Sa benissimo cosa potrebbe attenderlo, Marco Giampaolo, semplice- mente «perché affrontiamo una squadra che sino ad oggi ha lasciato per strada solo quattro punti su 54 a disposizione. Ecco la ragione per cui — spiega il tecnico dela Samp — non basterà fare una grandissima partita sul piano del possesso palla, poiché ne servirà una addirittura straordinaria in fase di possesso». E la spiegazione è chiara: «Puoi difenderti anche tenendo la palla. Altrimenti, contro la Juventus, diventa tutto quasi impossibile».

ORGOGLIO Nessuna preoccupazione autentica, non nel senso di chi è partito ieri per Torino con l’aria della vittima di turno. «Dovremo essere presuntuosi nella maniera giusta». Presuntuosi, esatto, non sfacciati. Nella dialettica di Giampaolo vuol dire che la sua Samp dovrà avere fiducia e orgoglio. «Anche se, è chiaro, non siamo a qui a dire che a Torino arriva la Sampdoria, e ci mettiamo a fare i fenomeni. Ma, nel modo giusto, potremmo avere la nostra chance». Il fastidio non da poco che accompagna però l’allenatore blucerchiato è un altro. E cioè che, al di là delle ultime tre vittorie consecutive, allo Sta- dium non arriva oggi la migliore Sampdoria possibile, ma una squadra «dove la formazione verrà fatta dal medico». Con il quale, peraltro, ieri sera in ritiro Giampaolo si è incontrato per fare un approfondito punto della situazione.

ASSENTI II diffidato Andersen si è giocato la supersfida contro CR7 con l’improvvido (ed evitabile) cartellino giallo subito contro il Chievo; Barreto ha avuto un problemino muscolare quando ormai era pronto a tornare e Bereszynski si rivedrà dopo la sosta del campionato. Obiettivo Milan in coppa Italia, il 12 gennaio prossimo. Ma non è tutto. Ramirez è uscito dolorante dal campo mercoledì, idem Ekdal e Quagliarella, Tonelli è in dubbio e si giocherà una maglia con Ferrari, anche se Giampaolo farà di tutto per schierarlo. Certo è che nei due giorni di lavoro pre-Juve «abbiamo preparato la partita soltanto vedendo i filmati dei bianconeri. E, questo, la dice lunga sul poco tempo a disposizione e sull’impossibilità di provare schemi ad hoc sul campo. Tuttavia, «conosciamo il loro punto di rottura», cioè i minimi dettagli critici bianconeri dove la Samp potrebbe colpire. Nella pratica «ci vorrebbe un mix delle prove fornite da Empoli, Napoli e Atalanta» contro i campioni d’Italia. Sono state infatti queste le uniche tre squadre che abbiano veramente fatto preoccupare i bianconeri di Allegri. Poi, è chiaro, il problema di fondo è un altro, e cioè sta nei cambi: «Quelli della Samp e della Juventus sono motori diversi», ammette Giampaolo e non è solo una questione di cilindrata.

ILLUSIONE Guai, però, a pensare che la classifica attuale dia qualche chance in più a Quagliarella e compagni: «Una graduatoria illusoria — avverte il tecnico — perché bisogna ricordarsi che la dodicesima in classifica è soltanto a quattro punti dalla Sampdoria, quindi bastano due domeniche non positive per cambiare tutto. Insomma, io non mi cullo più di tanto, e quando dico che la classifica non mi interessa, affermo il vero. Ci attendono, dopo la Juve, Fiorentina e Napoli a breve distanza, ci basta poco per fare un passo indietro. E poi di fronte avremo comunque un squadra forte in Italia e in Europa. Nulla da perdere per la Samp? Questo no: quando c’è qualcosa in palio, hai sempre da perdere». Chi, invece, sogna il colpaccio, è il presidente Ferrerò, che fa una promessa impossibile: «Se vinciamo, mi faccio i capelli come Nainggolan». Oggi sapremo, perché «arriviamo alla partita — dice ancora Giampaolo — nella migliore condizione mentale, ma non nella migliore condizione fisica».

CREDERCI Una sfida, insomma, «quasi impossibile — chiude l’allenatore sampdo- riano —. Ma io metto apposta la parola “quasi”, perché nel calcio ci può stare tutto».

Sono iniziate le coccole. Il Manchester United sta facendo quadrato intorno a Paul Pogba affinché il francese campione del mondo si senta finalmente al centro del progetto futuro del club. Da Matic a Woodward passando per Solskjaer tutti stanno spendendo parole per lui, confermando così indirettamente quel che si è detto in questi giorni: Pogba non ha fatto alcun passo indietro rispetto alla volontà di tornare a Torino o di andare in un club pronto subito a vincere (come il Barcellona) e quindi lasciare il Manchester United, che ha un progetto a lungo termine che non lo convince, anche perché lui vuole vincere subito e preferirebbe non saltare un’altra volta, come già nella prima stagione coi Red Devils, la Champions league.

