Ci sono importanti informazioni da tenere a mente a proposito di Torino-Napoli e delle strade che si possono seguire per guardare la partita in TV e soprattutto in diretta streaming, considerando che l’anticipo di Serie A sarà un’esclusiva di DAZN. Parlo di anticipo perché il presupposto dal quale partire è che l’orario d’inizio è stato fissato alle 12.30. Se siete abbonati Sky, nessuna paura, perché al momento avete a disposizione anche la soluzione per guardare il match gratis e soprattutto in modo legale, senza alcun vincolo.

L’anno scorso Torino-Napoli poteva essere una di quelle partite dal facile pronostico. Ad oggi, invece, se si tiene debitamente conto dei pro e dei contro di ciascuna squadra, il risultato non appare più tanto scontato. Anzi: il Toro sembra avere più di una possibilità di portare a casa un risultato positivo. Mazzarri, dopo il rodaggio della stagione passata, mi pare abbia forgiato la squadra a sua immagine e somiglianza, con caratteristiche ben marcate: un 3-5-2 chiuso con ripartenze esplosive, una ritrovata fisicità in mezzo al campo – penso alla piacevole scoperta Meité, classe 1994 –, la giusta dose di grinta che ha consentito due importanti recuperi, quelli contro Inter e Udinese.

Aggiungerei anche una ciliegina sopra la torta mazzarriana, cioè il desiderio di ribalta da parte di un allenatore che dà il meglio di sé quando gioca contro le sue ex squadre, forse per dimostrare che lì ai piani alti, tempo prima, qualche errore era stato fatto. Il Napoli di Ancelotti, multiforme al punto da non sapersi più riconoscere in nessuna identità, ha cambiato spesso formazione e assetto tattico, spostando di ruolo giocatori che fino allo scorso anno ne avevano avuto uno preciso. Parlo di Insigne dirottato al centro dell’attacco, di Zielinski impiegato come esterno sinistro, di un 4-4-2 insolito per una squadra che da tre anni a questa parte s’era votata al 4-3-3.

La partita di martedì contro la Stella Rossa è stata una sorta di cartina al tornasole: nonostante un possesso palla superiore al 70%, la fase offensiva dei partenopei non si è rivelata certo incisiva, se escludiamo un palo di Insigne e un’occasione di Callejon. È vero, mai sottovalutare una squadra come il Napoli, che l’anno scorso ha rappresentato l’anti-Juve fino a tre giornate dalla fine. Ma se, oltre alle sue qualità e a un Olimpico Grande Torino finalmente stracolmo, il Torino schiererà anche il suo proverbiale cuore, non prevedo una partita a senso unico.

Per vedere Torino Napoli in streaming legale e gratis si ci può mettere alla ricerca dei siti delle emittenti che operano fuori dall’Italia. Come per esempio:

  1. Paesi Bassi con l’emittente Sanoma Media Netherlands;
  2. Paraguay con l’emittente Sistema Nacional De Television;
  3. Turchia con l’emittente Turkish Radio and Television Corporation;
  4. Repubblica Ceca con l’emittente Ceca Ceská Televize;
  5. Svizzera con l’emittente Schweizer Radio und Fernsehen;
  6. Slovacchia con l’emittente Slovenská Televízia;
  7. Suriname con l’emittente Surinaamse Televisie Stichting;
  8. Svezia con l’emittente Modern Times Group;
  9. Portogallo con l’emittente Rádio e Televisão de Portugal;
  10. Serbia con l’emittente Radio-televizija Srbije.

Di mostri a se stesso, e il resto verrà di conseguenza: oggi Simone Zaza dovrebbe, per la prima volta in assoluto, scendere in campo dal primo minuto con il Toro, in stagione. Complice l’infortunio muscolare che ha fermato Iago Falque, probabilmente out anche per la successiva prova esterna contro l’Atalanta di mercoledì, all’ex centravanti del Valencia si spalancano le porte, in granata (in questo inizio di stagione Zaza ha già giocato per interno una partita, ma con la Nazionale di Mancini).

