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Sampdoria-Inter si giocherà allo stadio “Ferraris” di Genova alle ore 20:30 di sabato 22 settembre. La partita sarà trasmessa in esclusiva da DAZN e sarà visibile in streaming su pc, tablet, smartphone, PS4 e XboxOne.

Molte certezze e ancora qualche dubbio per Luciano Spalletti. A Marassi, dove l’anno scorso ha vinto 5-0, il tecnico nerazzurro potrà contare sul recupero di D’Ambrosio sulla fascia destra in difesa. Rispetto al Tottenham, quindi, Skriniar toma al suo naturale molo di centrala Ballottaggio sulla destra, ma alle spalle di leardi. Keita, che finora è stato utilizzato da Spalletti più come falso nuore, sembra favorito su Politano, ma anche l’opzione Candreva non va sottovalutata. Nella mediana, il match wiiner di Champions, Verino, ha più chance di Gagliardini. Torna tra i convocati Lautaro Martinez. Il Toro, non entrato a Bologna e out col Parma per il problema al polpaccio sinistro. Ieri su Instagram si è caricato con il messaggio «domani partita importante», ma Spalletti in conferenza ha frenato la sua voglia di tornare. «Ha bisogno di un po’ di tempo in più per recuperare», ha detto l’allenatore nerazzurro

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Per Marco Giampaolo quella di stasera con l’Inter è “un appuntamento al buio” visto che con la formazione “siamo in alto mare”. Forse c’è un po’ di pretattica, ma il tecnico della Sampdoria non ci gira troppo attorno: “Nemmeno io so chi manderemo in campo. Dopo la partita con la Fiorentina di mercoledì, abbiamo cercato di recuperare le forze per due giorni. La partita coi nerazzurri, che è molto impegnativa, la prepareremo solo stamattina. Chi giocherà? Non lo so – sorride il tecnico – ne ho soli due o tre sicuri. Ho molti dubbi. Diversi giocatori non stanno bene. Forse sarò persino costretto a cambiare modulo. Dite sempre che sono talebano, che non cambio mai. Ma forse stavolta cambio qualcosa, magari mi invento la difesa a tre…”.

I convocati saranno resi noti solo in mattinata: da verificare le condizioni di Caprari, Ramirez, Kownacki e Tonelli. Occhio al ruolo del trequartista – alla luce dell’indisponibilità di Saponara – anche se “Praet è recuperato ed è disponibile”. Poi su Barreto. “Avete visto che è un giocatore importante, eppure qualcuno lo aveva messo in discussione” chiosa ancora Giampaolo. Il sudamericano – tra i migliori nell’ultimo periodo – potrebbe comunque rifiatare. Non è ben chiaro se ci sarà spazio per Jankto, che nelle ultime settimane è un po’ uscito dai radar. Mentre su Ekdal non ci sono dubbi, secondo Giampaolo: “L’ho allenato quando aveva 20 anni, ora lo ritrovo dieci anni dopo come un giocatore internazionale, di maggiore esperienza. Mi è sempre piaciuta la sua pulizia di passaggio”. Poi ancora una chiosa su Caprari, reduce dallo splendido gol coi viola: “Su di lui devo ripetermi. Ha colpi importanti. Può fare la differenza. Poi se non lo faccio giocare una volta mi dite che non ha la continuità. Ma io garantisco sempre tante possibilità agli attaccanti. I miei primi cambi sono sempre davanti”.

Come sta questa Sampdoria? “La mia unica priorità è far recuperare le energie alla squadra. Non siamo abituati a giocare ogni tre giorni – prosegue il tecnico abruzzese – incontriamo l’Inter, una squadra forte e costruita per competere con la Juventus. I numeri dicono che è una formazione che sa primeggiare su molti aspetti. Non ditemi che giocatore toglierei all’Inter, sono tutti bravi. Da Icardi a Perisic, e poi Nainggolan. La sconfitta pesante dell’anno scorso a Marassi? Dobbiamo dimenticarcela. Nessuna voglia di rivincita, ora sono due squadre diverse”. Di certo, prosegue Giampaolo, “servirà una partita perfetta. Le motivazioni non mancano, visto che affrontiamo l’Inter. Certo loro arrivano a questa gara con grande entusiasmo dopo il successo col Tottenham, ma anche noi stiamo bene, di testa. Le motivazioni fanno anche resuscitare i convalescenti. E voglio vedere uno stadio pieno. I nostri tifosi ci danno energia”. Tra le righe, anche un sorriso a chi gli chiede della sua fede interista, almeno da ragazzo. “Io tifo per la squadra che alleno” taglia corto il mister.

