L’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha divulgato l’ultimo rapporto sullo stato di salute degli abitanti del continente, dal quale è emerso che gli europei vivono di più e sono più in salute, guadagnando un anno di vita negli ultimi cinque anni.

Allo stesso tempo il report evidenzia numerose disparità tra i Paesi e all’interno degli stessi, Italia compresa. Il rapporto ha monitorato 53 Paesi in riferimento agli obiettivi di salute per il 2020, rilevando che in Europa si sta riducendo la mortalità per le principali cause non infettive, dal diabete all’obesità, con un calo del 2% annuo, superiore all’1,5% richiesto.

E’ emerso che il tasso di fumatori rimane il più alto del mondo, con una persona su tre sopra i 15 anni che fuma, e inoltre metà della popolazione è in sovrappeso o obesa, con un trend in salita. In Italia si registra (dati al 2015) la seconda aspettativa di vita del continente dopo la Spagna: preoccupa però il tasso di fumatori che non mostra segni di calo e il tasso di obesità tra i giovani (il 4° in classifica tra i Paesi monitorati).

L’Asst brianzola fa anche il punto sulle condizioni di M.B., il 29enne ricoverato in gravi condizioni per una polmonite all’ospedale San Gerardo di Monza, ma residente in provincia di Brescia e quindi in una delle aree della Lombardia interessate dall’emergenza al centro delle cronache in queste ore. M.B. – ricostruisce l’azienda – si è recato all’ospedale di Gavardo, nel Bresciano, nella notte del 4 settembre per “febbre, tosse produttiva e dispnea”.

I sanitari hanno effettuato la diagnosi e avviato un “appropriato trattamento antibiotico per polmonite da legionella”. A Gavardo, dopo un breve ricovero in Medicina, nella serata del 5 settembre il giovane è stato trasferito in Rianimazione. Dopo un tentativo di ventilazione non invasiva, il 6 settembre sera è stato intubato e sottoposto a ventilazione meccanica. A questo punto, “visto il progressivo peggioramento degli scambi respiratori – prosegue l’Asst Monza – siamo stati contattati dai colleghi di Gavardo nella mattina del 7” ed è stata attivata la “missione Ecmo”.

Il paziente è stato cioè collegato alla cosiddetta ‘macchina cuore-polmoni’ a Gavardo e trasferito in Rianimazione generale all’ospedale San Gerardo. “Gli scambi gassosi e più in generale le condizioni cliniche si sono stabilizzate – si precisa nella nota – Il paziente è ancora connesso alla circolazione extracorporea e sottoposto a ventilazione meccanica con strategia ventilatoria protettiva. Prosegue la terapia antibiotica. Al momento non si sono verificate né problematiche tecniche né complicanze cliniche”.

Nonostante le preoccupazioni per una minaccia in costante crescita, resta ancora poco diffusa la conoscenza dei rischi legati all’obesità.

Quasi un terzo dei cittadini europei ignora che l’obesità è causa di malattie cardiovascolari, diabete e pressione sanguigna alta. Meno della metà è consapevole della stretta connessione tra obesità e infarto e solamente il 16% è al corrente del legame tra obesità e cancro. È quanto emerge da una ricerca condotta su un campione di oltre 14.000 individui di sette Paesi europei. L’indagine, svolta in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia e Regno Unito, rappresenta una delle ricerche più complete sulla percezione dell’obesità ed è stata condotta dalla società di ricerca indipendente Opinium, in collaborazione con l’Associazione Europea per lo Studio dell’Obesità (EASO), e il supporto di Medtronic.

“L’obesità rappresenta uno dei pericoli maggiori per la salute e per il benessere nella nostra società ed è in costante crescita”, spiega Euan Woodward, Direttore Esecutivo EASO. “In alcuni Paesi europei, ben sei individui su dieci sono classificati come obesi o sovrappeso; si prevede che entro il 2030, questa proporzione riguarderà nove individui su dieci. Ciononostante, molti sembrano non avere la giusta percezione delle gravi conseguenze legate all’obesità”. La ricerca mostra come molti sottovalutino il proprio peso corporeo. Quattro individui su cinque ritengono di essere semplicemente ‘in sovrappeso’, nonostante per rapporto peso-altezza rientrino nella categoria degli ‘obesi’; un terzo di coloro che sono ‘in sovrappeso’ ritiene di avere un peso ‘normale’. Tra tutti gli individui intervistati, meno della metà (45%) dichiara di essere soddisfatto del proprio peso; uno su cinque non prende alcuna contromisura né si preoccupa di controllare il proprio peso e solo il 17% si preoccupa di monitorare le calorie assunte.

