Per vedere Milan – Atalanta in streaming legale e gratis si ci può mettere alla ricerca dei siti delle emittenti che operano fuori dall’Italia. Come per esempio:

  1. Paesi Bassi con l’emittente Sanoma Media Netherlands;
  2. Paraguay con l’emittente Sistema Nacional De Television;
  3. Turchia con l’emittente Turkish Radio and Television Corporation;
  4. Repubblica Ceca con l’emittente Ceca Ceská Televize;
  5. Svizzera con l’emittente Schweizer Radio und Fernsehen;
  6. Slovacchia con l’emittente Slovenská Televízia;
  7. Suriname con l’emittente Surinaamse Televisie Stichting;
  8. Svezia con l’emittente Modern Times Group;
  9. Portogallo con l’emittente Rádio e Televisão de Portugal;
  10. Serbia con l’emittente Radio-televizija Srbije.

Gli anni passano, cambiano i giocatori, ma lui è sempre lì, sempre sorridente fuori dal campo, soprattutto leader assoluto di questa Atalanta. Con la sua fame di vittoria, la sua fascia e il suo IO. Numero al quale Gasperini si è spesso aggrappato nelle ultime due stagioni. Lo farà ancor di più in questo momento delicato. In conferenza lo avrà ripetuto almeno tre volte: «Papu, Papu, Papu». Quasi a voler dire: «Ora, più che mai, ho bisogno di Gomez». In ordine: «Punto molto su di lui». «Cè un nucleo consolidato formato da 4 uomini, lui è uno di questi». Infine, interpellato su Suso (che il Gasp ha allenato al Genoa con ottimi risultati), lo Ira citato ancora: «Per ceni aspetti lo spagnolo gli somiglia». Insomma, anche senza particolari temi «caldi» che lo riguardassero (botta alla coscia superata da giorni), Gomez è stato il leitmotiv della vigilia.

Nel post-Spal, secondo k.o. dopo il Cagliari, d ha messo la faccia: «Cè amarezza, non riusciamo a usare dal tunnel. Copenaghen? Fa parte del passato, ora tutte le energie per il campionato». E campionato vuol aire Milan.

Avversario al quale l’argentino ha segnato una sola volta in 11 sfide (stop, destro e Donna- rumma battuto nel 2-1 casalingo del 3 aprile 2016). Un Milan che recentemente è uscito spesso dal Meazza con le ossa rotte. Addirittura senza mai segnare nelle ultime 4 (con Gasp 0-0 nel 2016-2017, CÌ2 firmato Cristante-Ilia’c l’anno dopo). L’ultima vittoria rossonera risale a gennaio 2014 (Cristante, allora dall’altra parte, e doppio Kakà). In quel momento, dopo Catania, Gomez era da tutt’altra parte. In Ucraina, al Meta- list Charkiv. Forse l’unica annata finora da dimenticare. È passata una vita, chissà se all’epoca immaginava che un giorno sarebbe diventato il simbolo dell’Atalanta e idolo di un popolo che, come Gasperini, lo «chiama» ovunque. Allo stadio, fuori dai cancelli di Zingonia, per le strade della città: «Papu, Papu, Papu». Questo il premio per chi ha messo Bergamo davanti a tutto.

PERCORSO Davanti al denaro e a obiettivi più ambiziosi. Davanti a stadi da 50/60.000 posti dove il suo destro avrebbe fatto magie. «No, grazie» anche alla ricca Cina e ai tentativi della Lazio, no ai sondaggi del Montella rossonero (che provò a riaverlo dopo l’esperienza di Catania) e alla musichetta Champions che avrebbe ascoltato, magari, scegliendo altro in Europa L’attaccamento alla maglia, espressione perfetta in questo caso. Numero 10 sulle spalle dal 2014 con la cessione ai Bonaventura al Milan, fasria da capitano al braccio dopo l’addio al calcio di due totem come Bellini (435 presenze ufficiali) e Raimondi (a quota 133). Nomi che da queste parti hanno fatto la storia. Una storia che, per il Papu, non è assolutamente finita…

