Conto corrente base gratis: come averlo e chi spetta: attenzione possibili truffe

Dopo moltissimi andirivieni, la norma è stata finalmente approvata e pubblicata nella Gazzetta ufficiale. I nuovi conti correnti base devono essere disponibile da subito e alle condizioni indicate gratuitamente per tutti coloro che ne faranno richiesta.

Conto corrente base gratuito disponibile a tutti coloro che hanno unisce gli 8000 € per tutti i pensionati che hanno un reddito sotto 18.000 e. Bisogna ricordare che questo tipo il conto corrente gratis non è rivolto alle operazioni di gestione del risparmio ma offre solamente operazioni di base, ad esempio ricevere un bonifico effettuare un pagamento.

Il nuovo conto corrente base del suo interno solamente un canone annuo senza altre spese oneri di commissioni tipo natura. Ovviamente bisogna fare i conti con tutte le limitazioni che un prodotto presso può avere:

  1. Canone annuale del conto (con possibilità di addebito periodico) comprensivo dell’accesso ai canali alternativi ove offerti
  2. Elenco movimenti: 6
  3. Prelievo contante allo sportello: 6
  4. Prelievo tramite ATM del prestatore di servizi di pagamento o del suo Gruppo, sul territorio nazionale: illimitate
  5. Prelievo tramite ATM di altro prestatore di servizi di pagamento sul territorio nazionale: 12
  6. Operazioni di addebito diretto SEPA: illimitate
  7. Pagamenti ricevuti tramite bonifico SEPA (incluso accredito stipendio e pensione): 36
  8. Pagamenti ricorrenti tramite bonifico SEPA effettuati con addebito in conto: 12
  9. Pagamenti effettuati tramite bonifico SEPA con addebito in conto: 6
  10. Versamenti contanti e versamenti assegni: 12
  11. Comunicazioni da trasparenza (incluso spese postali): 1
  12. Invio informativa periodica (estratti conto e documento di sintesi) (incluso spese postali): 4
  13. Operazioni di pagamento attraverso carta di debito: illimitate
  14. Emissione, rinnovo e sostituzione carta di debito: 1

Non tutti sanno che esiste il conto corrente gratis e più nello specifico che tutte le banche oltre che Poste Italiane sono obbligati ad offrire ai clienti un conto corrente di base che prevede una serie di operazioni piuttosto semplici a canone agevolato o addirittura gratuito per chi ha un reddito basso.Con  Il decreto numero 70 del 3 maggio 2018, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso operativo il recepimento delle direttive Ué in materia, una misura introdotta alcuni anni fa su quello che è il conto corrente di base ovvero costo agevolato o gratuito, ma che prevede un numero limitato di operazioni possibili. Queste nuove disposizioni pare vadano incontro alle difficoltà della gente meno abbiente appartenente alle fasce più deboli della popolazione nel sostenere alti costi di mantenimento di un conto corrente ordinario, ma che comunque hanno la necessità di utilizzare la moneta elettronica almeno per tutta una serie di operazioni di base.

Gli Istituti di credito saranno costretti ad offrire pacchetti di questo tipo alla propria clientela. Come abbiamo detto Dunque, il conto corrente di base viene offerto obbligatoriamente dalle banche, oltre che da Poste Italiane e permette di effettuare tutta una serie di operazioni semplici. Questo tipo di conto corrente dovrà avere un canone ragionevole e includere un minimo di operazioni annue alle quali poi si potranno aggiungere in un secondo momento altre operazioni aggiuntive con delle tariffe separate.

Il decreto ministeriale stabilisce quindi una tabella dove Sono inclusi tutti i servizi disponibili e nello specifico si parla di 36 pagamenti ricevuti con bonifici Sepa, 12 pagamenti ricorrenti e 6 non ricorrenti effettuati attraverso PayPal con addebito in conto, una comunicazione sulla trasparenza ed ancora quattro invii di estratti conto e informative periodiche nonchè un numero illimitato di pagamenti con carta.

Sono anche incluse le operazioni all’anno di prelievo contante allo sportello prelievi effettuati tramite i terminali bancomat della banca prescelta illimitati e saranno 12 all’anno nel caso invece saranno effettuati presso gli sportelli bancomat delle altre banche così come 12 saranno i versamenti anni di contanti e assegni possibili. I consumatori dovranno esibire un reddito Isee annuo che sarà inferiore agli € 11.600 per poter usufruire di questo servizio. Inoltre, questo conto sarà cointestato soltanto dai componenti del nucleo familiare e sulla quale è stato calcolato l’ISEE. Potranno anche accedere al conto corrente gratuito i pensionati con trattamenti che non siano superiori all’importo annuo di € 18.000.

Conto corrente online, truffe che azzerano i conti. Come prevenire i malware

Le truffe soprattutto quelle on-line sembrano essere ormai all’ordine del giorno e arrivano davvero attraverso ogni mezzo e ogni dispositivo. Quella di cui vogliamo parlarvi oggi riguarda il conto corrente online e di una truffa che va ad azzerare il saldo in modo piuttosto semplice e veloce. Ma come è possibile prevenire queste truffe? Se si ha un conto corrente online oppure tradizionale è bene prestare attenzione nel non farsi truffare, adottando sicuramente dei piccoli accorgimenti e dei comportamenti a prescindere se il conto sia online o meno. Sembra che l’estate sia il periodo migliore per i truffatori intenzionati a svuotare il conto corrente delle vittime, che nella maggior parte dei casi sono turisti molto spesso distratti oppure inconsapevoli di essere al centro dell’interesse del truffatore.

Stando a quanto riferito da una società specializzata nella Sicurezza informata, i Trojan bancari stanno aumentando la loro crescita negli ultimi mesi con l’avvicinarsi e l’arrivo dell’estate E perché pare che in questa stagione sia più facile truffare i turisti come abbiamo detto o per distrazione o talvolta per ignoranza. Bisogna prestare Dunque particolarmente attenzione ai malware e dunque alle truffe di phishing o smishing ovvero tutte quelle truffe che possono arrivare tramite sms o email inviando nella maggior parte dei casi una comunicazione fasulla che invita le vittime a scaricare un allegato oppure accreditare su un link.

Questi nella maggior parte dei casi, trasferiscono le vittime ad una pagina clone del proprio Istituto o postale o bancario e soltanto li è chiesto di inserire i dati sensibili, ma oltre alle generalità vengono richiesti dei dati riguardanti il conto corrente postale o bancario ed è facile capire come avendo questi dati, il conto corrente può essere svuotato in modo piuttosto semplice.

Dunque è bene non assecondare questi tipi di comunicazioni Perché nella maggior parte dei casi si tratta di truffe e inoltre sarebbe meglio evitare di accedere a servizi come L’home banking o l’indirizzo email personale sfruttando le connessioni pubbliche. Negli ultimi giorni ci sono state diverse segnalazioni soprattutto inviate dal Veneto, riguardanti una falsa comunicazione da parte di Enel Energia o meglio da una società che farebbe parte del gruppo Enel è che pare inviti le vittime ad inserire i propri dati su una pagina fake creata ad hoc al fine di ottenere il rimborso. Si è trattata di una classica truffa di phishing ovvero un raggiro che è stato inviato per mail e che sollecita l’utente a inserire le proprie coordinate bancarie con il solo intento di accedere ai dati delle carte di credito per svuotare il conto.

Equitalia e debiti fiscali: dal 1° luglio per multe auto non pagate, prelievo coatto sul conto corrente

Dal primo luglio Equitalia confluirà nell’Agenzia delle Entrate che diventerà ricca di poteri;  nello specifico è stato riferito che l’ente che vorrà procedere al pignoramento presso terzi, ad esempio l’istituto bancario, dovrà attivare una procedura presso il tribunale.  Ma cosa cambierà effettivamente?  Dal primo luglio l’ente pubblico potrà avvalersi della procedura prevista dall’articolo 72 bis del DPR 602/1973, che prevede l’adozione diretta da parte di Equitalia su crediti del debitore detenuti da terzi.  Questo passaggio di consegne segna l’inizio di una nuova era nella lotta all’evasione fiscale, perché il nuovo ente costituito sarà di tipo pubblico, economico, strumentale dell’Agenzia delle Entrate.

Il nuovo organismo di riscossione che sarà interno all’Agenzia delle Entrate, avrà maggiori poteri tra i quali quelli di riscossione forzati in termini efficacia delle procedure e più informazioni a disposizione, grazie all’accesso a tutte le banche dati del fisco, compreso anagrafe, rapporti finanziari, anagrafe tributaria e Inps. Delle cartelle di pagamento cambierà solo l’intestazione: non leggeremo più Equitalia, ma Agenzia delle Entrate-Riscossione.  Duro colpo per i debitori visto che il fisco con questa manovra è pronta a mettere le mani in tasca ai contribuenti ed alle imprese ed a partire dal primo luglio scatterà il possibile pignoramento del conto corrente di chi non ha  pagato una multa, poi seguirà il prelievo diritto della somma da saldare.

Se avete anche una sola multa non pagata, dal primo luglio non potete più scappare perché i tempi della riscossione saranno molto più seri e le procedure molto più efficaci,  visto che la nuova Equitalia potrà procedere direttamente al pignoramento del conto corrente del debitore senza dover richiedere l’apposita autorizzazione al giudice. Stessa cosa vale per il bollo, i  contributi Inps e tanti altri tipi di tasse. Va anche detto  che l’Agenzia delle Entrate- Riscossione,  erediterà tutti i crediti di Equitalia. Qualora non si proceda al pagamento della cartella sulle somme iscritte a ruolo sono dovuti gli interessi di mora dalla data di notifica di riscossione dovuto all’agente della riscossione sul capitale e sugli interessi di mora e tutte le eventuali ulteriori spese derivanti dal mancato pagamento della cartella.

