Un terremoto di magnitudo 4.8 è stato registrato nella provincia etnea. Paura tra gli abitanti: notte in auto. Etna ancora “sveglio”

Una scossa di terremoto di magnitudo 4.8 ha colpito il Catanese alle 3.19 di questa notte. Centinaia di persone si sono riversate nelle strade trascorrendo la notte nelle auto.

A quanto pare la scossa è stata localizzata tra Viagrande, Trecastagni e Aci Bonnaccorsi. L’ipocentro è stato registrato a solo un chilometro di profondità. Ed è questo il motivo per cui la scossa sarebbe stata avvertita di più. Alcuni edifici vecchi dei centri storici hanno riportato alcuni danni. Ci sono anche 28 feriti ma non gravi. Hanno solo riportato alcune ferite superficiali da codice verde. Intanto è stato chiuso in via precauzionale un tratto dell’autostrada Catania-Messina, la A18, tra Acireale e Giarre per la presenza di alcune lesioni sospette sul manto stradale. Isoccorsi si sono immediatamente messi in moto. Uno dei testimoni racconta quanto vissuto questa notte: “Eravamo a letto — racconta al Corriere —, ci siamo svegliati di soprassalto e visto le pareti crollarci addosso. Per fortuna i mobili ci hanno protetti dalle macerie”.

La scossa ha provocato dei danni alle chiese a Pennisi e al Sacro Cuore di Santa Venerina. È crollata anche qualche casa ormai vecchia a Zafferana Etnea. I terremoti comunque sono stati accompagnati anche da uno nsciame sismico che ha coinvolto anche altre zone della Sicilia orientale. L’Etna continua nella sua attività con lapilli e cenere. E anche lo Stromboli da par suo fa sentire la sua “voce”. L’aeroporto di Fontanarossa di Catania è stato prima chiuso e poi riaperto. “Dalle prime ore di stamattina sono in contatto costante con i vigili fuoco a Catania. Ci sono 150 unità operative al lavoro, per fortuna non ci sono morti ma i sopralluoghi continuano per monitorare la situazione”, ha affermato il ministro degli Interni, Matteo Salvini. Il titolare del Viminale domani sarà a Catania.

La crosta terrestre è formata da rocce che a volte si rompono all’improvviso liberando un sacco di energia. Il terremoto non è altro che questo! L’energia si diffonde, dal punto della rottura, sotto forma di onde come quelle che si allargano a cerchio quando si butta un sasso nell’acqua. Queste onde però scuotono il terreno, provocando spesso gravi danni a cose, edifici e persone. Sono le onde sismiche. Il terremoto è un fenomeno naturale, come le alluvioni e le eruzioni vulcaniche, ma è molto più rapido: dura al massimo qualche minuto. Ma questa velocità non ci deve ingannare: le condizioni per generare un terremoto si preparano lentamente, nel corso di secoli o millenni. È il tempo che occorre per accumulare quell’immensa energia. Un po’ come avveniva con le catapulte usate nelle battaglie dell’antichità: per caricarle ci volevano diversi minuti, ma poi scattavano in un istante scagliando lontano pietre o giavellotti. L’energia accumulata lentamente e liberata in un attimo può diventare infatti molto pericolosa.

Immaginate di prendere un’assicella di legno, di afferrarla con le mani e di piegarla. Quando la lasciate andare può succedere che essa torni più o meno come prima, a seconda della forza che ci mettete e della qualità del legno. Si dice allora che l’assicella ha un “comportamento elastico”. Gli elastici infatti, per quanto li tiriate, una volta lasciati andare tornano sempre della stessa lunghezza. Ma può essere che la vostra assicella resti deformata, e magari anche un po’ rovinata: si dice allora che ha un “comportamento plastico”. Significa che la forza cui la sottoponete ne modifica l’aspetto. Facendo ancora più forza potrebbe capitare che all’improvviso l’assicella non regga più e si spezzi. Per il contraccolpo, potreste sentire dolore alle braccia o fare un bel salto all’indietro! Sono gli effetti dell’energia liberata dalla rottura.

Gran parte della crosta terrestre è soggetta a movimenti continui. Per esempio vanno in direzione orizzontale le spinte che milioni di anni fa hanno staccato Corsica e Sardegna da Francia e Spagna, fino a spingerle pian piano dove si trovano adesso, in mezzo al mare. Sono invece verticali i movimenti che da millenni alzano o abbassano il livello del terreno a Pozzuoli e che sono collegati alla presenza di un sistema vulcanico. Sono i cosiddetti “bradisismi”. Sotto queste spinte, le rocce possono avere un “comportamento elastico” e tornare alla forma originaria, quando non sono più soggette a pressione. Oppure, se le forze sono meno potenti ma durano moltissimo tempo, gli strati di roccia possono avere un “comportamento plastico” e deformarsi, con piegamenti e corrugamenti spettacolari come se ne vedono nelle regioni montuose. Infine, se la forza subita è insopportabile, le rocce possono spezzarsi all’improvviso rilasciando di colpo tutta l’energia accumulata. È lo scatenamento di questa energia che dà origine ai terremoti.

Insomma, i terremoti nascono da una rottura delle rocce: la frattura che si crea viene chiamata “faglia” e può essere lunghissima. Quella del terremoto di Sumatra del 2004, per esempio, era lunga quasi 1.000 chilometri, come dal Trentino alla Sicilia. La faglia del terremoto in Irpinia e Basilicata nel 1980 era lunga 40 chilometri. La frattura avviene sottoterra, ma a volte può essere visibile anche in superficie. Quando questo accade possiamo vedere che le rocce ai lati della frattura si muovono di parecchi metri. Nel terremoto del 1964 in Alaska, uno dei due blocchi di rocce è finito 10 metri più in alto dell’altro. Nel terremoto di Irpinia e Basilicata, il dislivello tra i due blocchi arrivava a 1 metro. Lo spostamento delle rocce può anche essere orizzontale: nel terremoto di San Francisco del 1906 i due blocchi si sono spostati di 6 metri, scorrendo in due direzioni opposte. La faglia che si è creata era di 480 chilometri: poco meno della distanza in linea d’aria fra Trieste e Ventimiglia, ai due estremi delle coste italiane.

Una parte dell’energia liberata dalla rottura delle rocce viaggia dall’ipocentro sotto forma di onde che scuotono la superficie della Terra e la fanno tremare, causando danni più o meno gravi: questi scrolloni sono detti “scosse sismiche”. Ci sono vari tipi di onde, più o meno pericolose. Le più veloci sono le onde “longitudinali”, che fanno oscillare la materia nella stessa direzione in cui si propaga l’energia: come un organetto, rocce e liquidi si comprimono e si dilatano. Sono le prime a essere avvertite e per questo sono dette “onde P”. Le onde “trasversali” invece fanno ballare il terreno perpendicolarmente alla loro direzione. Si trasmettono solo nei solidi e si chiamano “onde S” perché arrivano per seconde. Sono infatti più lente ma possono fare molti più danni delle altre perché più ampie ed energetiche. Le onde “superficiali” si generano all’epicentro e si propagano solo sulla superficie terrestre: arrivano per ultime perché sono le più lente. A seconda del tipo di movimento che producono si chiamano “onde L” o “onde R” dai nomi dei loro scopritori A.E.H. Love e Lord J.W.S. Rayleigh. Anch’esse in particolari condizioni possono causare notevoli danni.