di Michele Sabato.

Era dal lontano 1994 che a San Paolo, sponda ‘Verdão’, mancava il titolo di Série A brasiliana.
Un’attesa di ventitre anni, nella quale i tifosi del Palmeiras di certo non si sono annoiati, anzi, hanno visto di tutto. Già, perché la società polisportiva può vantarsi di aver conquistato almeno una volta tutte le competizioni nazionali che ha disputato; per questo motivo ha ricevuto il titolo di Campione del Secolo del calcio brasiliano grazie alla conquista della Copa Libertadores nel 1999.


In bacheca troviamo, dal 2000, l’accoppiata Torneo Rio – San Paolo e Copa dos Campeõnes, per poi arrivare allo spettro della retrocessione in Série B tre anni più tardi a causa della fine del contratto di sponsorizzazione con la Parmalat, che portò non pochi problemi al club brasiliano.
La rinascita arriva nel 2008 grazie anche al nuovo sponsor ‘Traffic’ che mette in atto una rifondazione con un sostanziale apporto nel mercato che regala, a fine stagione, la vittoria del Campeonato Paulista per la ventiduesima volta sotto la guida dell’esperto  Luxemburgo.
L’altalena di croci e delizie prosegue con coerenza nel 2012, quando Felipe Scolari, dopo aver conquistato la Coppa del Brasile, lascia dopo tre mesi il team in balia del proprio destino, con la conseguenza di andare incontro nuovamente ad una clamorosa retrocessione e ad un nuovo blackout.
Con l’arrivo del nuovo stadio, di un progetto e di un allenatore validissimo come Cuca, il Palmeiras può finalmente tornare a gioire con i propri sostenitori che hanno dovuto attendere più di vent’anni per poter vedere il proprio capitano alzare al cielo il titolo di campioni nazionali.

Per scoprire i ‘segreti’ della conquista della Série A 2016, andiamo ad analizzare e scoprire i punti fondamentali del cammino ‘Alviverde’.

Pazzia e lungimiranza: L’inizio del campionato non è stato di certo facile ed esaltante, tanto che nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria finale, nessuno tranne Cuca, che ad aprile dopo la quarta sconfitta di fila si auto proclamò pazzo.
Alla fine della fiera la ragione è dalla sua parte, in fondo aveva solo bisogno di tempo per riuscire a dare un gioco e un’immagine ad una squadra letteralmente ricostruita, complici le varie cessioni e i vari acquisti, riuscendo a creare un team doubleface, capace di avere carisma ed esperienza grazie ai più ‘anziani’ e freschezza ed esplosività da parte dei più giovani.

Sostanza e continuità: Numeri alla mano, coloro che hanno guardato tutti dall’alto dalla diciannovesima alla trentottesima giornata, hanno registrato dati di tutto rispetto: Una sola sconfitta in casa, sessantadue gol fatti, di cui ventisette in trasferta e trentacinque tra le mura amiche dell’Allianz Parque, divenuto un’autentica fortezza.
Oltre ad aver avuto il miglior attacco della Série A, i neo campioni hanno avuto anche la miglior difesa con appena trentadue reti subite, di cui diciannove solo nel girone d’andata.
Una dimostrazione di sicurezza e di un’idea di gioco tangibile, arrivate partita dopo partita con la conseguente rinascita nel girone di ritorno in cui le speranze del titolo si vedevano concretizzare partita dopo partita.

Albe e tramonti: Giocatori chiave per la conquista del titolo ce ne sono stati diversi, ma tra tanti degni di nota, a spiccare ulteriormente sono stati Zé Roberto e Gabriel Jesus, due calciatori agli antipodi per età e ruoli.
Il primo è un difensore con maturità e leadership da vendere, acquisite con le esperienze (E soprattutto con le vittorie) al Real Madrid e al Bayern Monaco, alle quali si aggiungono le quarantadue primavere che a quanto pare sono semplicemente un dettaglio insignificante per il brasiliano classe ‘74, che dichiara: “Questo titolo ha un significato speciale. Mi prendono in giro dandomi del nonno, ma io mi diverto ancora come un ragazzino e non ho intenzione di fermarmi” ponendosi come prossimo obiettivo papabile la Copa Libertadores.
Il terminale offensivo più prolifico è stato Gabriel Jesus che sente appieno la vittoria del titolo avendo come città natale proprio San Paolo.
Il ventenne è stata un’autentica rivelazione del torneo grazie alle dodici reti messe a segno, che non sono passate inosservate nel vecchio continente, tanto da lasciare il Brasile dopo appena un anno e mezzo, per fare le valige e approdare a Manchester, sponda Citizens, per trenta milioni di sterline.

La vendetta è un piatto che va servito freddo: Anno del signore 2015, il gruppo C del Campionato Paulista vede come testa di serie il Palmeiras con 31 punti, nove in più della seconda classificata Botafogo, sconfitta 1 a 0 nella prima fase eliminatoria del torneo, approdando in semifinale dove a farne le spese è il Corinthians sconfitto ai rigori per 6 a 5.
In finale, i ‘Palestra’ vennero sconfitti dal Santos, che nella sfida di ritorno ribaltarono lo svantaggio di misura, portando il trofeo a San Paolo, sponda ‘Peixe’.
A due anni di distanza, la Série A viene conquistata proprio ai danni dei bianconeri, che con la sconfitta maturata al Maracaña contro il Flamengo vedono scappar via il titolo tra le braccia di Cuca.



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