NEL MIRINO Tra i calciatori ancora in attività: Consigli (201 gare in maglia Dea), Ggarini (182), Padoin (162), Carmona (161) e Denis (153 e 56 gol). Poi c’è lui. Quella di Milano, sarà la gara numero 154 con l’Atalanta. E come quel 3 aprile 2014, di fronte d sarà Donnarumma. Obiettivo: esultare per la 40* volta col nerazzurro addosso. A quel punto Denis, oggi all’Universitario, sarebbe distante solo 16 gol Raggi ungerlo? In pratica, poco più che una formalità per chi ha un’infinita voglia di Dea e ancora 4 anni di contratto. Un arco di tempo suffidente per diventare lo straniero con più gol, il secondo allrime (Doni, 112 reri in 323 gare, per ora è irraggiungibile) e presenze (261 per Stromber). Questo dò che è stato e ciò che, probabilmente, sarà «Papu, Papu, Papu», lui è sempre IL A Milano un altro capitolo di una storia infinita.

Milan-Atalanta non sarà solo la sfida di Higuain al collettivo bergamasco. Sarà anche la gara dei fantasisti, di Calhanoglu contro l’ex Pasalic, di Suso contro Gomez. A loro modo, gli ultimi due sono stati forgiati entrambi da Gasperini: Suso e Gomez, infatti, devono molto al tecnico piemontese. Lo spagnolo, arrivato come un oggetto misterioso in Italia nel gennaio 2015, dopo un anno da comparsa in rossonero, fu prestato al Genoa dove con Gasperini divenne un big segnando 6 reti nel girone di ritorno del campionato 2015-16. Il Papu, che in Italia aveva già fatto cose buone col Catania, dopo l’esilio in Ucraina nel Metalist nel 2013-14 e due annate discrete a Bergamo con Colantuono e Reja, si è trasformato in un top player con Gasp in panchina, trascinando l’Atalanta dalla lotta per non retrocede alle zone europee. Oggi saranno avversari, anche se lo scorso anno avrebbero potuto essere compagni: non è un mistero che il Papu piacesse all’ex ds Mirabelli e nel gennaio 2018 qualche abboccamento c’era stato, anche se poi non se ne fece nulla. Milan-Atalanta metterà dunque di fronte il talento dei due giocatori, a loro modo simili, come ha sottolineato lo stesso Gasperini ieri: «Qualcosa di particolare per limitare Suso? Può giocare in tanti ruoli, per certi aspetti ricorda Gomez, non sarà semplice». Suso è mancino e gioca a destra, Gomez è destro e gioca a sinistra, ma il gioco di entrambe la squadre passa dalla loro verve e dalle loro invenzioni. Il gioco, sì, ma a Gattuso e Gasperini servono anche i loro gol.

Suso, per esempio, non segna in casa, in campionato, da tredici mesi, ovvero da Milan-Cagliari 2-1 del 27 agosto 2017, seconda giornata del campionato scorso. Da allora Suso ha giocato 16 partite di Serie A nel suo stadio senza trovare la porta (c’è riuscito in Coppa Italia il 13 dicembre contro il Verona). A volte è stato sfortunato, ha colpito dei pali e i portieri gli hanno detto no, ma è evidente che il Milan abbia bisogno non solo dei suoi assist, soprattutto fra le mura amiche: «Da Suso mi aspetto che tiri in porta perché ha un tiro importante – ha spiegato ieri Gattuso -. Da lui mi aspetto qualche attacco forte in più, che non giochi solo palla al piede, ma che tagli l’area quando il gioco arriva dalla sinistra, battezzando il secondo palo. Quest’anno comunque non sta giocando solo palla al piede, attacca la profondità, fa tanti corti-lunghi, e prima era impensabile, spero che arrivi presto il gol perché vedo che questa cosa lo fa soffrire. Però sono contento di come sta giocando e di come arrivi alla conclusione». Di sicuro Suso presto si sbloccherà, ma la cosa che preme di più a Gattuso è che lo spagnolo migliori giorno dopo giorno l’intesa con Higuain. «Si devono conoscere», ha sottolineato il tecnico e i benefici saranno indubbiamente reciproci, per Higuain che riceverà più assist, per Suso che avrà maggiori spazi per inserirsi alle spalle dell’argentino.

