Attualmente esistono tantissimi modi per seguire lo streaming gratis di tutte le partite di calcio, ogni competizione può essere vista su pc tablet o smartphone. Molti siti web propongono la visione di questi eventi non del tutto legali, con link provenienti dall’estero e di qualità scarsa.

Inter-Fiorentina in Diretta tv e Live-Streaming: il big match della 6a giornata di Serie A è in programma Martedì 25 Settembre 2018 alle ore 21:00 e verrà trasmessa da Sky Sport Serie A (Canale 202), Sky Sport Uno e Sky Sport (canale 251). Il Live-Streaming sarà disponibile per gli abbonati Sky Go. Eurosport vi offrirà la diretta scritta e gli aggiornamenti.

Un’alternativa molto diffusa per vedere Inter – Fiorentina con lo streaming live gratis legale e sicuro la sfida di martedì in programma alle ore 21.00  è quella offerta dai siti delle emittenti che operano fuori dall’Italia. Ecco qualche esempio:

  1. Grecia Ellinikí Radiofonía Tileórasi;
  2. Indonesia Rajawali Citra Televisi Indonesia;
  3. Georgia Georgia Public Broadcasting;
  4. Cina China Central Television;
  5. Lussemburgo Radio Television Luxembourg;
  6. Birmania Myanmar National TV;
  7. Cipro Cyprus Broadcasting Corporation;
  8. Australia Special Broadcasting Service;
  9. Ecuador RedTeleSistema;
  10. Finlandia Yleisradio Oy;
  11. Honduras Televicentro;
  12. Bosnia ed Erzegovina Radiotelevizija Bosne i Hercegovine;
  13. Austria Österreichischer Rundfunk;
  14. Kosovo Radio Television of Kosovo;
  15. Croazia Hrvatska radiotelevizija;
  16. Colombia Radio Cadena Nacional;
  17. Germania Zweites Deutsches Fernsehen;
  18. Irlanda Raidió Teilifís Éireann.

Un gol per cancellare l’evolversi di una pericolosa crisi. Perché è vero che sotto molti aspetti la rete segnata da Mauro Icardi contro il Tottenham rappresenta, ad oggi, quella più importante di questo avvio di stagione dell’Inter, ma allo stesso tempo l’attaccante nerazzurro è sempre fermo a zero in campionato, evento che dopo cinque giornate non gli era mai capitato in carriera da quando è il numero nove nerazzurro (al massimo si era fermato a uno, ma non aveva mai giocato per intero tutte e cinque le partite iniziali).

In queste cinque giornate Icardi è sceso in campo solo tre volte da titolare e una da subentrante col Parma, perdendo la trasferta di Bologna a causa di un problema muscolare al quadricipite della coscia destra. Dunque non sono veramente cinque gare senza gol in campionato, ma il dato rimane e quello zero fa male all’umore di Icardi che nel frattempo ha visto segnare i suoi grandi rivali, da Cristiano Ronaldo a Higuain, passando per Immobile e Belotti. Anche perché comunque quattro gare senza reti sono un semi-inedito per Maurito, abituato solitamente negli anni passati a restare a digiuno di media per non più di tre giornate (squalifiche e infortuni permettendo, ovviamente).

Non è un inizio di stagione semplice per Icardi, rallentato da quell’infortunio alla vigilia della trasferta a Bologna che ha guastato pure il ritorno in nazionale dove non ha convinto contro la Colombia. Adesso Maurito ha voglia di sbloccarsi e riprendere a segnare con regolarità, ma la sua fame cozza con il gioco della squadra e le richieste di Spalletti. Il tecnico, privatamente e pubblicamente, gli ha chiesto di giocare di più per i compagni, perché una giocata top a partita non basta per essere considerati un campione.