Non lasciano dubbi le immagini di Pogba che sprona i suoiprima dell’inizio della ripresa contro l’Huddersfield («Pressing, pressing, se perdiamo palla attacchiamoli subito»): ora che Mourinho non c’è più, Pogba si è preso il ruolo da leader che il suo valore impone. Ed anche per questo non sembrerebbero necessarie le dichiarazioni dell’ambiente United. Solskjaer lo ha elogiato: «Ho trovato un giocatore con un grande spirito, che sa attaccare con intelligenza e svolgere un gran lavoro anche in fase di recupero palla. E’ certamente un giocatore centrale per noi». Il tecnico non si è preso meriti: «Dipende sempre dalla voglia che i giocatori ci mettono, dalla loro attitudine».

Nemanja Matic ha aggiunto: «Paul sta crescendo, migliorando e può fare tantissimo per noi perché è un giocatore che può fare la differenza». Ed ecco allora che anche la società attraverso Ed Woodward lo ha blindato facendo trapelare che Paul è un elemento centrale nei piani futuri del club. Uno spiffero che vuol dire due cose: o che effettivamente il Manchester United vuole ripartire da lui, o che le offerte finora non possono essere considerate soddisfacenti. Quel che è chiaro è che in gennaio sarà molto difficile vederlo abbandonare il Manchester United: il club vuole giocarsi tutte le chances per tenerlo, e sa comunque di avere il coltello dalla parte del manico.

E’ ufficiale, via al tormentone Allegri. Un tormentone che verosimilmente – considerando le qualità del tecnico toscano e il clamoroso balletto di allenatori che si profila in ottica 2019/20 – durerà a lungo. Il prima capitolo della vicenda, comunque, si chiude con una netta vittoria da parte della Juventus e, a dispetto dei malatempi che corrono in questi giorni, del calcio italiano. Le parole del tecnico sono miele per le orecchie dei tifosi bianconeri: «Io sto bene alla Juve e amo il calcio italiano».

Ma andiamo per ordine. Partendo da ciò che trapela dall’Inghilterra. Con le indiscrezioni riportate ieri dal Times quale apice di un crescendo di un certo rilievo. Max Allegri corrisponde al profilo che in molti, allo United, considerano perfetto. Un gestore di situazioni, un moderato, non un integralista, uno che si può perfettamente integrare con un ambiente complesso, e soprattutto un uomo d’esperienza che ha sempre ragionato e lavorato con quel che la società aveva. Non secondario: uno che potrebbe parlare a Paul Pogba in un certo modo, magari convincendolo a restare. Nello staff dei Red Devils c’è Mike Phelan (formalmente allenatore in seconda, ma di fatto molto di più), in ottimi rapporti con l’ambiente bianconero sin dai tempi di Alex Ferguson, difficilmente lo United farà ostruzione sui programmi della Juventus, ma se da Torino dovesse arrivare un segnale, Allegri diventerebbe il primo nome della lista. Mauricio Pochettino è più difficile: piace anche al Real Madrid, ma soprattutto sta ottenendo garanzie di rinforzo da parte del suo club, in procinto di entrare nel nuovo stadio. Antonio Conte, invece, si potrebbe fare immediatamente lavorando con lui dietro le quinte, ma l’ex ct al momento non è una priorità. Vi è poi da considerare il lavoro di Solskjaer: ha iniziato benissimo, ma forse al Manchester United nessuno realmente spera che il norvegese completi la rimonta Champions: sarebbe un’evenienza che metterebbe in grande difficoltà tutto l’ambiente in chiave futura. In assenza di questa svolta, insomma, Allegri sarebbe l’uomo della provvidenza.

Posto che la Juventus, a meno di evenienze clamorose, non ha al momento intenzione di prendere in esame avvicendamenti tecnici, diventa nodale il volere di Allegri. E le parole di ieri, in questo senso, invitano a non perdere l’ottimismo. «Se a lunga scadenza la tentazione del Manchester United può interessarmi? A lunga scadenza, quando? Io ho un contratto di un anno e mezzo, sto molto bene alla Juve, stiamo facendo cose importanti grazie alla società e si va avanti così, senza nessun problema. Siamo a dicembre, ci sono tante partite da vincere, poi qui se perdi 2-3 partite sei subito in discussione… Aspettiamo un attimo».«Il calcio italiano – ha aggiunto il tecnico – non è che non mi piaccia più, anzi: è affascinante e molto difficile. Io non ho voglia di andar via dall’Italia. Piuttosto ho voglia di mettermi a disposizione, visto che io ho un bimbo di 7 anni e voglio trasmettergli la giusta educazione».

Ben altri concetti, insomma, rispetto ai classici «a fine stagione dovremo incontrarci e vedere se progetti e motivazioni collimano». Poi, per carità, Allegri sa bene che sarebbe deleterio alimentare certe situazioni a neanche metà stagione. Ma sa anche – e lo ha dimostrato rifiutando l’offerta di allenare il Real Madrid, con annesso contratto faraonico – che è ben difficile trovare una realtà all’altezza di quella bianconera.

