Uno dei temi maggiormente dibattuti in questi giorni oltre al taglio dei vitalizi e il cosiddetto taglio delle pensioni d’oro, ha detto che il MoVimento 5 Stelle di tutte quelle persone supereremo €5000 netti al mese, in realtà non di tutte, perché, non tutte le pensioni d’oro saranno soggette a questo genere di trattamento qualora la proposta dovesse diventare legge.

Per quota 100 significa, che qualora dovresti diventare legge, il lavoratore dovrebbe andare in pensione se sommando la tua età anagrafica il numero di anni di contributi versati, in totale superasse la quota 100. Mentre per quota 41 si intende che, il lavoratore, qualora la proposta dovesse rientrare legge, potrebbe andare in pensione se avrà versato almeno 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Nell’idea di Chi effettua questo genere di proposte il vantaggio sarebbe quello di liberare posti di lavoro nei confronti delle persone più giovani e inoltre, l’altro vantaggio sarebbe quello di consentire ad una massa ingente di persone di poter accedere alla pensione in quanto diritto non negoziabile.

Questo genere di riforma della cosiddetta della legge Fornero, C’è L’osservazione che la popolazione italiana invecchia, e che circa 750 Mila nuovi pensionati arriverebbero a dover gravare alle casse dell’INPS, perché oggi il sistema pensionistico prevede che coloro che pagano i contributi lavorando, sostengano con quei contributi coloro che percepiscono la pensione. Oggi il rapporto tra chi lavora e chi è pensionato è di circa 3 a 2 ossia, ogni 3 persone che lavorano ci sono due pensionati, le cui pensioni vengono sostenute attraverso i contributi versati da chi sta lavorando, nei detrattori della proposta di quota 100 e di quota 41 c’è proprio Questo ragionamento, cioè, un numero di pensionati Maggiore graverebbe maggiormente sulle casse dell’INPS e dello Stato il quale dovrebbe prelevare più soldi dal costo del lavoratore per poter pagare le pensioni.

Pensione a 64 anni con 36 anni di contributi, oppure con 41 anni di contributi senza requisito di età, proroga opzione donna.

Nel contratto tra Movimento 5 Stelle e Lega, uno dei punti che sta più a cuore agli italiani, sul quale peraltro le due parti si trovano d’accordo, è l’abolizione della Legge Fornero [D.L. 201/2011.].

Ancora non ci sono notizie certe in proposito, e non è chiaro se ci sarà un totale superamento della riforma delle pensioni Fornero, o se saranno introdotte soltanto nuove possibilità che assicurino una maggiore flessibilità nell’uscita dal lavoro, lasciando inalterato lo “scheletro” della normativa attuale (con la pensione di vecchiaia a 67 anni e la pensione anticipata con 43 anni e 3 mesi di contributi).

Tra le novità in materia di pensioni, le tre proposte che incontrano il maggior numero di consensi sono la quota 100, la quota 41 e la proroga dell’opzione donna. Le prime due proposte consentirebbero di anticipare la pensione di circa 3 anni, per la maggior parte dei lavoratori, mentre la proroga dell’opzione donna consentirebbe alle lavoratrici un anticipo più consistente, in cambio però del ricalcolo contributivo della prestazione.

Queste proposte, sebbene abbiano incontrato il favore della maggioranza dei lavoratori, spaventano chi si occupa dei conti pubblici, in quanto comporterebbero degli esborsi insostenibili.

In attesa di saperne di più, vediamo come funzionano la quota 100, la quota 41 e l’opzione donna.

Indice

• 1 Pensione quota 100

• 2 Pensione quota 41

• 3 Abolizione della legge Fornero

• 4 Proroga opzione donna

Pensione quota 100

La cosiddetta pensione quota 100 consiste nella possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore, è almeno pari a 100.

Secondo le attuali proposte, per pensionarsi con la quota 100 sarebbe comunque necessaria un’età minima di 64 anni e un minimo di 36 anni di contributi.

La quota 100 risulterebbe notevolmente più vantaggiosa dell’attuale pensione anticipata, che ad oggi si può ottenere con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (dal 2019, saranno necessari, rispettivamente, 42 anni e 3 mesi di contributi e 43 anni e 3 mesi): ad esempio, se il lavoratore ha 64 anni di età, con la quota 100 potrebbe pensionarsi con soli 36 anni di contributi.

Il vantaggio è evidente anche nei confronti della pensione di vecchiaia, per la quale sono necessari, attualmente, 66 anni e 7 mesi di età, e addirittura 67 anni dal 2019.

