Tartaruga morta dentro la vagina: scoperta shock in ospedale

Si è presentata in ospedale con dolori lancinanti al basso ventre che le impedivano persino di muoversi, e i medici dopo una radiografia hanno diagnosticato una grave infezione dovuta alla presenza di una carcassa di tartaruga morta nella vagina. Protagonista dell’incredibile vicenda una ragazza inglese di 26 anni che vive ad Arona, a sud di Tenerife, in Spagna.

Ha dichiarato di non avere idea di come l’animale possa essere entrato nel suo corpo, e non ha voluto presentare una formale denuncia contro ignoti. Tuttavia le autorità locali, allertate dai medici dell’ospedale, hanno avviato autonomamente un’inchiesta con l’ipotesi di violenza sessuale.

L’abuso sessuale subito in età adulta è un fenomeno che interessa entrambi i sessi, con risultati sia eguali che dipendenti dalla variabile di genere. Analizzando l’entità del fenomeno – spesso sottostimato, soprattutto a livello maschile – e le importanti conseguenze derivanti sia in termini di quantità che qualità di vita,il contributo in oggetto si soffermerà anche su aspetti peculiari che riguardano le “vittime per procura” e la tendenza a porsi in condizioni di rischio perpetuando il trauma. Infine, verranno analizzati alcuni elementi di terapia rispetto alle attuali conoscenze ed alle prove di efficacia esistenti.

La violenza sessuale è – secondo la definizione del codice penale italiano – la costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali. In proposito si parla, comunemente, anche di stupro o (nel caso abbia luogo la congiunzione carnale) di violenza carnale. Lo stupro è considerato un crimine particolarmente grave in buona parte degli ordinamenti giudiziari e presenta specifiche difficoltà per quanto riguarda la sua repressione penale. Spesso è considerato come strumento di “guerra psicologica” da attuare sulle popolazioni dei territori occupati e, pertanto, viene considerato – in tal caso – anche come crimine di guerra.

L’epidemiologia dell’abuso sessuale nell’adulto subisce un bias originale determinato, essenzialmente, dalla vergogna a denunciare quanto subito, implicando quindi una sottostima del problema soprattutto in campo maschile. Dati italiani (Istat, 25.000 donne) e statunitensi (National Institute of Justice di Washington DC, 8000 donne e altrettanti uomini) indicano l’entità del fenomeno in campioni che risultano rappresentativi della popolazione generale. La prevalenza Istat degli episodi di violenza fisica o sessuale nei confronti della donna (tra i 16 e i 70 anni e che abbiano subito almeno un episodio di violenza) è del 31,9% (il 18,8% violenze fisiche, il 4,8% stupri o tentati stupri). Per gli Stati Uniti, il 55% ha subito un episodio di violenza fisica o sessuale (il 51,9% violenza fisica, il 17,6% uno stupro o un tentato stupro).A tali numeri corrispondono 6.743.000 donne in Italia e 55.383.000 soggetti di sesso femminile negli Stati Uniti che,solo in questi due Paesi, hanno sperimentato nella loro vita almeno una volta una o più forme di violenza3,4 .

In Italia, l’incidenza annua ammonta al 5,4% (3,5% per la sola violenza sessuale, 0,3% per lo stupro o il tentato stupro e 2,7% per la violenza fisica), mentre negli Stati Uniti al 2,1% (0,3% per stupri e tentati stupri e 1,9% per la violenza fisica). Bisogna però tenere presente come, nello studio italiano, la voce violenza sessuale comprenda anche le molestie fisiche, mentre in quello americano solo gli stupri completati o tentati.

Un dato emerso da entrambi gli studi è quello riferibile al fatto che la violenza nei confronti delle donne sia prevalentemente perpetrata dai partner.In Italia il 69,7% degli stupri e il 37,9% dei tentati stupri è opera di partner (o ex partner) – che sono anche i maggiori responsabili della violenza fisica – mentre, dallo studio statunitense, il 76% delle donne vittime di violenza sessuale o fisica sono state aggredite dal partner. Questo dato differenzia le condizioni di genere in quanto le aggressioni nei confronti degli uomini eterosessuali, al contrario, sono perpetrate per lo più da sconosciuti. Nella grande maggioranza dei restanti casi, il persecutore era un conoscente della vittima diverso dal partner. In generale, emerge come la gravità della violenza aumenti con l’intimità del rapporto che esiste tra vittima e persecutore. Inoltre, lo studio Istat dimostra che, quando perpetrata dal partner, la violenza viene percepita dalla vittima come meno grave e come la gravità percepita sia inversamente proporzionale all’intimità del rapporto. In termini di età, negli Stati Uniti la maggior parte degli episodi iniziali di stupro (83,4%) avviene prima dei 24 anni contro il 25,4% in Italia.Inoltre, dallo studio emerge come le donne che hanno subito una violenza prima dei 16 anni, abbiano subito ulteriori violenze nel 64,4% dei casi, contro il 31,9% delle vittime con più di 16 anni e il 29,6% dei soggetti con anamnesi negativa. Un secondo fattore predisponente a subire violenze risulta essere la violenza del padre nei confronti della madre, con il 58,5% di donne (figlie) che vanno incontro a violenza da adulte.

 

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