Pensione Quota 100 e quota 41: gli scenari possibili e ultime novità

Si discute non solo per la quota 100, ma anche per altre novità che verranno introdotte nella prossima legge di bilancio, ovviamente, il dibattito in merito alle pensioni continua anche se, a tutt’oggi non si è riusciti a trovare un punto fermo. L’unica certezza che abbiamo in merito alle pensioni e l’età pensionabile salirà passando da 66 anni e sette mesi a 67 anni pieni, tutto questo da gennaio 2019. Slitterà in avanti di un anno anche la pensione anticipata, dopo gli anni di contributi passeranno da 42 10 mesi per gli uomini a 41 e 10 mesi per le donne rispettivamente, 43 e 10 mesi 42 e 10 mesi.

La più discussa, è la pensione quota 100

La cosiddetta quota 100 permette a tutti coloro che vogliono andare in pensione prima, che sommando l’età anagrafica età contributiva di a come risultato finale 100. Attualmente si pensa con una partenza di 64 anni di età e 33 anni di contributi.

Il governo sottolinea che questa importante novità per la pensione, non modificheranno totalmente l’attuale legge Fornero, ma così facendo, si otterrà un compromesso per i soggetti che vogliono andare in pensione prima.

Le ultime indiscrezioni parlano di un’ipotesi a quanto nefasta per coloro che per andare in pensione con quota 100, infatti, si prevede una riduzione dell’assegno finale di circa € 200, se un ragazzo di trent’anni andrà in pensione con l’attuale riforma pensioni prenderebbe un assegno di 1305, mentre con la quota 100 avrebbe 1255. Le modifiche per la pensione quota 100 così fatta, non gioverebbe molto alle casse dello Stato, considerando le difficoltose disponibilità finanziarie, infatti, ad oggi si pensa anche ad altri scenari possibili.

Un’altra possibilità, almeno per quello che finora si è capito sono le pensioni quota 41, le quali danno la possibilità a tutti i lavoratori precoci che hanno si ad un rapporto di lavoro sin da giovani di percepire la pensione avendo maturato almeno 41 anni di contributi e senza aver per forza raggiunto alcun tipo di età anagrafica. Insieme all’estensione della quota 41 a tutti, che però sarebbe anch’essa particolarmente gravosa da un punto di vista economico visto che si parla di circa 18 miliardi di euro totali, vi sarebbe la possibilità di abbassamento dell’età pensionabile a 65 anni, indipendentemente dai contributi maturati, che dovrebbe prevedere un costo di circa 10 miliardi di euro per il 2019 che salirebbero a 16,5 miliardi nel 2028.

Pensione di reversibilità e ulteriori, cos’è e a chi spetta? Come ottenerla

Che cos’è la pensione di reversibilità? Trattasi di una prestazione previdenziale che viene erogata ai familiari di un pensionato in seguito alla loro richiesta dal momento della morte di quest’ultimo. Si parla di pensione indiretta nel caso in cui il deceduto non era già pensionato, ma solo un lavoratore iscritto all’Inps. Quindi, va detto che la pensione di reversibilità altro non è che una delle prestazioni previdenziali corrisposte dall’Inps e prevista soltanto in alcuni casi. Questa viene erogata ai familiari del pensionato ma soltanto su esplicita richiesta nel caso in cui il pensionato venisse a mancare. Come abbiamo detto, nel caso in cui il pensionato deceduto non fosse pensionato ma semplicemente iscritto all’Inps, si parla di pensione indiretta.

Ma quest’ultima a chi spetta? In genere è un tipo di prestazione che viene erogata nel momento in cui il lavoratore deceduto abbia già maturato i 15 anni di assicurazione contributi oppure 5 anni di assicurazione e contributi di cui almeno 3 nei 5 anni precedenti il decesso. La pensione di reversibilità da chi può essere richiesta? Ci sono delle regole ben precise. La pensione di reversibilità può essere richiesta al coniuge separato ma in caso di divorzio, il coniuge ha semplicemente diritto a questo tipo di pensione soltanto se è titolare dell’assegno periodico, se non è passato a nuove nozze e se la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto è anteriore alla data del divorzio.

Nel caso di nuove nozze, il coniuge non sembra avere diritto alla pensione ma semplicemente ad un assegno che è pari a due annualità, compresa la tredicesima mensilità, della quota di pensione in pagamento. Nel caso in cui il deceduto si fosse risposato, interverrà il Tribunale a decidere le quote che spetteranno poi al coniuge superstite ed al coniuge divorziato. Hanno diritto a ricevere questa pensione di reversibilità anche i figli ed equiparati ma soltanto in dei casi specifici.