Ora, visto il quadro venuto a determinarsi all’interno della rosa – Soriano, utilizzabile da trequartista dietro una punta è convocato, ma non al meglio – all’attaccante lucano si presenta l’opportunità di dare una prima svolta al suo percorso. Lo deve appunto a se stesso, innanzitutto, ma anche a Cairo e Petrachi che hanno creduto fortemente in lui, a Mazzarri che sta accelerando il processo di integrazione in gruppo della punta, nonché a una tifoseria che – dopo averlo accolto con qualche riserva per via dei suoi trascorsi juventini – tiene in caldo l’applauso più bello, per celebrare la prima prodezza di Zaza nel Toro. Non sarà facile per la portata dell’avversario, un Napoli confermato per fare paura, in ottica scudetto, alla Juve, nonché per la forma non ancora ottimale del giocatore stesso.

Così, infatti, ha parlato ieri Mazzarri, finora sempre un po’ trattenuto nello sbilanciarsi a parole sull’ex Valencia, il cui impiego da titolare da parte di Mancini aveva generato qualche piccolo, piccato distinguo tra le esigenze del Toro e quelle della Nazionale: «Zaza sta acquisendo ritmo a poco a poco, ma per arrivare al top della condizione deve allenarsi duramente e disputare tante partite. Atleticamente, in questo momento, non è ancora al massimo. In queste settimane l’ho provato in varie posizioni, da prima e seconda punta nonché attaccante esterno in un 3-4-3, sulla sinistra e cioè a piede invertito. Questo per dire che con lui in campo non è detto che la squadra si debba schierare con il 3-5-2. Ripeto che è stato tra gli ultimi ad arrivare, con lui mi sarebbe piaciuto lavorare fin dal 6 luglio, per trovare da subito, attraverso le amichevoli, i giusti meccanismi. Quando comunque sarà al 100%, uno come Zaza ci potrà permettere di variare lo spartito, anche a partita in corso».

Già, il centravanti cresciuto tra Atalanta e Sampdoria è anche, ma non soltanto, uomo da area di rigore. Se deve agire alle spalle di un riferimento centrale, nello specifico capitan Belotti, non è un problema. Forse in posizione esterna, dove appunto Mazzarri lo ha testato a più riprese, non è esattamente nella sua posizione ideale, ma all’occorrenza può anche sacrificarsi partendo dalla corsia.

E se i numeri tra le due squadre ultimamente premiano il Napoli, capace di vincere le ultime tre partite consecutive al Grande Torino segnando la bellezza di 10 reti (la metà delle quali realizzate lo scorso 14 maggio), dai trascorsi del tandem offensivo granata emergono dati confortanti: Belotti contro i partenopei ha segnato 4 gol in sei gare, mentre nelle due prove disputate Zaza ha realizzato 2 reti. Così l’attaccante pagato da Cairo 14 milioni (2 per il prestito oneroso, 12 già versati dopo la prima presenza contro la Spal) arriva alla sfida contro il Napoli. Difficile per il Toro, importante per chi, Zaza, il Toro vuole prenderselo una volta per tutte.

«Ben venga una vittoria senza giocare una partita eccellente»: WalerMazzarri predica la cultura del lavoro, ma è sufficientemente pragmatico per lanciare anche una versione sporca del Toro. Magari non bellissimo, ma redditizio.

«Contro l’Udinese, al netto dei singoli episodi sui quali non voglio tornare avremmo meritato il successo. E nel finale di gara ci siamo anche andati molto vicini, ma ci è mancata un po’ di cattiveria sotto porta. Se ciò che andavo cercando è una prova di maturità, allora la mia squadra ha dato risposte importanti. Chiaro, però, che i friulani non appartengano alla stessa fascia del Napoli. L’ho visto all’opera contro la Stella Rossa in Champions, gli azzurri mi sono sembrati in forma e hanno disputato una grande partita. Avrebbero potuto segnare tre o quattro gol, in linea a quanto avremmo potuto fare noi in Friuli. La forza del Napoli, comunque, ci consentirà di verificare a che punto siamo, il valore di un Toro che fin qui mi ha soddisfatto. Dovremo essere quelli visti all’opera nella ripresa delle prove contro Roma e Inter, e parlo a livello di prestazione, visto che il risultato sottostà a molte altre variabili».