CANCELLARE COPENAGHEN

Suso l’anno scorso non giocò la gara di San Siro in cui l’Atalanta si impose per 2-0 con gol di Cristante e Ilicic. Lo spagnolo era squalificato, mentre Gomez guidò i suoi corsari al successo esterno. Perché il Papu, per Gasperini, è imprescindibile. Il tecnico ieri lo ha pungolato anche in conferenza stampa («mi aspetto molto da lui, può essere importante per noi e credo che possa fare un buon numero di reti») e oggi a San Siro ci sarà ancora lui con la fascia da capitano al braccio e l’onere di trascinare la squadra fuori dalle sabbie mobili in cui è finita. Con due reti in Europa League (a Sarajevo), due in campionato (contro il Frosinone) e alcuni assist decisivi, il numero 10 nerazzurro è chiamato a guidare l’attacco alla ricerca del gol perduto. Rispetto a quando c’erano Spinazzola e Petagna, Gomez ha linee di passaggio diverse e ancora da esplorare al meglio, Zapata e l’esterno mancino di centrocampo (oggi potrebbe giocare Castagne, ma di solito tocca a Gosens) sono elementi con caratteristiche diverse ed è necessario trovare nuove soluzioni per far fruttare il grande potenziale offensivo a disposizione di Gasperini. Il Papu si è spento dopo il rigore fallito col Copenaghen; ora bisogna resettare e mettere tutto alle spalle, l’Atalanta e Gasperini hanno bisogno di lui.

La scalata di Mattia Caldara ad una maglia da titolare in campionato viene stoppata da un lieve affaticamento muscolare e dalla conseguente non convocazione per il match di questa sera contro l’Atalanta. Nulla di grave, secondo quello che trapela da Milanello, con un riposo precauzionale che vuole evitare problemi ulteriori. Le indiscrezioni emerse nel dopo Dudelange-Milan davano Caldara al fianco di Alessio Romagnoli, esattamente come accaduto allo stadio Josy Barthel nell’esordio in Europa League. Ma così non sarà, con Mateo Musacchio che affiancherà il capitano come nelle altre giornate di campionato giocate fin qui dai rossoneri. L’argentino ha smaltito il lieve trauma cranico subito contro il Cagliari prolungando così la sua titolarità a quattro partite consecutive, cosa che non accadeva esattamente da un anno. Come secondo centrale di riserva, Gattuso ha convocato Simic.

CUTRONE KO

Non è presente tra i convocati Patrick Cutrone. La punta ha ancora fastidio alla caviglia e Gattuso ha commentato così il suo tentativo di rientrare in gruppo prima dei tempi previsti: «Vuole rientrare, c’è stata anche una discussione. Non mi piace vedere i giocatori che provano e riprovano giorno dopo giorno, poi entra in campo e dopo 10 minuti rientra perché gli dà fastidio. Non è una cosa corretta, lo assecondiamo su tutto ma ci sono dei tempi. Non è una cosa gravissima ma ci sono dei tempi. Oggi proviamo di nuovo per assecondare la sua voglia». L’attaccante, che ha lasciato Milanello dopo aver capito che non avrebbe potuto esserci, dovrà così armarsi di pazienza e aspettare che il dolore passi.

