Tania Cagnotto: “Maya è l’oro della mia vita”

Le foto che vedete in queste pagine, seppur bellissime, rendono solo in parte la felicità di Tania Cagnotto, considerata la tuffatrice italiana più grande di tutti i tempi per numero di podi raggiunti e per essere l’unica atleta tricolore che abbia vinto un oro ai campionati mondiali. La sua bambina, Maya, nata sette mesi fa dal matrimonio con Stefano Parolin, il fidanzato storico, sposato dopo le Olimpiadi di Rio del 2016, bisognerebbe vederla dal vivo: è un fagottino morbido e senza capelli, sempre sorridente e curiosa di tutto.

Lo abbiamo fatto per voi, raggiungendo la campionessa nella bellissima cornice di un resort a Nova Ponente, poco sopra Bolzano, la sua città. «Vivo solo per lei», racconta a Gente Tania. Crediamo che sia davvero difficile allontanarsi anche solo un secondo da una tale meraviglia. Che, tuttavia, ha già preso dalla mamma l’amore per la piscina, ci sguazza volentieri, sembra a suo agio. «Ho partorito in acqua, quindi possiamo dire che è da sempre un pesciolino», racconta Tania.

Maya, il cui nome era nel cuore della campionessa da anni, è arrivata prima del previsto. «Il 16 maggio del 2017 ho disputato la mia gara di addio allo sport», spiega. «Con Stefano ci eravamo detti: aspettiamo ad allargare la famiglia dopo l’estate e invece durante quell’ultima competizione ero già incinta di tre settimane e non lo sapevo». La sua è stata una gravidanza bellissima – «il periodo più bello della mia vita», svela – il parto veloce ma non indolore. «Non ho fatto l’epidurale, pensavo di morire».

Poi ti trovi in braccio un esserino come Maya e tutto passa in secondo piano. «Non ho sofferto di depressione post parto», continua Tania. «Stefano mi ha stupito positivamente. Prima della nascita, in casa facevo tutto io perché lui lavorava più di me [è commercialista, ndr]. Ma ora fa la spesa, cucina, mi aiuta molto». Gli equilibri di coppia sono cambiati, ma non sconvolti. «Momenti per noi due soli non ne abbiamo da mesi. Però cerchiamo di fare tutto insieme. Anche se siamo in vacanza e potrei dormire, preferisco fare una passeggiata con marito e figlia».

Certo, ci sono stati periodi difficili, come per qualsiasi mamma, anche la più appagata. «Verso il 3° o 4° mese, Maya non voleva saperne di stare nel passeggino e nel seggiolino dell’auto. Si calmava solo se la tenevo in braccio e uscire di casa era un problema. Ora va meglio. Ma da quando è nata so che il momento della spensieratezza è finito per sempre: lei è continuamente al centro dei miei pensieri. Prima mi allenavo molto, sei ore al giorno, c’era lo stress della gara, della prestazione, ma poi, una volta a casa, mi rilassavo, non ci pensavo più. Ora l’impegno è costante, non si stacca mai».

Eppure lei aveva giurato: da ora in poi farò la mamma 24 ore al giorno. Era il suo desiderio, la sua nuova missione. E invece, da qualche tempo, Francesca Dallapè, la tuffatrice con cui fa coppia nel sincro dal 2009, mamma a sua volta della piccola Ludovica, nata otto mesi prima di Maya, la sta lavorando ai fianchi perché torni ad allenarsi e gareggiare in vista dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020. «Non ne volevo sapere, ma devo dire che da un mesetto la sfida mi stuzzica», rivela Tania. «È da quando avevo 6 anni che mi alleno, ho partecipato a cinque Olimpiadi e tutta quella pressione agonistica da cui volevo fuggire mi manca». Ora si stanno facendo strada due campionesse, Elena Bertocchi e Chiara Pellecani, di appena 15 anni, che si sono distinte vincendo un oro agli Europei di Glasgow, nella stessa specialità di Cagnotto e Dallapè. «Da un lato, la loro vittoria mi ha fatto riflettere perché, dovessimo qualificarci, mi dispiacerebbe togliere loro spazio», dice l’atleta. «Quello dei tuffi è uno sport per giovanissimi e io a Rio ero già una delle più vecchie. Eppure un ritorno dopo una maternità, cosa che sempre più atlete scelgono di compiere, sarebbe un bel segnale per tutte le madri in generale».

Tania poi è convinta di una cosa: «Un figlio è felice se la mamma è felice». Così, dall’autunno, ritornerà in piscina ad allenarsi. «Saranno solo due o tre ore al giorno». dice. «Io e Francesca vedremo se ce la facciamo, decideremo verso Natale se partecipare o meno ai campionati italiani per le qualificazioni». Papà Giorgio Cagnotto, ex campione nei tuffi e manager della figlia, ci confida di non fare pressioni su Tania. La mamma, Carmen Casteiner, altra ex famosa tuffatrice, invece, è assolutamente contraria. «Sono figlia unica e per anni io e papà siamo stati impegnati in allenamenti e spostamenti e lei era sempre sola». Ora, però, sarà la nonna a occuparsi di Maya durante le ore in cui Tania salirà sul trampolino con Francesca per ritrovare la forma perduta: nel guardarla in costume non si direbbe, comunque, che abbia smesso di allenarsi da un anno e abbia avuto nel frattempo un bambino. «In gravidanza ho preso solo 11 chili», spiega lei. «Poi, con l’allattamento, sono scesa sotto il peso forma. Anche perché non ho più muscoli». Maya è stupenda ma vuole attenzioni. «Mi piacerebbe un secondo figlio. Magari, sempre se dovessimo qualificarci, dopo Tokyo. Ma se rimango di nuovo incinta, rinuncio al podio. Un figlio vale di più di qualsiasi medaglia».

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