Una di queste è la spinta che il pubblico granata potrà dare: «Mi aspetto un pubblico caldo, caldissimo, per la partita contro il Napoli – continua il tecnico toscano -: la nostra gente ci potrà dare una bella mano a disputare una grande gara. Quest’anno avverto un calore forte, e noi dobbiamo alimentarlo». Attraverso una sfida gagliarda contro i campani, alla quale non prenderanno parte Iago Falque e De Silvestri, entrambi ai box per infortunio. «Lo spagnolo difficilmente sarà disponibile per Bergamo, mentre qualche speranza in più è coltivata da De Silvestri. Soriano sta bene, altrimenti per il Napoli non lo avrei convocato, ma la formazione la deciderà dopo una notte di ulteriori riflessioni».

Pressoché sicuro di una maglia da titolare, anche considerate le condizioni comunque non ottimali di Soriano, è Meité: «E’ partito immediatamente da protagonista, al punto che forse nemmeno lui se lo aspettava – argomenta Mazzarri -. Il mio compito, adesso, è di fargli capire che non deve accontentarsi, cullarsi per il buono fatto, ma trovare quella continuità di rendimento che possa fargli compiere un ulteriore salto di qualità. Nel calcio, e lui se lo deve mettere bene in testa, puoi essere smentito nell’arco di una settimana».

Cairo sempre con noi  Oggi alle 12.30 l’allenatore di San Vincenzo si ritroverà quale avversario un Napoli guidato, con profitto, per quattro stagioni. Tanto che De Laurentiis, a più riprese, ha esaltato il lavoro compiuto da Mazzarri: «Le sue parole mi hanno fatto piacere, lui e Cairo sono due ottimi presidenti. Quest’ultimo ci è sempre vicino, si informa, non fa mai mancare la sua partecipazione alle sorti della squadra. Con Cairo c’è sintonia, come ce n’è stata a Napoli per quattro anni. Una base imprescindibile, per far crescere i giocatori e quindi la società».

La portata degli impegni in serie che aspettano i granata è decrescente: domani il Napoli, mercoledì l’Atalanta che ha valori in linea al Toro a Bergamo, domenica prossima la trasferta contro un Chievo che lotta per non retrocedere. «La mia esperienza, anche nelle coppe europee, mi porta a dire che i problemi di tenuta fisica iniziano a manifestarsi a ridosso della terza sfida in otto giorni. Adesso è quindi tempo di concentrarsi soltanto sul prossimo impegno, dopo il quale assieme allo staff medico e dopo aver parlato con i calciatori sceglieremo la formazione da utilizzare mercoledì.

Un tema, a proposito di formazione, nel Napoli è la nuova posizione di regista occupata da Hamsik: «Ne parlavamo già quando allenavo gli azzurri, di spostarlo. Quali siano le scelte e il modulo che proporrà Ancelotti – ne abbiamo studiato le varie soluzioni, visto il loro atteggiamento camaleontico – resta il fatto che loro sono ancora fortissimi».

Quando sei all’inizio di un ciclo di 5 dure partite in soli 17 giorni, la prima cosa che guardi è lo stato fisico della tua squadra. Chi sta bene, chi ha speso qualche energia di troppo, chi scalpita e cerca di ritagliarsi un suo spazio: Carlo Ancelotti farà una valutazione generale delle prossime partite in programma e dell’organico di cui dispone, per decidere da oggi (a Torino) e fino alla sosta post Sassuolo, quale formazione scegliere. Dubbi? Forse qualcuno Ancelotti ne avrà soprattutto oggi e lo scioglierà soltanto poco prima dell’inizio della sfida nel lunch-match di questa quinta giornata di campionato. Qualche big che ha sempre giocato dovrebbe tirare il fiato, anche nella previsione che mercoledì ci sarà il turno infrasettimanale con il Parma al San Paolo, sabato prossimo il match clou con la Juve allo Stadium e il mercoledì successivo arriverà il Liverpool (è capolista in Premier con 18 punti in 6 gare) a Fuorigrotta per una sfida che sarà già decisiva ai fini dell’approdo agli ottavi di Champions.