Arriva l’Atalanta e a Milanello c’è chi sorride e chi invece si fa il segno della croce. Sorride certamente Higuain che nella squadra bergamasca ha una delle sue vittime preferite in Serie A. La seconda, per l’esattezza: la Lazio è la formazione a cui Higuain ha segnato di più, 13 reti, ma dietro i biancocelesti ci sono proprio i nerazzurri con 9 gol in 10 gare disputate. Chi non è altrettanto felice di incrociare l’Atalanta è Gennaro Gattuso, non perché pensi che la sua squadra non sia in grado di battere quella di Gasperini, quanto perché la tradizione recente delle sfide fra le due rivali in quel di San Siro sorride solo agli ospiti. Dal 3-0 firmato Kakà (doppietta) e un giovanissimo Cristante il 6 gennaio 2014 (allenatore Allegri), sono arrivati quattro match in cui il Milan non solo non hai mai vinto, ma non ha neanche segnato. Ci sono stati due 0-0 (stagioni ’15-16 e ’16-17) e due successi atalantini, il primo per 1-0 il 18 gennaio 2015 (rete di Denis), poi il 2-0 della scorsa annata, il 23 dicembre 2017, con gol di Cristante e Ilicic.

squadra rognosa

Insomma, l’Atalanta è un avversario duro, per lo più reduce da due sconfitte consecutive in campionato, successive alla cocente eliminazione dai playoff di Europa League: «Non è un caso che non si vinca da 4 anni a Milano contro di loro – ha sottolineato ieri Gattuso -. L’Atalanta è diventata una realtà, è una squadra rognosa con caratteristiche ben precise. Bisogna fare una grandissima partita e tenere botta. Perdono da tre gare di fila, quindi verranno a San Siro con la voglia di riscattarsi e io non mi fido né dell’Atalanta, né di Gasperini. Lui sa tirare fuori il meglio dai suoi giocatori, li sa scegliere e anche se gliene cambiano tre-quattro a stagione, sa sempre trovare il gioco giusto. Ciclo agevole? Per me non ci sono gare semplici, dopo queste tre (l’Atalanta, poi trasferte con Empoli e Sassuolo, n.d.r.) ne mancheranno più di trenta. E’ normale, però, che sia meglio non lasciare punti per strada».

Sarà un Milan nuovamente ribaltato nella maggior parte degli interpreti quello che scenderà in campo domani sera, alle 18, contro l’Atalanta. Il massiccio turnover effettuato da Gattuso in Lussemburgo contro il Dudelange nella gara d’esordio nei gironi di Europa League ha fatto si che rimanessero a Milanello Rodriguez, Bonaventura e Suso mentre Calabria e Biglia hanno fatto numero in panchina, insieme a Gigio Donnarumma. Ciò vuol dire che, tecnicamente, Gattuso ha sei giocatori freschi da poter inserire nell’undici iniziale ai quali si andranno ad aggiungere Kessie e Calhanoglu, che hanno giocato rispettivamente poco meno di 30 e 15 minuti. Una strategia che, alla fine, ha pagato con i soli Romagnoli e Higuain che sono rimasti in campo per tutta la partita, così come Mattia Caldara.

Proprio l’ex atalantino, dopo la prima presenza assoluta con la maglia del Milan, è candidato ad affiancare nuovamente Romagnoli al centro della difesa, con Mateo Musacchio che così dovrebbe andare in panchina dopo aver ricoperto il ruolo di titolare in questo avvio di stagione. L’argentino non avrebbe giocato contro il Dudelange a prescindere dal lieve trauma cranico riportato domenica scorsa contro il Cagliari, ma la crescita avuta da Caldara nelle ultime settimane ha accelerato il processo di avvicendamento tra i due nel cuore della retroguardia milanista. Per Caldara, poi, ci sarà anche l’appuntamento con il suo recentissimo passato, ovvero l’Atalanta. Con i bergamaschi e sotto la guida di Gasperini, Mattia è diventato uno dei centrali difensivi più forti del campionato tanto è vero che è stato prima comprato dalla Juventus e poi fortemente voluto dal Milan nell’ambito della trattativa che ha riportato Bonucci in bianconero.

