Debuttare in Champions League per la squadra allenata da Spalletti non sarà poi cosi facile. Inter – Tottenham sarà una partita che sin dall’inizio ci mostrerà la determinazione di entrambe le squadre.

La squadra neroazzura devi cambiare tutti i pronostici che la vedono eliminata già nelle prime fasi a gironi.

Informazioni utili per seguire Inter – Tottenham in diretta live tv e streaming no Rojadirecta

La gara fra Inter e Tottenham si potrà seguire come di consueto su Sky Sport e Calcio e su InterTV. Per i possessori di un abbonamento a Sky, inoltre, sarà possibile seguire l’incontro anche attraverso l’app SkyGo, a patto che si abbia a disposizione una connessione ad internet per il proprio dispositivo (smartphone, tablet o PC). Come di consueto, su Calcioesteronews.it vi forniremo invece la cronaca testuale della gara , con calcio d’inizio alle ore 15.

Le emittenti straniere che si possono vedere sono diverse e per accedervi basta cliccare sul relativo link. Quelle disponibili sono:

  1. Ceca Ceska Televize e Slovenska Televizia;
  2. Cina China Central Television;  
  3. Australia Special Broadcasting Service;
  4. Georgia Georgia Public Broadcasting;
  5. Honduras Televicentro;
  6. Radio Television of Kosovo;
  7. Colombia Radio Cadena Nacional;
  8. Ecuador RedTeleSistema;
  9. Surinaamse Televisie Stichting;
  10. Sanoma Media Netherlands;
  11. Turkish Radio and Television Corporation;
  12. Austria Osterreichischer Rundfunk;
  13. Germania Zweites Deutsches Fernsehen;
  14. Schweizer Radio und Fernsehen Grecia Elliniki Radiofonia Tileorasi;
  15. Cipro Cyprus Broadcasting Corporation;
  16. Radio e Televisao de Portugal;
  17. Lussemburgo Radio Television Luxembourg;
  18. Irlanda Raidio Teilifis Eireann;
  19. Finlandia Yleisradio Oy;
  20. Radio-televizija Srbije;
  21. Radiotelevizija Bosne i Hercegovine;
  22. Croazia Hrvatska radiotelevizija.

Era il 12 marzo del 2012 quando Milito e Pazzini segnarono i due gol che permisero all’Inter allenata da Ranieri di battere l’Olympique Marsiglia a San Siro negli ottavi di ritorno di Champions. Un successo vano, però, perché i francesi avevano vinto 1-0 all’andata e passarono il turno grazie alla rete al 92’ di Brandao. Quella è stata l’ultima partita dell’Inter in Champions. Sono passati sei anni e mezzo, un’eternità nel mondo del calcio. L’Inter questa sera riparte dopo aver agguantato all’ultimo respiro la coppa grazie al gol di Vecino all’Olimpico contro la Lazio all’ultima giornata. Lo fa di fronte al solito grande pubblico (ieri raggiunta quota 62.500 spettatori, si punta a superare i 65mila) e contro il Tottenham. La tradizione con le squadre inglesi a San Siro è buona: quattro i successi nelle ultime quattro sfide, dieci su quindici il totale. Il problema, però, è che non scende in campo la storia e l’Inter di oggi non è certo quella che ha scritto pagine importanti nelle sue ultime apparizioni in Champions, a partire dal Triplete del 2010.

PERISIC AFFATICATO

L’Inter è una squadra forse non malata, ma di certo in convalescenza, reduce da 4 punti in altrettante partite di campionato, una squadra che nelle ultime quattro gare a San Siro ha raccolto solo 1 punto, perdendo tre gare. Spalletti ha una rosa ristretta per i problemi di Fair Play Finanziario (ventuno con quattro portieri; esclusi Dalbert, Gagliardini e Joao Mario); due sono gli infortunati – Vrsaljko e Martinez – che riducono i convocati a diciotto uomini. D’Ambrosio non sta bene e se non ci saranno recuperi straordinari oggi, si sederà in panchina insieme a Padelli e Berni, due portieri. Perisic ieri si è allenato in palestra perché affaticato: dovrebbe farcela, ma non sarà al top, così come sono lontani dalla forma migliore, chi per un motivo, chi per l’altro Icardi, Brozovic, Vecino, Nainggolan e Asamoah. Spalletti dovrebbe schierare la squadra col 3-4-2-1, ma Skriniar, centrale di destra, potrebbe scivolare sulla fascia nell’inedito ruolo di terzino trasformando il sistema nel solito 4-2-3-1 con Candreva (favorito su Politano) trequartista di destra sulla linea di Nainggolan (due gol nella sua ultima partita in Champions con la Roma, la semifinale dell’anno scorso col Liverpool) e Perisic, se starà bene (altrimenti toccherà a Keita).