Stavolta il turnover di don Carlo dovrebbe riguardare Albiol (ne ha giocate 4 su 5 ma è indispensabile nei meccanismi difensivi), Allan e Milik (le hanno giocate tutte), che sono pronti a lasciare il posto all’ex granata Maksimovic, a Mertens e uno tra Rog e Diawara. In porta è probabile la conferma di Ospina, anche se in campionato Karnezis si è comportato un po’ meglio, mentre tornerà ad occupare la sua posizione a centrocampo il capitano Hamsik, in panchina martedì contro la Stella Rossa fino al 75’. Oggi Il capitano staccherà Antonio Juliano al secondo posto nella classifica di presenze assolute nel Napoli e andrà ad attaccare lo storico primato di Bruscolotti (primo a quota 511) guarda caso nello stadio Olimpico Grande Torino, dove nella scorsa stagione eguagliò il record di gol di Diego Armando Maradona.

A proposito di gol, Ancelotti vuole provare a superare il pesante sbarramento difensivo di Walter Mazzarri con la sgusciante coppia Mertens-Insigne: sono alte le quotazioni di un loro utilizzo in coppia dal primo minuto. Buon per il belga che vede rosso quando incrocia la squadra granata e carica sempre a testa bassa: nelle ultime 4 sfide al Toro è stato parte attiva in 9 reti, con 6 gol e 3 assist. Ma il Napoli tutto, non solo Mertens, ha in materia realizzativa un’ottima, recente tradizione con il Torino, che dal suo ritorno in A del 2013 ha subìto complessivamente più reti dal Napoli (30 in 12 gare) rispetto ad ogni altra squadra in serie A. Con l’arrivo di Mazzarri sulla panchina granata, la tenuta difensiva è migliorata e oggi il Napoli dovrà provare a superare questo ostacolo, con la difficoltà di scendere in campo in un mezzogiorno ancora di fuoco per le temperature estive.

Ancelotti ha trascorso la vigilia in silenzio, senza la consueta conferenza stampa, prima di partire per Torino. Alla trasferta hanno preso parte 21 convocati e della lista non fanno parte ancora Meret (rientrerà tra un mese, per permettere una perfetta calcificazione dell’ulna) e Ounas, non convocato per un lieve affaticamento muscolare. Ad Ancelotti mancherà quindi il puledro franco-algerino, ma il coach si è già consolato con l’acquisto di Black Mirror, femmina purosangue, che per 75mila euro è stato il cavallo più costoso fra quelli venduti all’asta svoltasi all’ippodromo del trotto La Maura ed entra a far parte della sua scuderia dei Duepi.