In attacco, invece, tornerà la formazione canonica con Higuain che ritroverà al suo fianco Suso e Calhanoglu. Lo spagnolo è rimasto a lavorare a Milanello, con un programma specifico sulla velocità ed è segnalato in ottima condizione. Il turco ha preso parte ai minuti finali della sfida con il Dudelange, ma è pronto a riprendersi il suo posto per provare a innescare il Pipita in quella che è già una prova del nove per il cammino in campionato dei rossoneri.

Sarà un Milan nuovamente ribaltato nella maggior parte degli interpreti quello che scenderà in campo domani sera, alle 18, contro l’Atalanta. Il massiccio turnover effettuato da Gattuso in Lussemburgo contro il Dudelange nella gara d’esordio nei gironi di Europa League ha fatto si che rimanessero a Milanello Rodriguez, Bonaventura e Suso mentre Calabria e Biglia hanno fatto numero in panchina, insieme a Gigio Donnarumma. Ciò vuol dire che, tecnicamente, Gattuso ha sei giocatori freschi da poter inserire nell’undici iniziale ai quali si andranno ad aggiungere Kessie e Calhanoglu, che hanno giocato rispettivamente poco meno di 30 e 15 minuti. Una strategia che, alla fine, ha pagato con i soli Romagnoli e Higuain che sono rimasti in campo per tutta la partita, così come Mattia Caldara.

Proprio l’ex atalantino, dopo la prima presenza assoluta con la maglia del Milan, è candidato ad affiancare nuovamente Romagnoli al centro della difesa, con Mateo Musacchio che così dovrebbe andare in panchina dopo aver ricoperto il ruolo di titolare in questo avvio di stagione. L’argentino non avrebbe giocato contro il Dudelange a prescindere dal lieve trauma cranico riportato domenica scorsa contro il Cagliari, ma la crescita avuta da Caldara nelle ultime settimane ha accelerato il processo di avvicendamento tra i due nel cuore della retroguardia milanista. Per Caldara, poi, ci sarà anche l’appuntamento con il suo recentissimo passato, ovvero l’Atalanta. Con i bergamaschi e sotto la guida di Gasperini, Mattia è diventato uno dei centrali difensivi più forti del campionato tanto è vero che è stato prima comprato dalla Juventus e poi fortemente voluto dal Milan nell’ambito della trattativa che ha riportato Bonucci in bianconero.

In attacco, invece, tornerà la formazione canonica con Higuain che ritroverà al suo fianco Suso e Calhanoglu. Lo spagnolo è rimasto a lavorare a Milanello, con un programma specifico sulla velocità ed è segnalato in ottima condizione. Il turco ha preso parte ai minuti finali della sfida con il Dudelange, ma è pronto a riprendersi il suo posto per provare a innescare il Pipita in quella che è già una prova del nove per il cammino in campionato dei rossoneri.

C’è voluta qualche partita, fedele al motto che “nessuno nasce imparato”. Ma adesso che ha portato a casa anche la vittoria in Lussemburgo, dopo aver pareggiato i conti con il Cagliari, regalando così due risultati positivi ed evitando che a questo punto già si parlasse di crisi Milan, GonzaloHiguain può già definirsi il vero leader di questa squadra. Lo era già per… curriculum, nel senso che è certamente il giocatore più rappresentativo, oltre che più pagato e più stipendiato. Ma adesso lo è anche per quello che sta riuscendo a fare in campo e per come riesce a togliere le castagne dal fuoco, nei momenti di difficoltà che prima o poi capitano a tutte le squadre.

