Maltempo e alluvioni, è allerta rossa: crolla ponte a Cagliari

Crolli sulle strade. E piogge torrenziali, vento e temporali. In tutta Italia scatta l’allerta maltempo. Una forte perturbazione atlantica sta per impattare al Nordovest, mentre sta già portando situazioni alluvionali sulla Sardegna, dove sono crollati due ponti che collegano Cagliari a Capoterra sulla SS 195 e sulla Sp 91. L’immensa quantità d’acqua caduta dalle ore centrali della notte sui monti di Capoterra, comune dell’hinterland, ha attraversato i compluvi e ha raggiunto il mare sfondando letteralmente la litoranea. Critica anche la situazione nelle gallerie di Sarroch. La Sp91 è stata chiusa per il crollo strutturale della carreggiata accanto ad un ponte.

I carabinieri sono sul posto. Chiusa anche la strada SP1 tra Uta e Capoterra. I torrenti che scendono a valle hanno inondato anche il paese che quasi totalmente isolato. Difficile anche la situazione nel carcere di Uta. “La situazione a Capoterra è sotto controllo – assicura all’Adnkronos Gianluigi Marras, assessore alla Viabilità del Comune di Capoterra (Cagliari), zona fortemente colpita dal maltempo-. Ci sono stati danni ma per fortuna non alle persone: non ci sono feriti né dispersi, ma problemi alla viabilità e allagamenti in alcune case”. Dopo il crollo del ponte sul Rio Santa Lucia, lungo la statale 195, “la statale è interrotta – riferisce Marras -.

Non siamo completamente isolati perché ci sono alcune strade alternative che permettono a chi arriva da Cagliari di transitare verso Capoterra, ma comunque anche da quelle parti la viabilità non è scorrevole” a causa del maltempo. SARDEGNA – Sempre in Sardegna, la Protezione civile ha diramato un avviso di condizioni meteo avverse, facendo scattare l’allerta rossa per rischio idrogeologico sino alla mezzanotte di giovedì 11 ottobre. La Protezione Civile ha inoltre incrementato il livello di rischio idrogeologico (elevato) e idraulica. E a partire da oggi e sino alla mezzanotte di giovedì è stata diramata l’allerta rossa su sull’intero versante sud orientale della regione, inclusi i comuni di Cagliari, di Campidano, Iglesiente, Flumendosa-Flumineddu. Il violento temporale che si è abbattuto sulla Sardegna meridionale ha creato numerosi disagi soprattutto in Ogliastra e nel Sarrabus. Situazione preoccupante sulla SS 125 in direzione Tertenia (Nu) per l’esondazione del Rio Quirra con numerosi detriti sulla strada. Al km 93 un camion è rimasto bloccato per l’esondazione che ha invaso la strada. Sempre lungo la SS 125, in comune di Burcei, è esondato il Rio Picocca e sono caduti dei massi per degli smottamenti dovuti alle violente precipitazioni. Per l’allerta meteo rossa, a Cagliari sono stati chiusi uffici pubblici e scuole di ogni ordine e grado, e resteranno chiusi per tutta la giornata di domani. Chiusi anche i parchi e i cimiteri cittadini.

ALLERTA ROSSA ANCHE IN LIGURIA – L’allerta meteo non riguarda solo la Sardegna. Dalla sera e notte di mercoledì, piogge sempre più diffuse si abbatteranno anche su Liguria e Piemonte con quantitativi d’acqua anche eccezionali e rischio idrogeologico sui settori montuosi. In Liguria, sulla base dell’analisi degli ultimi modelli di previsione meteo e dopo le valutazioni idrologiche, la Protezione civile regionale ha diffuso la modifica dell’allerta meteo per piogge e temporali emanata da Arpal e riguardante l’estremo ponente della regione, facendo salire da arancione a rosso il livello di allerta per il territorio della zona A della Liguria, compresa lungo la costa da Ventimiglia fino a Noli, inclusa l’intera provincia di Imperia e la valle del Centa. Per i bacini piccoli e medi l’allerta sarà gialla fino alla mezzanotte di mercoledì, per poi diventare arancione fino alle 3 di questa notte e rossa fino alle 15 di giovedì. Dalle 15 alle 18 tornerà in vigore il livello arancione e infine quello giallo, fino alle 20. Per quel che riguarda i bacini grandi invece l’allerta scattata oggi alle 18 rimarrà gialla fino a mezzanotte, poi arancione fino alle 3 della prossima notte e quindi rossa fino alle 15 di domani pomeriggio, per poi tornare ad arancione fino alle 20.Per le altre zone e classi di bacino non è stata prevista nessuna modifica. L’innalzamento al livello rosso dei piccoli e medi bacini della zona A è dovuto a un aumento delle precipitazioni previste in maniera diffusa nell’estremo Ponente.