Cambio di programma, inatteso. La terapia conservativa non ha sortito gli effetti sperati. E così Juan Cuadrado ha imboccato, gioco forza, la strada dell’intervento chirurgico: il trattamento per via artroscopica al ginocchio sinistro, per la lesione del menisco esterno e la frattura cartilaginea riportate nella partita di Champions contro lo Young Boys, è diventato inevitabile ed è stato effettuato ieri a Barcellona dal professor Cugat. Tuto ok, come ha comunicato proprio il colombiano tramite un post su Instagram: «Grazie a Dio l’intervento è andato bene: ora lavorerò per fare un buon recupero e tornerò più forte. Sono convinto che se amiamo Dio tutte le cose andranno bene». Foto con braccia al cielo. I tempi di recupero non sono rapidi, però: Cuadrado tornerà a disposizione di Allegri fra tre mesi. Salterà il doppio ottavo di finale contro l’Atletico Madrid.

La situazione impone riflessioni e risvolti anche in chiave mercato, con Leonardo Spinazzola a questo punto assai meno lontano dalla Juventus (si ipotizzava un prestito a gennaio) di quanto non sembrasse sino a pochi giorni fa. Da oggi il terzino si giocherà molto, del suo futuro: in ballo contro la Samp ci sono i primi minuti in bianconero, ma anche la permanenza in rosa. Dimostrando di aver ormai smaltito i postumi dell’operazione per la lesione al legamento crociato anteriore e al menisco mediale del ginocchio destro, certificando giorno dopo giorno alla Continassa di essere all’altezza di una rosa forse mai così competitiva.

«Ho un dubbio per la corsia di sinistra tra Alex Sandro e Spinazzola, che o partirà dall’inizio o dovrebbe fare uno spezzone. Perché sta bene e sono contento di quello che sta dimostrando», le parole al miele che gli ha riservato ieri in conferenza stampa il tecnico Massimiliano Allegri. Ragionamenti che abbracciano il presente, ma strizzano anche l’occhio al futuro. Juventus-Samp può essere una chance che, a 25 anni e nel pieno di una maturità conquistata con anni di gavetta in prestito, Spinazzola vuole sfruttare fino in fondo. «Avanti tutta, verso l’ultimo match dell’anno», il messaggio postato ieri sui social tra la speranza di scendere finalmente in campo e la consapevolezza di stare davvero bene. Perché l’operazione dello scorso maggio è ormai un lontano ricordo, così come i mesi di faticosa riabilitazione prima e di lenta fisioterapia poi. Culminati con il doppio test che ha visto l’esterno ex Atalanta aggregarsi alla Primavera di Francesco Baldini. E tornare così ad indossare i colori bianconeri – a 2348 giorni di distanza dall’ultima volta, quando a 19 anni della Primavera era perno fondamentale e prospetto tra i più nitidi – in occasione della trasferta contro il Sassuolo, bagnata non soltanto da una vittoria ma anche e soprattutto dalla gioia personale del gol dopo una serpentina tra tre avversari. Palesando una freschezza atletica invece un po’ appesantita dai carichi di lavoro nella seconda circostanza, in casa contro la Fiorentina: prima frazione di gioco con le gambe imballate, ripresa decisamente più tonica a scorrazzare su e giù per la corsia di sinistra. Quella che oggi Spinazzola vuole prendersi, dal 1’ o più facilmente a gara in corso, per vedere l’effetto che fa. Dopo mesi di allenamenti per affinare la condizione ma anche, dopo due prolifiche annate a Bergamo che gli hanno spalancato le porte della Nazionale, per calarsi in un contesto vecchio e nuovo al contempo. «Allenarsi con tutti questi campioni è una cosa incredibile, ti guardi intorno e vedi una qualità al di fuori del normale», raccontava sbarcato da poco alla Continassa. Guardando a quegli stessi campioni che oggi, in campo, potrebbero offrirgli il suo primo pallone in bianconero.

Ecco una breve lista che potrebbe risultare utile ai fini delle ricerche:

  1. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  2. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen;
  3. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  4. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  5. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  6. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  7. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  8. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  9. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  10. Svezia con Modern Times Group.

DOVE VEDERE JUVENTUS SAMPDORIA IN TV

Per vedere Juventus Sampdoria in TV hai bisogno di un abbonamento Sky con il pacchetto Sky Calcio. Se soddisfi questo requisito, la gara sarà visibile con ampio pre partita e post partita su Sky Sport HD e Sky Sport Champions League Serie A, canale 202.

Nel caso in cui non fossi un abbonato Sky purtroppo non potrai vedere la partita in TV ma puoi sempre usufruire di alcuni servizi alternativi per vedere Juventus Sampdoria in streaming. Altrimenti puoi approfittare dell’occasione per sottoscrivere un abbonamento Sky.

DOVE VEDERE JUVENTUS SAMPDORIA IN STREAMING

Il match Juventus Sampdoria sarà trasmesso anche in streaming su diverse piattaforme, tutte rigorosamente di Sky. Anche qui se avete un abbonamento Sky potete utilizzare l’applicazione SkyGo (gratuita) che permette la visione del match anche in streaming. SkyGo infatti permette di vedere su PC, Smartphone, Tablet e non solo tutti i programmi Sky sfruttando il proprio abbonamento di casa.