Dopo i 60 giorni, il contribuente verrà ulteriormente invitato al pagamento e qualora questo non avvenisse entro i successivi sessanta giorni, il fisco chiederà alla banca il versamento dell’importo del debito senza l’intervento di alcun provvedimento giudiziale;  qualora manchi uno di questi passaggi e trascorsi 60 giorni, la nuova Equitalia passerà al recupero coattivo. “Per debiti fino a 1.000 euro Agenzia delle Entrate-Riscossione aspetta altri 120 giorni e “invia un ulteriore avviso, prima di intraprendere un’azione di riscossione”. La nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione (ovvero la vecchia Equitalia) avrà accesso, infatti, ai dati dell’Anagrafe Tributaria e dell’Inps e potrà procedere al pignoramento del conto corrente senza richiedere autorizzazione al giudice”, denunciano Federconsumatori e Adusbef.

Ma c’è un modo per mettere a riparo il conto dalle incursioni “indesiderate” del Fisco? I “trucchetti” usati in questi anni in cui lo spettro di un “prelievo forzoso” è stato sempre dietro l’angolo sono stati numerosi. C’è chi ad esempio chiede l’apertura del credito e lascia il conto completamente in rosso ma sempre ne limiti del fido. Poi c’è chi preleva tutti i giorni dal conto. Ed è questo il “trucco” più comune. I soldi versati dal datore di lavoro vengono spostati dal conto “0” al conto “1” e il conto principale in questo caso resta sempre a saldo zero. Il conto corrente principale a questo punto viene messo al riparo da un possibile pignoramento. Un altro “rimedio” è quello che prevede di cointestare il conto con un familiare. In questo caso il conto non può essere pignorato da parte di Equitalia perché il 50 per cento appartiene ad una seconda persona. Poi c’è l’apertura di un conto corrente di riserva, ovvero un conto parallelo su cui spostare i successivi pagamenti su quello più recente. Il conto aperto presso un’altra banca per poi farvi confluire tutto ciò che non viene pignorato dopo l’intervento di Equitalia sul primo conto. Infine per mettersi al riparo dalle intrusioni del Fisco bisogna dimostrare che sul conto venga versato solo lo stipendio o la pensione. Secondo alcune recenti sentenze, come ricorda laleggepertutti.it, Equitalia può mettere le mani sul conto solo se su questo vi siano entrate differenti da quelle reddituali di stipendio o assegno pensionistico.

Arriva il Risparmiometro, conto correnti spiati, ecco come

Dopo il redditometro arriva il risparmiometro. L’Agenzia delle Entrate aggiunge al suo arsenale di strumenti per la lotta all’evasione fiscale uno strumento informatico nuovo, che andrà a esaminare in modo sistematico e generalizzato i risparmi degli italiani detenuti sui conti corrente.

Il risparmiometro è un nuovo algoritmo studiato dall’Agenzia guidata daErnesto Maria Ruffini per verificare se la quantità di denaro conservata in banca è congrua rispetto alla dichiarazione dei redditi. Come funzionerà il risparmiatore prova a spiegarlo il sito Laleggepertutti.it.

“Innanzitutto calcola la giacenza presente sul conto corrente, dato che ottiene grazie alle informazioni che le banche sono tenute a fornire in tempo reale all’Anagrafe dei rapporti tributari. Poi compara questo dato con il reddito dichiarato dal contribuente. In base al tenore di vita del contribuente e alla fascia di reddito in cui questo si inserisce, valuta l’entità di spesa che una famiglia media dello stesso livello può sostenere; la differenza costituisce il potenziale risparmio familiare. Ebbene, se il risparmio effettivo è superiore a quello potenziale stimato, allora scatta l’anomalia”.

Ovviamente come il redditometro, anche con il risparmiometro il cittadino potrà difendersi grazie al contraddittorio dinanzi agli ispettori del Fisco a cui potrà presentare prove della sua innocenza fiscale. A cadere nelle trame del risparmiometro tutte le persone fisiche, intestatari di rapporti finanziari in euro e unicamente a loro riconducibili, con codice fiscale presente e valido nella banca dati dell’anagrafe tributaria.

A finire nell’algoritmo del risparmiometro conto correnteconto deposito titoli e/o obbligazioni, conto a deposito a risparmio libero vincolato, rapporto fiduciario, gestione collettiva del risparmio, gestione patrimoniale, certificati di deposito e buoni fruttiferi, conto terzi individuale e globale fino alle carte di credito, prodotti finanziari emessi dalle assicurazioni, acquisto e vendita di oro e metalli preziosi.

Che avere un conto bancario significhi solo pagare per un servizio visto che i rendimenti sono arrivati ormai allo 0,1% lordo è cosa nota agli italiani ma nell’ultimo periodo si è assistito a un costante incremento dei costi per i servizi bancari che hanno portato alcuni conti ad essere decisamente onerosi. Aumentano i costi sui conto corrente. Stando a una stima effettuata da sostariffe per conto de laStampa, è emerso un rincaro in alcune circostanze del 40%.

Tuttavia, nell’ultimo periodo c’è stato un incremento di oltre 36 €. Il rincaro è stato più marcato specialmente nell’ultimo periodo dell’anno 2017, e a detta dell’associazione dei consumatori continueranno anche nel 2018. L’aumento è rivolto soprattutto ai conti correnti misti, ossia quelli che si possono gestire on-line è un’altra parte allo sportello.

Stangata sui conti correnti in arrivo. Dal 1° ottobre infatti alcune banche introdurranno nuove spese per il cliente alzando i costi di gestione, quelli per le operazioni e i prelievi allo sportello. Ad approfondire quali saranno i costi da sostenere è Studio Cataldi, che spiega come si possa arrivare “secondo le stime, fino a ben 4 euro per un’operazione allo sportello, a 2 euro per l’invio dell’estratto conto e a 35 euro per l’apertura di un conto online dalla filiale fisica”.

Un vero e proprio salasso per il titolare del conto, con variazioni dei costi che, continua Studio Cataldi, “riguarderanno il 12,5% delle banche e toccheranno prelievo contante allo sportello, movimenti allo sportello, bonifici disposti in filiale, costo per ogni utenza domiciliata in banca“.

 Ma non finisce qui. Ad aumentare saranno infatti anche i conti correnti online, alcuni dei quali finora a canone zero: per gli istituti di credito attivi sostanzialmente sul web, le variazioni di costo riguarderanno “ogni utenza domiciliata, prelievo Atm su propria banca, altra banca e prelievo in un altro paese dell’Unione”.

I conti correnti on line

I conti correnti on line sono rappresentati da conti correnti bancari rivolti a consumatori che intendono svolgere operazioni prevalentemente tramite canali virtuali. Nel 2016, la spesa media di gestione di un conto corrente on line è stata pari a 14,7 euro; la composizione della spesa mostra una netta prevalenza delle spese variabili, pari a circa il 63 per cento del totale, soprattutto se la si paragona con i conti tradizionali, le cui spese variabili non superano il 34 per cento del totale. Nell’arco di un anno su questi conti vengono effettuate in media 140 operazioni – un dato sostanzialmente in linea con il resto dei conti pari a 142 unità – il 74,7 per cento delle quali attraverso canali alternativi allo sportello (il 54,7 per cento nei conti tradizionali). Il significativo divario di spesa osservato tra queste due classi di conti (pari a 62,9 euro, di cui 46 riferibili alle spese fisse) è attribuibile prevalentemente alla diversa struttura tariffaria.

Il canone di base, dal cui pagamento è esente oltre il 95 per cento della clientela on line (contro circa un terzo della clientela tradizionale) concorre a spiegare circa 26 euro della differenza osservata. La diffusione di carte di pagamento, più ampia tra la clientela on line, non comporta per quest’ultima aggravi di spesa, poiché i relativi costi sono significativamente inferiori per le carte di credito o addirittura nulli per le carte bancomat; soltanto per le carte prepagate la spesa dei conti on line è di poco superiore a quella dei conti tradizionali; infine, il limitato ammontare delle “altre spese fisse” consente un risparmio di quasi 8 euro. Circa la metà del divario osservato per le spese variabili (pari a 16,9 euro) è attribuibile alle spese di scrittura, completamente gratuite per i conti on line; la parte restante dipende dalle commissioni sulle disposizioni, generalmente molto più vantaggiose per i conti on line, soprattutto per le operazioni effettuate su canali alternativi allo sportello. I conti correnti postali La spesa dei conti postali rilevata nel 2016 è diminuita di 1,2 euro e si è attestata a 47,8 euro.

I conti postali rimangono significativamente meno costosi rispetto ai corrispondenti prodotti bancari tradizionali; la differenza, complessivamente pari a 29,8 euro (27,5 euro nel 2015), è attribuibile alle “altre spese fisse”, ai canoni delle carte di credito, alle spese per invio di estratto conto; la spesa per i canoni di base e per le carte bancomat risultano sostanzialmente allineate a quelle sostenute dai clienti bancari.

La clientela postale fruisce saltuariamente di servizi quali la tenuta di dossier titoli (il 2,6 per cento dei clienti postali contro il 28,5 per cento dei clienti bancari) e dispone più raramente di carte di credito (11,2 contro 35,3 per cento); per contro il possesso di carte di debito è molto più diffuso tra i clienti postali: tutti i conti postali dispongono almeno di una carta e tale quota si riduce all’88,3 per cento nei conti bancari. La diversa composizione dei servizi contribuisce solo in parte a spiegare la differenza nei livelli di spesa: se si ricalcola la spesa dei clienti postali, lasciando inalterata la struttura delle commissioni e assumendo che fruiscano del medesimo paniere di servizi dei clienti bancari, la differenza di spesa tra le due classi di clienti si riduce da 29,8 a 23,9 euro: la diversa struttura delle commissioni, spiegherebbe pertanto circa l’80 per cento del divario osservato e soltanto il 20 per cento dipenderebbe dal numero e dalla tipologia di operazioni effettuate.