La maggior parte degli intervistati indica la mancanza di attività fisica e una dieta alimentare inappropriata come cause dell’obesità, ma meno di un terzo è consapevole del fatto che la mancanza di sonno può essere un fattore determinante; più della metà, invece, ignora che lo stress può avere un ruolo significativo. “I governi, i policymaker e le autorità sanitarie dovrebbero preoccuparsi seriamente per i risultati evidenziati dalla ricerca, poiché confermano la necessità di impegnarsi maggiormente a educare la popolazione europea circa le implicazioni negative riconducibili all’obesità”, dichiara Woodward. Già lo scorso anno una ricerca condotta da EASO aveva evidenziato il bisogno di sensibilizzare maggiormente i policymaker sul tema e in particolare, sull’impatto che i programmi di prevenzione e gestione dell’obesità potrebbero avere in termini di riduzione delle malattie ad essa correlate; malattie che pesano sempre più su sistemi sanitari già abbondantemente ‘sotto stress’.

EASO sottolinea come, secondo quanto rilevato dalla ricerca, in nove casi su dieci un individuo affetto da diabete di tipo II che venga sottoposto a intervento chirurgico per eliminare il problema dell’obesità, nell’arco di due anni non necessiterà più di cure mediche.1 “E’ evidente come la grandissima maggioranza degli individui guardi all’obesità come a un problema strettamente ricollegabile allo stile di vita condotto, invece di riconoscere l’esistenza di altri problemi rilevanti che la nostra società non può evitare di affrontare”, dichiara Woodward. Woodward sostiene che gli individui obesi o sovrappeso dovrebbero avere accesso a cure mediche adeguate, che possano aiutarli nella gestione del proprio peso e nella prevenzione di eventuali complicazioni. “C’è urgente necessità di intervenire con politiche educative più efficaci, per consentire una migliore comprensione del problema e fornire il giusto supporto alle persone obese e in sovrappeso, tenendo ben presente che, nei casi appropriati, esistono cure mediche in grado di evitare le diverse patologie correlate all’obesità, come ad esempio le malattie cardiovascolari”, sostiene Woodward. “Siamo di fronte a una sfida epocale che necessita un cambiamento delle politiche educative; il primo passo da compiere è diffondere una maggiore conoscenza del pericolo da affrontare”.

I risultati della ricerca verranno diffusi in concomitanza con la Giornata Europea contro l’Obesità. È possibile consultare il report e i risultati dettagliati della ricerca sul sito web EASO: www.easo.org Associazione Europea per lo Studio dell’Obesità (EASO) L’Associazione Europea per lo Studio dell’Obesità (EASO) (www.easo.org), presente in oltre 30 Paesi, è l’associazione europea leader nel settore della ricerca scientifica sull’obesità. EASO è attiva nella prevenzione e nella cura dell’obesità. L’associazione promuove incontri e convegni scientifici a livello nazionale ed europeo e coordina diverse iniziative di informazione ed educazione sull’obesità in tutta Europa. Opinium Research LLP Opinium Research è una società di ricerca che opera con organizzazioni internazionali di diversi Paesi. La società si avvale di un’ampia gamma di metodologie di ricerca al fine di consegnare analisi sociali di ausilio ai policymaker internazionali.

Medtronic Medtronic plc (www.medtronic.com), con sede a Dublino, Irlanda, è leader mondiale in tecnologie mediche – alleviare il dolore, ridare la salute, e allungare l’aspettativa di vita per milioni di persone in tutto il mondo. In evidenza, alcuni dei risultati della ricerca – La percentuale di individui che credono di essere obesi o sovrappeso è maggiore in Italia (45%) e nel Regno Unito (44%), mentre risulta inferiore in Germania (36%) e in Francia (38%). – La Germania (55%) registra la percentuale più alta di individui soddisfatti del proprio peso; in Danimarca (40%), Regno Unito (41%) e Italia (41%) troviamo le percentuali più basse. Va inoltre sottolineato come la percentuale di soddisfazione sia maggiore tra gli uomini (49%) rispetto alle donne (42%). – I danesi (80%) e gli italiani (75%) più di tutti gli altri, dichiarano di conoscere almeno una persona obesa. In questo senso, la percentuale più bassa viene registrata tra i francesi (55%).