Yofre è un barrio piuttosto borghese di Córdoba. Li Silvio Romero tirava i primi calci ad un pallone regalatogli con tanto amore dalla nonna Elda. Era talmente bravo che l’avevano chiamato a rappresentare la sua scuola, la Luis Manuel Robles, nella Liga Intercolegial de Fútbol Infantil. Il ragazzo ci sapeva davvero fare, tanto che un lungimirante amico di famiglia fece una proposta a Don Ramón, convincendolo a portare il figlio ad un provino per il Belgrano.

Quel giorno il “Pirata” affrontava l’Instituto di Cordoba. Arrivati sul posto, come da prassi consolidata Ramon entrò negli spogliatoi a discutere i termini della cosa, mentre Silvio attendeva impazientemente fuori: tutelare gli interessi del figlio era la priorità.

Solo quando ogni dettaglio fu chiarito, e la bontà dell’operazione accertata, Romerò potè finalmente varcare la soglia degli spogliatoi per spogliarsi ed infilarsi per la prima volta la prestigiosa divisa del Belgrano. Fu allora che si accorse che qualcosa non quadrava: sulle panchine in legno c’erano magliette e pantaloncini dell’Instituto. Era entrato inequivocabilmente nello spogliatoio sbagliato. Ma non disse nulla. Anzi, scese in campo al fianco degli altri ragazzi de “La Gloria“.

Alla fine, chiarito l’equivoco, siccome aveva già fraternizzato coi nuovi compagni, ed era piaciuto anche all’Albirrojo, gli fu data la possibilità di scegliere: Romero, senza star lì a lambiccarsi troppo le meningi, strizzò l’occhio all’Instituto, sposandone la causa. Quella svista gli cambiò fatalisticamente il corso della carriera. Con la Gloria avrebbe disputato le successive sette stagioni.

A qul tempo, per sua stessa ammissione, era un funambolico “gambeteador”: un concentrato di tecnica bello da vedere, ma parecchio fumoso. Adesso, invece, il “Chino” è meno “picante”, ma più cinico: e non è detto che sia un male. Oggi, ad esempio, il Club America, sotto 1-0 coi coreani dello Jeonbuk all’intervallo, stava rivedendo vecchi fantasmi mentre scivolava impotente verso l’ennesima eliminazione al primo round del Mondiale per Club. Poi è apparso Romero. In una giornata opaca per Peralta, è toccato all’argentino caricarsi le Millonetas sulle spalle e salvare la patria: il “Chino” ha fatto saltare il banco. Prima si è avventato come un avvoltoio su un traversone arrotato di Arroyo, girandolo avidamente in rete, e poi, con l’aiuto di una deviazione amica, ha visto la sua volée gonfiare il sacco sudcoreano, regalando al Club America una prestigiosa semifinale col Real Madrid. E a La Volpe l’appuntamento che tanto bramava.