virtù di prestiti (dal 1999) che gli fecero girare l’Italia. Chi invece ha voluto tornare in Italia è Kevin Prince Boateng. «Il Milan resta ancora la mia squadra del cuore – ha confessato a Sportweek – quindi se segno non esulto. Ho ancora molto rispetto per quei colori». L’arrivo a Milanello nel 2010 dal Genoa, gli occhi sgranati per i campioni, l’ascesa, l’addio e il ritorno. Ma anche i gol al Barga e all’Arsenal, la tripletta al Lecce, lo scudetto con Allegri, il suo «moonwalk» per festeggiare alla Michael Jackson e soprattutto la ribellione ai cori razzisti in un’amichevole contro la Pro Patria. Il Boa oggi è a quota 3 gol, è «folle» di De Zerbi e non gliene frega se il pubblico al Mapei Stadium è un terzo di quello di San Siro, perché «così se gioco male mi fischiano in meno…».

ROVESCIATE E SOGNI Ad inizio mese, è comparso sui social un Boa-video: gara di rovesciate a fine allenamento con Matri. Ed ecco l’altro ex milanista: prodotto del settore giovanile rossonero, Matri – a differenza di De Zerbi – ha esordito in A col Diavolo nel maggio 2003. Da lì ha cominciato il girovagare fino a tornare nella stagione 2013- 14, un gol al Parma. Stasera Ale non è dato titolare come invece lo è Manuel Locatelli: rossonero da quando aveva 11 anni, il regista ha segnato il suo primo gol in maglia milanista al Sassuolo, ottobre 2016. «Il Milan mi ha regalato un sogno, il Sassuolo ha creduto in me» disse l’estate scorsa Loca. Stasera, si sogna comunque.

Non resta che provare con lo spagnolo biondo, sperando che faccia impazzire il mondo. O almeno il Sassuolo. È Samu Castillejo il jolly che Rino Gattuso si giocherà stasera a Reggio Emilia: colpito da un’improvvisa penuria di attaccanti centrali, il tecnico rossonero s’è trovato nella condizione di chi deve inventarsi qualcosa in fretta.

L’ha fatto senza piangersi addosso, anche per uscire dal tormentone d’inizio autunno, ovvero «e pensare che André Silva…». Sui gol che il portoghese sta segnando a raffica in Liga (a bersaglio anche ieri in Eibar-Sivi- glia), Rino ha tagliato corto: «Abbiamo provato a trattenerlo ma voleva andarsene e giocare di più».

QUANTI ACCIACCHI Più utile concentrarsi sul presente, che vede Gonzalo Higuain ancora out e i suoi sostituti in condizioni precarie. Verrà varato il tridente tecnico, allora: Suso confermato sul lato destro dell’attacco, mentre a scambiarsi la posizione centrale saranno Castillejo e Calhanoglu. Gattuso è arrivato a questa opzione per mancanza di alternative: il Pipita non è stato convocato («sente ancora fastidio al flessore, non voglio rischiare di perderlo per mesi»), mentre Cutrone è pronto soltanto per dare un contributo a gara in corso. Patrick è stato elogiato dall’allenatore per la voglia di tornare a disposizione, nonostante la mezza ricaduta di Empoli, ma quella caviglia va protetta per «non fare ulteriori danni». E Borini, titolare al Castellani? La cronaca del sabato nero del reparto offensivo milanista inizia proprio dall’acciacco capitato a Fabio, raccontato da Gattuso in conferenza stampa. Caviglia in disordine anche per Borini, ma come Cutrone è stato convocato.

OPPORTUNITÀ Nasce così, dunque, l’idea di schierare l’inedito trio dei piedi buoni. Che è una soluzione improvvisata, indubbiamente, ma potrebbe diventare qualcosa di  più, se dal match col Sassuolo arrivasse almeno qualche segnale incoraggiante. Con le dovute proporzioni, anche Sarri «scoprì» Mertens centravanti in situazione d’emergenza, coi risultati che tutti conosciamo. Al Milan ovviamente non succederà, potendo contare su un «punterò» come Higuain e su un vice del valore di Cutrone, ma un’alternativa tattica in più non guasta mai. Leggero e bravo nel dribbling, Castillejo al Mapei può dire la sua, soprattutto in fase di ripartenza.

SUSO E CALHA La curiosità è legata all’ex Villarreal, ma sarà una serata importante anche per i suoi compagni di reparto. Del digiuno di gol che Suso sta attraversando s’è parlato fin troppo a lungo nelle scorse giornate, ma il rendimento davvero deludente contro Cagliari, Atalanta ed Empoli è stato quello di Calhanoglu. «Tende a demoralizzarsi quando commettere qualche errore, deve sentire la fiducia», ha detto Gattuso riferendosi al turco. La stessa fiducia che è mancata al Diavolo nelle ultime uscite, costellate di chance sprecate, di «quasi vittorie» e di tanti, troppi rimpianti.