Più nello specifico sembra che i figli ed gli equiparati non debbano aver superato i 18 anni d età. Sembra, inoltre, possano richiedere questa pensione di reversibilità i figli inabili al lavoro ed a carico del genitore al momento del decesso. Il limite passa poi a 21 anni in caso il figlio equiparato sia uno studente o privo di lavoro retribuito ed a carico del genitore defunto, mentre passa a 26 anni nel caso invece frequenta una scuola professionale e in caso di frequenza dell’università. Tra i figli ed equiparati rientrano anche i figli adottivi riconosciuti e quelli non riconoscibili per i quali il deceduto era comunque tenuto al mantenimento. Sono inoltre considerati anche i figli che sono nati da un precedente matrimonio del coniuge del deceduto, i figli riconosciuti dal coniuge del deceduto ed anche i nipoti e minori dei quali risulti comunque Provata la convivenza a carico degli ascendenti.

E’ stata riconfermata anche per il 2018 la pensione casalinghe, ovvero la possibilità di richiedere una pensione di vecchiaia per quelle persone che non hanno svolto un lavoro retribuito bensì hanno preferito dedicarsi alla cura della famiglia e della casa. In questo modo l’ Inps garantisce anche a queste persone un reddito fisso mensile. Per il 2018 la pensione potrà essere richiesta già dal 57esimo anno di età della casalinga ( o del casalingo) a patto che il soggetto richiedente abbia versato un minimo di contributi, a titolo volontaristico, a un Fondo di previdenza per almeno 5 anni. Non bisogna essere titolari già di alcun altro tipo di pensione, non svolgere altro tipo di lavoro se non quello di dedicarsi alla cura della casa e della famiglia, nonché alla cura di eventuali parenti disabili. Si può richiedere anche se si è inabili, ovvero se la persona che la richiede sia impossibilitato a svolgere alcun tipo di lavoro per problemi fisici o di salute.

Che cos’è la pensione di reversibilità? Trattasi di una prestazione previdenziale che viene erogata ai familiari di un pensionato in seguito alla loro richiesta dal momento della morte di quest’ultimo. Si parla di pensione indiretta nel caso in cui il deceduto non era già pensionato, ma solo un lavoratore iscritto all’Inps. Quindi, va detto che la pensione di reversibilità altro non è che una delle prestazioni previdenziali corrisposte dall’Inps e prevista soltanto in alcuni casi. Questa viene erogata ai familiari del pensionato ma soltanto su esplicita richiesta nel caso in cui il pensionato venisse a mancare. Come abbiamo detto, nel caso in cui il pensionato deceduto non fosse pensionato ma semplicemente iscritto all’Inps, si parla di pensione indiretta.

Ma quest’ultima a chi spetta? In genere è un tipo di prestazione che viene erogata nel momento in cui il lavoratore deceduto abbia già maturato i 15 anni di assicurazione contributi oppure 5 anni di assicurazione e contributi di cui almeno 3 nei 5 anni precedenti il decesso. La pensione di reversibilità da chi può essere richiesta? Ci sono delle regole ben precise. La pensione di reversibilità può essere richiesta al coniuge separato ma in caso di divorzio, il coniuge ha semplicemente diritto a questo tipo di pensione soltanto se è titolare dell’assegno periodico, se non è passato a nuove nozze e se la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto è anteriore alla data del divorzio.

Nel caso di nuove nozze, il coniuge non sembra avere diritto alla pensione ma semplicemente ad un assegno che è pari a due annualità, compresa la tredicesima mensilità, della quota di pensione in pagamento. Nel caso in cui il deceduto si fosse risposato, interverrà il Tribunale a decidere le quote che spetteranno poi al coniuge superstite ed al coniuge divorziato. Hanno diritto a ricevere questa pensione di reversibilità anche i figli ed equiparati ma soltanto in dei casi specifici.

Più nello specifico sembra che i figli ed gli equiparati non debbano aver superato i 18 anni d età. Sembra, inoltre, possano richiedere questa pensione di reversibilità i figli inabili al lavoro ed a carico del genitore al momento del decesso. Il limite passa poi a 21 anni in caso il figlio equiparato sia uno studente o privo di lavoro retribuito ed a carico del genitore defunto, mentre passa a 26 anni nel caso invece frequenta una scuola professionale e in caso di frequenza dell’università. Tra i figli ed equiparati rientrano anche i figli adottivi riconosciuti e quelli non riconoscibili per i quali il deceduto era comunque tenuto al mantenimento. Sono inoltre considerati anche i figli che sono nati da un precedente matrimonio del coniuge del deceduto, i figli riconosciuti dal coniuge del deceduto ed anche i nipoti e minori dei quali risulti comunque Provata la convivenza a carico degli ascendenti.