La quota, cioè il risultato della somma dell’età pensionabile dell’interessato e degli anni di contributi posseduti, non è una novità assoluta, in quanto, prima che entrasse in vigore la legge Fornero, era possibile ottenere la pensione di anzianità (ora abolita e sostituita dalla pensione anticipata) con le quote.

Ad oggi sopravvivono alcune tipologie residuali di pensione di anzianità con le quote: si tratta delle pensioni degli addetti ai lavori usuranti, delle pensioni dei beneficiari delle salvaguardie e del cosiddetto salvacondotto per i nati sino al 1952.

Quando l’età o le annualità di contribuzione non corrispondono a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi:

• ad esempio, se Tizio ha raggiunto 63 anni e 6 mesi di età, ai fini del calcolo della quota dovrà indicare 63,5;

• potrà ottenere la pensione quota 100 se possiede almeno 36 anni e 6 mesi di contributi (perché 100-63,5= 36,5, ossia 36 anni e 6 mesi).

Pensione quota 41

La pensione quota 41 consiste nella possibilità di pensionarsi con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età (il termine quota in questo caso è usato impropriamente, perché 41 sono i soli anni di contributi necessari per ottenere il trattamento, non la somma di contributi ed età).

Ad oggi questa possibilità esiste già, ma soltanto per i lavoratori precoci, cioè per coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del 19° anno di età. Non basta, poi, essere lavoratori precoci, ma si deve risultare iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996 e appartenere a una delle seguenti categorie: disoccupati (che abbiano cessato di percepire da almeno 3 mesi il trattamento di disoccupazione), caregiver (che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente entro il 2°grado con handicap grave), invalidi dal 74%, addetti ai lavori usuranti o gravosi.

La nuova pensione quota 41 sarebbe comunque soggetta agli adeguamenti legati alla speranza di vita: dal 2019, pertanto, sarebbe possibile pensionarsi con 41 anni e 5 mesi di contributi, dal 2021 con 41 anni e 8 mesi, dal 2023 con 41 anni e 11 mesi, e così via, con aumenti di 3 mesi ogni biennio.

Per approfondire: come si calcolano gli adeguamenti alla speranza di vita?

Abolizione della legge Fornero

Durante la campagna elettorale è stata più volte proposta l’abolizione della legge Fornero, anche se quest’ipotesi è stata di fatto accantonata in favore della quota 100 e della quota 41 per tutti, perché reputata poco sostenibile.

Ma che cosa succederebbe nel caso in cui venga abolita la legge Fornero?

In questo caso, cambierebbe l’età per la pensione di vecchiaia e sarebbero ripristinate le vecchie quote, assieme alle differenze nei requisiti per la pensione tra lavoratori dipendenti e autonomi, tra dipendenti pubblici e del settore privato.

In particolare, i lavoratori dipendenti potrebbero ottenere, sino al 2018:

• la pensione di anzianità con quota 97,6, con un minimo di 35 anni di contributi e 61 anni e 7 mesi di età; per la liquidazione della pensione si dovrebbe attendere un periodo di finestra pari a 12 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito;

• la pensione di anzianità con 40 anni di contributi ed una finestra di attesa di 15 mesi:

• la pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini e

le dipendenti pubbliche; con 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato; sarebbe necessaria una finestra di attesa di 12 mesi.

I lavoratori autonomi potrebbero invece ottenere, sino al 2018:

• la pensione di anzianità con quota 98,6, con un minimo di 35 anni di contributi e 62 anni e 7 mesi di età; per la liquidazione della pensione si dovrebbe attendere un periodo di finestra pari a 18 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito;

• la pensione di anzianità con 40 anni di contributi ed una finestra di attesa di 21 mesi:

• la pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini, e

con 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato; sarebbe necessaria una finestra di attesa di 18 mesi.

Questi requisiti, ad oggi, sono comunque validi per i lavoratori beneficiari delle salvaguardie, ossia per gli esodati.

Proroga opzione donna

Un altro punto più volte affrontato in campagna elettorale è la proroga dell’opzione donna, una pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi, per potersi pensionare con opzione Donna devono essere rispettati precisi requisiti di età:

• per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;

• per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Con la proroga dell’opzione donna si vorrebbe rendere strutturale questo trattamento, rendendo così possibile ottenere la pensione per tutte le lavoratrici con un minimo di 57 anni e 7 mesi (o 58 anni e 7 mesi) di età, eventualmente adeguabili all’aspettativa di vita, e 35 anni di contributi.

Altre proposte parlano invece di un’età più elevata per accedere all’opzione donna, pari a 63 anni, ma con minori penalizzazioni legate al calcolo della pensione.