IL CONTO CORRENTE

Che cos’è Il conto corrente è il contratto attraverso il quale si regolano i rapporti tra la banca e il cliente, al fine di poter gestire il proprio denaro. In particolare, la banca, sul presupposto dell’esistenza di una disponibilità presso di sé, si impegna nei confronti del cliente a prestare un servizio, che consiste in sostanza in un servizio di cassa, cioè nel provvedere per conto del cliente correntista, su ordine diretto ed indiretto e con le sue disponibilità, ai pagamenti e alle riscossioni. Come funziona Il conto corrente può essere aperto presso una banca o presso Poste Italiane, nell’ambito dell’attività di Banco Posta. Quando si parla di “apertura”, si fa riferimento all’attivazione del rapporto di conto corrente che avviene a seguito della conclusione del relativo contratto. Con il conto corrente, il cliente può disporre in qualsiasi momento delle somme, provvedendo direttamente al prelievo con semplici operazioni di cassa, ovvero ordinando alla banca di effettuare pagamenti a favore di terzi o autorizzandola ad addebiti sul proprio c/c.

Queste operazioni possono essere commissionate alla banca singolarmente o costituire oggetto di “ordini permanenti” che automatizzano periodicamente una data operazione (es. pagamento mensile rata di un finanziamento), come avviene con il Rapporto Interbancario Periodico, meglio conosciuto come “RID”. L’accreditamento, invece, che comporta l’acquisizione di somme in conto corrente, avviene attraverso versamenti del correntista stesso, bonifici da parte di terzi o incassi dovuti ad altre operazioni (ad es., vendite di titoli o incasso di cambiali). Prima di firmare il contratto di conto corrente, il cliente ha il diritto di consultare la Guida predisposta da Banca d’Italia, in modo da poter conoscere le caratteristiche di questo strumento e ricevere tutte le informazioni relative al contratto, comprese quelle sui costi del servizio, sia verbalmente dal personale bancario che tramite la documentazione di trasparenza: il Foglio Informativo prima di concludere il contratto ed il Documento di Sintesi, generalmente inserito nel contratto come frontespizio (in prima pagina) che riassume tutte le condizioni economiche. Il conto corrente si identifica attraverso il codice IBAN (codice alfanumerico di 27 cifre), composto dal codice dello Stato in cui è aperto, il codice identificativo bancario e il codice BBAN, a sua volta composto dal codice CIN, dal codice ABI della banca presso la quale è domiciliato, dal codice dell’agenzia o succursale e dal numero di C/C. La gestione di un conto corrente ha un costo che può variare da banca a banca, e che può essere riferito ad ogni singola operazione oppure ad un canone mensile omnicomprensivo. Le spese più ricorrenti sono quelle relative alle operazioni effettuate sul conto (prelievi, versamenti) e quelle di rendicontazione, che variano a seconda della periodicità dell’invio dell’estratto conto.

L’estratto conto può essere interrogato anche tramite il bancomat o il numero verde e l’area on line messi a disposizione dalla banca. Il conto corrente offre molteplici servizi al cliente: accredito/addebito interessi, bonifici bancari, rilascio del libretto di assegni, pagamento utenze (gas, energia, telefono, ecc.), canone della carta di credito e del bancomat, eventuali spese per lo scoperto di conto (fido). Trimestralmente o mensilmente e, in ogni caso, annualmente, la banca invia al correntista l’estratto conto, che contiene le informazioni del saldo liquido disponibile sul conto, e un riepilogo dei movimenti effettuati. I costi sostenuti dal cliente sono riportati sotto la voce “Isc”: per verificare la convenienza del proprio conto corrente basta confrontare il proprio Isc con quello pubblicizzato dalle altre banche relativamente allo stesso tipo di prodotto. Ogni banca, normalmente, ha diverse tipologie di conto corrente da offrire: in proposito, è bene tenere presente che, a prescindere dalla specifica tipologia di prodotto offerto, chi pensa di utilizzare frequentemente il conto corrente (ad es., in caso di prelievi o addebiti giornalieri) farà bene ad optare per un conto corrente “a pacchetto”, cioè una tipologia di conto che prevede un costo a prescindere dall’effettivo utilizzo o dal numero di operazioni. Chi, invece, pensa di utilizzare il conto con minore frequenza (ad es., come conto secondario o per l’addebito di una rata di finanziamento), farà bene a valutare la maggior convenienza di un conto “ordinario” o “a consumo”, cioè che prevede un costo solo al compimento delle operazioni.

Si ricorda inoltre che, recentemente, è stato previsto anche il c.d. “conto base”, cioè un conto di pagamento pensato per chi ha limitate esigenze di operatività, aperto a tutti e offerto gratuitamente per le fasce svantaggiate (Reddito ISEE fino a 7.500 euro, da comunicare alla banca entro il 1° marzo di ogni anno) e per i pensionati fino a 1.500 euro al mese. E’ disponibile dal 1° giugno 2012 e prevede, come unica spesa (nel caso in cui non ricorrano i requisiti per la gratuità), un costo annuale onnicomprensivo e l’impossibilità di ottenere servizi aggiuntivi, salvo che non siano espressamente richiesti dal cliente alla banca. La banca non può, su questo conto, autorizzare nessun tipo di scoperto o di pagamento che possa comportare un saldo negativo per il consumatore.

Cosa fare Prima della conclusione del contratto di conto corrente, è importante leggere attentamente tutta la documentazione di trasparenza. Successivamente, attenzione a monitorare sempre il rapporto di conto corrente, tramite un’attenta lettura degli estratti conto e dei documenti informativi ricevuti a casa, chiedendo, in caso di dubbi, chiarimenti alla banca. E’ inoltre importante prestare particolare attenzione alle c.d. “variazioni unilaterali ex art. 118 Tub”, che comportano modifiche delle condizioni di contratto originariamente pattuite.

A chi rivolgersi Per qualsiasi esigenza è bene che il titolare del conto corrente si rivolga in primo luogo alla banca presso la quale ha aperto il conto. In caso di errori, il cliente potrà rivolgersi all’ufficio reclami della banca e, successivamente, all’Arbitro Bancario Finanziario. In caso di dubbi o di mancato riconoscimento dei propri diritti, è possibile rivolgersi alle sedi territoriali di Adiconsum, (alla voce “Dove siamo”), per usufruire del servizio di consulenza e assistenza individuale.

Il metodo che ti fa risparmiare il 35% su tutto

Digita “kakebo” in Goo- gle e ti si aprirà un mondo. C’è Amazon che ti propone le edizioni più recenti, i siti che ti insegnano a creare il tuo personalizzato, quelli che te lo fanno scaricare in pdf e pure l’applicazione per cellulari. Il segreto di questo metodo antico che oggi è più che mai di tendenza è però analogico, per niente digitale. Lascia da parte smartphone ed internet, prepara matita e gomma da cancellare: il quaderno che promette di farti risparmiare il 35% in un anno funziona così. Si chiama Kakebo, dalgiappo- nese puoi tradurre semplicemente “libro dei conti di casa”. Per migliaia di italiani è diventato una vera e propria esperienza di vita. Lo ha inventato Motoko Hai, la prima giornalista giapponese, una donna che ha incoraggiato le sue lettrici a prender nota di entrate, spese e risparmi per promuovere il controllo dell’economia domestica.

PERCHÉ USARLO

Il primo Kakebo della storia lei lo lanciò sul mercato nel 1904. Oggine puoi trovare numerose versioni. In Italia la prima casa editrice a pubblicarlo – e che oggi gli appassionati indicano come “l’originale” – è stataVallardi, che per l’edizione 2018, come spiega il direttore editoriale Marcella Mecia- ni, punta a vendere 30mila copie. «Il kakebo segna numeri in crescita: chi lo ha utilizzato è determinato a continuare a farlo», spiega Meciani.

«Se volete iniziare a risparmiare e non sapete come;se avete bisogno di uno strumento che vi aiuti a ordinare le spese quotidiane in modo semplice e funzionale; se siete alla ricerca di regole che vi aiutino a osservare le vostre modalità di consumo e riflettere sul modo di sostituire le cattive abitudini con altre migliori», recita l’edizione Vallardi. Il metodo è antico. Lo facevano le nostre nonne e il primo bilancio di famiglia che sia stato rinvenuto nella penisola è del 1700. Giovanni Vecchi, professore di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, in 20 anni ha raccolto centinaia di migliaia di quaderni del bilancio familiare del Belpaese. Continua a farlo per il progetto di ricerca internazionale “Historical hou- sehold budget” e attraverso questi rendiconti studia la distribuzione della ricchezza e la diseguaglianza tra classi sociali.

«Il Kakebo», spiega, «è un metodo simile a quello delle nostre nonne, anche se con regole precise: tenere la contabilità aiuta ad acquisire consapevolezza e protegge il denaro».

Come funziona? Il Kakebo prevede che ogni mese si stabilisca quali sono le entrate e le uscite fisse – dall’affitto al corso di formazione, dalle rate delcompu- ter alla previdenza integrativa – stimando il risparmio possibile.

Saprai così quanto denaro disponi per sopravvivere. Prima di iniziare, il consiglio è di riflettere su quali siano gli obiettivi del mese. E si fa anche qualche proposito: dal ridurre i pacchetti di sigarette all’uscire meno alla sera. Ogni elemento è arricchito da consigli. Poi viene la parte più laboriosa: ogni giorno dovresti conservare le ricevute degli acquisti o segnarli, e aggiornare il Kakebo al massimo la mattina dopo durante la colazione. Ogni colonna corrisponde a un giorno, ogni riga a una categoria. Sono solo quattro quelle pensate da Motoko Hani: sopravvivenza; optional (bar, ristoranti, cosmetica o shopping); cultura (libri, musica e spettacoli); extra (viaggi, regali e spese per la casa).

Una pagina di Kekebo

Sommate tutti i totali giornalieri e otterrete la somma della settimana. Alla fine di ogni mese, arriva il momento della verità: inizia la battaglia tra il lupo della spesa e il maialino del risparmio, due mascotte che caratterizzano questo kakebo.Hai raggiunto i tuoi obiettivi mensili? Hai mantenuto le promesse? Una serie di domande stimola la riflessione. E per ogni acquisto ci si deve domandare se sia necessario, se ce lo si possa permettere fino ad arrivare a rivedere le proprie priorità.