Poi c’è la questione Quagliarella, non di poco conto. Il bomber doriano non ha gradito la sostituzione con la Fiorentina, scalciando una bottiglietta al momento del cambio: un gesto di stizza che in pochi hanno notato mercoledì al Ferraris, ma che non è passato inosservato allo stesso Giampaolo. I due si sono chiariti nelle ultime ore. “Non è questione di scuse, ma di gruppo – dice il tecnico – io alleno 25 giocatori, non uno. Io devo affrontare queste problematiche. Giusto chiarirsi, non lasciare andare la cosa. Fabio è il nostro giocatore più rappresentativo, ma io devo pensare a tutta la squadra e al bene della Sampdoria. Non devo lasciare zavorre in sospeso”.

Poche certezze di formazione, ma difficilmente – viste le non perfette condizioni di Kownacki (problema alla caviglia) – la Sampdoria non ripartirà in avanti da Quagliarella (malgrdo le polemiche lòegate al suo gesto contro la Fioentina) e Defrel. Alle loro spalle potrebbe esserci spazio per Ramirez nei panni di trequartista, con Caprari (anche lui non pare essere al top) pronto a subentrare. In mezzo dovrebbe rivedersi Praet dall’inizio, al fianco di Ekdal ed uno tra Barreto e Linetty. In difesa Bereszynski al posto di Sala a destra, possibile cambio anche al centro con Colley (sarà lui a marcare in prima battuta Icardi) al fianco di Andersen (panchina per Tonelli) e Murru a sinistra. Tra i pali naturalmente Audero, grande protagonista nella gara di mercoledì con la Fiorentina.

Spalletti si avvicina alla partita con la Samp con diversi dubbi, dovuti da una parte alla voglia di dare continuità alla squadra che ha vinto in Champions col Tottenham, dall’altra deve però ragionare sulle condizioni di alcuni giocatori e valutare in vista della partita di martedì a San Siro con la Fiorentina. L’unica certezza sembra essere il ritorno di D’Ambrosio come terzino destro, con De Vrij e Skriniar che dovrebbero comporre la coppia centrale (ma Miranda insidia l’olandese). A centrocampo potrebbe esserci l’avvicendamento fra Vecino e Gagliardini, più sicuro quando gioca in trasferta e più abile in interdizione, con l’azzurro in campo. Nainggolan e Icardi sono sicuri in avanti, mentre Politano e Candreva si giocano il posto a destra, con Keita che potrebbe far rifiatare Perisic a sinistra: il croato non è al top, ma è un giocatore a cui Spalletti rinuncia con difficoltà.

Martedì sera Mauro Icardi si è sbloccato, segnando il primo gol della sua stagione, il primo della sua carriera in Champions. Una rete pesantissima per il momento dell’Inter, un esterno destro al volo da fuori area che la Uefa ha scelto come il più bello della prima giornata di Champions. Da lì potrebbe essere scattata l’annata del bomber argentino, a secco nelle prime quattro giornate (non ha giocato alla terza col Bologna e col Parma è subentrato nel secondo tempo) e nell’amichevole fra Argentina e Colombia. Un Mauro Icardi che ha voglia di cancellare lo zero anche in campionato e punta a farlo stasera, su un campo per lui amico e non solo perché con la Sampdoria si è tolto le prime soddisfazioni da calciatore professionista. Con la maglia nerazzurra, l’argentino a Marassi si è sempre divertito: 6 i gol in quello stadio da ex, addirittura 4 tutti insieme nello nello 0-5 della scorsa annata. Icardi vuole indossare di nuovo i panni del trascinatore, quello che con 29 reti vinse il titolo di capocannoniere nel campionato scorso, aiutando così l’Inter ad arrivare quarta. Ma i gol, si sa, non sono tutto. E ieri Luciano Spalletti lo ha rimarcato.