Il problema – confermato dai dati e dall’attitudine di Icardi -, è che l’argentino è letale e più determinante negli ultimi 20 metri che nel resto del campo. Icardi può tornare a centrocampo, cercare qualche sponda, ma i compagni lo servono poco e lui a volte non è preciso sia nei movimenti che nelle sponde. Icardi in 315 minuti di campionato ha toccato 70 palloni, dunque uno ogni 4 minuti e mezzo. E’ vero, a 25 anni dovrebbe migliorare il suo gioco, ma Icardi è sempre stato questo e seppur toccando il pallone poche volte è riuscito a segnare oltre 100 reti con l’Inter. La verità, dunque, può stare nel mezzo: Icardi deve fare di più per l’Inter come partecipazione alla manovra offensiva, ma anche l’Inter deve fare qualcosa di più per lui perché nelle ultime gare, di palloni puliti per provare a segnare ne ha ricevuti davvero pochi.

L’impressione è che le parole di Spalletti, più che stimolarlo, lo stiano condizionando e forse anche per questo ieri il tecnico ha riusato la carota anziché il bastone: «Non sono preoccupato. Mediamente sta toccando i palloni dello scorso campionato quando ha fatto 30 gol, per cui in questo caso sono io che gli chiedo di non rovinare questa media. E poi toccare i palloni è un dato oggettivo facilissimo da individuare – ha analizzato Spalletti -, però sarebbe interessante andare a valutare quanti palloni può permettere di toccare ai compagni vista l’attenzione degli avversari su di lui: se lui ha meno spazio e tocca meno palloni, ne giovano i suoi compagni». Dopo le due occasioni non sfruttate al meglio contro la Sampdoria, arriva la Fiorentina, la seconda squadra a cui Icardi ha realizzato più reti in Italia proprio dopo la Samp: 11 i gol ai blucerchiati, 10 alla Fiorentina che ha sempre “battezzato” nelle ultime quattro gare. Vedrà finalmente la luce?

QUI INTER. Dopo la panchina contro la Sampdoria, De Vrij e Perisic rientreranno dal primo minuto contro la Fiorentina. L’olandese dovrebbe prendere il posto di Miranda al centro della difesa, il croato dovrebbe tornare sulla sua corsia sinistra, spingendo a destra Candreva. L’esterno romano, infatti, è stato uno dei migliori contro la Sampdoria e dovrebbe essere favorito su Politano e Keita per un ruolo da titolare. In mezzo al campo ballottaggio Vecino-Gagliardini: se l’uruguaiano oggi darà buone risposte dal punto di vista fisico verrà confermato, con l’azzurro precettato per la gara di sabato contro il Cagliari, visto che poi non potrà partecipare alla trasferta di Champions in Olanda di mercoledì 3 ottobre (avversario il Psv), non essendo tesserato in Europa. Sulla trequarti spazio ovviamente a Nainggolan (per Spalletti gli fa bene giocare per trovare la condizione), mentre in panchina è pronto a dare il suo contributo Martinez.

QUI FIORENTINA. Contro l’Inter qualcosa cambierà, Pioli, ma senza stravolgere la squadra e in particolare la sua vocazione offensiva: una delle novità dovrebbe riguardare il centrocampo dove potrebbe rifiatare Gerson per far spazio a Edimilson Fernandes rimasto in panchina con la Spal. Ballottaggio in attacco tra Pjaca, reduce sabato dal primo gol in A e schierato titolare nelle ultime due partite, e Eysseric impiegato nel tridente con Chiesa e Simeone nelle prime tre gare. Attenzione a Mirallas, alternativa di lusso. Per provare a fermare Icardi («E’ già un campione e un animale d’area, Simeone ha caratteristiche diverse ma può diventare pure lui molto forte») Pioli medita di affidarsi alla difesa che con appena tre gol subiti si conferma ad ora la migliore del campionato. Tra i convocati torna il serbo classe 2000 Vlahovic a scapito di Sottil. Difficile la presenza dei Della Valle impegnati a Parigi per lavoro: il patron Andrea presenzierà alla prossima gara interna con l’Atalanta.

