La questione greca

Calcio grecoNews 10 novembre 2016 Giuseppe Platania


Ci risiamo. E’ la quinta volta nel giro di poco più di tre anni che il movimento calcistico greco viene fermato direttamente dal suo governo centrale o dalla federazione responsabile. Nel settembre del 2014, la morte di un tifoso durante una partita di terza divisione provocò la prima sospensione. Due mesi più tardi, fu la violenta aggressione al vicepresidente del comitato nazionale arbitri, Christoforos Zografos, la molla che fece scattare il secondo stop forzato, richiesto questa volta dall’EPO (Elleniki Podosfairiki Omospondia), la federazione calcistica greca, mentre nella primavera del 2015 i violenti scontri tra i tifosi del Panathinaikos e le forze dell’ordine durante il derby di Atene costrinsero Tsipras e il suo ministro dello sport, Stavros Kontonis, a sospendere l’intero movimento calcistico, giunto al culmine di una serie di episodi di violenza endemica. Solo allo scorso marzo, invece, risale la temporanea sospensione della Coppa di Grecia, dovuta all’invasione di campo e al lancio di fumogeni da parte di una frangia di tifosi del PAOK nel corso della semifinale contro l’Olympiakos, a causa di un rigore non assegnato ai bianconeri.

Questa volta la ragione è molto simile a quella del caso Zografos: la vittima, stavolta, è il presidente della commissione arbitri nazionali, Giorgos Bikas, o per meglio dire una sua abitazione nella Penisola Calcidica, nel nord della Grecia poco fuori Salonicco, atta a residenza di villeggiatura. La casa, fortunatamente libera da inquilini, è stata distrutta dalle fiamme nelle prime ore di mercoledì 9 novembre, e ci sono tutti i presupposti affinché l’incendio sia di natura dolosa, probabilmente causato da una bomba piazzata presso l’abitazione. L’episodio ha forzato l’EPO a sospendere immediatamente, fino al termine delle indagini, tutti i campionati e i tornei nazionali, escluse le partite della nazionale di calcio, che nei prossimi giorni si batterà contro la Bosnia-Erzegovina. L’incendio alla casa di Bikas è solo l’ultimo episodio di una serie di intimidazioni che nelle scorse settimane sono state rivolte ad alcuni esponenti della commissione arbitri nazionale, perennemente nel mirino delle frange estremiste delle tifoserie più accese del paese.

Tutto ciò, se va a sommarsi al posticipo di due settimane dell’inizio della Souper Ligka, dovuto a forti contrasti interni sulle designazioni arbitrali, continua a regalare un’immagine sporca del calcio greco, i cui problemi cardine sono radicati in un sottosuolo eterogeneo composto da poteri politico-mafiosi e criminalità organizzata che ruotano attorno alle personalità di spicco del mondo del calcio ellenico, tra cui Marinakis e Melissanidis, e che dunque vanno ben oltre il mero aspetto sportivo. Per questo, proprio ad inizio novembre, Kontonis ha dato carta bianca alla FIFA sul commissariamento della Federcalcio greca, al fine di interrompere una volta per tutte le spirali di corruzione dilagante che attanagliano l’intero movimento calcistico, del quale i semplici tifosi di calcio e di sport sono le vere vittime. Le elezioni si terranno il prossimo 31 maggio, con la speranza che il marcio possa venire una volta per tutte estirpato.