Il piatto è ricco e la Juventus ci si ficca volentieri. Vuoi mettere la soddisfazione? Batti la Sampdoria oggi all’ora di pranzo, prendi tre punti e “giri” l’andata a quota 53: come nessuno nella storia, ancor meglio dei 52 agguantati dai bianconeri sotto la gestione Capello (2005-06) e Conte (2013-14, nel mitico anno dei 102). Il problema, dolcissimo peraltro, è che ad Allegri frega nulla dei record, perché la storia si fa soltanto con le Coppe che vanno a impreziosire le teche del Museum. Ecco perché, in giornata, «la vittoria serve per chiudere bene l’anno, fare un balzo in avanti e andare in vacanza senza giramenti di scatole».

Così parlò, pragmatico e concreto come mai, l’allenatore a caccia dell’ottavo scudetto consecutivo, un tricolore che – per sua stessa ammissione – passa anche dall’incrocio odierno con i blucerchiati: «un pezzetto» lo definisce, un angolino che aleggia sullo Stadium e oggi, con buona pace di un mostruoso Quagliarella, è il caso di riprendere il filo di un discorso interrotto solo parzialmente a Bergamo. Ché poi può succedere di pareggiare e se la concorrenza non vince, allora te la ridi comunque. Questo tricolore, insomma, non può sfuggire a chi come minimo s’aspetta di chiudere l’andata con 9 punti di vantaggio sugli altri («E già 50 non sono pochi», dice Max). Non è come in Ligue 1, ma ci assomiglia parecchio.
Non deve sfuggire la vittoria, tanto più in considerazione della contingenza del momento.

Vero, la Samp sarà pure la quinta forza del campionato, vede la Champions a sole due lunghezze di distanza, in trasferta non perde dal 4-1 di Roma sponda giallorossa (addì 11 novembre, unico stop nelle ultime 7) e ha pure un bomber che da tempo ha depositato il brevetto del tacco d’autore: ogni contatto con il pallone, per Quagliarella, è un gol o quasi. Ma questa Juve, oggi, non può permettersi di mancare all’appuntamento cruciale. Non ci sono scuse, né tanto meno l’evidente stanchezza di alcuni componenti della rosa. E l’importanza di un successo contro i blucerchiati va ben oltre la breriana sommatoria dei punti delle due squadre in classifica (79): è il big match di giornata, non si discute. I tre punti, piuttosto, contano per tener desta una tensione che a volte s’attenua, provocando spogliarelli inattesi, e comunque per scavare un solco sempre più ampio sulle anti Juve (vere o presunte tali) in vista della seconda fetta di stagione.

E poi, anche, per rispondere a chi pensa a una squadra in crisi dopo il secondo pareggio bianconero (definito «straordinario» da Allegri in considerazione dell’inferiorità numerica per il doppio giallo a Bentancur e il finale in crescendo dei suoi) su 18 partite di campionato: «Magari scherzavano, dai, oppure sarà andato loro il panettone di traverso…», la punzecchiatura del tecnico.
Quindi, a metà pomeriggio, si faranno due conti e chissà, forse Allegri si trastullerà per cinque minuti nell’aggiornare la quota scudetto («87-88» fu l’ultima previsione nel pre-Roma) calcolandola sui punti del Napoli, la diretta concorrente di qui a fine maggio. Anche se, di questo passo, si rischia sul serio di anticipare tutto. E chi avesse bisogno di consigli per svoltare, prenda appunti basandosi sulla precisa ricetta di Max: «Avere il profilo basso, stare zitti perché parlare non serve a nulla, e vincere, che nel gioco del calcio è la cosa più importante». Già, nella Juve funziona così: fare anziché chiacchierare.

Massimiliano Allegri, come al solito, è stato molto chiaro. Anche in merito all’appello lanciato ai tifosi juventini in vista del match di oggi alle 12.30 contro la Sampdoria del lanciatissimo Quagliarella, il tecnico ha utilizzato parole che vanno dritte al punto, che pesano in relazione a quanto accaduto mercoledì a Milano. «Ci vorrà uno stadio in grado di spingere la squadra – ha detto il tecnico – perché questa non è assolutamente una partita da sottovalutare. E ci sarà bisogno più che mai della presenza dei tifosi, perché ci sostengano in modo sempre corretto».

Ecco, la postilla finale probabilmente influenzata dai fatti di San Siro si rivolge al pubblico bianconero. Un pubblico esigente, ma che è stato già penalizzato in questa stagione per l’ottusità di pochi, coloro i quali durante Juve-Napoli del 29 settembre avevano indirizzato cori discriminatori proprio nei confronti del franco-senegalese Kalidou Koulibaly, con conseguente chiusura della Sud il 20 ottobre contro il Genoa allo Stadium (occupata dai bimbi delle scuole calcio del Piemonte). Curiosamente, nell’unica occasione in cui i campioni d’Italia non hanno vinto in casa nel campionato in corso.