Se togliamo i 25′ giocati il 28 novembre 2016, nella sua prima stagione in Serie A, subentrando a Bernardeschi mentre la Fiorentina naufragava per 4-2. E se teniamo conto che l’anno scorso lui non c’era perché squalificato, quella di stasera sarà la prima vera volta di Federico Chiesa a San Siro contro l’Inter. Contro uno dei club che più lo sta seguendo, monitorando, ammirando. Pronto a sferrare l’assalto appena il talento viola insieme a papà Enrico che lo segue in tutto e per tutto, farà capire che è arrivato il momento di lasciare la culla-Firenze.

Già quest’estate a più riprese Chiesa è finito accostato a tante big sia internazionali – Manchester United, Manchester City, Liverpool, Chelsea – che italiane: il Napoli che lo lo corteggia da oltre un anno salvo vedersi sempre respingere l’offerta da 40 milioni dai Della Valle capaci per adesso di resistere (senza contare che le quotazioni di Federico s’aggirano attualmente sui 70 milioni); la Juventus da sempre attenta e sensibile verso i migliori frutti del nostro calcio. E appunto l’Inter che nel suo progetto di rafforzamento per il ritorno in Champions e la voglia di tornare a lottare per lo scudetto ha da tempo inserito il nome del 21enne figlio d’arte in cima alla lista dei desideri per cui vale la pena fare un grosso sacrificio.

Non è un mistero peraltro la stima nei suoi confronti di Spalletti: già un anno fa disse di Federico «che è tra i più forti in assoluto della sua generazione». Ripetendosi ieri alla vigilia della sfida con la Fiorentina dallo stesso tecnico nerazzurro: «Chi o cosa toglierei ai viola? Firenze perché quando sostiene la sua squadra, come sta accadendo adesso, questa diventa ancora più forte – ha detto il tecnico nerazzurro – Eppoi in attacco hanno velocità e hanno un Chiesa che spacca le tattiche delle partite e nel’uno contro uno è davvero micidiale e difficile da fermare». Parole che fanno capire come a dispetto dell’età (compirà 21 anni tra un mese esatto, il prossimo 25 ottobre) l’esterno viola sia ormai un giocatore già pronto per il grande salto. Il prossimo giugno o al massimo nel 2020, l’anno degli Europei.

Intanto Chiesa si prepara a sfilare nella Scala del calcio dopo essere entrato ormai in pianta stabile nel gruppo azzurro. L’inizio di stagione, la terza in A per lui, che a detta di tutti dovrà essere quella della consacrazione, è stato fin qui in linea con le (alte) aspettative: due gol finora, entrambi segnati al Franchi contro il Chievo e con la Spal sabato scorso quando ha festeggiato abbracciando teneramente il fratellino raccattapalle, Lorenzo, pure lui promessa viola, sotto gli sguardi commossi di papà Enrico e mamma Francesca. E una serie di prestazioni brillanti, incisive, senza mai risparmiarsi. Pioli, ha detto ieri sorridendo, lo vorrebbe ogni tanto un po’ più dentro gli schemi «anche se i suoi movimenti ci danno tanta imprevedibilità: più ci muoviamo più creiamo difficoltà e dubbi agli avversari.

Senza contare che Federico sta diventando veramente forte, non a caso già si fanno i confronti col padre». Adesso però a Federico manca la ciliegina: segnare a una big. Le 11 reti in A (in 68 gare) le ha realizzate tutte ad avversari di medio/basso livello al contrario di Simeone che le grandi le ha trafitte tutte, compresa l’Inter nell’1-1 acciuffato a Firenze la scorsa stagione in pieno recupero. Il popolo viola s’aspetta da tempo che Chiesa non solo torni a segnare in trasferta (l’ultima volta è stata a Bologna a febbraio) ma sfati finalmente quel tabù. Magari stasera, nella Scala del calcio, contro questa Inter che può rappresentare il suo futuro ma per adesso è ancora e sempre un’avversaria da battere.