CONTABILITÀ

Basta comprare l’agendina e il risparmio è assicurato? Non ne è convinta Alessandra Ziliotto, l’organizzatrice professionista. In pratica, aiuta le persone a tenere in ordine tempo e spazi. E spesso consiglia ai suoi clienti Kakebo. «Ho sempre utilizzato fogli excel per i miei conti ma ho poi capito che fare le somme da sola e senza l’aiuto del computer mi aiutava a prendere maggior consapevolezza, in modo più veloce, del mio tenore di vita. E il solo fatto di doverlo scrivere è per me un deterrente per un ulteriore esborso di giornata. Basta dedicare al Kakebo 3 o 4 minuti al giorno, e avrà un incredibile impatto sulla tua propensione alla spesa. In tre mesi ho cambiato stile di vita: mi sono resa conto che uscivo tre volte a settimana a cena, decisamente troppe per il mio budget. Molte persone faticano a imporsi una griglia di categorie. Per questo io stessa ho creato ulteriori categorie. Ad esempio, la voce “viaggi”. Così consiglio ai miei clienti. Ogni metodo di organizzazione è da personalizzare e cucire in base alle proprie esigenze».

Cristiano Malgioglio fa impazzire Paris Hilton che pubblica i suoi video su Instagram

Dopo l’ultima e tanto discussa edizione del Grande fratello, quella in cui Cristiano Malgioglio ricopriva il ruolo di opinionista, ha imparato perfettamente la lezione su come beneficiare di social network, infatti su Instagram sono diventati virali i suoi video divertenti con migliaia di like.

Quello che però, sorprende tutti e che uno di questi post sia pervenuto all’attenzione di una delle star social di tutti i tempi: Paris Hilton. La miliardaria ereditieria, e Regina dei reality condividesse nelle sue storie di Instagram un video del nostro paroliere italiano con tanto di emoji divertita.

Cristiano, infatti, balla indossando un abito coloratissimo, un pareo abbinato ad un paio di tacchi a spillo color argento. Il siparietto è piaciuto talmente tanto che altro è passato l’oceano raggiunto Paris e suoi migliaia di fan in quali hanno condiviso il post facendolo diventare virale in tutto il mondo per la gioia di Malgioglio.

«Quando le Star @parishilton diventano pazze per i miei video.. l’allegria è essere diversi da tutti… ti porta ovunque. @naomi @carlabruniofficial @alfosignorini Grazie per averlo postato per primo Alfonso. @pierochiambretti … A presto insieme a te @mediaset. Entrerò nella casa del GF 2018? Può succedere di tutto… momentaneamente sono sotto la pioggia. Baci amici di Instagram. Vi amo».

Manuela Bailo, l’autopsia rivela “è morta soffocata”

Stando all’ultimo rapporto dell’autopsia Manuela Balio è morta soffocata di questi risultati dopo un’attenta analisi corpo, è stata tenuta una frattura composta del cranio il quale avrebbe provocato la morte. Attualmente stato chiarito momento sia stato dovuto ad una conseguenza dell’emorragia interna od un ipotetico strangolamento.

“Non volevo ucciderla, l’Inter è caduto dalle scale”, non sarei queste le parole dell’assassino Fabrizio Pasini lanciate dal carcere di Brescia mentre era sotto interrogatorio di convalida del. L’uomo quarantottenne sindacalista della Uil, ha ricostruito dettagliatamente la serata di sabato 28 quando è avvenuto l’omicidio all’alba.

“Abbiamo litigato tatuaggio”, ha pronunciato Fabrizio affermando che Manuela si sarebbe innervosita quando è venuto a conoscenza di un tatuaggio che volevano farsi insieme. Nel mentre ieri mattina è avvenuto sopralluogo della scientifica a casa genitori dell’assassino, forse dell’ordine cercano di ricostruire l’accaduto attraverso le macchie ematiche quanto accaduto.

Farmaco antidolorifico ritirato dalle farmacie, ecco il perchè e lotto di produzione

Ennesimo ritiro del farmaco antidolorifico ritirato immediatamente le farmacie, l’allerta sarà annunciata dall’agenzia italiana del farmaco.

Sul comunicato possiamo leggere la motivazione del ritiro a scopo precauzionale, per un semplice difetto di confezione. L’attuale produttore della antidolorifico e la ditta Grunenthal Italia Srl, sita a Milano, via Carlo Bo,11.

La medicina è è “PALEXIA 100 mg 30 compresse a rilascio prolungato” con il lotto n. 826101 scad. 30/09/2020, AIC n. 040422545/M.

Antidolorifico Palexia

Questo tipo di medicinale è un grande antidolorifico che proviene dalla classe degli oppioidi, viene usato principalmente per il dolore acuto partendo da moderato a grave, ma solamente degli adulti che possono assumere antidolorifici a base di oppio.

Abuso di farmaco antidolorifico

La dipendenza da farmaci oppioidi per il trattamento del dolore, è una problematica assolutamente moderna, e l’impressione che siamo solo all’inizio di una storia che ci porterà a vederne delle belle.

Negli Stati Uniti, questo, è il primo problema di abuso di sostanze. Si può dire che negli Stati Uniti questo è un problema di primaria importanza, che cosa sta succedendo? E perché adesso? Siamo in una fase, dove giustamente, da parte della società civile, viene portato avanti un concetto sacrosanto: “il paziente con dolore cronico non deve soffrire”. Il dolore acuto nel nostro corpo ha un significato importante.

Terremoto in Molise, Protezione Civile: possibili anche scosse più forti

“C’è il terremoto, il terremoto non è prevedibile, ci sono queste scosse, gli esperti dicono che è aumentata la probabilità che ci possa essere una scossa ancora più forte, regoliamoci di conseguenza. Questo è il messaggio che deve passare”.

Queste sono state le parole del capo della Protezione civile italiana, Angelo Borrelli dovrà avere incontrato il sindaco Franco Pallotta. Nel vertice si è evidenziato quello che si era detto alcuni giorni fa nella futura di Campobasso: “non possiamo escludere ulteriori costi, anche di più elevati sta”.

Il capo della protezione civile ha anche affermato che il presidente della regione, Donato Toma:” sta preparando la negazione della richiesta dello stato di emergenza. Appena pronta, porterò la dichiarazione al presidente del consiglio dei ministri e al consiglio dei ministri”.

Serbatoio idrico da chiudere a Montecilfone. Il sindaco di Montecilfone, Franco Pallotta, ha emesso un’ordinanza per la demolizione del serbatoio dell’acqua, lesionato dopo le scosse di terremoto degli ultimi giorni. Il documento è stato inviato, tra gli altri, al presidente della Regione, Donato Toma, e al commissario dell’Azienda speciale regionale ‘Molise Acque’ proprietaria della struttura, alta quasi trenta metri. Il provvedimento è stato emesso a seguito della relazione dell’ingegnere Giovanni Di Iorio nella quale è scritto che “è indispensabile l’abbattimento e la demolizione del serbatoio”. Proseguono intanto le verifiche nelle abitazioni private del paese. Sono 405 le richieste di interventi e sono salite a 35 le case inagibili. A Palata, invece, è parzialmente inagibile la Caserma dei Carabinieri, mentre sulla scuola saranno le famiglie dei bambini a scegliere in quale dei due edifici presenti in paese attivare le lezioni alla riapertura dell’anno scolastico.

La Bifernina riapre prima di lunedì. I viadotti della Bifernina potrebbero riaprire prima della prossima settimana. Lo conferma il Presidente della Regione Molise Donato Toma. “Sul viadotto domani mattina in Prefettura avremo un tavolo con il Prefetto in cui l’Anas comunicherà i risultati delle verifiche – ha spiegato il governatore -. Ad oggi non ho avuto comunicazione di particolare criticità. Spero prima di lunedì in una riapertura”. I due viadotti della Fondovalle del Biferno erano stati chiusi lo scorso 16 agosto, dopo la scossa di magnitudo 5.1.

Assegno sociale e nuovi requisiti: colpite le fasce più deboli?

Fino a qualche anno fa, esattamente nel 2011 l’assegno sociale veniva pagato con molto anticipo, anche l’anno scorso si poteva far richiesta al compimente dei 65 anni e 7 mesi, dodici mesi prima rispetto alla pensione di vecchiaia. Quest’anno per fortuna di molti i requisiti per accedere all’assegno sociale sono stati equiparati a quelli della pensione di vecchiaia e portati, quindi, a 66 anni e 7 mesi. Nel 2019, con l’innalzamento dei 5 mesi dell’età pensionabile così come la pensione di vecchiaia, anche l’assegno sociale sarà portato a 67 anni.
Essendo una prestazione economica dedicata ai cittadini in condizioni economiche disagiate ed essendo slegata dai versamenti contributivi (visto che accedono all’assegno sociale proprio quelle fasce di popolazione che non hanno i contributi necessari per la pensione di vecchiaia), ma legate a soglie di reddito che sono al si sotto a quelle stabilite annualmente dalla legge, molto probabilmente dovrebbe essere una prestazione erogata prima rispetto alla pensione di vecchiaia soprattutto perchè si tratta di una prestazione assistenziale e non previdenziale.

Queste, però, sono considerazioni che possiamo fare io, lei e chissà quanti altre persone in Italia senza per questo intaccare la legge che ha portato l’assegno sociale a 67 anni…forse prima o poi uno dei tanti legislatori si metterà una mano sulla coscienza.