D’altra parte, quando a Leonardo è venuta in mente la genialata dello scambio tra Bonucci e la coppia Higuain-Caldara, al dirigente rossonero era ben chiaro il difetto principale degli ultimi Milan, non solo di quello di Gattuso: la mancanza di un vero bomber, di un attaccante che sapesse segnare tanto ma al tempo stesso fare gruppo ed essere d’esempio per tutti i compagni. Nel recente passato questa ricerca era fallita ripetutamente, per i più svariati motivi. Da Kalinic ad AndrèSilva, da Bacca a Destro, da Luiz Adriano a Fernando Torres: nessuno di questi veri o presunti numeri nove ha realmente lasciato il segno. Ma, quel che è peggio ancora, si è mai caricato il Milan sulle spalle, sapendolo tirare fuori dai momenti di difficoltà. Esattamente quello che invece ha già fatto Higuain: a Cagliari ha evitato una sconfitta che si sarebbe portata appresso un sacco di polemiche, oltre a ridimensionare nuovamente le ambizioni del Milan. E in Lussemburgo ha evitato un pareggio che magari non avrebbe avuto conseguenze in chiave qualificazione, ma certamente avrebbe fatto suonare più di un allarme, vista la modestia degli avversari. Modestia, in effetti, più sulla carta che reale, almeno per quanto riguarda l’intensità di gioco e la voglia di ben figurare: complimenti al Dudelange.

Higuain è un bomber di professione: per lui parlano le quasi 300 reti realizzate in 14 stagioni disputate sempre in prima linea, A Buenos Aires come a Madrid, al Napoli come alla Juventus. E il Milan si sta perfettamente infilando in questa sequenza. Certo, la squadra non è ancora Higuain dipendente, nella misura in cui cerca ancora altre opportunità di gioco che non sia sempre e soltanto la ricerca del suo bomber. Se da un lato questo può essere un segnale improntante, perché garantisce la permanenza di piacevoli alternative, dall’altro lascia talora il Pipita un po’ isolato in avanti. C’è di buono che, pur mancando, in gran parte, per le caratteristiche estrinseche dei centrocampisti rossoneri, la ricerca di Higuian da chi bazzica in mezzo al campo, Gattuso però possiede tali e tanti esterni da rendere possibile il gioco sulle fasce finalizzato al cross. Il fatto che sia stato Castillejo a fornire all’argentino l’assist vincente è la testimonianza di come il gioco del Milan si sviluppi sempre più sulla direttiva ali-centravanti. Il modo perfetto per sfruttare Higuain nel migliore dei modi.

E’ fin troppo banale segnalare come dopo quattro partite, Higuain sia già il capocannoniere del Milan, unico giocatore ad aver segnato già due volte. Nulla di cui andare particolarmente fieri, sia chiaro: le sue medie realizzative, di solito sono ben più alte di una rete ogni due match. Ma rendono già subito l’idea di come il Milan sabbia già individuato il suo leader. colui che dovrà provare a riportare la squadra in Champions League, la manifestazione che più si addice ai colori rossoneri, anche alla luce dei tantissimi riconoscimenti internazionali, ai quali si aggiungono le sette Champions League vinte meritatamente sul campo. E tutta una serie di trofei che hanno reso il Milan per diversi anni la squadra più titolata al mondo.

Il prolungamento di contratto di Gasperini rappresenta un segnale molto importante per tutto il mondo atalantino. La famiglia Percassi ha trovato con il tecnico di Grugliasco un accordo che porterà Gasperini ad una permanenza sulla panchina della Dea di ben 5 stagioni consecutive dalla 2016/2017 (quella del record di 72 punti) alla 2020/2021 con possibilità di arrivare addirittura a 6 se la società eserciterà l’opzione già prevista. Che Gasperini sia già oggi un punto di riferimento per il mondo atalantino non ci sono dubbi, nella storia recente della Dea, sono Stefano Colantuono ed Emiliano Mondonico i due mister che hanno collezionato più stagioni al timone dei nerazzurri (ben 7 anche se, per entrambi, divise in due esperienze), ma, sicuramente, il parallelo più suggestivo per i tifosi riguarda il Baffo di Rivolta. Come Mondonico, Gasperini ha traghettato la barca orobica in mezzo al mare delle Coppe Europee regalando notti magiche e dando la sensazione a tutti che con la sua guida tecnica i nerazzurri possano aver davvero cambiato dimensione.