Occhi puntati sull’area del Polcevera per l’arrivo del maltempo a Genova, sotto quel che rimane di ponte Morandi, dove l’alveo del torrente, nel quale si trova ancora parte delle macerie del crollo, rimarrà osservato speciale per tutto il periodo di allertamento nelle prossime ore.”Entriamo in una allerta che è la prima significativa della stagione autunnale – ha spiegato oggi l’assessore alla protezione civile regionale, Giacomo Giampedrone durante il punto stampa convocato dopo l’emanazione dell’allerta arancione sulla Liguria per piogge e temporali-. Il quadro è di una allerta abbastanza complessa. Riguardo Genova noi abbiamo una grande urgenza che è quella del Polcevera con del materiale che noi stimiamo ancora tra i 700 e 800 metri cubi su cui si può intervenire limitatamente ma parte di quei materiali risultano ancora sequestrati. Quello è oggetto di un bollettino speciale, una valutazione della portata del Polcevera per il materiale ancora in alveo”. Su tutta l’area cittadina di Genova il Comune in collegamento video con la sala della protezione civile regionale ha spiegato che verrà adottato il piano di emergenza previsto, con pattuglie per monitoraggio disposte sul territorio e la sala di emergenza aperta h24. Le scuole rimarranno regolarmente aperte mentre per la zona del Polcevera scatterà invece il piano speditivo già adottato nelle settimane successive al crollo del Morandi che prevede l’evacuazione dell’area di lavoro in alveo con lo stop ad ogni attività e un’attenzione particolare all’evoluzione della situazione meteo: saranno presenti pattuglie disposte nella zona pronte in caso di necessità a chiudere il traffico e una postazione fissa della protezione civile a monte del viadotto per un monitoraggio visivo e seguire l’evoluzione del maltempo. “Avremo – hanno spiegato i previsori di Arpal – una perturbazione di origine atlantica, potente nel senso che sarà in grado di convogliare grandi quantità di aria calda e umida. Sarà persistente e domani sarà bloccata da un anticiclone che la farà stazionare”. Per un ritorno alla stabilità si dovrà attendere la giornata di venerdì.

ALLERTA GIALLA NELLE ALTRE REGIONI – Domani il maltempo sarà incessante anche sul Piemonte con piogge e nubifragi. In Toscana sono possibili temporali forti, associati a colpi di vento e grandinate a partire dalle prime ore e per l’intera giornata di domani su Arcipelago, fascia costiera e zone adiacenti. Precipitazioni diffuse, nelle prime ore di domani, sono attese anche in Emilia-Romagna. Il dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le Regioni coinvolte ha perciò emesso un ulteriore avviso di condizioni meteorologiche avverse con l’allerta gialla su alcuni bacini di Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, sui settori costieri del Lazio, sui versanti ionico e tirrenico meridionale della Calabria e su alcuni bacini della Sicilia, isole minori comprese.

Il continuo fronteggiare le emergenze ripagando i danni che frane e alluvioni causano sul territorio sta generando costi insostenibili per le popolazioni e soprattutto una dispersione delle risorse che dovrebbero invece essere destinate ad un’efficace politica di prevenzione. Per questo è quanto mai urgente agire rapidamente e con interventi concreti. Per arginare la vulnerabilità dei territori bisognerebbe adeguare le politiche regionali per la tutela e la prevenzione del rischio rivedendo le mappe, pianificando la lotta agli illeciti ambientali e demolendo gli immobili abusivi oltre a delocalizzare rapidamente i beni esposti al pericolo di frane e alluvioni. Pur senza considerare gli interventi più complessi e costosi, con i fondi previsti lo scorso anno sarebbe stato possibile intanto realizzare opere come la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua cittadini, la stabilizzazione del movimento franoso, la demolizione delle case in alveo ecc. Bisogna uscire dalla logica che la prevenzione del rischio idrogeologico debba passare obbligatoriamente attraverso la sola attuazione di interventi strutturali e opere di messa in sicurezza.