Assegno sociale

Il 2017 rappresenta, l’ultimo anno nel quale sarà possibile accedere all’assegno sociale con 65 anni e 7 mesi. Infatti, dal 1° gennaio 2018 il requisito sarà innalzato ed equiparato ai requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi).
Si ricorda che l’assegno sociale è una prestazione economica, erogata a domanda, in favore di cittadini italiani (o stranieri comunitari) che si trovano in condizione di bisogno. La residenza deve essere effettiva, stabile e continuativa per almeno dieci anni nel territorio nazionale. È erogato provvisoriamente e con verifica del possesso dei requisiti reddituali. Non è reversibile ai familiari superstiti ed è inesportabile all’estero. Se il titolare soggiorna all’estero per più di trenta giorni, viene sospeso. Dopo un anno dalla sospensione, la prestazione viene revocata.
L’assegno sociale non è soggetto a Irpef ed è pagato per tredici mensilità. L’importo per il 2017 è pari a 448,07 euro. Per i pensionati non coniugati spetta se il reddito annuo personale non è superiore a 5.824,91 euro, mentre nel caso di pensionato coniugato il reddito familiare non deve risultare superiore a 11.649,82. In presenza di redditi inferiori a tali soglie, l’assegno viene erogato in forma ridotta. In assenza di redditi l’assegno è erogato in misura intera.

Boom fumo sigaretta tra ragazzi minorenni, +50% in Europa

La sigaretta si espande sempre di più tra i giovani, in tutta Europa da circa 30 anni si può notare  una crescita del 50% di fumatori, sia maschi che femmine, nei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni. Lo afferma una ricerca dell’Università di Verona nell’ambito del progetto Alec (Ageing lungs in european cohorts) in un’indagine svolta in Europa e Australia, grazie al finanziamento europeo “Horizon 2020”.

Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista “Plos One”, è stato coordinato da Deborah Jarvis del National heart and lung institute dell’Imperial College of London. Ne è emerso, spiega il prof. Alessandro Marcon, dell’ateneo scaligero, che i Paesi colpiti dal fenomeno sono quelli del sud Europa, Italia compresa, Vanno decisamente meglio nelle statistiche le nazioni del Nord del continente, ma non tanto grazie a prevenzione ed educazione, bensì per l’alto costo del pacchetto di sigarette (intorno i 10 euro), che fa da deterrente. Anche in Francia – riferisce il docente – il governo Macron sta pensando di agire nello stesso modo.

Per quanto riguarda invece il consumo di tabacco nella fascia tra i 16 e i 20 anni il dato è invariato negli anni. La preoccupazione dei ricercatori è che il fumo è la prima causa di mortalità evitabile nel Mondo ma che, non necessariamente attraverso il Dna, può essere fattore di predisposizione per le future generazioni.

“Abbiamo ricostruito la storia di esposizione al fumo di 120 mila cittadini residenti in 17 Paesi europei – dice Marcon, docente di Epidemiologia e Statistica medica e primo autore di questo lavoro – per valutare i trend temporali nell’incidenza di nuovi fumatori in un periodo di 40 anni. L’obiettivo del progetto Alec è studiare i fattori di rischio delle malattie respiratorie, con particolare attenzione alle esposizioni, come quella al fumo, i cui effetti avversi potrebbero coinvolgere le generazioni successive, e valutare il potenziale impatto degli interventi di salute pubblica mirati a contrastarli”.

“La ricerca – spiega – è stata condotta analizzando congiuntamente i dati di sei indagini epidemiologiche nazionali e internazionali, ottenendo delle valutazioni separate per quattro regioni geografiche cioè Nord, Sud, Est e Ovest Europa”. “Il risultato più preoccupante dello studio – sottolinea – riguarda i giovanissimi e il loro rapporto con il fumo; nella fascia 11-15 anni si è osservato un aumento dei nuovi fumatori dal 1990 in poi, con tassi che nell’Europa dell’Ovest, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svizzera hanno raggiunto i 40 nuovi fumatori ogni 1000 giovani per anno, e circa 30 per 1000 l’anno in Europa del Sud: Italia, Spagna e Portogallo”. Una proiezione che, sull’arco temporale monitorato, arriva ad un +50%.

Nella fascia di età tra i 16 e i 20 anni – prosegue Marcon -, la proporzione di giovani che iniziano a fumare è diminuita in modo rilevante dal 1970 in poi, “tranne che nell’Europa del Sud (Spagna, Italia e Portogallo), dove l’incidenza di nuovi fumatori in questa fascia è stabile dal 1990 ad oggi, con livelli molto elevati, tra i 60 e gli 80 nuovi fumatori ogni 1000 adolescenti l’anno”. “La diminuzione è stata invece costante nel Nord Europa, ovvero nei Paesi scandinavi e nel Regno Unito. Nei Paesi che hanno conseguito i migliori risultati nel controllo del tabacco in Europa – conclude il ricercatore -, il tasso di nuovi fumatori nella fascia 16-20 anni era di 20 nuovi fumatori ogni 1000 cittadini per anno nel periodo 2008-2009”.

Olio di cocco, è “veleno puro”. L’allarme lanciato da una docente di Harvard

Massima attenzione all’olio di cocco, un ingrediente particolarmente utilizzato, soprattutto nella preparazione di dolci e piuttosto gradito da tanti. Adesso, secondo una recente ricerca sembrerebbe che l’olio di cocco sia piuttosto pericoloso per la salute dell’uomo. Se in tanti decantano le proprietà benefiche dell’olio di cocco, utile contro ogni tipo di male, ovvero per contrastare l’obesità, per la cura dei capelli, per altri invece è considerato veleno puro. Nello specifico a definire l’olio di cocco veleno puro, è stata Karin Michels dell’università di Harvard. L’esperta del Harvard T.H. Chan School of Public Health, sembra che sia intervenuta recentemente in una conferenza che si è tenuta a Friburgo in Germania, definendo l’olio di cocco davvero veleno puro nonché una delle cose peggiori che si possono mangiare. Ma quale sarebbe il motivo? Questo andrebbe ricercato Nella quantità di grassi saturi che si trovano nell’ alimento, ovvero degli elementi che non fanno altro che aumentare il livello di colesterolo LDL e aumentare Dunque rischio di problemi cardiovascolari.

Per chi non lo sapesse Karin Michels è la prima ricercatrice di fama internazionale che parla dei rischi che potrebbero derivare dall’ uso dell’olio di cocco. Già lo scorso anno l’american Heart Association pare Avesse lanciato un allarme riguardo le conseguenze sull’apparato circolatorio di una dieta a base di questo tipo di alimento visto che anche in quel caso era stato sottolineato come questo potesse aumentare il colesterolo cattivo. Sempre la ricerca dello scorso anno, aveva sottolineato come non si conoscessero Effettivamente gli effetti positivi ed era stato sconsigliato Dunque l’uso di questo ingrediente. L’olio di cocco viene prodotto attraverso un processo di raffinazione e si ottiene proprio partire dalle endosperma della noce di cocco, Ovvero la polpa essiccata.

Nello specifico, l’ olio di cocco viene prodotto soprattutto nel sud-est asiatico e pare che contenga al proprio interno una grande quantità di grassi saturi, ovvero quelli che causano l’aumento del colesterolo e che sono alla base di molti problemi cardiovascolari. Per fare un esempio, possiamo dire che nell’ olio di cocco, ci sono più grassi saturi di quelli che si potrebbero trovare nel burro o addirittura nel lardo.

«Quel che sappiamo è che sostituire i grassi saturi con grassi non saturi come quelli dell’olio d’oliva o dell’olio di girasole ha un effetto positivo nel ridurre il colesterolo LDL [il colesterolo “cattivo”] e che sono quindi una scelta migliore», è questo quanto dichiarato da Victoia Taylor, ovvero una dietologa della British Heart Foundation. La stessa ha aggiunto: “Per ora, se vi piace il sapore dell’olio di cocco, fate come col burro; va bene ogni tanto. Ma è comunque meglio assumerne poco e scegliere, per il resto del tempo, un olio non saturo”.

Periodicamente balzano all’occhio, di chi frequenta forum, blog e gruppi di fitness, delle notizie bomba che sembrano aver trovato il Sacro Graal della nutrizione. Una delle ultime mode in fatto alimentare riguarda l’Olio di Cocco (Virgin, mi raccomando!).
Quanto c’è di vero? L’olio di cocco fa male? Oppure fa bene? Non peggiora il colesterolo cattivo? Migliora il metabolismo lipidico? È un grasso che elimina gli altri grassi? È il segreto di Belen? Le opinioni sono discordanti.
Scopriamo assieme cosa c’è di scientifico dietro all’olio di cocco e dove incomincia il marketing.

Benefici olio di cocco (almeno quelli presunti)

A detta del web i benefici di quest’olio sono molteplici:

  1. Proprietà antimicrobiche (vedi chi pratica l’Oil Pulling)
  2. Rafforza il sistema immunitario
  3. Aiuta a dimagrire aumentando il metabolismo
  4. Protegge dalle malattie cardiovascolari
  5. È ottimo per friggere
  6. ecc ecc

E tra una cucchiaiata e l’altra puoi anche spalmartelo tra i capelli o farti un meraviglioso scrub alla faccia.
[confermato dalla sottoscritta]

Tutto questo pare supportato da studi scientifici recenti, presi da pubmed (ovviamente). Ma come mai, se provate a consultare le linee guida della comunità scientifica, questo è inserito nella “lista nera”, insieme a burro e olio di palma? Sarà perché è saturo? L’olio di cocco allora fa male? Sarà perché il cocco fa schifo ai medici e volevano punirlo?
Partiamo dal principio.

L’olio di cocco è un olio vegetale ottenuto a partire dalla polpa essiccata noce di cocco.

È così composto(1):

  • 86,80% da acidi grassi saturi:
    • 44,80% Laurico (12:0)
    • 17% Miristico (14:0)
    • 8,4% Palmitico (16:0)
    • 2,6% Stearico (18:0)
    • 14% (Butirrico 4:0, Caproico 6:0, Caprilico 8:0 e Caprico 10:0)
  • 6,25% da acidi grassi monoinsaturi:
    • 6,25% Oleico (18:1)
  • 1,6% da acidi grassi polinsaturi

Ha un punto di fumo relativamente basso 177° (anche se c’è la credenza che essendo saturo lo abbia alto) per questo non è adatto per la frittura. (Olio di Palma: 240° / Olio extravergine di oliva: 190°)

La prima considerazione che viene fatta sull’olio di cocco è dovuta al suo buon contenuto di acidi grassi saturi a catena media. Questi particolari acidi grassi (in questo caso il Laurico) pur essendo saturi, non entrano, esattamente come quelli a catena corta, nella stessa modalità digestiva e di assorbimento di quelli a catena lunga. Brevemente, non necessitano di essere solubilizzati dai sali biliari, diffondono direttamente nell’enterocita e non vengono riesterificati a trigliceridi e inglobati nei chilomicroni, ma vengono direttamente immessi nel circolo ematico. Per questo motivo sono particolarmente utili quando si hanno problemi digestivi, patologie legate alla bile (ostruzione dei dotti biliari, deficit produttivi ecc) e della lipasi pancreatica.

