“Mi sono trovata intervistata dalla Zanzara da persone sgradevoli e aggressive nei miei confronti. Io i gay li curo da molti anni, prima ho curato i loro corpi in pronto soccorso quando nessuno voleva curarli per paura dell’Aids. Al principio ero convinta che si trattasse di una cosa immodificabile, l’orientamento sessuale, invece adesso ho capito che è modificabile, purtroppo è la ricerca che è imbavagliata. Si può ottenere il 60 per cento di guarigione perché quelli degli omosessuali sono atteggiamenti che possono avere ricadute negative sulla salute delle persone”. È in aula questa mattina Silvana De Mari, il medico a processo per diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa per le dichiarazioni offensive nei confronti della comunità Lgbt rilasciate alla trasmissione radiofonica “La zanzara”. Ha voluto parlare prima che il pm, Giuseppe Riccaboni, concluda il processo con la richiesta di condanna. E ha risposto davanti al giudice alle domande della procura e dei suoi avvocati.

“Non si può ingiuriare dicendo la verità”, ha esordito la donna, 65 anni, che fino al 1992 è stata medico ospedaliero, poi ha intrapreso un’attività privata da psicoterapeuta. Sullo sfondo delle sue teorie mediche, secondo il Torino Pride, che l’ha denunciata, ci sarebbe la convinzione che gli omosessuali sono “sporchi” perché durante i rapporti sessuali hanno contatti con le feci. E anche in aula De Mari non nasconde qual è la propria convinzione senza tralasciare dettagli. “La mia gravissima preoccupazione riguarda soprattutto la situazione sanitaria – ha detto l’imputata rispondendo alle domande del pm – i casi di Aids, gonorrea, sifilide sono in aumento. Se gli uomini continueranno ad avere rapporti con altri uomini assisteremo a una catastrofe mondiale”. De Mari ha quindi sottolineato che il sesso praticato da lesbiche non procura alcun danno, a differenza del sesso tra uomini “che moltiplica per nove il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto per chi lo pratica in modo passivo”. Ma denota il fatto, secondo lei, che non hanno mai “superato la fase puberale”.

La dottoressa ha aggiunto che “il tubo digerente serve per digerire, mentre il sesso anale provoca danni e questo in biologia significa disordine”. De Mari ha poi rincarato la dose. “La sessualita’ e tra uomo e donna ed e’ finalizzata alla procreazione. Quando non e’ cosí si tratta di un disturbo. Per la mia esperienza personale l’omosessualita’ e’ una situazione da cui si puo’ comunque uscire, e’ possibile guarire”. E ancora. “La mia preoccupazione e’ anche per le donne, da qualche anno a questa parte i giornali femminili fanno campagne a favore del sesso anale eterosessuale, che e’ ugualmente dannoso”.

L’imputata ha confermato anche le sue dichiarazioni choc che assocerebbero la pedofilia all’omosessualità. “La pedofilia e’ un orientamento sessuale caratterizzato dall’attrazione erotica verso i minori. Penso che alcune persone del movimento Lgbt stiano diffondendo la pedofilia. L’ultimo libro di Mario Mieli, a cui e’ dedicato un circolo, dice “noi faremo l’amore con loro” e a mio parere si tratta di apologia all’abuso su minore. Senza dimenticare – continua De Mari – che personaggi di spicco del mondo gay hanno rilasciato dichiarazioni ambigue sulla liberta’ sessuale del bambino”.

Omosessualità Il termine deriva da un costrutto semantico della medicina psichiatrica del XIX sec. per indicare una Sessualità orientata verso persone dello stesso sesso. In it. si parla generalmente di omosessualità per gli uomini e di lesbismo per le donne. Dalla fine del XX sec. la parola ted. del linguaggio corrente schwul, un tempo usata con valore denigratorio, è rivendicata dagli omosessuali per designare il loro stile di vita; nello stesso periodo si è imposto, anche in area italofona, il termine inglese gay