Non si aspettava l’espulsione da parte dell’arbitro Guida, figuriamoci la squalifica. E invece ieri Luciano Spalletti verso le 17, un’ora prima di presentarsi in conferenza stampa – posticipata al pomeriggio per permettergli di partecipare la mattina ai funerali a Roma del massaggiatore giallorosso Giorgio Rossi, «un vero fuoriclasse che sapeva massaggiare con le mani e con il cuore» – ha saputo che il giudice sportivo lo aveva fermato per un turno per «per avere, al 49’ del secondo tempo, immediatamente dopo la realizzazione del gol, assunto un atteggiamento polemico nei confronti del quarto ufficiale (Marco Piccinini, ndr) uscendo dall’area tecnica». Spalletti era già diffidato per alcune espressioni offensive rivolte all’arbitro di Sassuolo-Inter e così ieri è stato squalificato.

Una sanzione inaspettata, tant’è che il club che ha deciso di presentare ricorso: il verdetto della Corte Federale è atteso intorno alle 12 di oggi. Per questo motivo ieri l’ufficio legale nerazzurro ha consigliato a Spalletti di evitare di tornare sull’episodio, ma alcune frasi il tecnico le ha comunque volute dire: «Su questo il bandone è chiuso, non voglio dire niente – ha incalzato il tecnico -, però sono dispiaciuto che succedano queste cose. Qualche volta vado al di là del consentito perché sono uno emotivo, a volte riesco a stare zitto nelle cose clamorose, a volte non ce la faccio in quelle piccole. Questa volta non mi sono neanche girato per commentare gli episodi del Var, però sul gol, importante, ho avuto questa reazione qui. Secondo me si crea un precedente difficile da gestire in futuro».

In attesa di capire se a guidare l’Inter ci sarà lui o il suo vice Marco Domenichini (che sostituì l’allenatore toscano in Roma-Lecce 3-2 il 19 aprile 2009), ieri Spalletti si è soffermato sul carattere della squadra: «Sono contento di quello che è lo spirito della squadra – ha spiegato -. Non bisogna accontentarsi, dobbiamo pretendere sempre di più e mettere a posto ancora la classifica per quelli che sono stati i risultati iniziali. E’ essenziale portare l’intero gruppo ad avere un rendimento pari al blasone della squadra e ora ci siamo vicini». Per risalire l’Inter dovrà tornare a vincere a San Siro: non lo fa in Serie A dal 17 aprile (4-0 al Cagliari), poi sono arrivati un pareggio e tre sconfitte: «Giochiamo alla Scala del calcio e quando vai alla Scala ogni tanto arrivi all’ultimo scalino e inciampi. Però deve essere uno stimolo per i calciatori, qualcosa che ti porta al di là di qualsiasi barriera».

Maurito contro il Cholito. Il tango dei numeri 9 si prende San Siro e stasera Inter-Fiorentina passerà da qui. Con leardi che non ha superato l’esame contro la Samp, ma si ritrova subito un’altra chance contro una delle vittime preferite (10 gol), E con Simeone, alter ego più giovane (25 anni il nerazzurro, 23 anni il viola) e con la stessa vocazione perii gol da attaccante d’area, che vive un momento più felice. Il numero 9 argentino dell’Inter deve ancora ingranare: 315 minuti giocati in A e zero reti, prima volta a secco dopo 5 giornate da quando è nerazzurro, in bacheca «solo» la perla con il Tottenham. Il numero 9 argentino della Fiorentina ha un passo più convincente: finora 450 minuti con 2 gol (a Chi evo – davanti a papà Diego – e Sampdoria) più un assist. Quando Mauro non segna, non riesce a essere decisivo in altro modo: lui è così, vive per il gol, però quando si sveglia è una macchina. Spalletti lo sprona, lo coccola, e sa che prima o poi si sbloccherà anche in campionato. Giovanni è uno dei pilastri della Fiorentina giovane, bella e votata all’attacco che sta plasmando Pioli. Corre, si sbatte, aiuta la squadra: il suo Dna è così.