Due squadre diverse per tradizione e obiettivi, tatticamente in antitesi l’una con l’altra. Due tecnici ugualmente navigati, con esperienze simili ma completamente diversi nelle scelte.
Torino contro Napoli sarà sicuramente Belotti contro Milik, Izzo contro il suo passato e Berenguer contro quello che poteva essere e alla fine non è stato. Sarà, però, soprattutto la sfida fra l’“italiano” Mazzarri e lo “straniero” Ancelotti. Il tecnico granata ha costruito la sua carriera quasi interamente in Italia, allontanandosi solamente due stagioni fa per guidare il Watford (italiano anche quello, peraltro) della famiglia Pozzo. Ancelotti, invece, dopo le vittorie con Juventus e Milan, ha preferito migrare all’estero vincendo quasi tutto quello che c’era da vincere con Chelsea, Paris Saint-Germain, Real Madrid e Bayern Monaco. Il ritorno in Italia, a Napoli, potrebbe essere la chiusura di un cerchio che lo ha visto girovagare per l’Europa per poi tornare a casa e cimentarsi nell’ennesima sfida.
Mazzarri, nella sua lunga carriera, ha dimostrato di essere italianista anche nella costruzione delle rose delle sue squadre: dalla Reggina alla Sampdoria, fino allo stesso Napoli e poi al Toro, il tecnico toscano ha sempre preferito avere un’ossatura formata da calciatori italiani, arricchita poi da stranieri di assoluto livello come Cavani e Lavezzi. Unica eccezione alla guida dell’Inter (stagione 2013-2014), anche se poteva contare sui senatori argentini Zanetti, Cambiasso e Milito ormai praticamente italiani di adozione.
Ancelotti al Milan ha saputo ben mixare la colonia italiana formata da Maldini, Nesta, Gattuso, Pirlo e Inzaghi e quella straniera dei vari Kakà, Rui Costa, Seedorf, Dida e Shevchenko, ma nelle sue esperienze all’estero ha sempre preferito calciatori stranieri rispetto ai nazionali: al Chelsea gli inglesi titolari erano solo 3 (Terry, Ashley Cole e Lampard), idem al Paris Saint-Germain (Jallet, Matuidi e Menez) dove erano invece titolari gli italiani Thiago Motta, Verratti e Sirigu. Nel Real Madrid che vinse la decima Champions, gli spagnoli titolari erano 5 (Casillas, Carvajal, Ramos, Xabi Alonso e Isco), uguale per i tedeschi al Bayern (Neuer, Lahm, Hummels, Muller e il giovane Kimmich).
Oggi, probabili formazioni alla mano, l’unico italiano dall’inizio nel Napoli dovrebbe essere Insigne, mentre il Torino dovrebbe schierarne almeno 6 (Sirigu, Izzo, Moretti, Baselli, Zaza e Belotti), senza considerare il forfait di De Silvestri e il possibile impiego di Soriano.
Se in palio ci fosse il titolo “made in Italy”, il Toro vincerebbe con un tennistico 6-1. Oggi, però, si giocherà a calcio, e sarà partita vera.

Soffocateli. E’ l’ordine di Mazzarri. Il Napoli arriva dalla partita di Champions League. Viaggio lungo (Belgrado), stancante, partita dura, ambiente ostile. E Ancelotti, come del resto succedeva a Sarri, non ha una rosa ampia e abbondante. La stanchezza può farsi sentire. E allora il Toro deve puntare sul ritmo. Deve correre, soffocare il Napoli a centrocampo, fare del pressing a tutto campo la sua arma migliore per mettere in difficoltà gli azzurri e sperare di ottenere un risultato importante. Walter Mazzarri sta impostando gli allenamenti proprio sulla corsa. Ovvio che non basta solo correre per battere il Napoli. Anche sotto l’aspetto della tecnica i granata, vedi Meitè per esempio, sono in grado di controbattere ma è chiaro che più i granata corrono e più possibilità hanno di superare gli azzurri.

In questi giorni di duro lavoro il tecnico, tra l’altro, sta puntando molto sui traversoni che dovranno arrivare puntuali sia da destra sia da sinistra. Perché bisogna sfruttare le caratteristiche di Zaza e Belotti. Quando si hanno due giocatoro così bravi dentro l’area di rigore occorre rifornirli in continuazione. Prima o poi uno dei due, o magari entrambi, scaraventeranno il pallone in rete. Il tecnico subito dopo la sfida di Udine ha sottolineato questo aspetto tirando le orecchie ai suoi che nell’occasione non avevano servito a dovere i bomber. Contro il Napoli i palloni dovranno piovere come grandine.

La sfida contro gli azzurri servirà per restare aggrappati alla classifica che conta. Dopo il torto subito a Udine la squadra di Mazzarri intende risollevarsi subito. Contro Roma e Inter, due formazioni che puntano allo scudetto per rendere l’idea, il Toro ha dimostrato di potersela giocare alla pari con tutti. I giocatori lo sanno bene. Contro i giallorossi avrebbero meritato di più e anche in quell’occasione alcune decisisioni arbitrali hanno penalizzato la squadra. Almeno il pari sarebbe stato meritato, se non di più. Per non parlare di Udine. Ma adesso via con il Napoli e con la convinzione di essere competitivi ai massimi livelli. Questione di testa.