Tuttavia il Laurico pare avere un effetto di aumentare sia le LDL che le HDL, anche se in modo “modesto” rispetto al Palmitico e al Miristico

Una cosa che non viene quasi mai considerata (in rete) è il totale della composizione di un olio. Il fatto che il Laurico non sia particolarmente importante a livello aterogenico non significa che la grossa percentuale presente nell’olio di cocco riesca a compensare la quantità, sebbene inferiore, di Miristico e Palmitico.

Infatti, nel 1998, uno studio (prego notare fatto su umani, non su criceti, topi, polli, etc) comparando gli effetti di una dieta con il 21% di grassi dati da grasso di bue, olio di cartamo e olio di cocco ha evidenziato, rispetto quest’ultimo, un aumento di LDL (il volgarmente detto “colesterolo cattivo”) abbastanza consistente. Questo potrebbe essere dovuto alla presenza di acido Miristico, piuttosto che all’effetto dell’acido Laurico.

Di recente gli studi legati ai grassi hanno spostato l’attenzione maggiormente sugli effetti dell’olio di palma (che necessiterebbe di una discussione a parte), questo perchè è molto più presente nei prodotti a libero consumo in occidente. Mentre l’olio di cocco, almeno per quanto riguarda la nostra realtà, resta un consumo di “nicchia”.

Se cerchiamo studi vari se ne trovano a bizzeffe sugli effetti dell’olio di cocco , positivi o meno, sugli animali. Perfetto, ma finchè non vengono testati sugli esseri umani non possiamo altro che fare ipotesi su ipotesi. Non dico che non siano interessanti, ma si può facilmente incorrere in diversità dovute alla specie (un esempio lo è l’effetto positivo degli ω3 sull’insulino resistenza fortemente riscontrabile in studi su ratti, invece totalmente assente o molto blanda negli esseri umani, patologici e non (11) ) che possono far trarre conclusioni inesatte a chi è “profano” della ricerca.

Alcune opinioni dicono che fa bene, altri l’olio di cocco fa male

Alcune considerazioni di articoli vari poi traggono conclusioni errate. Ad esempio, ho letto in più blog (copiati e ricopiati) la seguente frase: “A review of cooking fats used in India suggests that the increased incidence of both cardiovascular disease and type 2 diabetes is concurrent with the replacement of traditional fats such as ghee, coconut oil, and mustard oil with polyunsaturated fats such as corn, sunflower, or safflower oils.” con il magico numeretto che richiama ad uno studio scientifico.

Lo studio in questione (4) dice (dal riassunto):

In contrast to earlier epidemiologic studies showing a low prevalence of atherosclerotic heart disease (AHD) and type-2 dependent diabetes mellitus (Type-2 DM) in the Indian subcontinent, over the recent years, there has been an alarming increase in the prevalence of these diseases in Indians–both abroad and at home, attributable to increased dietary fat intake. Replacing the traditional cooking fats condemned to be atherogenic, with refined vegetable oils promoted as “heart-friendly” because of their polyunsaturated fatty acid (PUFA) content, unfortunately, has not been able to curtail this trend. Current data on dietary fats indicate that it is not just the presence of PUFA but the type of PUFA that is important–a high PUFA n-6 content and high n-6/n-3 ratio in dietary fats being atherogenic and diabetogenic. The newer “heart-friendly” oils like sunflower or safflower oils possess this undesirable PUFA content and there are numerous research data now available to indicate that the sole use or excess intake of these newer vegetable oils are actually detrimental to health and switching to a combination of different types of fats including the traditional cooking fats like ghee, coconut oil and mustard oil would actually reduce the risk of dyslipidaemias, AHD and Type-2 DM

Ovvero hanno preso una considerazione intelligente che poneva l’accento sulla composizione degli oli in diversi PUFA, sul loro rapporto in ω3 e ω6 e sul consumare fonti vaste di grassi a quantità moderate e l’hanno tradotta semplicemente con:

“L’aumento di malattie cardiovascolari e diabete 2 è in aumento in India in concomitanza della sostituzione dei grassi saturi tradizionali (olio di cocco, burro di ghee etc) con quelli polinsaturi di mais, girasole e cartamo” ERGO “I grassi saturi del cocco non fanno male”.

Un po’ troppo semplicistico il ragionamento.

Altri studi interessanti sono spesso travisati o ne viene considerata solo la parte “comoda” al fine di ottenere un articolo alla moda e figo.

Le popolazioni (indigene) che consumano cocco a vagonate non soffrono di malattie cardiovascolari.
Ci sono alcuni studi epidemiologici (5)(6) . Tutto molto bello. Ma a nessuno è mai venuto in mente, tralasciando che queste popolazioni non si scolano olio di cocco come fanno i russi con la Vodka, ma mangiano molto anche la noce di cocco (che non a caso è ricca di fibre, minerali e vitamine), fanno uno stile di vita lontano da smog, ricco di attività fisica più naturale possibile, stress pari a zero…no eh? è tutto merito dell’olio di cocco.

E cosa possiamo dire sugli acidi grassi a catena media aumentano l’energia (a parità di kcal) e fanno bruciare più grasso?
Ecco alcuni studi:
(7) (8) (9) Tutti molto interessanti, potrebbero dare il via su studi a larga scala (visto l’esiguo numero di partecipanti) magari nel futuro.
Al momento non hanno dimostrato nessuna panacea contro l’obesità o effetto dimagrante. Non è che se mangi olio di cocco non ingrassi. Hai una maggior termogenesi in pasti con MTC (tipo il 4% in più). Punto.

Uno studio del 2004 pubblicato sulla rivista Clinical Biochemistry ha evidenziato che l’olio di cocco può far diminuire il colesterolo cattivo LDL e aumentare il colesterolo buono HDL.
Ma io dico, li leggete mai gli studi che vengono citati negli articoli a casaccio, perlomeno gli abstract? no? O vi basate su quello che scrivono le Erboristerie online per vendervi prodotti (e poi accusate la ricerca scientifica di “complotto” con le case farmaceutiche)? Perchè questo studio confronta il Copra Oil (olio di cocco standard) con il più nobile Virgin Coconut Oil…nei topi e in vitro. (10)

Conclusioni sull’olio di cocco

Basta fare un giro sul web per trovare miliardi di opinioni riguardanti l’olio di cocco che prendono studi senza nemmeno capire di che si sta parlando. E come al solito ci sono parecchie opinioni contrastanti.
Sugli esseri umani dei presunti benefici dell’olio di cocco praticamente si trova poco o nulla, anzi piuttosto se ne trovano contro. I pochi studi positivi sono sul consumo di noce di cocco e non di solo olio. In tutti i casi non è minimamente paragonabile ai benefici dell’Olio Extravergine di Oliva.
Inoltre non si può considerare un alimento solo per la presenza di UNA cosa teoricamente positiva (MCFA nel cocco) e non di tutte le restanti.

Usate la vostra materia grigia. Perchè fidarsi del signor X sul sito Y sconosciuto, che magari prende riferimenti da studi recenti e che creano “grandi titoloni” (vedi Time)

e non dare credito a linee che la comunità scientifica mette a disposizione confrontando ogni anno centinaia di studi in tutto il mondo? Si fa bene a non fidarsi di nessuno ok, ma perlomeno leggeteli questi studi citati, fatevene un’opinione e magari prima informatevi sulla valenza di uno studio rispetto ad un’altro. Altrimenti alla fine della storia sarete voi i “polli” delle case farmaceutiche, delle industrie e del marketing (che poi chi più, chi meno, lo siamo tutti).

Soprattutto, perchè preferirlo ad un olio che è migliore dal punto di vista degli acidi grassi, che è ed è stato oggetto di tantissimi studi sulla salute e che praticamente fa parte della nostra cucina tradizionale da tempi immemori (oltre che avere un sapore migliore)?
In Italia abbiamo cose riconosciute da tutto il mondo e abbiamo questa meravigliosa tendenza a sputarci sopra.

Certamente consumare olio di cocco moderatamente non farà del male a nessuno, figuriamoci a degli sportivi, ma da qui a consigliarlo come grasso primario di una dieta sana ci passa un mare.

Binge drinking allarme, cos’è questo fenomeno che porta gli adolescenti alla dipendenza?

Avete sentito parlare del binge-drinking? Si tratterebbe delle abbuffate alcoliche avvenute tutte in una sera che pare nell’ultimo decennio sia diventata una moda tra i più giovani, ma che sono risultate essere davvero molto pericolose, soprattutto perché potrebbero portare all’alcol dipendenza. E’ questo sostanzialmente quanto emerso da uno studio della fondazione Policlinico Universitario gemelli IRCCS- Università Cattolica che è stato pubblicato su Scientific reports dal team di Giovanni Addolorata, direttore dell’Unità operativa semplice di area patologie alcol correlate e di Antonio Gasbarrini, direttore area Gastroenterologia ed ecologia medica. I ricercatori nello specifico Pare che abbiano effettuato un loro studio su un campione di giovani e più nello specifico 2704 individui tutti gli età compresa tra i 13 e i 20 anni, che frequentano le scuole superiori della capitale e anche di altre città del Lazio.