SELECCION Mauro e Giovanni hanno segnato 4 gol nella doppia sfida Inter -Viola deU’ulrimo campionatoe sono concorrenti anche in Argentina. Due settimane fa l’attacco della nuova Selecdon di Scaloni, orfana di Messi, se lo sono divisi loro. Il Giolito, al debutto, ha subito segnato con il Guatemala Poi, su Instagram, ha festeggiato pubblicando una foto da bambino insieme a papà Diego e al fratello Gianluca con la maglia della nazionale e il messaggio: «Emozionante! Che dire… lottate sempre per i vostri sogni». Maurito, alla quinta uscita di un tormentato rapporto con l’Argenuna, ha invece rimandato la festa personale anche con la Colombia. Questione di momenti. Tutti e due, comunque, sono stari promossi («Sono giocatori di livello enorme, d fidiamo di loro compieta- mente», ha detto il c.t. Scaloni) e aspettano la nuova sosta della A per riprendersi la Selecdon. Sono divisi da 2 anni e 5 mesi, eppure Giovanni vede Mauro come un idolo: «Ho un debole per lui, dentro l’area di rigore è il più forte di tutti», ha ripetuto spesso il Cholito. Anche Giovanni, comunque, in area non ha proprio numeri da pivello: 105 dei 110 gol di Maurito in Serie A sono arrivati dentro l’area, mentre Simeone ha fatto l’enplein: 23 su 23.

GOL E FAMIGLIA L’area è il loro terreno di caccia, la famiglia è il loro mondo. Ecco perché Mauro ha un leone e i nomi delle fighe Francesca e Isabella tatuati sul petto; ecco perché insieme a un buddha e alla Champions, Giovanni si è tatuato il nome di nonno Carlos, l’inventore del cholismo, che lo sgrida quando sbaglia le cose più facili. Gole famiglia: passato, presente e futuro. E nel futuro immediato c’è posto anche per il contratto. Entrambi aspettano il rinnovo. leardi discute da mesi: Timer vuole il capitano, lui vuole restare; al nuovo, ricco accordo sino al 2023 mancano i dettagli. Il Cholito è viola sino al 2022: l’allungamento al 2023 è pronto, con pesante ritocco dell’ingaggio. E il tango dei numeri 9, ma chi si prenderà San Siro?

Non c’è mai stata una vera (grande rivalità, eppure c’è una data che segna un principio di «tensione» tra Inter e Fiorentina: 17 febbraio 2013, una delle notti più belle della Viola di Vincenzo Montella che travolge 4-1 in casa i nerazzurri. Con un Franchi talmente in estasi da improvvisare un coro «il pallone è quello giallo…» di scherno verso gli avversari, completamente in bah a del palleggio della Fiorentina e costretti a un torello di 90’. Mattatori Jovetic e Ljajic. Il mercato poi li ha portati tempo dopo in maglia Inter, ma con risuitari decisamente mediocri. Handanovic e Ranocchia sono i due nerazzurri superstiti di quella notte nera, mentre Borja Valero e Renassi l’hanno vissuta a maglie invertite: lo spagnolo era il leader di quella Fiorentina, il direttore d’orchestra della mediana viola, mentre Benassi’era solo una giovane promessa

SUGGESTIONE BORJA E allora riecco Borja, riscoperto amuleto magico della pazza Inter dell’ultima settimana. Un talismano che Spalletti sta seriamente pensando di riproporre, ma stavolta dal primo minuto. Perché a stimolarlo c’è il confronto con il suo passato ancora molto presente nella testa, nel cuore, nella quotidianità. Borja lo scorso anno ha lasciato Firenze in lacrime insieme alla famiglia, promettendo che d sarebbe tornato a vivere. Ancora oggi d va appena può. E il suo amore per la città lo manifesta senza paura sui sodai, postando foto. Cosa che qualche settimana fa non è piaciuta a qualche tifoso nerazzurro. Ma intanto Valero è tornato prepotentemente nelle rotazioni di Spalletti, come uomo chiave per dettare i tempi negli ultimi 15’, quando c’è bisogno di lucidità e qualità per organizzare gli ultimi assalti al fortino avversario. Ma Borja oggi insidia addirittura Nainggolan per una maglia da titolare. Roba vera insomma. Merito suo, di un atteggiamento professionale impeccabile in campo e fuori. E i continui elogi di Spalletti negli ultimi giorni sono un segnale forte di ritrovata fiducia.