«Mazzarri? Ancelotti? Non lo so, non è mica che gli allenatori fanno gol, semmai qualcuno lo prendono. A me interessano i calciatori, e se nel mio Toro stavano assieme Claudio Sala con Pulici e Graziani adesso si può trovare un posto ai tanti giocatori in gamba che ci sono in granata»: è un estratto dell’Eraldo Pecci pensiero. Regista con classe che ha aperto e chiuso a Bologna – con nel mezzo uno scudetto con il Torino, una stagione nel Napoli e un abbozzo d’annata a Vicenza – l’attuale scrittore e commentatore televisivo ha pensieri chiari come le traiettorie che imprimeva al pallone.
«A Zaza e Belotti serve soltanto pazienza – continua Pecci -. Per due così non ci sono schemi: devono intendersi, trovare i tempi dei movimenti. Più avanti uno capirà come agisce l’altro, ne comprenderà l’istinto. Tra Pulici e Graziani era stato uguale. Belotti si è già sbloccato, Zaza non ancora, ma dà una sensazione di pericolosità, il gol arriverà presto anche per lui. Due così hanno tante reti da mettere a disposizione di un Toro che ha anche Iago Falque, ma che giustamente deve trovare un suo equilibrio tattico».
Non è un attaccante, ma le due reti segnate contro Inter e Udinese fanno di Meité l’attuale bomber della squadra. E per giunta non è per l’apporto di gol, che il francese si è fatto particolarmente apprezzare fino a questo momento: «Sono sincero, voglio giudicarlo con calma perché l’ho visto poco. L’eco delle sue prodezze, comunque, mi è arrivato. Sì, sono curioso di poter esprimere un parere compiuto, su questo centrocampista».

Pecci, al Napoli nel 1985-’86 e al Toro dal 1975 al 1981 è un doppio ex delle due squadre che, domani al Grande Torino, si sfideranno per la quinta giornata: «Gli azzurri hanno valori superiori e sono reduci da una stagione record – il giudizio del protagonista di 6 gare in azzurro -. E’ una squadra tosta, ma non credo possa ottenere più di quanto realizzato nella passata annata. Il problema del Napoli è stato che la Juve aveva i giocatori più forti. Sarri ha preso i complimenti e se li è anche meritati, però non ha vinto. Adesso i partenopei sono partiti abbastanza bene (9 punti in quattro gare, ndr), ma i migliori continua ad averli la Juve. Quel gran signore di Ancelotti ha accettato una scelta difficilissima».
Come a dire che il discorso relativo a chi vincerà il campionato rischia di esaurirsi presto: «Beh, in giro non ha tutti i torti chi dice che dopo Natale i giochi potranno più o meno essere fatti. L’Inter fa una fatica da matti, il Milan e la Roma pure, però davanti al Napoli resta sempre e ancora la Juve».
E il Toro? Pecci è in linea con il sentore prevalente, quello che vede i granata a ridosso delle prime: «Dopo le grandi c’è il Torino. Penso che l’Atalanta possa incontrare qualche difficoltà in più e non tanto legata al contraccolpo per l’eliminazione dalla corsa all’Europa League. Cambiare ogni stagione nei ruoli chiave, per di più affidandosi a giovani o giovanissimi, non è semplice. Ogni tanto il gioco riesce, altre volte no. In linea ai granata, invece, metto Sampdoria e Fiorentina». Mazzarri, oltre a spremere il meglio dai suoi giocatori, deve quindi sperare nel passo falso di una o più del sestetto di testa (formato da romane, milanesi, Napoli e Juve), per andare in Europa.
La questione Var, argomento sensibile in casa Toro per quanto successo contro la Roma e soprattutto a Udine, lascia Pecci piuttosto indifferente: «Lo sbaglio non è del tutto eliminabile, e io resto sempre per l’accettazione del gol di mano di Maradona, nonché per i racconti di Soriano, per inciso. E se Pjanic a Milano contro l’Inter (intervento scomposto su Rafinha, ndr) non è stato espulso, vuole proprio dire che l’errore non è eliminabile».

Come non è eliminabile il senso del Toro, per chi ha scelto di abbracciarlo e condividerlo: «Cairo è un buon presidente, non gli si può chiedere di portare la squadra a livello di Juve o Inter, però una cosa, da chiedergliela, ce l’ho: tenga aperto il Filadelfia, l’unica via per alimentare il senso di appartenenza al club granata». Questo il Pecci pensiero, con una buona base di sentimenti.