Lunedì Spalletti aveva difeso il rendimento del suo capitano e dalle sue parole sembrava trasparire la voglia di non costringere più Icardi a snaturarsi: «Lasciamolo così com’è. E’ fatto bene calcisticamente». Ieri però, ha lasciato la carota e ha impugnato di nuovo il bastone. Nei mesi scorsi il tecnico aveva battuto sul tasto del maggiore coinvolgimento di Maurito nel gioco di squadra, perché – diceva – non gli avrebbe tolto nulla sotto l’aspetto realizzativo. Anzi, così avrebbe avuto più opportunità. Ieri Spalletti ha ripreso quelle indicazioni e con una massima ripetuta sia in conferenza stampa che a Sky, ha voluto spronare a suo modo Icardi: «Mauro deve capire che passa tutto dal suo maggiore coinvolgimento: lui deve fare dei movimenti che danno poi beneficio alla squadra, la squadra deve andare a considerare bene le sue qualità e chiapparle per metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio. Io però la penso così – si è soffermato Spalletti scadendo bene le parole -: per realizzare una giocata da giocatore top bastano pochi secondi di grande talento, ma per fare una partita da campioni ci vogliono 95 minuti di grande personalità, dentro la squadra e sempre vicino al pallone». Insomma, se Icardi vuole aiutare davvero l’Inter a ridurre il gap con le prime in Italia e fare un buon percorso in Europa, secondo Spalletti dovrà sforzarsi a giocare di più per la squadra. Ci riuscirà? E allo stesso tempo, però, la squadra metterà Icardi nelle condizioni di segnare?

Già, perché sarà vero che Icardi tocca pochi palloni (16 in tutto martedì con gli inglesi), però va anche detto che di cross o assist interessanti per l’argentino non se ne sono visti molti e, i dati sono lì a certificarlo, l’Inter ha bisogno dei gol di Icardi per vincere le partire. Di certo stasera Spalletti si aspetta una gara tosta contro l’amico Giampaolo: «Affrontare la Sampdoria in questo momento è come affrontare il Tottenham in Champions – ha aggiunto il tecnico -. Se riusciremo a dare seguito alla gara di martedì, vincendo con la Samp, potremmo moltiplicare i benefici di questa situazione, perché sarebbero due successi che varrebbero più di due gare normali vinte. Col Tottenham ci sono stati carattere, personalità, spirito ed equilibrio tattico: ora bisogna riportare queste cose dentro le prossime gare, senza pause».

La domanda che molti tifosi dell’Inter si fanno è: quale Handanovic vedremo stasera a Marassi? Quello che prende tutto e permette alla squadra di vincere le partite aspettando il guizzo delle proprie stelle offensive, come accaduto per esempio a Bologna il primo settembre quando sullo 0-0 disse no al colpo di testa ravvicinato di Helander; o quello che in tre gare – Torino, Parma e Tottenham – ha alternato parate ed uscite sicure a errori e incertezze che hanno poi condizionato l’esito o il proseguo della partita? Handanovic rimane indubbiamente uno dei migliori portieri in circolazione, ma è altrettanto innegabile come alcune sue prestazioni o, meglio, alcuni suoi momenti, abbiano determinato i risultati dell’Inter. Per non tornare troppo indietro nel tempo, basta analizzare le gare di questa stagione: col Sassuolo se l’Inter ha perso solo 1-0 e ha potuto cercare la rimonta fino alla fine è stato grazie ai suoi interventi, ma già la settimana successiva, in casa contro il Torino, la sua inspiegabile lettura in uscita su Belotti ha permesso ai granata di riaprire, e poi pareggiare, una partita che all’intervallo sembrava già terminata sul 2-0 per l’Inter. E poi ancora, come detto, l’ottima prestazione a Bologna prima della sosta, ma poi ecco il gol subito da Dimarco in Inter-Parma con lui rimasto fermo a guardare la traiettoria: certo, Handanovic si è trovato fuori posizione perché costretto a spostarsi per vedere partire il tiro a causa di un avversario in fuorigioco davanti a lui, ma la conclusione del terzino cresciuto nel vivaio nerazzurro, seppur angolata e precisa, non era così potente e veloce, oltre ad arrivare da circa 30 metri.