La valigia sul letto – per Marco Giampaolo – è quella del dottore. Tre impegni ravvicinati in pochi giorni hanno lasciato qualche tossina di troppo alla Sampdoria, e il tecnico ci scherza su: «La formazione oggi la fa il dottore. Vedremo. Qualcuno è uscito malconcio dall’ultima partita. Saranno scelte più dettate dalla condizione fisica che da quella tecnica. Ci sono state anche alcune contusioni dopo il Chievo. Mi preoccupa recuperare i giocatori per questa partita».

Quagliarella con ogni probabilità si rivedrà ancora una volta dall’inizio. Ballottaggio al suo fianco – in attacco – tra Caprari e Defrel. «Fabio ha una percentuale realizzativa molto alta. In ogni partita lascia la sua firma. E’ il nostro Ronaldo, lo sarebbe in qualsiasi squadra. Affrontare il campione portoghese stimola, non fa paura. E poi non dimentichiamoci degli altri». Tra gli altri dubbi di formazione una maglia per due tra Ramirez (non al meglio) e Saponara. Occhio alle chanche di Vieira in mezzo al campo al posto di Ekdal, visto che pure lo svedese ha qualche acciacco. In difesa «gioca Colley sicuro, con uno tra Tonelli e Ferrari. Dipende da chi sta meglio». Già, se l’ex difensore del Napoli non dovesse farcela, vista la squalifica di Andersen potrebbe esserci spazio per Alex Ferrari, che sin qui praticamente si è visto solo nel match con la Spal in Coppa Italia. Una gara già segnata? «Quando c’è qualcosa in palio, hai sempre da perdere. Che poi la posta in palio sia da giocare contro una squadra molto forte in Italia, in Europa e anche in Borsa, è un dato di fatto» prosegue l’allenatore blucerchiato. «Non basterà fare una grande partita sul piano del non possesso ma soprattutto quando avremo la palla. Bisogna essere presuntuosi il giusto. Non è che arriva la Sampdoria – dice Giampaolo – e noi facciamo i fenomeni. Bisogna fare una partita straordinaria».

Nell’ottica allegriana, di colui che spesso e volentieri immagina l’andamento di una gara e poi puntualmente ci prende, non è detto che l’incrocio con la Sampdoria si possa (o si debba, per forza) sbloccare subito. «E nella parte finale sarà una partita diversa», assicura il tecnico della Juventus. Morale? Oggi allo Stadium c’è rischio che i cultori dello spettacolo possano annoiarsi, con i doriani chiusi e i bianconeri a caccia del pertugio buono. Ma l’obiettivo, in fondo, è unicamente la diciassettesima vittoria in 19 match di campionato: roba da grandissimi, altroché. Così può accadere che l’equilibrio si cancelli alla distanza. Purché (e sono ammessi gli scongiuri da parte juventina) i blucerchiati non confermino un trend che fin qui ha contraddistinto le loro prestazioni in trasferta: 7 gol segnati negli ultimi 15 minuti. Per evitare di incorrere in brutte figure, Allegri punterà anche sull’abbondanza di una rosa che, a parte gli infortunati Barzagli, Cuadrado e Cancelo (oltre allo squalificato Bentancur), contemplerà tutti. Compreso un tale Dybala, gladiatore del gol.

Stagione strana, la quarta in bianconero, per l’argentino. Che ha sì giocato tanto (21 presenze di cui 18 da titolare), ma che ha segnato meno rispetto ai suoi standard: 5 gol in un girone stellare di Champions, soltanto due in campionato, contro Bologna e Cagliari. Un’acrobazia e un tiro in equilibrio precario, sempre con il destro: reti particolari, preziose, ma con un’incidenza evidentemente condizionata dal ruolo che Max ha confezionato per lui. Lo chiamano tuttocampista, lo si potrebbe definire un fantasista a tutto campo, pronto a cucire il gioco fra mediana e attacco, assecondando anche quella voglia di attaccare gli spazi che sovente porta la Joya ad allargarsi a sinistra quando Cristiano Ronaldo si trasferisce a destra e Mandzukic si riscopre centravanti. «A Bergamo ha giocato una buona partita», è la benedizione di Max che, come tutti i tifosi juventini, prima o poi s’aspetta una nuova punizione vincente da parte di Dybala. Con il permesso di CR7 e Pjanic, naturalmente.

In base alle ultime prove svolte alla Continassa, dovrebbero essere quattro i cambi operati da Allegri rispetto al 2-2 di Bergamo: Rugani per Bonucci, Pjanic per Emre Can che dopo aver sofferto da regista contro i nerazzurri tornerà a giostrare da interno, il rientrante Matuidi per Khedira, Ronaldo per Douglas Costa. Il brasiliano, assieme a Bernardeschi nuovamente convocato, rappresentano due carte utilissime qualora la partita non si dovesse sbloccare. E in porta? Szczesny. Perin tornerà il 12 gennaio a Bologna, in Coppa Italia.