Il rapporto fra la provincia di Cremona ed il Toro è sempre stato molto fitto, e questo laborioso lembo di Lombardia ha dato tanto alla storia granata, con atleti venuti alla luce in questa terra e con altri che con la maglia grigiorossa della Cremonese hanno spiccato il volo verso Torino. L’elenco è lungo, e comprende nomi importanti quali Giacomo Ferri, Mauro Bonomi, Ricky Maspero ed Emiliano Mondonico, senza dimenticare Gustavo Giagnoni, poiché proprio a Cremona l’indimenticabile tecnico sardo ebbe una delle ultime esperienze prima di appendere il colbacco al chiodo. Per questo in provincia i cuori granata non sono pochi, e proprio nel capoluogo i battiti sono sempre più forti per il Toro. Questo grazie ad un gruppo di tifosi che tre anni fa ha deciso di lasciare il club di riferimento della zona, quello di Crema, distante quaranta chilometri da Cremona, per fondarne uno in città. E’ nato il così il “Toro Club Cremona granata il 12 Carlos Martin Volante Moreno Ardoli”. «Il nome è un po’ lungo, – spiega il segretario e addetto stampa del club Giampaolo Sasso – ma racchiude tutti elementi molto significativi per noi. Il numero 12 è un chiaro riferimento alla Maratona, culla del tifo granata e grande amore per molti di noi, che appena giunti allo stadio siamo rimasti folgorati dalla nostra bellissima curva. Carlos Martin Volante è un giocatore argentino che giocò nel Toro a metà degli anni trenta, un periodo della storia del calcio spesso trascurato che tanto appassiona il nostro presidente. Moreno Ardoli invece è un fratello di tifo che purtroppo è mancato di recente, e dopo aver consultato la famiglia ci è sembrato giusto intitolargli il club visto che è sempre stato con noi in questa avventura».

I tifosi cremonesi hanno iniziato a riunirsi in gruppo sin dal 2015, grazie alla volontà di Sasso e del presidente Raffaele Ogliari, e di recente il club ha fatto un passo avanti notevole avendo trovato una sede nel Bar Centrale di Pieve d’Olmi, un paese ad una decina di chilometri da Cremona, inaugurata proprio ad inizio mese. «Prima eravamo una quindicina, i fuoriusciti dal club di Crema e poco più – racconta il segretario – poi grazie alle nostre iniziative abbiamo iniziato a farci conoscere, e ora gli iscritti sono più che raddoppiati. Le provincie di Parma e Mantova, a noi confinanti ospitavano diversi club ora sciolti, e ora siamo contattati da diversi tifosi che si sono voluti unire a noi, stiamo rapidamente diventando un riferimento per tutto il territorio, siamo molto orgogliosi di questo». Il Club dispone di una pagina Facebook per coordinare le attività, e in curva Primavera campeggia lo striscione del gruppo: «Domani saremo presenti alla gara con il Napoli, – precisa Sasso – divisi tra i vari settori dello stadio. Il nostro vessillo sventola in curva Primavera, ma molti di noi, soprattutto i più giovani, amano frequentare la Maratona». Il club si organizza in modo da riuscire a mandare il più spesso possibile una delegazione allo stadio Grande Torino nonostante la distanza, ma la presenza dei tifosi cremonesi è massiccia anche in trasferta come ci tiene a precisare Giampaolo: «Cerchiamo di essere il maggior numero di volte possibile alle partite casalinghe, e non perdiamo occasione per seguire i nostri colori nelle trasferte più comode. Siamo fortunati, perché le partite “geograficamente” comode per noi non sono poche. Non manchiamo mai alle partite di Milano, Bergamo, Genova, Firenze, Bologna e Verona. Peccato per la retrocessione dell’Hellas, ma fortunatamente è tornato in serie A il Parma, così abbiamo un’altra opportunità di stare accanto al Toro». Nonostante la recente nascita, in passato i tifosi del club di Cremona hanno potuto vivere emozioni forti al seguito della squadra: «La prima partita seguita insieme dopo la fondazione è stato l’indimenticabile derby del 2015 – sottolinea Sasso – una vittoria che ha regalato emozioni travolgenti. Poi abbiamo seguito gli uomini di Ventura in tutta l’avventura europea, dal Brommapojkarna allo Zenit, passando per Bilbao, ricordi che ci porteremo dietro per sempre, e che ci hanno dato un enorme entusiasmo per continuare nella nostra avventura nel nome del Toro».

