Di Michele Sabato.

Di questi tempi fermare l’egemonia del Bayern Monaco in terra tedesca sembra un’impresa epica, con i bavaresi che vincono il titolo, consecutivamente, da 5 stagioni. Oramai in campo nazionale si tende, per forza di cose, più ad essere l’antagonista stagionale che la pretendente al titolo; lo scorso anno è stata la sorpresa RedBull Lipsia, due anni fa il Wolfsburg e,, tornando indietro fino, al 2013 il Borussia Dortmund.
Indiscutibilmente è troppo presto per poter fare un pronostico visti i due lati della medaglia: Il primo recita sempre lo stesso copione, ovvero una rosa obiettivamente superiore a quella delle restanti diciassette squadre che fanno parte a questa stagione della Bundesliga, il secondo è che è troppo presto per poter fare questa previsione in quanto siamo ancora alle prime giornate.
Sulla carta per lo meno, chi potrebbe essere la mina vagante della stagione seppur con una partenza arrancata e difficile, è il Bayer Leverkusen di Heiko Herrlich che ha sferrato (Non senza qualche difficoltà) il colpo a sorpresa in attacco dopo la partenza del ‘Chicharito’ Hernandez passato al West Ham.
Si tratta di Lucas Alario, attaccante argentino di Santa Fe che cerca (E speriamo per lui!) la consacrazione definitiva nel vecchio continente. Prossimo alle venticinque primavere, l’argentino muove i primi passi nel San Lorenzo di Tostalo, ma è il Colón la prima vera squadra professionistica dalla quale viene ingaggiato, anche se l’avvio non è dei più incoraggianti data la retrocessione del club nel 2014. La forza mentale – Che ha sempre contraddistinto Lucas – insieme alle sei marcature, aiutano il club a risalire nella Primera División in meno di un anno, mentre gli osservatori di mezza Argentina iniziano a segnare sul proprio taccuino il suo nome.
In piena corsa Libertadores, è il River Plate ad aggiudicarsi per appena due milioni il ventiduenne nel luglio 2015; fiducia ripagata con lo splendido pallonetto al Rogelio Livieres di Asunción che ipoteca la finale, poi vinta ai danni del Tigres, contro il quale Alario aprirà i festeggiamenti degli argentini con il primo dei tre gol dei Milionarios.
Al Monumental Lucas passerà due anni ricchi di gol e vittorie, in cinquantasette presenze totalizzerà ventiquattro gol e quattro trofei, di cui tre internazionali. La sua fame di vittoria, il suo spirito di sacrificio per la squadra, la sua cabeza che spicca su ogni cross non sono mai passati inosservati, il primo a notarlo fu Rodolfo Aquino ai tempi del Colón: “Era una mattina in cui Lucas stava svolgendo degli esercizi di finalizzazione e ciò che ha attirato incredibilmente la mia attenzione è stato il fatto che, di testa o di piede, centrava sempre la porta. Quindi ho pensato che allenandolo e affinando alcuni dettagli sarebbe diventato importante per la mia categoria.”
Di certo Rodolfo ci vide lungo, così come i dirigenti del Bayer che hanno optato per Alario come terminale offensivo, certi che la sua rabbia ed il suo agonismo possano risollevare le Aspirine da questo periodo agognante e del tutto negativo.
Dopo Driussi, è Alario a sbarcare in Europa, con la certezza che quest’ultimo non starà di certo a guardare inerme i progressi di Sebastian alla corte di Roberto Mancini, ma sarà lì con quel sano agonismo a condurre ancora una volta quella battaglia a distanza che ha coinvolto i due ragazzi temibili ai tempi del River. Amanti calciofili, sta per arrivare il momento di tirare le somme, questa stagione ci darà delle risposte, ancora una volta, sui talenti sudamericani che seppur con alti e bassi hanno incantato l’Europa come pochi altri.



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