Il prolungamento di contratto è importante perché queste decisioni si prendono in due, l’Atalanta non ha mai pensato di mollare il tecnico che ha strabiliato nelle ultime due stagioni e ora c’è anche il nero su bianco di Gasperini che qualche volta, parlando di mercato, aveva esternato un po’ di insofferenza, ma che, alla fine, ha deciso di allungare il suo matrimonio con l’Atalanta ancora per molto tempo. Nel calcio di oggi dove spesso succede di non avere tempo nemmeno per recuperare una partita, il Gasp e la Dea si prendono altri campionati per continuare a incantare tutti. In Italia e in Europa.

Il prolugamento del rapporto era stato annunciato dall’amministratore delegato di Atalanta Luca Percassi all’indomani dell’eliminazione subita dal Copenaghen in Europa League e vederlo formalizzato adesso che la manifestazione continentale è appena iniziata ha un significato particolare. L’Atalanta non sta vivendo un grande momento eppure dalla società arrivano segnali di fiducia e questo rinnovo certifica, nei fatti, quanta considerazione abbiano per il mister i dirigenti nerazzurri. Sia per il gruppo sia per l’ambiente, il segnale di continuità è molto importante, la serenità in questa fase può essere un grande alleato e la società ne è consapevole: Milan, Torino, Fiorentina e Sampdoria troveranno una Dea rinfrancata.

Non è stato tutto interessante e benaugurante, quello che si è visto in Lussemburgo. Tuttavia, nella volontà di analizzare il bicchiere mezzo pieno più di quello messo vuoto, ecco che le prestazioni di Mattia Caldara e Castillejo necessitano davvero di una sottolineatura. L’italiano era all’esordio assoluto; lo spagnolo aveva nelle gambe meno di mezzora, nelle tre partite precedenti. Ovvio che fossero tra i più attesi: certamente più di Reina, del quale ormai si conosce il ruolo, in questo Milan, se non ci saranno sconvolgimenti pazzeschi. Certamente più di Bakayoko e Laxalt, ai quali Gattuso aveva già regalato qualche spezzone di partita in pi.

Caldara era certamente il più atteso, visto che nel momento del suo arrivo dalla Juventus, nessuno ne aveva messo in dubbio la sua maglia da titolare. E invece è finito tre volte in panchina. Beh, la personalità è tanta che, finalmente schierato, l’ex Atalanta ha giocato con il piglio del calciatore maturo, che non sente pressioni e non si sente sotto esame. Certo, per tutti questi discorsi, come pure per Higuain sopra, vale sempre la relatività legata alla consistenza degli avversari. Se non proprio dilettanti, non più forti di una squadra di Lega Pro. Tuttavia, qualcosa di importante si intravisto. E si è capito, al di là di quel che Caldara potrà dare in difesa, è sicuramente una carta in più da sfruttare nei calci da fermo e soprattutto nei calci d’angolo: il suo tempismo nel saltare è garanzia di pericolosità offensiva.

Meno noto di Caldara, non fosse altro perché mai aveva calcato i campi italici, Castillejo si portava appresso comunque una discreta fama. Confermata dalla partita in Europa League, dove ha servito un assist perfetto a Higuain, guadagnando punti dubbi: Gattuso, infatti, da tempo predica la necessità che la squadra giochi un po’ di più per il Pipita. Castillejo l’ha preso alla lettera: e questa sua capacità di servire il bomber argentino verrà sicuramente utile quando si tratterà di fare delle scelte in un reparto, quello degli esterni d’attacco, dove certamente non c’è penuria di elementi, in casa Milan. Soprattutto Suso, in questo momento, è colui che più rischia il posto: certamente non a breve, ma nel lungo periodo, una staffetta spagnola potrebbe essere ipotesi non così peregrina.

A un certo punto del secondo tempo, dopo l’ennesima ruvidezza dei difensori lussemburghesi – poco granduchi e molto spicci con lui – Higuain si è messo a battere i pugni per terra dal nervosismo, imprecando contro gli avversari e verso l’arbitro, e suscitando l’ilarità e gli sfottò del piccolo stadio. Ai tifosi del Dudelange in quel momento deve essere sembrata la crisi isterica di un bambino che si lamentava per i cala, e invece non hanno colto l’essenza della scena: quello era un giocatore che sentiva la responsabilità di sistemare una partita sempre più storta, e che per farlo aveva bisogno di finirla sulle proprie gambe. Non solo: era un giocatore a cui l’ottimo portiere Frising aveva già detto no con la parata della vita – altro segno di una potenziale serata balorda – su un piattone a colpo sicuro da pochi centimetri E intanto il cronometro scorreva.