Infine il Tottenham martedì. Nel primo tempo il portiere sloveno è stato reattivo in uscita, abile nei piedi, ha accompagnato Kane sull’esterno quando si è trovato a tu per tu con lui e he parato i tiri che doveva; ma poi sul gol di Eriksen nella ripresa, ha respinto centralmente il primo tiro del danese, quindi sul secondo tentativo – con la deviazione di Miranda che ha reso la traiettoria più insidiosa – ha cercato di parare col palmo per spingere il pallone sopra la traversa, ma così ha finito per indirizzarlo dietro di sé verso lo specchio, quando invece con una deviazione col pugno avrebbe probabilmente allontanato in avanti il pallone. E dunque la domanda sorge spontanea: quale Handanovic vedremo stasera a Marassi? Anche perché – con tutto il rispetto dovuto per Padelli – lo sloveno non ha un vice come Perin alla Juve che possa metterne in discussione la titolarità.

Al salone calcistico di Genova c’è un padiglione tutto da vedere. Non d si annoia, anzi un po’ si sgomita tra imbarcazioni ordinarie e oggetti di lusso. Mauro leardi è allo stand 9, sezione cinque stelle. Cercatelo lì, in mezzo al salone, e non sbaglierete, anche se gli organizzatori continuano a suggerirgli di tirarsi un po’ fuori dalla calca, per offrire e garantirsi nuove esperienze di vita.

Mauro vive di certezze ma un dubbio gli sarà venuto, a sentire Luciano Spai letti che con lui sta giocando la stessa partita dei tempi di Ed in Dzeko: ti samolo, a pizzico e vediamo fino a dove riesco a portarti. Il whatsapp di ieri non ha bisogno di interpretazioni: per diventare un campione assoluto serve la disponibilità al sacrificio e un coinvolgimento totale nel gioco di squadra. Altrimenti si resta un gradino sotto.

IL PREMIO leardi è il nove dell’Inter e la prova che oggi ne consegue. Diceva dopo il Tottenham: «Questa vittoria ci deve dare fiducia anche in campionato-». Quel gol gli è valso il riconoscimento Uefa come miglior rete della setumana di Champions, messi in fila Mariano, Dembele e Renato Saliche s. Quel gol è lo spartiacque tra l’anonimato e un ruolo da protagonista. Infortuni a parte, solo una volta nella sua storia nerazzurra leardi è rimasto a secco per più di quattro partite consecutive in campionato. Era il 2014 e non c’è la minima voglia di eguagliare quell’antipatico record. Di fronte c’è la Sampdoria, a cui leardi ha segnato 10 gol in Serie A in carriera: con nessun’altra squadra l’argentino è riuscito a fare altrettanto.

LA CRESCITA E poi c’è la ricerca della felicità: a 25 anni e mezzo ce abbastanza per completare il proprio bagaglio tecnico. Spalleti vuole modificare il modo di giocare di Mauro: nei progetti c’è quello di mettergli un partner vicino non appena Lautaro sarà a un livello di forma accettabile. Nell’attesa, Luciano gli chiede un passaggio per il paradiso avvicinandosi a Nainggolan, accorciando la porzione di campo con il Ninja: meno metri equivale a maggior dialogo. Tanto per rendere l’idea: in tutta la parata con il Tottenham Maurito non ha ricevuto neppure un pallone dall’ex romanista. Se sarà un grande matrimonio è presto per dirlo, ma fin qui non si sono neppure gli indizi di un corteggiamento.