«VALORI ANCORA BASSI»

Ieri sera Steven Zhang ha raggiunto la Pinetina per cenare con la squadra e caricare il gruppo. «Questa è una gara che può farci sterzare, svoltare – ha spiegato ieri Spalletti -. Abbiamo fatto pochi risultati, non veniamo da un buon momento, ma non c’è confusione. Sappiamo cosa dobbiamo fare e gare come questa le sogniamo tutti da bambini, possono portare entusiasmo e motivazioni. La Champions è la Disneyland del calcio, i miei calciatori hanno meno esperienza di altri, ma spero che la voglia di entrare in questo mondo, la sofferenza e la faticare per trovarsi qua, sia superiore al timore di andarsela a giocare». Spalletti domenica mattina ha messo la squadra di fronte alle proprie responsabilità («ma io ho la fetta più grossa», ha aggiunto), i giocatori hanno ascoltato l’analisi del tecnico, ma non hanno ribattuto: «Stavolta nessuno ha parlato anche perché i giocatori sono i primi a essere infastiditi da questi risultati: ora c’è da chiacchiere poco e fare molto e loro lo hanno capito. I valori individuali sono ancora troppo bassi – ha chiosato Spalletti – e non dipendono da condizione fisica, moduli di gioco o aspetti psicologici: questa gara può aiutare a superare certi blocchi, sono convinto che succeda da un momento all’altro».

BROZOVIC STAI NEL TUO

Sono diversi i giocatori che non hanno ancora raggiunti i loro valori. Fra questi indubbiamente Brozovic, protagonista nella cavalcata Champions della scorsa stagione. Il croato sembra faticare a prendersi sulle spalle l’intera responsabilità della regia della squadra. La scorsa primavera e al Mondiale ci riuscì perché all’Inter aveva Cancelo e Rafinha a dargli una mano, in Russia due come Rakitic e Modric: «L’unico difetto che vedo in questo momento, è che fa troppa strada – ha sottolineato Spalletti -. Va troppo in giro, deve rimanere nella sua zona per essere importante, perché spesso va a prendere la posizione lasciata dal terzino e quando lo fa per due tre-azioni non lo ritrovi sullo sgabellino del centro del campo dove poi dirigi il gioco. Quando vede che le cose non vanno, vuole strafare, se riesce a mantenere l’ordine, è un giocatore forte».

Ad agosto il nome che rimbombava negli ambienti interisti era quello di Luka Modric. Il regista che l’Inter sperava di regalarsi per fare il salto verso l’alto. Ma prima di Modric, fra maggio e luglio, il refrain di mercato per quel ruolo era Mousa Dembélé, regista del Tottenham, questa sera avversario nel debutto di Champions. Il centrocampista belga era un nome indicato da Spalletti verso la fine del campionato, un giocatore fisico, ma geometrico, in grado di affiancare Brozovic e creare una mediana di qualità. Il 30 maggio scorso Ausilio e Gardini volarono a Londra per iniziare a sondare il terreno col Tottenham, poi qualche giorno dopo ci fu un incontro con il suo entourage a Milano. Il belga era l’obiettivo numero uno per il centrocampo. Il Tottenham, nonostante il contratto in scadenza nel 2019, ha sempre chiesto una cifra alta, vicina ai 30 milioni, ma soprattutto è Dembélé che ha preso tempo per settimane, rimandando ogni decisione alla fine del Mondiale con la speranza, nel frattempo, di ricevere una proposta milionaria dalla Cina. L’Inter, per convincerlo, aveva messo sul piatto un doppio contratto, due anni a Milano e poi due a Nanchino con lo Jiangsu Suning, ma quando si pensava che tutto potesse incastrarsi nel modo giusto, non se n’è fatto più nulla. A metà luglio, infatti, l’Inter ha deciso di mollare la presa, ha trattato Vidal e iniziato a sognare Modric. Alla fine non è arrivato nessuno dei due, ma neanche un altro centrocampista con doti di regia. E la domanda sorge spontanea: stasera Dembélé si farà rimpiangere?