INCROCI Ma Inter-Fiorentina è tanto altro. Anche intrecci di mercato. Vecino strappato alla Viola pagando la clausola rescissoria, ad esempio. Ma con quei soldi i la Fiorentina acquistato Ve- retout e Benassi, pilastri di questo nuovo corso che ha il volto di Federico Chiesa, sogno nemmeno nascosto dell’inter. E poi c’è un incrocio tra tecnici tifosi della squadra avversaria: Spalletti condannò Pioli all’esonero dopo un derby romano vinto, mentre Pioli è stato l’ultimo tecnico nerazzurro – parentesi Vecchi a parte – prima dell’arrivo di Luciano all’Inter. Ma questo è un Pioli diverso, come è diversa questa Fiorentina dall’ultima che perse 3-0 a San Siro alla prima dello scorso campionato: giovane, sfrontata, bella da vedere. Una partenza migliore di recente l’aveva fatta solo con Paulo Sousa, che nella striscia di vittorie inserì pure un clamoroso 4-1 in casa dell’Inter. Pioli, di certo, si accontenterebbe di molto meno pur di prendersi la sua personale rivincita.

Nessuna paura di volare, o di cadere. Semmai una giusta dose di equilibrio con spruzzate di fierezza e voglia di sognare. Poco più di un anno fa la Fiorentina si presentava a San Siro contro l’Inter per la prima di campionato. Non era una squadra, ma una valanga di nuovi giocatori, potenzialità individuali e scommesse. Finì 3-0 per Timer con la Viola a chiedersi quanto ci sarebbe voluto per tornare a essere credibili Poco, la risposta. C’è voluto poco davvero visto che la Fiorentina di adesso è squadra vera. La più giovane del campionato, certo. Ma anche piena di certezze. Guai, però, a pensare che il grosso del lavoro sia già stato fatto. «Lo scorso anno a Milano – esordisce Pioli – eravamo incompleti e con tanti punti interrogativi. Adesso siamo una squadra seria che dà sempre tutto. Quindi ce la possiamo giocare conoscendo però le grandi difficoltà del match. L’Inter è una squadra fòrtissima».

TESTA BASSA L’ambiente è coeso e piuttosto imito, trascinato da una squadra che lascia sempre tutto sul campo a prescindere dal risultato. Guidata da un tecnico sul cui amore per la Fiorentina non vi sono dubbi. E costruita bene sul mercato. Spiega Pioli: «L’inizio è stato buono però non abbiamo ancora fatto niente. Il calendario è stato discreto con tre parate in casa, quindi inutile guardare troppo avanti. Il campionato è appena iniziato, dobbiamo essere consapevoli della nostra identità e delle nostre qualità, lavorando sempre a testa bassa». A San Siro d saranno un paio di cambi rispetto alla formazione base, visto che la Fiorentina è alla terza partita in meno di una settimana. In mezzo al campo scalpita Edimilson Fernandes, davanti i dubbi sono infiniti Togliere i big è sempre un rischio, ma se Pioli nella rifinitura dovesse vedere segnali di stanchezza nei suoi, Eysseric e Mirallas sono prona. Dietro spazio ai migliori, c’è da fermare leardi Bello il duello a distanza con il compagno di nazionale Simeone. Ancora Pioli «Giovanni stia crescendo tantissimo, leardi è già canalone e ha una media gol impressionante. E’ un animale da area di rigore, Simeone ha caratteristiche diverse. Giovanni è forte ma può migliorare molto con la serietà e il lavoro».

BATTUTE E PELATA Bello e sin cero il rapporto con Spalletti, anche se la squalifica dii Luciano eviterà l’incrocio in panchina: «Ci stimiamo e il nostro rapporto è ottimo. In cosa assomigliamo? La pelata, mentre lui è più abbronzato oltre ad essere molto comunicativo e bravissimo anche nelle battute: si vede che è toscano. A parte gli scherzi credo sia soprattutto un grandissimo allenatore».