Omosessualità e diritto

 Il rifiuto dell’omosessualità motivato da ragioni religiose è radicato nelle tradizioni indoeuropea, antica e giudaico-cristiana. Dall’alto ME i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso erano considerati, in base alle Novelle del codice di Giustiniano degli anni 538 e 559 fondate sul Nuovo Testamento (Rom. 1,26), una devianza peccaminosa dalle norme di comportamento volute da Dio e dettate dalle leggi naturali. La teol. medievale condannava l’omosessualità ricorrendo a termini quali vitium sodomiticum (Sodoma e Gomorra, Gen. 19) e stabiliva un rapporto di causalità con le catastrofi naturali (terremoti, carestie, peste), interpretate come punizioni divine. Nel ME e in epoca moderna erano perseguibili penalmente sia l’approccio sessuale di un adolescente da parte di un adulto, sia i rapporti tra adulti consenzienti. Tutti gli atti sessuali giudicati “contro natura” (Lussuria) – oltre ai rapporti omosessuali anche quelli eterosessuali non finalizzati alla procreazione, con uso di contraccettivi – venivano assimilati al concetto di sodomia (in ted. il termine è oggi riferito solo ai rapporti sessuali attinenti alla Zoofilia, mentre in it. designa il rapporto sessuale per via anale) e fino all’epoca moderna erano passibili della pena di morte (applicando tra l’altro la Carolina). Come in altri Paesi, anche nel territorio dell’attuale Svizzera le sanzioni contro i sodomiti variavano secondo la posizione sociale dell’incriminato. Nel processo di Zurigo del 1482 il cavaliere alsaziano Richard Puller von Hohenburg e il suo amante furono condannati al rogo per sodomia, mentre a Basilea dopo il 1416 i domenicani riuscirono a proteggere uno dei loro fratelli, Heinrich von Rheinfelden, accusato di coazione omosessuale, dal perseguimento penale da parte del Consiglio di Basilea. La Riforma e la Riforma catt. acuirono la repressione penale: fra il 1560 e il 1569 furono registrati a Ginevra 15 procedure per omosessualità, sei esecuzioni e otto messe al bando. Le pratiche omosessuali e zoofile venivano inoltre associate al presunto commercio sessuale delle donne con il diavolo (Stregoneria), soggetto a perseguimento penale fino al XVII sec. Il Codice napoleonico abolì la punibilità dell’omosessualità tra adulti. Nelle regioni in cui entrò in vigore all’inizio del XIX sec., in particolare nella Svizzera occidentale e meridionale, comportò la totale o parziale depenalizzazione dei rapporti omosessuali. Nei cant. della Svizzera ted. l’omosessualità tra adulti rimase invece un reato perseguibile d’ufficio o a querela di parte, con sanzioni più severe in certi cant. (Lucerna, Argovia) rispetto ad altri (Berna, Zurigo, Glarona, Soletta). Dal 1919 Basilea limitò il perseguimento d’ufficio ai rapporti sessuali con minori e alla prostituzione omosessuale. La riforma fed. del diritto penale (1929-42) nel 1938 determinò una decriminalizzazione: secondo la prima legislazione fed. in materia di reati contro l’integrità sessuale, unicamente la prostituzione maschile e i rapporti omosessuali con minori di 20 anni erano perseguibili. Ma fu solo con la revisione del diritto penale del 1991 che le relazioni omosessuali ed eterosessuali tra persone maggiorenni (16 anni e oltre) vennero poste sullo stesso piano giur. La prostituzione omosessuale divenne legale e fu soppresso l’articolo che condannava gli atti omosessuali come oltraggio alla morale pubblica. L’abuso sessuale di persone in stato di dipendenza rimase punibile in qualsiasi forma di relazione sessuale e la molestia sessuale tra persone dello stesso sesso fu riconosciuta per la prima volta come suscettibile di denuncia. Dagli anni 1990-2000 gli omosessuali tentarono di ottenere il riconoscimento giur. delle loro unioni e concubinati per migliorare lo statuto civile e successorio dei partner. Nel 2005 la nuova legge fed. sul partenariato, che consente alle coppie omosessuali di registrare la loro unione domestica, è stata accettata dal 58% dei votanti.