L’80% del campione, avrebbe dichiarato di consumare delle bevande alcoliche, mentre il 6,1% risultato affetto da un disturbo da uso di alcol. Ritornando al binge-drinking, con questo termine si intende Dunque l’assunzione di 4-5 drink che può essere un bicchiere di vino di media gradazione, oppure una lattina di birra o un bicchiere di superalcolici in una stessa occasione e nel più breve tempo possibile, soprattutto lontano dai pasti in modo da provocare quello che è definito sballo. “Anche se ci si limita a bere esclusivamente il sabato sera questo comportamento, spesso ritenuto un ‘normale passaggio adolescenziale’ è un fattore di rischio per lo sviluppo di alcol-dipendenza“, è questo quanto dichiarano Addolorato e Gasbarrini.

Da questo studio è anche emerso che anche coloro che si sottopongono a questo fenomeno, soffrono di un disturbo da alcol e dipendenza. “La quota dei ragazzi con diagnosi di alcol-dipendenza era esclusivamente presente nel gruppo di giovani habitué del binge drinking mentre era assente in chi non era solito a questo comportamento”, ha sottolineato ancora Addolorato. Lo stesso conclude: “Questo comportamento è un fattore di rischio molto forte per lo sviluppo di dipendenza da alcol nei ragazzi. Verosimilmente, fra qualche anno dovremmo confrontarci con un aumento di incidenza di patologie alcol-correlate nella popolazione oggi giovanile che nel frattempo sarà diventata adulta”.

Questi dati sono piuttosto alti, soprattutto alla luce del fatto che la vendita degli alcolici ai minori nel nostro paese,  vietata e senza considerare che l’organizzazione Mondiale della sanità e contrari al consumo di bevande alcoliche tra gli adolescenti. Da questo studio, è inoltre emerso che questo comportamento tenderebbe ad essere sottostimato poiché considerato un normale passaggio adolescenziale quando invece rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di alcol dipendenza.

A bere fuori pasto sono soprattutto le donne e i giovani, adolescenti e minorenni.

Tra i giovani di 18-24 anni di sesso maschile che vanno abitualmente in discoteca, il 38,4% ha l’abitudine al binge drinking (contro il 10,0% di quelli che non ci vanno) e il 24,4% delle donne (contro il 3,2%). Sono i maschi a superare significativamente le femmine in ogni classe di età, ad eccezione degli adolescenti, dei minori per i quali la forbice si restringe accomunando i pari in termini di rischio; una fascia di popolazione per la quale sarebbe attesa una frequenza pari a zero considerando il divieto, rafforzato dall’ultima normativa di febbraio 2017, che vieta vendita e somministrazione di bevande alcoliche al di sotto 18 anni. “L’Italia è oggi sotto l’effetto dell’onda lunga di abitudini di consumo avviate in realtà nord-europee – ha commentato Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Iss che elabora i dati per la Relazione al Parlamento del Ministro alla Salute appena pubblicata – tuttavia, grazie a importante campagne di sensibilizzazione, si è già incominciata a verificare tra i giovani la sostituzione di queste abitudini con alternative culturali più salutari e socializzanti ad esempio legate al fitness o al cibo”. Anche la quota dei giovanissimi di 11-17 anni con l’abitudine al binge drinking (3,5%) sale tra chi frequenta le discoteche e raggiunge il 18,9% tra chi le frequenta maggiormente. Tra i 18-24enni che frequentano spesso discoteche, spettacoli sportivi e concerti sono infatti più diffusi consumo abituale eccedentario e binge drinking (32,2%) rispetto ai coetanei che non li frequentano (6,5%). Aumentano in misura consistente gli uomini che consumano occasionalmente bevande alcoliche, da 9 milioni 524 mila a 11 milioni 795 mila (+23,8% contro +8,9% delle donne). “La sfida – conclude – è intercettare il rischio prima che possa evolvere in danno e alcoldipendenza, e quindi far salire la quota dei pazienti in carico ai servizi che oggi intercettano poco più del 10 % di quanti avrebbero necessità di cure specifiche”. Nel corso dell’ Alcohol Prevention Day è stato presentato un manuale tradotto in italiano dall’Iss, in collaborazione con l’OMS, rivolto ai policy-makers.

L’alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute dell’uomo; rappresenta la terza causa di mortalità prematura e di malattia nell’Unione Europea ed è attualmente la prima causa di morte per i maschi di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Le conseguenze dell’abuso dell’alcol non si limitano alla sfera personale e familiare, ma abbracciano un ambito più ampio, non solo sociale ma anche economico. E’ stato calcolato infatti che gli effetti alcol – correlati gravano sulla società per un costo che va dal 2 al 5% del prodotto interno lordo del nostro paese. Secondo i dati del monitoraggio Istat relativi al ventennio 1981- 2000, nonostante ci sia stato un decremento nel consumo medio pro-capite di alcol (registrato sia in Europa che in Italia) l’assunzione è notevolmente aumentata tra le giovani generazioni, raggiungendo picchi sorprendenti tra i quattordicenni che coinvolgono entrambi i sessi. Anche con stime caute, è possibile considerare che siano 300mila i maschi e oltre 160mila le femmine (di età compresa tra i 14 e i 17 anni) a rischio, sia perché bevitori abituali di bevande ad alta gradazione alcolica sia perché i giovani sono più vulnerabili agli effetti fisici e psichici dell’alcol. L’età dei giovani al loro primo contatto con l’alcol si è abbassata, passando da una media di 15 a 11-12 anni; parallelamente il numero delle ragazze attratte dall’alcol è notevolmente aumentato.

Nel 2008 è stato rilevato che il 17,6% dei ragazzi fra gli 11 e i 15 anni consuma bevande alcoliche, attribuendo così all’Italia il record per l’età media di esordio all’assunzione di alcol più bassa d’Europa (12,2 anni contro i 14,6 della media europea). Questo dato è ancor più allarmante se si pensa che fisiologicamente l’organismo di un 11-15enne non ha ancora raggiunto la maturità metabolica ed enzimatica per poter digerire l’alcol e che quindi i giovanissimi sono maggiormente a rischio di gravi danni psicofisici alcolcorrelati. Alcol e suo meccanismo d’azione L’alcol (come tutte le altre droghe), è una sostanza psicotropa ( in grado cioè di modificare il funzionamento del cervello), che può dare dipendenza oltre che causare patologie, turbe mentali e del comportamento ed essere indirettamente responsabile di traumi e incidenti gravi. L’etanolo (o alcol etilico) dal punto di vista nutrizionale non può essere considerato un alimento nutriente o utile, perché provoca un danno diretto alle cellule di molti organi, tra cui in particolare il fegato e il Sistema Nervoso Centrale. L’alcol etilico, insieme all’acqua, è il principale componente delle bevande alcoliche; è una piccola molecola, estremamente solubile sia nell’acqua che nei lipidi. Viene in parte assorbito dallo stomaco (20%) ed in parte dall’intestino (80%); l’assorbimento è più rapido se lo stomaco è vuoto. Grazie alle sue dimensioni ridotte attraversa facilmente le mucose, penetra nel flusso ematico e quindi, con il sangue, raggiunge tutti gli organi. Viene per il 90% metabolizzato dal fegato mediante un enzima, la alcoldeidrogenasi che lo scinde in acetaldeide e acqua ; il restante 10% viene eliminato attraverso i reni e i polmoni.

Finché il fegato non ha completato la sua funzione, l’etanolo continua a circolare diffondendosi nei vari organi; quindi se la quantità ingerita è superiore alle capacità di metabolizzazione epatica l’alcol rimane in circolo per un tempo maggiore.[expander_maker id=”1″ more=”Continua” less=”Read less”]

I giovani: una categoria particolarmente a rischio L’etanolo è una sostanza altamente tossica specialmente per l’organismo di un giovane; infatti il corpo umano raggiunge la capacità di una completa metabolizzazione dell’alcol da parte degli enzimi epatici all’età di 20-21 anni. Questo significa che l’etanolo, fino a che non viene metabolizzato, continua a circolare per un tempo più lungo e in maggiore quantità nell’organismo dei giovani rispetto agli adulti, rendendo alcuni organi (tra cui il cervello che raggiunge la completa maturazione intorno ai 21 anni), maggiormente suscettibile ai suoi effetti interferendo così con il suo normale sviluppo organico e funzionale. A forti dosi l’alcol penetra nel cervello distruggendo, ogni volta ed in modo irreversibile, 100.000 neuroni (che sono cellule “nobili”, cioè cellule che una volta distrutte non si rigenerano, a differenza di tutte le altre del nostro organismo). Inoltre proprio a causa delle differenze di sviluppo del cervello, i giovani riescono a ingerire quantità di alcol maggiori degli adulti prima di avvertire senso di stordimento: questo favorisce la tendenza irresponsabile o inconsapevole ad abusi e causa altri effetti (come la sonnolenza, che si può manifestare all’improvviso con serie conseguenze per chi guida). I danni alcol-correlati sono più severi nelle donne che negli uomini.

I motivi della loro maggiore vulnerabilità sono legati alla loro fisiologia che differisce da quella maschile per struttura fisica, corredo enzimatico ed ormonale. Nella donna infatti, la dotazione enzimatica capace di metabolizzare l’alcol è la metà di quella dell’uomo; inoltre, poiché questa ha di norma una minore massa corporea e una corrispondente minor quantità di liquidi nell’organismo, nel momento in cui beve alcol, l’etanolo si diffonde in un volume di distribuzione minore, ottenendo come effetto un livello alcolemico percentualmente superiore. Nella donna l’intossicazione acuta, ossia l’ubriacatura, si raggiunge assumendo quantità minori di alcol rispetto all’uomo, con conseguenze più severe. Non bisogna inoltre dimenticare l’effetto nocivo dell’uso di alcol sulla salute del bambino durante la gravidanza. L’alcol, infatti, giunge al feto attraverso la placenta provocando deficit della crescita, deficit neurologici e psicosociali (Sindrome feto-alcolica FAS). Si stima che ogni anno in Italia circa 3000 bambini nascano con sindrome feto-alcolica (il rischio di frequenza della FAS nelle forti bevitrici è del 35-40%).