Che poi dare del «polemico» a un toscano è quasi fargli un complimento. Ma qui in realtà suona come in quel film, la cena delle beffe. Luciano Spalletti apprende della squalifica quando l’allenamento ad Appiano è da poco terminato e sta per iniziare la conferenza stampa. Che infatti parte in ritardo, giusto il tempo di concordare una strategia comunicativa con la società: no comment, quello è il mandato. Ma il sangue bolle, e allora Spalletti il messaggio lo manda, usando i toni giusti: «Bandone chiuso, su questo argomento – attacca il tecnico -, dico solo che mi dispiace che accadano queste cose. Qualche volta vado al di là del consentito, sono emotivo, a volte riesco a stare zitto nelle cose più clamorose, a volte non ce la faccio nelle cose più piccole. Ma in questo caso qui… sugli episodi della Var non mi sono neanche girato perché non riesco a vedere quello che vedono loro. D gol era importante e ho avuto questa reazione. Così si crea un precedente difficile da gestire in futuro».

IL RICORSO Precedente che l’Inter s’è messa in testa di cancellare, ecco perché è stato presentato ricorso d’urgenza contro la squalifica. Nel dispositivo del giudice sportivo si paria di «atteggiamento polemico» assunto da Spalletti in occasione del gol. Ed è intorno a questo che verte il reclamo, che sarà discusso oggi alle 12. L’Inter spera di annullare in extremis lo stop, secondo il club la sanzione si fonderebbe su un’interpretazione di un’esultanza, non su un qualcosa di concreto. E se si resta nel campo delle interpretazioni – sostiene Timer – in linea teorica in ogni partita potrebbero essere squalificati chissà quanti protagonisti. Il ricorso è stato curato dall’avvocato Angelo Capellini: in caso di vittoria Spalletti si gusterà la parata numero 450 dalla panchina, altrimenti per lui è pronto uno degli Sky Box di San Siro.

IN CRESCITA Poco sposta, in ogni caso, sul piano della preparazione della partita. D momento è importante, alla rifinitura era presente anche Steven Zhang, che poi si è fermato a parlare con lo stesso Spallerà, reduce dal blitz a Roma per i funerali del massaggiatore Giorgio Rossi, del quale il tecnico ricorda: «Massaggiava anche il cuore». L’Inter èonfire, dopo le vittorie con il Tottenham e Samp. «Sappiamo di aver perso punti in precedenza, i giocatori ne sono consapevoli. Abbiamo fatto passi in avanti notevoli sul piano della continuità e del carattere. Ma ora non bisogna accontentarsi. C’è una classifica da mettere a posto, dobbiamo pretendere di più, andare forte, perché abbiamo necessità di fare altri punti».

SCALINO SAN SIRO  problema è quel monello di Federico Chiesa, di cui Spallerà dice: «È uno che spacca le partite con i suoi uno contro uno. Ma Timer è fòrte e anche stavolta riempiremo San Siro». Certo, poi bisognerà pur vincerla una partita in casa in campionato: non accade da aprile, da allora tre sconfitte e un pareggio. «È la Scala del calcio, può capitare che si inciampi all’ultimo scalino, che si crei un po’ d’ansia. E invece dev’essere uno stimolo». Stimolo pure per Mauro leardi, ancora a secco in campionato: «Dite che tocca pochi palloni, ma sono gli stessi di un anno fa, quando segnava eccome. E allora non rovini questa media, pochi tocchi e tanti gol. E poi sarebbe curioso capire quanti palloni in più ne fa prendere ai compagni, liberi da marcature perché i difensori sono tutti intorno a Mauro». Di Brozovic invece Spalletti spiega: «Spenda meno energie nella corsa, così da essere più preciso». E infine su Borja Valero: «Antepone il bene della squadra al personale. Quanta più mentalità alla Borja avremo in squadra, tanto più saremo forti». E non a caso sta pensando seriamente di far partire lo spagnolo dall’inizio.