Massimo Ferrero cambia look al cda della Sampdoria e – con la solita immarcabile ironia – si dice pronto anche a rifare il trucco a se stesso, in caso di colpaccio allo Stadium. «Ho i capelli lunghi, li ho sempre portati così. Ma se vinciamo con la Juventus me li taglio tutti, me li faccio come Nainggolan» dice il patron doriano. Che tra le righe – a Radio Rai – prova davvero ad alzare la cresta, dopo la decisione del tribunale del Riesame che ha stabilito lo sblocco dei beni che gli erano stati sequestrati nell’ambito dell’inchiesta Fuori Gioco. «Non è né una vittoria né una sconfitta – dice Ferrero – sono state fatte delle indagini, sono molto dispiaciuto per la mia signora.

Tutti i giornalisti indagavano su un attico. Invece era un piano terra. Adesso dobbiamo aspettare i dispositivi» aggiunge il Viperetta rispetto al dissequestro di un appartamento, a lui riconducibile, in via dei Renai a Firenze, non lontano dal celebre Bar Necchi reso celebre dal film “Amici Miei”.
A proposito, il Viperetta ieri – come annunciato nelle scorse settimane – ha rivoluzionato il cda della Sampdoria. Una svolta in termini societari: in pratica il club di corte Lambruschini passa da una gestione strettamente famigliare a una gestione più tecnica, rispetto ai vari settori strategici. Al di là della prevista scissione dalle attività cinematografiche romane e dei possibili sviluppi giudiziari che potrebbero riguardare il Viperetta, si fanno notare le uscite dal cda dei famigliari Vanessa e Giorgia Ferrero nonché di Andrea Diamanti. Va detto però che Ferrero resta presidente, con l’avvocato Antonio Romei – dal 2014 braccio destro del patron doriano – promosso al ruolo più che mai operativo di vicepresidente. Altra figura di spicco che fa il suo ingresso nel cda è Paolo Fiorentino, manager bancario (attualmente ad di Banca Progetto) che avrà il ruolo di vicepresidente vicario: con alle spalle un’esperienza dirigenziale alla Carige, fu anche l’advisor di Unicredit per la cessione della Roma a Pallotta.

Gli altri volti nuovi del cda blucerchiato sono quelli di Gianluca Tognozzi, avvocato penalista di Roma che sta seguendo da tempo l’inchiesta Fuori Gioco, i genovesi Adolfo Praga (commercialista, membro del cda della Clinica Montallegro e di altre realtà liguri) e Paolo Repetto (medico e manager sanitario nel cda dell’Istituto Gaslini, ex consigliere comunale a Tursi). Due figure che vengono considerate strategiche per riprendere contatto con la città di Genova e che sarebbero considerate vicine all’ex proprietario della Samp, ovvero Edoardo Garrone. Nel cda della Samp anche Giovanni Invernizzi, nome che non ha bisogno di presentazioni: ex scudettato del ‘91, oggi è responsabile del settore giovanile blucerchiato. Una Sampdoria che va avanti con Ferrero o che – viceversa – potrebbe pensare a una possibile cessione a fondi stranieri, al di là delle smentite ufficiali? «Ho voluto dare un segnale importante – dice lo stesso Ferrero – per far capire anche a chi mi contesta che la Sampdoria è vita. Sto rilanciando la Samp, sto addosso ai ragazzi. Se sbagliano li sgrido, se fanno bene fanno il loro lavoro». E oggi c’è la gara con la Juve. Occhio a un certo Quagliarella. «Un giocatore che non finisce mai. Un highlander» dice Ferrero. Che forse – proprio come il bomber campano – non ha ancora voglia di chiudere la sua esperienza blucerchiata.

Chissà se lassù, in cielo, tra gli Angeli, Mattia, tinto di blucerchiato, riuscirà a tifare per la sua adorata Samp come faceva fino a qualche giorno fa, prima di quella maledetta notte a Corinaldo, prima di perdere la vita a causa di una tragedia che non doveva mai accadere. Ma è accaduta e cinque ragazzi più una dolce mamma ci hanno lasciato anzitempo facendo sprofondare nella disperazione le rispettive famiglie, gli amici, le proprie comunità. E Mattia Orlandi è volato in cielo, a soli 15 anni: voleva godersi, come e con tanti altri suoi coetanei, una serata di musica e festa e invece ha incontrato la… fine.