I giovani e l’alcol in Italia: quando, quanto e come I giovani bevono di più, sempre più precocemente, fuori pasto e in maniera esagerata e con l’intenzione di ubriacarsi: ecco quanto l’Osservatorio fumo alcol e droga (OSSFAD) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha rilevato attraverso l’analisi dei dati dell’indagine multiscopio ISTAT negli anni 1995-2000. Il problema è che se anche da un lato si è ridotto il numero di astemi/astemie, dall’altro è aumentato considerevolmente il numero dei consumatori di alcolici, specialmente fuori pasto, sia tra i maschi che tra le femmine. Nell’indagine suddetta nell’anno 2000 il 56,8% dei maschi e il 43,1% delle femmine nella fascia di età 14-17 anni ha dichiarato di consumare bevande alcoliche, mentre nella fascia 18-24 anni la percentuale sale all’84,9% dei maschi e al 64,1% delle femmine. Fra i giovanissimi (14enni) ben il 38,6% ha dichiarato di far uso di bevande alcoliche. Confrontando questi valori percentuali con gli anni precedenti, si nota che l’aumento del consumo di bevande alcoliche tra i 14-17enni è stato maggiore tra i maschi, mentre tra i 18-24enni l’incremento si nota fra le femmine.

Panasonic DC-LX 100 II, arriva la nuova compatta al costo di 950 euro

Panasonic sembra stia per tornare con una grande novità e più nello specifico con una nuova compatta di fascia alta. Stiamo parlando della lx100II che pare possa riprendere il primo modello di Panasonic ovviamente migliorato in diversi aspetti. Il dispositivo include al proprio interno il sensore da 17 megapixel formato four thirds della Gx9, MIRRORLESS da cui la nuova eredita il processore di immagine Venus Engine. A restare invariata sembra essere l’ottica 24-75 f/1,7-2,8 certificata Leica. Panasonic fa così presentato il modello Lumix DC-LX100 II, una fotocamera compatta di fascia alta che va a sostituire la precedente lx100 e che pare sia apprezzata dal grande pubblico, non soltanto per la sua compattezza e qualità ma anche per quella veste vintage che al giorno d’oggi piace davvero tanto. Come abbiamo già in parte detto, una novità si trova nel sensore ovvero un 4 terzi che sale di risoluzione rispetto al modello precedente, arrivando così a 17 megapixel contro gli 11 della vecchia.

A restare invariata è stato l’approccio a molti aspect, ovvero una caratteristica che permette di mantenere la stessa diagonale quindi di avere la stessa focale per i formati 3:2, 4:3, 16:9. Costituisce una novità anche lo schermo da 3 pollici da 1,2 milioni di punti che adesso è anche touch screen, mentre rimane il minimo elettronico da 0,7 pollici con 2,76 milioni di punti ed una copertura al 100%. Non sembra sia cambiata anche la perizia di stima ottica integrata Leica DC Vario-Summilux 10,9-34mm F1,7-2,8, piuttosto luminosa e anche dalla qualità elevata.

Rimangono anche i controlli e le ghiere del vecchio modello, mentre sono state introdotte alcune modalità Creative come diversi pattern monochrome che danno la possibilità di creare delle foto con differenti livelli di contrasto di luminosità anche in bianco e nero. A crescere e anche la dimensione del buffer che darà la possibilità di catturare 33 immagini in Raw a 11 fps, scendendo a 5,5 fps con autofocus.

La connettività comprende il Bluetooth 4.2 e il Wi-Fi a 2,4 GHz e sono anche presenti al proprio interno un’uscita micro HDMI ed ance una porta USB 2.0 che si può utilizzare anche per poter ricaricare la batteria. I video saranno ripresi con una risoluzione Ultra hd con 24, 25 o 30 fotogrammi al secondo. Inoltre, le registrazioni in Ultra Hd sembra abbiano una durata massima di 15 minuti. Sarà presente la modalità 4K Photo, la quale una volta attivata permetterà di registrare filmati con un massimo di 30 fotogrammi al secondo.Stando alle ultime indiscrezioni il prezzo di questa fotocamera dovrebbe che corrisponderebbero circa €949.

Ghiaccio sulla superficie della Luna, arriva la conferma dalla NASA

Non si tratta soltanto di ipotesi, ma adesso Sembrerebbero esserci delle prove definitive riguardanti la presenza dell’acqua ghiacciata sulla superficie della nostra Luna. Stando a quanto riferito, si tratterebbe di depositi di ghiaccio che si troverebbero proprio nelle aree più buie e quelle più fredde delle regioni polari e sarebbero distribuiti in modo piuttosto irregolare e inoltre potrebbero essere anche piuttosto antichi. Al polo sud della luna Sembra che la maggior parte del ghiaccio si possa concentrare all’interno dei crateri, mentre il polo nord Sarebbe presente in modo più esteso e irregolare. Alcune precedenti affermazioni pare avessero individuato dei possibili segni della presenza del ghiaccio al Polo Sud lunare, ma ovviamente non servivano delle conferme ancora più certe affinché questi segnali avessero potuto essere causati da altri fenomeni come il suolo lunare riflettente.

Dunque, adesso le nuove rilevazioni hanno confermato che sulla superficie della luna c’è ghiaccio d’acqua abbondante, nascosto nelle aree delle regioni polari che sono all’ombra perennemente e potrebbe essere utilizzato come riserva di acqua da parte degli Astronauti delle future basi lunari. E’ questo quanto indicato dalla ricerca che è stata pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti e che è stata coordinata da Shuai Li, dell’Istituto di geofisica e planetologia delle Hawaii. l I ricercatori nello specifico Pare che abbiano identificato la presenza del ghiaccio attraverso uno strumento chiamato Moon mineralogy Maker, che ha inviato dei dati che non hanno lasciato alcun dubbio.

Questo strumento si troverebbe a bordo della Sonda Chandrayaan-1 dell’Agenzia Spaziale Indiana, che avrebbe esplorato la luna per circa un anno ed esattamente dal 2008 al 2009. “Abbiamo trovato prove dirette e definitive della presenza di ghiaccio d’acqua nelle regioni polari lunari la quantità e la distribuzione del ghiaccio sulla Luna è diversa da quella di altri corpi del sistema solare interno come il pianeta Mercurio e il pianeta nano Cerere, dove però il ghiaccio d’acqua è più puro e abbondante rispetto alla Luna”, è questo quanto scritto più che altro dagli autori.

La maggior parte del ghiaccio che è stato rinvenuto sulla superficie lunare, si troverebbe nelle ombre dei crateri vicino ai poli dove le temperature in genere non superano i meno 156 gradi centigradi, perché a causa della rotazione dell’asse di rotazione lunare non vengono mai raggiunti dai raggi solari. Questa nuova scoperta sembra essere piuttosto interessante perché conferma quanto in precedenza si era ipotizzato, grazie ad altre osservazioni e soprattutto apre degli Orizzonti per l’esplorazione del nostro satellite. Infatti il ghiaccio sulla superficie potrebbe essere una risorsa preziosa per le future spedizioni sulla luna.

Satellite Aeolus in orbita, meteo più preciso grazie al satellite dell’Agenzia Spaziale europea

E’ finalmente partito il satellite aeolus dell’Esa. Soltanto un’ora e 10 minuti dopo il lancio, pare sia arrivata la conferma da parte del centro di controllo di Darmstadt in Germania, secondo cui Aeolus adesso si trova sulla sua orbita nominale a circa 320 km di quota e da lassù ci dirà tanto su come Soffiano i venti di tutta la terra attraverso uno strumento che mai fino ad ora era stato lanciato nello spazio grazie ad un laser italiano che riuscirà a misurare la forza e la direzione delle Correnti d’aria. Si tratta di una tecnologia davvero piuttosto innovativa che sarà in grado di apportare dei miglioramenti e soprattutto di avere delle previsioni meteo sempre più certe che nemmeno alla Nasa fino ad oggi, pare siano riusciti a progettare con grande successo.

Il Satellite è stato presentato lo scorso mese di maggio alla stampa da parte dell’Agenzia spaziale europea e sarebbe dovuto decollare lo scorso 21 agosto, ma le condizioni meteo hanno fatto slittare il lancio che è avvenuto soltanto nella giornata di ieri, alle ore 23:20 ora italiana dallo spazioporto dell‘agenzia spaziale europea di kourou, sulla costa atlantica nella Guyana francese. Il lancio del satellite Dunque è stato posticipato di circa 24 ore a causa di forti venti in quota. Questo avrebbe dovuto avvenire nella giornata di ieri dalla base di kourou, ma si è tenuta nella serata di ieri alle 23:20 sempre a bordo del razzo Vega, ed è stato costruito dal italiana Avio.

L’evento è stato possibile seguirlo in diretta ed è stato uno spettacolo davvero piuttosto interessante. Lo strumento è stato chiamato aeolus e sarebbe un omaggio a Eolo che è il dio greco dei venti. Si tratta di un satellite destinato a studiare il fenomeno proprio dei venti,  migliorando la conoscenza dell’atmosfera terrestre così come dei sistemi metereologici monitorando anche il vento su una scala globale. “Una tecnologia mai volata prima nello spazio ma noi non ci arrendiamo. I raggi UV ci permettono infatti di avere una misura più accurata. Ma per trovare alcune soluzioni siamo stati costretti ad allungare i tempi. Il lancio era previsto inizialmente per il 2007”, ha sottolineato il Josef Aschbacher, direttore dei programmi di Osservazione della Terra dell’Esa.

Questa missione avrà un costo non indifferente che ammonta a circa 480 milioni di dollari e ci si aspetta che possa durare quasi tre anni e mezzo, anche se l’operatività potrebbe qualche modo allungarsi anche di parecchio fino a 7 o addirittura 8 anni. Aeolus genererà circa 100 profili del vento ogni ora per l’intero pianeta, comprese anche le aree remote e soltanto grazie a queste informazioni Gli scienziati potranno costruire dei modelli complessi del nostro ambiente che potranno essere utilizzati anche per aiutare a prevenire come si comporterà in futuro quella ambiente stesso.