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Stasera, se non si fosse capito, giocano i comandanti. La Champions della Juventus per la prima volta in epoca moderna non è un’avventura o un’esplorazione ambiziosa del continente: è una campagna di conquista. Per questo servono i giocatori di garanzia: in Europa, se prendi gol e vai sott’acqua, rischi di essere trasportato dalla corrente. E poi Valencia inganna. Sulla carta è una città perfetta per una vacanza a settembre: caldo, bella gente, uno stadio in città che fa simpatia. Appunto.

Ieri in mezz’ora il tempo è passato da «estate piena» a «pioggia», la bella gente durante la partita fa un gran rumore e lo stadio simpatico, negli anni buoni, ridimensionava regolarmente il Barcellona, il Manchester United, la Lazio poi campione d’Italia e l’Arsenal di un Wenger quasi giovane. Non per caso Allegri, parlando di formazione, ha cominciato dai due generali della difesa: «I due che giocano di sicuro sono Bonucci e Chiellini». Assieme a loro i simboli di questa vigilia sono Cristiano Ronaldo, Sami Khedira e Mario Mandzukic, i tre che hanno già vinto la Champions.

PLURIDECORATO: CRT Cristiano ieri camminava a Mestalla con l’aria serena. Prima di tornare negli spogliatoi una voce gli ha chiesto «sei febee a Torino?» e lui fa sorriso: probabilmente si sente a suo agio. Qui a Valentia in fondo ha segnato otto volte e nel 2011 ha vinto una Coppa del Re con gol nei supplementari: è venuto, ha visto, ha vinto. Il suo primo trofeo al Real. Non ti sarebbe da stupirsi se stasera aggiungesse un puntino alla cartina delle 27 città europee conquistate. In Champions ha segnato da Nord a Sud, a Malmò e Nicosia, dall’Oceano agli Urab, a Lisbona e a Mosca. Sui parastinchi ha i segni di mille serate in giro per il continente ma stasera tanti lo fischieranno. Sempre e comunque, al centro dell’attenzione.

LA RETROGUARDIA: KHEDIRA

Il Valencia sulla carta è una squadra in difficoltà, da tre punti in quattro partite di Iiga. Davanti però ha qualità, due tra Rodrigo, Gameiro, Batshuayi e Santi Mina andranno in panchina, sulle fasce giocheranno Soler e Gonzalo Guedes. Il punto debole è in mezzo al campo, dove la Juventus può far male con Khedira, oltre che con Pjanic. Sami nel 2014 lia vinto sia la Champions League col Reai sia il Mondiale con la Germania e per tutti i suoi allenatori è stato uomo da partite importanti. Allegri non fa eccezione: Khedira si nota poco, non piace a chi guarda solo gli highlights ma sa sempre che cosa fare. Una volta disse: «Preferisco andare in sala pesi che fare shopping». Una buona descrizione.

IL DURO: MANDZUKIC Mario non è sicuro di giocare – «o lui o Dybala», ha detto Allegri – però è sereno come poche volte nella vita: sente la fiducia di Allegri e con Cristiano ha trovato il feeling. Poi è nella categoria di CR7 e Khedira. Intanto perché gioca le partite importanti megb’o di quelle normali: ha segnato nell’ultima finale mondiale e in quelle di Champions League del 2013 e 2017, nel 2012 ha sognato di segnare a Buffon in Croazia-Italia dell’Europeo e prontamente ha eseguito. Poi perché, quando segna lui, la squadra (quasi) sempre vince. Nella Juventus che inizia la Champions è l’attaccante di fatica – a 11 anni correva 3.350 metri nel test di Cooper, come gli adulti… – e se serve ha la faccia cattiva in dotazione. Quando la curva della Juve all’Alhanz Stadium gb dedicò una coreografia, scrisse: «Tra gli uomini, i guerrieri». È una buona frase- manifesto anche per stasera.

La prima volta che Massimiliano Allegri mise piede in Spagna per giocare la Champions fu sette anni fa: era metà settembre, faceva caldo come adesso e al Camp Nou col Barcellona fini 2-2, col gol lampo di Alexandre Pato e il pari finale di Thiago Silva. Da allora quello con le squadre spagnole è diventato un appuntamento fisso: il tecnico tra Milan e Juventus ha affrontato spesso Barca e Real, ma anche Siviglia (2 volte), Malaga (da cui fu sconfitto in trasferta). Atletico e ora il Valencia. LA liegi europeo 8.0 riparte da uno stadio caldo, il Mestalla, e da un’avversaria in crisi di risultati ma con la nomea di guastafeste, t con un’euforia causa Cristiano Ronaldo tutta da gestire.

NONSIAMOFAVORITI«L’obiettivo della Juve è sempre quello di restare tra le prime 4 – dice l’allenatore -. Sento dire che siamo i favoriti, in realtà siamo solo una delle 4-5 squadre che possono vincere la Champions, ma questo torneo è strano: se laste, pensiamo a vincerne una. Domani (oggi, ndr) servirà una gara da grande squadra. Con una vittoria il nostro cammino sarà agevole, con un pari saremo messi bene, con una sconfitta sarà tutto in salita». Nella Juventus c’è ancora un superstite della B, che oggi debutterà in Champions da capitano: Giorgio Chiellini. «Ci sentiamo più forti – ammette -, c’è stata una crescita costante, ma da qui a definirci con la coppa in tasca c’è un abisso».

I DUBBI Chiellini è, insieme a Bonucci e Ronaldo, uno dei pochi sicuri del posto (Allegri dixit). De Sciglio non è partito per un trauma distrattivo al flessore: starà fuori 15 giorni. Il tecnico come d’abitudine semina dubbi: «Non so se giocherò a due o a tre in mezzo. Dybala sta bene nonostante la botta, schiererò uno tra lui e Mandzukic. In difesa potrei far riposare Alex Sandro e mettere Cuadrado a destra e Cancelo a sinistra. In quel caso in attacco a destra può esserci spazio per Bernardeschi o Douglas Costa. Domani sarà difficile lasciare fuori qual ai no».