di Michele Sabato.

Il Sud America è così, si ama o si odia, non possono esserci vie di mezzo.
O è bianco o è nero.

Ma c’è sempre lui a mediare, ad unire un po’ tutti, il tanto amato “Futebol” che per tradizione riserva un attaccamento viscerale, marchiato addosso come fosse una seconda pelle, chiaramente dimostrato e osannato negli stadi sud americani con coreografie, tamburi, cori spacca timpani e nugoli di gente vestita nello stesso modo.

Per antonomasia sono due i massimi campionati latini che si contraddistinguono per tasso tecnico e seguito internazionale: La Primera División Argentina ed il Campeonato Brasileiro Série A.
Proprio in quest’ultimo in questi giorni è rimbalzata una notizia fuori dall’ordinario e a tratti tragicomica, una vicenda che ha toccato il difensore Paulo André ed il Corinthians.

I Timão, che vantano il secondo posto nella classifica locale come numero di supporters carioca (dietro solo al Flamengo), si ritrovano in seconda istanza con il tribunale del lavoro di San Paolo.

Il motivo?
Il difensore brasiliano Paulo André ha querelato il Corinthians perché ha lavorato durante i giorni festivi non ricevendo un riposo adeguato.
Il suo relatore Fernando Da Silva ha dichiarato: “Il denunciante argomenta diritto al pagamento dei giorni di riposo e delle vacanze in cui ha lavorato, affermando che non aveva il nulla osta nei giorni successivi alle gare con l’interruzione per 24 ore previste dalla legge.”
Il difensore ha chiesto due milioni e mezzo di dollari, una cifra elevata secondo i giudici, i quali garantirebbero qualora dovesse andare a buon fine, un importo molto inferiore rispetto a quello richiesto dal giocatore verdeoro per via dell’articolo 467, delle spese legali e per i pagamenti per la provvidenza sociale.

Pronta la risposta dell’avvocato del Corinthians Diogenes Mello, piuttosto stranito da questo polverone innalzato dal classe ‘83: “È la prima volta che un giocatore ha messo in atto tale azione, ma siamo in tempo per fare appello e lo faremo!”

Una notizia che ha fatto rimanere più di qualcuno perplesso ed ha scaturito più di qualche sorriso sarcastico, ma è risaputo che in Sud America la normalità non esiste…



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