CARICA Ormai i tifosi rossoneri hanno imparato a conoscerlo: lungo le partite Gonzalo tende a innervosirsi per svariati motivi. Se lo menano (ed è comprensibile), se i compagni non si muovono come vorrebbe (occhio a non esagerare, Pipa) e se quel pallone non vuole saperne di finire dentro (capita anche ai migliori là davanti, bisogna saperci convivere). Ciò che rende particolari queste forme di nervosismo, è che tutti le recepiscono e percepiscono come la carica di un grande leader. Gonzalo che sbatte i pugni per terra quindi non diventa un’esagerazione, ma la rabbia di chi ha una carica mentale superiore alla media e la usa per provare a trascinare i compagni. La buona notizia è che adesso il Pipa sta accompagnando lo spirito da condottiero ai fatti. Alla concretezza dei numeri, che ormai vedono il Milan Higua-dipendente.

TOPPE In quattro partite ufficiali, l’argentino è stato determinante in tre. Le ultime tre. E sembra che per lui le vie di mezzo non esistano: se a Napoli’ ci si chiedeva quando sarebbe arrivato il primo gol e come Gattuso gli avrebbe organizzato la rete di rifornimenti, adesso Gonzalo è già diventato una piacevole consuetudine. Assist a Cutrone per i tre punti con la Roma, il primo gol in rossonero che ha cucito una toppa sui buchi di Cagliari e quello del- l’altra sera a Lussemburgo che ha evitato spiegazioni molto imbarazzanti a Gattuso nel do- pogara. Togliete tutto questo e al Milan resta pochino. Il prezzo è giusto, verrebbe da dire, nonostante d sia chi ritiene eccessivi 54 milioni (18 di prestito più 36 di riscatto) per un giocatore che fra meno di tre mesi farà 31 anni. E probabilmente è un prezzo giusto anche considerando l’impatto nello spogliatoio, dove Gonzalo è diventato un punto di riferimento in poche settimane e dove d sono compagni, come Kessie, die ne parlano così: «E’ un grande giocatore, che fa 20- 25 gol ogni stagione – ha detto ieri il centrocampista a Sky Noi abbiamo bisogno di questo. E poi dà una mano alla squadra e fa un grande lavoro quando d appoggiamo a lui E’ normale per una squadra come il Milan avere questo tipo di attaccanti. La sua mentalità è quella di vincere sempre, così aiuta i compagni. Dobbiamo scendere in campo sempre con questa mentalità, come lui».

ORA IL MEAZZA

Non sono frasi di circostanza, e d’altra pane per Higuain parlano numeri mostruosi. Quello segnato in Lussemburgo, per esempio, è stato il gol di coppa messo a segno in trasfena nella tredicesima nazione diversa. Numero che sale a didotto Paesi considerando anche le reti nelle parriteeuropee giocate in casa tra Madrid, Napoli e Torino. A proposito di trasfene, in termini di gol fin qui il Pipa ha preso per mano il Milan soltanto fuori: Cagliari, Lussemburgo e Madrid in estate alla sua prima usata in rossonero. Ora occorre esultare anche a San Siro, perché l’ultima volta la Var gli ha ricacciato l’urlo in fondo alla gola. Magari sarebbe utile ascoltare i consigli di Gattuso: «Mi piacerebbe vederlo anche sul primo palo, mentre in questo momento sta andando a battezzare soprattutto la zona del dischetto e questo le altre squadre lo vedono». Domani al Meazza arriva l’Atalanta, a cui Gonzalo ne ha già fatti otto in died incrori. Una media che induce un ceno ottimismo.