Mattia era di Frontone, paese vicino a Pesaro, e amava il calcio sia quello giocato dai campioni sia quello da lui stesso praticato come attaccante esterno per due anni alla Pergolese Juniores e più recentemente con la giovanile del Sassoferrato. Inseguiva quel sogno comune a tutti i ragazzi che praticano lo sport più bello del mondo ma, quando poteva, accompagnato dal papà Giuseppe Orlandi, andava al Ferraris, a Genova, per godersi da vicino le gesta dei suoi beniamini. Mattia frequentava la 2ª A dell’Istituto tecnico Merloni di Fabriano e il lunedì successivo alla tragedia al suo posto, sul banco che occupava di solito, c’era una rosa bianca. Ma non solo. I compagni di classe poche ore dopo il terribile evento, seppur storditi e disperati, avevano preso contatto via Instagram con Fabio Quagliarella, il capitano della Samp, e gli avevano chiesto se poteva spedire loro una sua maglia autografata col numero 27. Il campione ha subito aderito all’iniziativa e la maglia è stata recapita velocemente al Merloni. E così, quel lunedì, i compagni di classe di Mattia l’hanno posata su quel banco vuoto, vicino alla rosa bianca. E nel giorno delle esequie (dopo la messa è stato suonato l’inno della Samp), sempre loro, hanno posata la maglia numero 27 sul feretro, come gesto estremo di saluto e di grande affetto per un amico che non rivedranno mai più.
E la Samp ha voluto ricordare Mattia donando un completo di maglie blucerchiate alla Junior Pergolese che sino alla fine del campionato indosserà la maglia più bella del mondo in occasione delle partite ufficiali. «Un piccolo pensiero per un grande dolore» E il presidente Massimo Ferrero ha voluto mandare un messaggio ai cari di Mattia: «Alla famiglia va il mio abbraccio affettuoso e l’augurio di mantenere sempre vivo l’unico sentimento capace di guarire ogni male: l’amore».
Mattia ora è in cielo, con gli Angeli, e magari accanto a zio Vuja, Boskov. Di sicuro si farà raccontare tutto della Sampd’Oro che non ha visto ma di cui ha sentito tanto parlare. Senza dimenticarsi di tifare anche da lassù.

Una rovesciata ti cambia la vita. Tutti hanno ancora negli occhi quella più famosa di Cristiano Ronaldo, che ad aprile scorso stregò lo Stadium da giocatore del Reai e capovolse il corso della sua carriera, abbracciando la Juventus e la Serie A; pochi ricordano un simile gesto atletico di Fabio Quagliarella in bianconero di 8 anni fa, l’ultimo centro della stagione prima di un brutto infortunio al ginocchio e di un lungo stop. La stagione successiva per Fabio fu però quella della rinascita e del primo scudetto del ciclo glorioso e vincente di Andrea Agnelli. Quagliarella ha iniziato l’opera conquistando tre tricolori di fila, CR7 è arrivato in estate alla Juventus per chiudere il cerchio, restituendo a Madama lo scettro di Regina d’Europa.
INSAZIABILI Quaglia contro Cristiano è la sfida del talento puro senza età: ultra trentenni che non temono l’usura del tempo, perché in campo vivono soprattutto d’istinto e creatività. Se non ci fosse il ragazzino Piatek a fare il terzo incomodo, il trono dei gol sarebbe solo affar loro. Con la prima rete di testa italiana Ronaldo è salito a 12 nella classifica dei marcatori, a una sola lunghezza dalla punta del Genoa, Fabio ha risposto con un meraviglioso colpo di tacco al Chievo, portandosi a -1 dal bionico della Juventus. Il talento non è solo tecnica, è anche personalità, astuzia, intuizione e la giusta dose di sana presunzione.

INSEGUENDO IL BELLO E IL PRIMATO Per Ronaldo ogni pallone spinto in porta è un’opera d’arte da regalare a chi lo sta guardando. La sua carriera non è paragonabile a quella di Quagliarella, ma il modo di rapportarsi e dialogare col pallone sì. Cristiano segnò di tacco al Valencia in un 2-2 di 4 anni e mezzo fa: il gol più celebre di questa tipologia, ma non l’unico. Al pubblico italiano ha regalato in questi primi quattro mesi il tiro da fuori contro l’Empoli, sicuramente la rete più bella in campionato conia maglia bianconera, più il destro al volo al Manchester in Champions League. «Cristiano domani (oggi, n.d.r:) rientrerà dal primo minuto», ha annunciato Allegri in conferenza stampa. L’instancabile è finito in panchina — concordata — contro l’Atalanta dopo 17 gare consecutive in campionato e da subentrato ha consegnato il pareggio in inferiorità numerica ai bianconeri. Domenica CR7 volerà a Dubai con la sua Georgina per brindare al 2019, prima però vuole sfornare altre prodezze per chiudere l’anno da capocannoniere del torneo.

INCOMPIUTA Paradossalmente, a ripensarci oggi, per l’ex juventino Quagliarella l’avventura bianconera è stata invece un’esperienza senza gioia, anche se nel 2012, con Conte in panchina, il bomber sampdo- riano era riuscito a festeggiare lo scudetto che apriva una serie interminabile di successi. Prima di allora, però, un inizio difficile appena sbarcato a Torino: per il modo in cui aveva dovuto lasciare Napoli, come un traditore, quando in realtà i motivi — si sarebbe saputo sol

tanto molti anni dopo — erano ben altri, e assai più gravi. Poi, l’infortunio al crociato, che vanificò quanto di buono fatto sul campo sino a metà campionato. Ecco perché anche a distanza di anni gli è rimasta addosso quella sensazione di avere dovuto rinunciare a sfruttare al meglio la grande occasione della sua vita. Il destino, però, gli ha restituito con il tempo ciò che gli aveva tolto.
TEMPERAMENTO Ed anche se non era riuscito fare la storia della Juventus, là è ancora un ex stimatissimo. Oggi è tutta un’altra storia, Quagliarella «è il nostro Ronaldo», avvisa con orgoglio Marco Giampaolo in una vigilia zeppa di stimoli come mai era accaduto in questa stagione per la Samp, neppure prima del derby. Quagliarella e CR7: «Per la percentuale rea- lizzativa — chiude il tecnico — possiamo paragonarlo a Cristiano». Ma oggi basterà?