Omosessualità e società

Fino al XIX sec. gli omosessuali, e in misura minore anche le lesbiche, venivano giudicati secondo norme comportamentali che non rendevano loro giustizia, spingendoli alla clandestinità. Questa discriminazione fu superata solo lentamente. La confessione scritta di Franz Desgouttes, avvocato di Langenthal, condannato a morte nel 1819 ad Aarwangen per l’assassinio del suo apprendista, costituisce una precoce ammissione di omosessualità. Il caso fu ripreso da Heinrich Hösli, autore glaronese, che divenne il pioniere europeo della difesa degli omosessuali. Incarcerato per incompatibilità sociale, Jakob Rudolf Forster, di San Gallo, rivendicò il suo diritto all’omosessualità presentando diverse istanze alle autorità penali e civili, fino al Consiglio fed. Sull’esempio berlinese degli anni 1920-30, dal 1930 nacquero vari club di ballo e di intrattenimento, dapprima a Zurigo (per esempio il gruppo lesbico Amicitia, 1931), poi a Basilea. Sezioni sviz. del Bund für Menschenrecht, org. di difesa degli omosessuali e delle lesbiche, questi circoli costituivano i nuclei del movimento sviz. di emancipazione. Der Kreis (1932-68), periodico di riferimento per il pubblico omosessuale maschile, venduto esclusivamente agli abbonati, offriva consigli pratici e suggerimenti per un nuovo stile di vita, invitando i lettori alla moderazione (dal 1942 con un supplemento in franc., dal 1951 con contributi in inglese e un titolo trilingue Der Kreis-Le Cercle-The Circle). A differenza dei Paesi Bassi e della Scandinavia, in Svizzera l’iniziale solidarietà fra omosessuali e lesbiche iniziò presto a incrinarsi. La decriminalizzazione dell’omosessualità negli anni 1930-40 sollevò la domanda sulla possibilità di una “terapia curativa”, a seguito di un approccio più medico-psichiatrico alla questione. Nello stesso tempo gli interventi della polizia sui costumi furono inaspriti, spec. a Zurigo e Berna, perseguendo i giovani prostituti e i loro clienti, sorvegliando i principali luoghi di incontro degli omosessuali e registrandoli. Gli omosessuali atti al servizio militare rischiavano di essere marchiati con una nota sul libretto di servizio, decifrabile dal datore di lavoro. La generale individualizzazione dello stile di vita dopo il 1970 incoraggiò l’emancipazione degli omosessuali. Molte lesbiche simpatizzarono con il Movimento femminista. Il cosiddetto coming out, la pubblica rivelazione della propria omosessualità, divenne sempre più frequente. Fondati nel 1971-72, i gruppi di azione omosessuali di Zurigo, Basilea e Berna nel 1978 si opposero alla registrazione da parte della polizia con manifestazioni pubbliche e interpellanze parlamentari. Nel cant. Berna questa misura poliziesca fu abbandonata solo nel 1988, su intervento dell’incaricato fed. della protezione dei dati. Nel 1976 nacque il gruppo di liberazione omosessuale a Losanna, e nel 1978 il gruppo omosessuale a Ginevra. Le manifestazioni di questa seconda ondata di attivismo gay, dopo il 1970, ebbero un evidente carattere di sfida, volto a richiamare l’attenzione del pubblico: le riviste Hey e Anderschume, come pure il documentario televisivo Die Konsequenz (1977) del giornalista Alexander Ziegler, furono volutamente provocatori. Le org. dei gruppi di azione omosessuali (1974, dal 1993 Pink Cross) conobbero negli anni 1990-2000 un ricambio generazionale ai vertici e si affermarono come efficaci gruppi di interesse sul piano mediatico. Le donne omosessuali, meno alla ricerca di visibilità, costituirono l’Org. sviz. delle lesbiche (1989), mentre i gay e le lesbiche di orientamento ecumenico si unirono nel gruppo Omosessuali e Chiesa. In Ticino nel 1995 fu aperto lo Spazio gay di Massagno e nel 2002 fondato il Collettivo lesbico gay Ticino. I gruppi degli omosessuali più effeminati, quelli dei più timorosi che cercavano di restare nell’ombra e quelli dei gay più politicizzati e militanti, in un primo tempo tutti in contrasto tra loro, si sono trasformati verso la fine del XX sec. in scene culturali autonome, con propri siti internet. Dal 1978 anche in Svizzera l’annuale manifestazione estiva del Christopher Street Day (gay pride) commemora l’insurrezione degli omosessuali newyorkesi contro le repressioni della polizia del 1969. Dal 1985 la diffusione della sindrome da immunodeficenza acquisita Aids causò un elevato numero di decessi, in particolare tra gli omosessuali maschi. Le campagne di sensibilizzazione promosse dalla Conf. e appoggiate dai gruppi omosessuali contribuirono a modificare i comportamenti a rischio. Dalla fine del XX sec. la cultura gay è stata oggetto di una crescente commercializzazione, con una moltiplicazione dell’offerta di libri e periodici, luoghi di ritrovo (saune, bar, discoteche), agenzie di viaggio e strutture alberghiere.