L’ora è arrivata. Finalmente. leardi contro Kane: il I girone dei bomber co­mincia da qui, l’Inter rivede le stelle e il primo ostacolo nella scalata nerazzurra alla Cham­pions è l’Uragano Kane, il re dei gol mondiali, lo specialista di coppa. Maurito e Harry, i ge­melli diversi. Stesso ruolo, stes­sa importanza per Inter e Tot­tenham, differenti difficoltà in questa parte di stagione. En­trambi classe 1993, uno con ze­ro partite in Champions; l’altro con 10 gol in 9 partite. Entram­bi capitani, appaiati nel nume­ro di reti in campionato: 110, anche se l’argentino li ha fatti in 193 partite di Serie A, mentre il numero 10 inglese in 158 ma­tch di Premier League. LA SCALATA Maurito e l’Inter la coppa più ricca l’hanno inse­guita, l’hanno voluta, se la sono presa di forza una domenica se­ra di maggio a Roma, all’Olim­pico. «I miei gol valgono tanto, ma il premio più bello è stato ri­portare questa squadra a gioca­re la Cham­pions», aveva detto il capitano dopo aver con­quistato con i denti il quarto posto. Vero, ve­rissimo. Ora ec­cola qua la chance più impor­tante. Perché quella Cham­pions mai giocata finora è un cruccio che Mauro si è portato dietro a lungo. Difficile non pensarci per uno che in Serie A ha segnato 110 gol (con Sampdoria e Inter) ed è stato due vol­te capocannoniere. Adesso, a 25 anni, non è più tempo di guardare la Champions sola­mente alla televisione. Ora è ar­rivato il momento di sentire la famosa musichetta con il ne­razzurro addosso e la fascia da capitano al brac­cio. E di giocare da protagonista: quando l’Inter perdeva l’ultimo match di Cham­pions, nel marzo 2012 con il Mar­siglia, Mauro guidava l’attacco della Primavera Samp. Adesso per uscire dalla crisi estiva che rischia già di condizionare pe­santemente Finterà stagione i nerazzurri hanno bisogno di leardi, del vero leardi. Che l’at­tesissimo debutto, dopo i 6 gol in 15 partite di Europa League (preliminari compresi), se lo immaginava molto diverso.

PRIMA San Siro sarà nuova­mente zeppo di entusiasmo e di tifosi (65mila, con 2mila inglsi), ma ha bisogno di rivedere una vittoria, che manca dal 17 aprile, cioè una vita fa. E anche Maurito deve rimettersi a cor­rere al più presto: l’argentino non segna dal famoso match- Champions contro la Lazio (22 maggio) e il numero zero alla voce gol in campionato non è un biglietto da visita fantasma­gorico. Anche perché non re­stava a secco nelle prime tre presenze di A dall’anno del de­butto con la Samp, quando era solo un ragazzotto. «leardi an­cora senza gol? Lasciamolo così com’è, Mauro calcisticamente è fatto bene — ha detto ieri Spal­letti —. Se lo mantieni vicino all’area, per lui è un’altra parti­ta». Quella che oggi si aspetta il popolo nerazzurro. Wanda Na- ra compresa, che ieri ha detto «ci giochiamo tutto, Mauro presto si sbloccherà, non vive con l’ansia», prima di aggiungere «l’arbitro con il Parma ha con­dizionato il risultato». Per can­cellare l’amarezza serve allora una risposta ad altezza leardi. Mauro non è quello dell’erroraccio di sabato. Né è quello vi­sto col Sassuolo e col Torino. Tre tiri nello specchio in tre partite: troppo poco per lui.

ESPERIENZA Anche Harry non se la passa benissimo. Ma tra i due la grande differenza la fa l’esperienza internazionale: l’Uragano Harry Rane all’esor­dio con l’Inghilterra ha segnato dopo 78 secondi, il tempo che un tifone impiega a distruggere un villaggio. Harry piace agli inglesi old style e a 21 anni era già un simbolo del Tottenham, con tanto di attestato di vice ca­pocannoniere e secondo mi­glior giocatore in Premier. In- somma, una scalata che lo ha portato ad essere velocemente anche leader della nazionale maggiore, con la consacrazione dei 6 gol e del titolo di capocan­noniere al Mondiale. E la Champions? È il suo habitat nturale: 10 partite, 9 reti. Anche per questo il tecnico degli Spurs Mauricio Pochettino non sem­bra preoccupato dopo le due partite senza gol: «Finché non segnerà sarà un bersaglio facile da attaccare – ha detto ieri Po­chettino -. Ma se si guarda in­dietro a cosa ha fatto in questi con me al Tottenham, ogni tifo­so può solo dirgli grazie. Non credo sia colpa della fatica Mondiale ma il risultato di al­cuni problemi di squadra». Insomma, giù le mani da Rane. Uno che il gol ce l’ha nel Dna e che appena ritroverà la rete tor­nerà devastante. Maurito con­tro Harry: il debuttante e lo specialista, chi sarà decisivo?

Da Skysport, arriva l’analisi di Paolo Di Canio – che segue la Premier League per il canale satellitare – sul Tottenham, prossima rivale dell’Inter in Champions League. Ecco cosa ha detto: «La formazione di Pochettino ha un possesso di palla sterile, ma quando gioca con intensità preoccupa. La squadra di Spalletti deve stare attenta a non perdere il pallone quando esce palla al piede e riparte. Sulle ripartenze sono pericolosi, rischiano di allungarti e di arrivare in porta con pochi passaggi. Pressano molto anche se non vanno alla conclusione velocemente. I giocatori nerazzurri devono essere bravi a fare letture precise delle azioni. Non facciano possesso sterile, ma devono essere capaci di recuperare palla e superare la prima linea di pressing che arriva loro incontro, se superi quella poi i calciatori della retroguardia non riescono ad accorciare e rimangono due contro due e i loro difensori in questo momento stanno soffrendo molto».