La notizia arriva nel pomeriggio di ieri: «In data odierna – scrive la Juventus in un comunicato – Juan Cuadrado è stato sottoposto a trattamento per via artroscopica al ginocchio sinistro per la lesione del menisco esterno e la frattura cartilaginea riportate nel traumatismo subito durante la partita di Champions League giocata a Berna. L’intervento, effettuato a Barcellona dal dottor Cugat, assistito dal responsabile sanitario della Juventus dottor Claudio Rigo, è perfettamente riuscito. Il calciatore inizierà nei prossimi giorni la rieducazione».

NECESSARIO Cuadrado si era fatto male al 18’ di Young Boys- Juventus dello scorso 12 dicembre. La Juventus ha provato con la terapia conservativa, ma il giocatore continuava ad accusare fastidi. Si è deciso così di procedere con l’artrosco- pia, che in questi casi è il sistema migliore per valutare l’entità del danno. Nel caso di Cuadrado, ciò che allunga i tempi di recupero dai 40 giorni di un normale menisco esterno ai 90 che serviranno per rivedere il colombiano in campo, è il problema alla cartilagine, emerso durante l’operazione. «Grazie a Dio – ha commentato Juan su Instagram, l’operazione è andata bene, ora al lavoro per recuperare e tornare più forte».

NIENTE ATLETICO Cuadrado dovrebbe tornare disponibile a fine marzo. Salterà quindi la sfida degli ottavi di Champions con l’Atletico Madrid, rientrando per l’andata degli eventuali quarti il 9-10 aprile. Un assenza importante nelle rotazioni di Allegri: Cuadrado quest’anno viene impiegato da terzino destro, esterno alto e persino mezzala. A questo punto si allontana il prestito di Leonardo Spinazzola, che Allegri potrebbe lanciare già contro la Sampdoria.  Il verbo del giorno è «chiappare». Massimiliano Allegri lo usa per chiarire ai suoi che gli sforzi non sono ancora finiti e che i 9 punti di vantaggio sul Napoli desidera chiuderli in valigia e portarli in vacanza. «Dobbiamo chiappare i tre punti per fare un balzo in avanti e passare la sosta sereni, senza giramenti di scatole». Tre punti servono anche per chiudere a 53 il girone d’andata e toccare quota 101 nell’anno solare, obiettivo che nessuna altra big d’Europa può raggiungere.

RECORD E BASSO PROFILO

La Juventus di Allegri aveva già raggiunto la tripla cifra nel 2016, quando concluse l’anno a 100. Nel 2018 Max può superare se stesso. «Fare più di 100 punti sarebbe un orgoglio e una soddisfazione per come stiamo lavorando, ma non sono i record a regalarti i trofei. Speriamo di arrivare a 53 punti non per il primato, bensì per alzare l’asticella e raggiungere l’obiettivo, che è l’ottavo scudetto. Ci vuole il basso profilo, dobbiamo stare zitti e vincere le partite. Con la Samp sarà difficile, bisogna tirare fuori le ultime energie e ci serviranno anche i nostri tifosi».

DUBBIO A SINISTRA Rispetto alla gara con l’Atalanta rientreranno, oltre a Cristiano Ronal- do, Pjanic e l’influenzato Matuidi. In difesa Rugani farà rifiatare Bonucci e Spinazzola è in ballottaggio a sinistra con l’acciaccato Alex Sandro: sarebbe l’esordio per l’ex dell’Ata- lanta. In attacco il solito trio: Bernardeschi torna tra i convocati ma partirà dalla panchina. Idem Benatia, che mercoledì non ha giocato per un’infiammazione al polpaccio: ha smaltito sia quella sia la gastroenterite. «Dybala sta bene – spiega l’allenatore – e Mandzukic ha recuperato, sarà una partita lunga e i cambi sono importanti. Dopo Bergamo ho sentito parlare di Juve in crisi, mi sa che a qualcuno il panettone è andato per traverso».

NIENTE UNITED «Con l’Atalanta abbiamo giocato bene, ho sbagliato solo io che mi sono rivolto troppo animatamente al quarto uomo: volevo dare una scossa». Chiusura sui tabloid inglesi, che lo danno corteggiatissimo dal Manchester United: «Ho ancora un anno e mezzo di contratto, alla Juventus sto bene e ho ancora del lavoro da fare». Vincere l’ottavo scudetto di fila, ma non solo.