NEL CLUB Magari il mare di Genova segnerà la svolta anche in questa direzione. Dice Mauro che a Milano per essere una città perfetta manca giusto osservare qualche onda in lontananza. Genova gli è rimasta nel cuore, lì dove passava il tempo andando a pescare al porto, coma ha raccontato nella sua biografia. All’inizio neppure conosceva la Sampdoria, cercò il nome su google e gli venne la voglia, oltre che l’ispirazione, di diventare un centravanti da Serie A. Gon finterò diventato un grande centravanti: primo step completato. Ora Spalletti lo spinge per farlo entrare nel club dei grandissimi: 108 gol con l’inter sono il passato, nono interista di sempre (perché il nove è nel destino anche qui), nel mirino c’è Vieri a 123 ma ce n’è ancora di strada da fare. Ce che in tutti i sensi Ce n’è per vincere un trofeo con la maglia nerazzurra, un qualcosa che vada oltre la gloria personale di un titolo di capocannoniere. leardi è all’apice del suo legame con l’lnter. E anche i rapporti di Wanda con i dirigenti nerazzurri sono distesi, preludio a un rinnovo di contratto intorno al quale proseguono i colloqui. Ci siamo quasi, Mauro arriverà a guadagnare una cifra superiore ai 6 milioni di euro, rispetto ai 4,5 di fisso (5,3 compresi bonus) dei- fattuale accordo. È anche per questo che stasera leardi a Genova vale una barca di lusso.

Stare sul pezzo, sfruttare 1’inerzia della carica data da San Siro. Cambiare poco e bissare la vittoria: il programma di Spalletti è questo, ed è chiaro. Il turnover può attendere: «Due di fila, sfruttando l’entusiasmo, si possono fare, poi bisogna mettere mano alla terza». Vincere a Genova, dopo i 7 minuti col Tottenham, partendo dai 4 punti della classifica, è troppo importante: «Il successo di martedì aveva dentro un bonus che può moltiplicarsi se bissiamo con la Samp. Dare seguito varrebbe molto di più che vincere due partite».

POST COPRA La gestione postcoppa è una spedalità della casa: là deve molti tecnici, anche delle big europee, si arenano. Spalletti vola. Negli 89 match dopo l’Europa della sua carriera, fra Udinese, Roma e Zenit ha uno score più che positivo, con 52 vittorie, 1*84% di risultati , solo 13 sconfitte. Con l’esperienza, poi ha ancora affinato l’arte: serie aperta di 9 vittorie. « Samp però è tosta – dice il tecnico – Giampaolo ha una grande visione di calcio e noi, ora che abbiamo visto che abbiamo i mezzi, dobbiamo imparare a usarti sempre». La continuità può passare da una ritrovata pace psicologica: «Ho visto facce più serene, questa squadra non ha ancora una mentalità fortissima, a volte ne è condizionata». Ok la testa, ma il gioco resta la componente centrale. Con gli Spurs «la squadra ha aggredito alto e non si è mai spezzata in due tronconi», ma ancora ha faticato a rifornire leardi, praticamente assente fino al supergol: «Lui deve fare certi movimenti per prendere palla, ma la squadra deve considerare le sue qualità e metterlo in condizione di esprimerle. Io dico che per essere un giocatore top bastano pochi secondi di grande talento, per fare una partita da campione servono 95 minuti di grande personalità dentro la squadra e sempre virino al pallone». Non d sono rimpianti per i rifornimenti che gli arrivavano la scorsa stagione da Canee lo e Rafinha: «Quei due non si potevano prendere, abbiamo cercato le loro caratteristiche in altri giocatori». E nemmeno colpe da imputare a Perisic: «Anche se l’ho cambiato, non ha fatto male. I dati ridicono che come distanze coperte e velocità pura aveva i valori più alti».

