Commovente – come il doveroso minuto silenzio osservato per omaggiare la memoria di Adolf Kunstwadl, indimenticato capitano del Bayern anni ’60, quello lontanto dagli sfarzi odierni e costretto a vivere nell’ombra ingombrante dell’altra compagine cittidanina all’epoca maggiormente quotata: il Monaco 1860. Quarantacinque minuti più tardi, complice l’ennesima prestazione opaca di un Bayern ancora convalescente, sull’Allianz pioveranno, copiosi, i fischi a testimonianza del malcontento del pubblico bavarese: quelli  piuttosto ingenerosi.

Gegenpressing – il cavallo di battaglia a cui Roger Schmidt non rinuncerebbe neanche sotto tortura e con un fucile puntato alle tempie: figurarsi se il rischio è “solo” quello di offrire il fianco ai contropiedi bavaresi. Il Bayer Leverkusen aggredisce il primo possesso della banda ancelottiana, gioca col coltello tra i denti e rende dura la vita ai bavaresi: i campioni di Germania, come sovente capitato nella gestione italiana, fanno una fatica tremenda a trovare linee di passaggio non scontate.  Ma nonostante tutto, in maniera abbastanza fortunosa, riescono a passare in vantaggio con Thiago Alcantara, che, come si suol dire, si trova al posto giusto nel momento giusto: Bordata di Lahm, respinta approssimativa di Leno, seguita dal comodo tap-in di testa dell’erede di Mazinho.

1 – come il goal di Mats Hummels con la maglia del Bayern Monaco. Ritornato all’ovile a peso d’oro la scorsa Estate, il centrale tedesco ha scelto il momento migliore per sboccarsi con la maglia delle origini. Timing perfetto: il Leverkusen aveva pareggiato con Çalhanoğlu sul finire del primo tempo, e al rientro negli spogliatoi i bavaresi erano stati accompagnati da una bordata di fischi assordanti. Poi al ’56 Hummels si è arrampicato in cielo, ha raccolto il calcio d’angolo di Kimmich e ha trafitto Leno con una zuccata chirurgica, riportando avanti il Bayern e silenziando i mugugni dell’Alianz Arena. Prosegue invece imperterrito il digiuno di Thomas Muller, ancora a secco di reti in stagione: la cosa comincia a farsi seriamente preoccupante.

Triplo – come il cambio storico effettuato da Tuchel al minuto numero cinquantotto di Eintracht Francoforte-Borussia Dortmund. Coi gialloneri sotto 1-0, in virtù della rete di Huszti in avvio di ripresa, e incapaci di impensierire con una certa costanza Hradecki, il condottiere di Krumbach ha provato a suonare la carica,  stravolgendo completamente le carte in tavola: dentro Dembele, Rode e Reus; fuori Schurrle, Weigl e Ramos, fin lì eccessivamente evanescenti. Mai il Borussia Dortmund  in Bundesliga aveva cambiato volto in maniera così improvvisa e incisiva. Una  mossa drastica e tranchant che, tuttavia, non ha fruttato i dividendi sperati. Aubameyang, servito da una traversone tagliente di Dembele, ha riacciuffato il pari con una prodigiosa capocciata. Poi, l’ennesima amnesia endemica della difesa giallonera ha spalancato la porta a Seferovic, vanificando tutto lo sforzo precedente: i gialloneri incappano nella terza sconfitta stagionale. Decisamente troppo: ora il Lipsia capolista dista nove lunghezze.

 

 

 



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