E’ stata riconfermata anche per il 2018 la pensione casalinghe, ovvero la possibilità di richiedere una pensione di vecchiaia per quelle persone che non hanno svolto un lavoro retribuito bensì hanno preferito dedicarsi alla cura della famiglia e della casa. In questo modo l’ Inps garantisce anche a queste persone un reddito fisso mensile. Per il 2018 la pensione potrà essere richiesta già dal 57esimo anno di età della casalinga ( o del casalingo) a patto che il soggetto richiedente abbia versato un minimo di contributi, a titolo volontaristico, a un Fondo di previdenza per almeno 5 anni. Non bisogna essere titolari già di alcun altro tipo di pensione, non svolgere altro tipo di lavoro se non quello di dedicarsi alla cura della casa e della famiglia, nonché alla cura di eventuali parenti disabili. Si può richiedere anche se si è inabili, ovvero se la persona che la richiede sia impossibilitato a svolgere alcun tipo di lavoro per problemi fisici o di salute.

Requisiti minimi per pensione casalinghe 2018

La pensione per le casalinghe 2018 prevede che l’interessato abbia un’età tra i 16 e i 65 anni, non percepire nessun altro tipo di pensione, e non effettuare alcun tipo di lavoro se non quello di curare la famiglia.

La pensione casalinghe è una prestazione valida per le iscritte al Fondo INPS e con una contribuzione minima di almeno 5 anni in questo speciale fondo. In questa guida vediamo insieme i dettagli per conoscerne l’eventuale diritto. La pensione casalinghe 2018 è una particolare misura economica a beneficio delle persone che svolgono lavori di cura non retribuiti per la famiglia. E’ bene quindi sottolineare subito che anche se parliamo per semplicità di casalinghe la misura è diretta ad entrambi i sessi. Dal 1997 è stato istituito uno specifico fondo casalinghe a loro dedicato. Al fondo possono iscriversi i soggetti di entrambi i sessi e di età compresa fra i 16 e i 65 anni a patto che: • svolgono lavoro in famiglia non retribuito; • non beneficiano di una pensione diretta; • non prestano attività lavorativa dipendente o autonoma; • prestano attività lavorativa part-time (a patto che gli orari fra lavoro part-time e lavoro casalingo siano conciliabili).

A chi spetta la pensione casalinghe? I soggetti iscritti regolarmente al fondo casalinghe, a determinate condizioni, possono ricevere una pensione casalinga di vecchiaia o di inabilità. Il diritto alla pensione casalinga sia di vecchiaia e di inabilità, prevede come primo requisito obbligatorio l’iscrizione all’INAIL ovvero dovranno avere una assicurazione infortuni domestici INAIL. La suddetta iscrizione, può essere eseguita in qualsiasi momento e in particolare non appena compiuti i 18 anni e fino a 65 anni compiuti. E’ poi necessario lo svolgimento di attività in ambito domestico e di cura della famiglia in modo esclusivo, senza vincolo di subordinazione e soprattutto a titolo gratuito (tranne che per il part-time come specificato sopra). La domanda per la pensione di vecchiaia o inabilità a favore delle casalinghe, può avvenire solo tramite accesso alla propria area riservata dell’Inps tramite pin personale.

Non è possibile richiedere la pensione casalinga senza contributi INPS? Come anticipato, sono due le tipologie di pensioni a cui le casalinghe possono avere diritto, ma solo se in possesso di determinati requisiti ovvero: • Pensione di inabilità casalinghe. Può essere concessa in caso di impossibilità assoluta e permanente allo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa, compresa la cura della casa e della famiglia in modo abituale e continuo. Per accedervi, sono necessari anche 5 anni di contributi già versati al Fondo Casalinghe. • La pensione di vecchiaia casalinghe. Può essere richiesta sia in presenza di un requisito contributivo pari ad almeno 5 anni contemporaneamente ad una età anagrafica minima. Ad oggi, è possibile fare richiesta a partire dal compimento di 57 anni di età. A che età si può richiedere la pensione casalinga?

La pensione di vecchiaia viene liquidata dai 57 anni solo se l’importo maturato risulta almeno pari all’ammontare dell’assegno sociale maggiorato del 20% (1,2 volte l’assegno sociale). Invece viene liquidata a prescindere dall’importo al compimento del 65 anni di età. L’età in questo caso non è da adeguare alle nuove aspettative di vita. Non è previsto per la pensione casalinghe la concessione della pensione ai superstiti. L’importo della pensione casalinga di vecchiaia o di inabilità, è determinato in base al sistema contributivo. Sempre grazie al sito dell’Inps, è anche possibile conoscere le principali condizioni di calcolo. Per gli anni di contributi versati al Fondo Casalinghe, infatti, si avrà diritto ad un diverso importo sulla propria pensione. Inoltre, dalla data di accettazione di iscrizione al Fondo, la casalinga riceverà al proprio domicilio una lettera di conferma dell’iscrizione e i bollettini su cui eseguire i versamenti dei contributi. Non sono previste delle scadenze fisse e il versamento dei contributi per la pensione delle casalinghe, può essere eseguito in ogni momento dell’anno. L’Inps, tuttavia, prevede una soglia minima per l’accredito di un mese di contributi pari a 25,82 euro e di 310,00 euro annui per accreditare l’intero anno. Per informazioni più dettagliate si consiglia di consultare il sito INPS o contattare l’Istituto previdenziale al numero verde.

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