EXTRA Valori, statistiche, analisi e allenamenti: il sogno di ogni allenatore è quello di potersi concentrare solo su questi aspetti. Invece il mondo esterno spesso fa incursioni nel «programma tecnico». Si parte da Trevisani e Adani su Sky: «L’esultanza è stata una mancanza di rispetto solo per i giornalisti italiani che tifavano Tottenham. Hanno fatto una telecronaca spettacolare che ha tirato dentro lo stadio anche chi era a casa». Rinvio su Totti («Nel caso parlerò del suo libro dopo che lo avrò letto tutto») e abbraccio a Sabatini: «Sarebbe bello trovarlo al campo domani. Mi dicono che deve completare ancora alcune cure. Ma aspettiamo il suo ritorno».

Un poker di doppi ex per una sfida che può aire tanto. La Samp arriva dagli 8 gol segnati a Napoli e Prosinone e dal pari con la Fiorentina, l’inter ha appena 4 punti ma spera nell’effetto Champions. Riccardo Ferri è il più «classico» fra i doppi ex perché nella sua fortunata carriera di difensore centrale ha vestito solo la maglia nerazzurra e quella blucerchiata. Ma oggi che il calao lo commenta in tv riesce a non farsi coinvolgere dalle emozioni e quindi fa un’analisi tecnica e oggettiva sul confronto di Marassi. «L’Inter ha qualcosa in più come qualità complessiva, la Samp è più avanti come organizzazione di squadra: chiude gli spazi e riparte, difficile attaccarla. Spalletti è più indietro nel reaipero palla e quindi nella scelta dei tempi del pressing e pure nel giro pelila, spesso troppo compassato. Aspetta in particolare tre uomini. Il primo è leardi, che dopo il bellissimo gol di Champions si sarà rinfrancato; l’altro è il pezzo forte del mercato, cioè Nainggolan; il terzo è Politano, che quando salta un avversario ha bisogno di avere al fianco una squadra che lo accompagni compatta, corta». Riccardoè rimasto colpito dalla spinta di San Siro in coppa. «Se l’inter di Marassi riesce a ripartire dai minuti finali di Champions allora può fare il colpo contro un avversario che ha tempi di gioco più collaudati. E’ una sfida molto indicativa, l’ambiente nerazzurro si attende un segnale di continuità dopo questo inizio di torneo balbettante che ha confermato il livello di eccellenza europea della linea difensiva ma non ha visto gli altri due reparti La Samp ha giocatori di livello tipo Defrel e Quagliare Ila, ma la sua pericolosità collettiva deriva dal lavoro maniacale di Giampaolo».

BECCALOSSI Un convinto estimatore dell’allenatore blucerchiato è Evaristo Beccalossi. «Penso che sia maturo per una squadra- top. Ha davanti un ostacolo duro perché l’inter arriva all’incontro con una formidabile carica psicologica, la rimonta di Champions può essere la scintilla che aziona i meccanismi giusti. D livello della rosa è buono, quest’anno Spalletti ha maggiori opzioni. Gioca con la punta unica ma può anche variare il modulo. La difficoltà maggiore del tecnico è quella di individuare i titolarissimi ma bisogna che entrino in forma gli elementi-cardine, Perisic, Brozovic, Nainggolan, leardi».

PAGLIUCA&BORDON Handa- novic ha avuto un avvio balordo ma è stato decisivo col Tottenham. Gianluca Pagliuca: «Lui aggredisce sempre il pallone e a volte si può sbagliare, come gli è capitato col Torino. Però resta un chemento affidabile, di grande esperienza. Mi piace molto Audero, è già un punto di forza per la Samp. Per Timer può essere la gara della svolta dopo l’avvio sorprendente in negativo: pochissimi si aspettavano 2 k.o. su 4 partite. Ma i nerazzurri possono dire la loro nella caccia alla Juve. Marassi è già un bivio: leardi si aspetti tanfi fischi…». Ivano Bordon: « Ho visto il Totte nham a San Siro, la rimonta ha trasmesso alla squadra entusiasmo e convinzione: sono elementi importanti. La sfida è rischiosa, la Samp in casa è temibile con Defrel in forma e i colpi improvvisi di Quag barella. Anche a me piace Audero, l’ho seguito nel Venezia: non ha patito minimamente il salto GB-A. Si vede che è un ragazzo maturo: farà una grande carriera. Certo leardi è un bel banco di prova…».

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