Quando si dice “la coperta corta”. Sembrerebbe un’espressione fin troppo abusata eppure è adattissima per il Napoli: Ancelotti ha sistemato la fase difensiva, ma ora la squadra segna di meno. E’ una questione di equilibri, perché nelle prime 4 gare di campionato sono davvero troppi quei 6 gol al passivo ed appena 6 reti realizzate. E’ stata un’esigenza, quella di proteggersi maggiormente, passando dall’iniziale 4-3-3 al 4-4-1-1, ma così la squadra ne ha perso in pericolosità. Don Carlo è arrivato a questa decisione dopo una lunga serie di test, cominciati nel ritiro estivo. Prendendo in considerazione le 10 gare tra amichevoli, campionato e Champions, si evince che la squadra ha segnato 17 gol e ne ha subiti 16: soltanto con il Chievo e la Fiorentina la porta è rimasta inviolata. Ora che la falla in difesa è stata otturata, Ancelotti sta studiando il sistema per dare al Napoli una capacità realizzativa maggiore. Il Napoli ha la settima media-gol del campionato (1,5 a gara), nonostante abbia tirato già 63 volte. Venti delle quali Insigne che, dopo Cristiano Ronaldo (25 finora) è il giocatore che tira di più in Italia. Come fare per aumentare la media realizzativa, precipitata dopo 4 stagioni super? L’anno scorso il rapporto alla quarta di campionato era di 15 gol fatti e 2 subiti, nel 2016-2017 era di 12 a 5 e nel 2015-2016 di 10 a 6. Oggi il Napoli è in parità (6 a 6) e i bomber sono Insigne e Zielinski, mentre quelli deputati all’offesa sono in fase di adattamento: Mertens e Milik con un solo sigillo a testa. Il belga ha giocato finora per una media di 34 minuti a gara e ha messo a segno la rete pesantissima della vittoria sul Milan. Il polacco, invece, è stato anche sfortunato, soprattutto contro la Stella Rossa, ed è apparso un po’ stanco (è stato in campo 393’ per una media di 78’ a partita). Mertens finora era apparso appesantito, però di recente ha mostrato un dinamismo maggiore, tanto che Ancelotti sta pensando di schierarlo titolare a Torino, con Insigne al suo fianco. Non ci sarebbe da meravigliarsi, essendo il Napoli in prossimità di un ciclo di 4 partite (e che partite) in soli 11 giorni: è probabile che mercoledì con il Parma vada in campo la coppia d’attacco formata da Milik e Verdi. Mertens titolare domani, anche come fatto scaramantico, per aver realizzato il belga 6 gol nelle ultime 4 sfide col Toro. E Hamsik? Dopo l’assenza di Belgrado certamente domani riprenderà il suo posto a centrocampo, col desiderio di arrivare al top della condizione e di segnare il primo gol stagionale. Il Torino gli porta pure bene: l’anno scorso Marekiaro segnò sia all’andata che al ritorno (1-3 e 2-2). Al suo fianco dovrebbe esserci ancora Allan, anche se il brasiliano avrebbe bisogno di riposare per i tanti colpi ricevuti in questo abbrivio di stagione, dato testimoniato dai 16 falli subiti: nessuno di più in serie A. Il resto della squadra è da decidere, a cominciare dal portiere, col solito dualismo Ospina-Karnezis. Binomio che proseguirà almeno per un altro mese, perché il rientro di Meret è slittato ancora (dovrebbe tornare contro l’Empoli) a causa di un processo di calcificazione dell’ulna più lento del previsto. E non è colpa di nessuno, trattandosi di una questione fisica che varia da soggetto a soggetto.