È infatti ancora oggi opinione largamente diffusa che la tutela della naturalità dei corsi d’acqua sia un obiettivo auspicabile in sé, ma purtroppo in conflitto con quello della sicurezza idraulica. Una convinzione profondamente errata, ma solidamente fondata sull’esperienza: pulizie fluviali, argini, difese spondali, rettifiche o escavazioni, infatti, riducevano effettivamente il rischio idraulico nel tratto d’intervento, alimentando l’illusione che bastasse estendere gli interventi a tutto il reticolo idrografico per conseguire la sicurezza idraulica. Spesso si pianificano gli interventi per ottenere una effettiva riduzione del rischio locale, senza rendersi conto che il più delle volte il rischio non viene eliminato, ma solo trasferito a valle; così, dopo ogni intervento, i centri abitati situati a valle, trovandosi esposti ad un rischio accresciuto, corrono ai ripari con interventi analoghi, in un circolo vizioso che dissipava risorse col bel risultato di un incremento del rischio complessivo e dei danni alluvionali. Ma è davvero possibile conseguire una riduzione del rischio idraulico migliorando la naturalità dei fiumi? Va obiettivamente riconosciuto che questa politica ha un costo poiché, anche quando non richiede la realizzazione di opere, comporta la rinuncia allo sfruttamento di terreni adiacenti ai fiumi. Ma al tempo stesso bisogna riconoscere che anche lo sfruttamento di questi terreni ha un costo (costruzione e manutenzione di opere, danni alluvionali e geomorfologici indotti a valle) e che talora questo costo supera i benefici ottenuti. In altre situazioni invece – ad es. in molti tratti fluviali di attraversamento di centri abitati – la naturalità dei fiumi è effettivamente in conflitto con la sicurezza idraulica; in questi tratti è dunque ragionevole sacrificare la naturalità. Tuttavia la riduzione del rischio nel centro abitato può essere conseguita incrementando lo spazio a disposizione dei fiumi (quindi la naturalità) nei tratti non abitati; spesso dunque il conflitto tra natura e sicurezza si verifica solo a livello locale, mentre si risolve in sinergia a livello di bacino. In conclusione riportiamo brevemente dieci punti prioritari per mettere in campo una politica territoriale che metta al centro la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico, la tutela del territorio e dei corsi d’acqua e la sicurezza delle persone che vivono in aree a rischio: Investire nella messa in sicurezza del territorio. Purtroppo nonostante l’urgenza di una gestione accurata e sistematica, ancora non si vede un impegno concreto da parte del Governo nazionale per l’impiego di adeguate risorse, soprattutto economiche. Infatti le recenti manovre economiche hanno colpito l’ambiente in generale con un drastico intervento anche sulla tutela del territorio e la difesa del suolo, dove sono state più che dimezzate le risorse stanziate rispetto agli anni scorsi.

Delocalizzare i beni esposti a frane e alluvioni, se legali. Attuare interventi di delocalizzazione degli edifici, delle strutture e delle attività presenti nelle aree a rischio “in regola” rappresenta una delle soluzioni apparentemente più difficili da percorrere ma, in molti casi, più convenienti (anche dal punto di vista economico) e risolutive a lungo termine. Adeguare lo sviluppo territoriale alle mappe del rischio. Intervento necessario per evitare la costruzione nelle aree a rischio di strutture residenziali o produttive per garantire che le modalità di costruzione degli edifici tengano conto del livello e della tipologia di rischio presente sul territorio. Ridare spazio alla natura. Restituire al territorio lo spazio necessario e ai corsi d’acqua le aree per permettere una esondazione diffusa ma controllata, ovvero creare e rispettare le “fasce di pertinenza fluviale” adottando come principale strumento di difesa il corretto uso del suolo. Torrenti e fiumare, sorvegliati speciali. Rivolgere una particolare attenzione all’immenso reticolo di corsi d’acqua minori, visti gli ultimi avvenimenti in cui proprio in prossimità di fiumare e torrenti si sono verificati gli eventi peggiori e al tempo stesso si sono compiuti gli scempi più gravi. Attuare una manutenzione ordinaria del territorio che non sia però sinonimo di artificializzazione e squilibrio delle dinamiche naturali di un versante o di un corso d’acqua. Una corretta manutenzione deve prevedere interventi mirati e localizzati dove realmente utili e rispettosi degli aspetti ambientali, come ad esempio impedire il taglio a raso della vegetazione fluviale, favorendo interventi, di taglio o meglio ancora di semplice potatura, selettivi e solo laddove è conclamato siano necessari. Prevenzione degli incendi. In molti casi il disboscamento dei versanti causato dagli incendi può aggravare molto il rischio di frana di un versante oltre ad avere un notevole impatto ambientale. Per questo è urgente attuare una serie d’interventi per ridurre il fenomeno.

Convivere con il rischio. Applicare una politica attiva di “convivenza con il rischio”. Per far questo è necessario applicare sistemi di previsione delle piene e di allerta e piani di protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione che deve essere coinvolta in esercitazioni. Lotta agli illeciti ambientali. Rafforzare le attività di controllo e monitoraggio per ripristinare la legalità sul territorio in cui spesso trovano spazio le captazioni abusive di acqua, l’estrazione illegale di inerti e l’abusivismo edilizio a cui bisogna rispondere con demolizioni senza se senza ma. Gestire le piogge in città. Bastano oggi eventi piovosi non straordinari per causare allagamenti e provocare danni rilevanti in occasione di eventi di pioggia anche non eccezionali. Allagamenti che purtroppo causano anche delle vittime come testimoniano recenti fatti di cronaca. Per questo la gestione delle acque di pioggia è uno dei grandi problemi ambientali delle città.

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